Altro che … camice bianco: … mutande di bandone …

Franco di Monaco ci scrive questa gradita e amara lettera …
sulla condizione “professionale” …
di oggi, … di ieri … e, molto probabilmente, anche di domani …
anche se la speranza è l’ultima a morire …
a essere troppo ottimisti … in certi casi …
si fa pure la figura dei coglioni …

“Egr. Professor Muratore
Altro che Architetto in camice bianco…..
Cosa farò da grande? L’Architetto, appunto.
Bene, presto ti accorgi – subito, subito, non appena ti “affacci” nel mondo del lavoro (coloro che parlano bene, direbbero, nel consueto contraddittorio televisivo,  che l’accesso, al suddetto mondo, è libero, ma nutro fondati dubbi, che sia possibile accedervi liberamente….) – di avere a che fare con la Politica.. Perfetto, la politica trova origine nella Polis…..e, per semplificare un po’, è fatta da coloro che hanno come finalità una sorta di “pubblico interesse” etc. etc. Ci credi (e ci credo ancora ora…), lavori pensando di affiancare ai tuoi principi architettonici, il principio che prima di  ogni cosa (e “sopra ogni cosa”) esista la LEGALITA’ e IL RISPETTO DELLE REGOLE; poi t’imbatti in una nuova figura di professionista dell’edilizia (ora l’edilizia, ha sostituito l’Architettura, non c’è che dire): l’ASSESSORE all’edilizia (appunto, edilizia, non architettura) o all’urbanistica (quando la delega non se la tiene direttamente il sindaco..per garantire meglio certi interessi, verrebbe da malignare…). Non viene eletto, ma nominato dal sindaco, non puoi nemmeno evitare di ri-votarlo, però è lì, nella sua splendida “ignoranza” architettonica e urbanistica. Ad imporre all’Amministrazione i “Suoi” tecnici, i “Suoi” studi professionali, le “Sue” aziende, le “Sue” ditte. Tutti quelli che, poi, gli garantiranno un bel pacchetto di voti, al momento delle elezioni…..chiudendo così il cerchio…..con o senza riforma, o controriforma,  della legge elettorale. Quella la fanno – in un clima di dialogo, diremmo oggi – a Roma, il centro politico….la Polis, di cui sopra…….
Poi, per “incrementare” le tue possibilità lavorative, dici “provo a fare i concorsi d’architettura”, quelli d’idee, s’intende, perché quelli ad inviti sono riservati, non tanto alle “archistar internazionali” (tanto invise, a mio parere più che giustamente, ai frequentatori di questo blog), a quelle nazionali, diresti? No alle “archistar locali”: sono quei “professionisti” che vengono invitati dalla politica compiacente ai suddetti concorsi ad inviti, appunto,  per farsi poi i curricula professionali – quando ti richiedono i “requisiti tecnico-economici” relativi alle opere pubbliche che hai “progettato” – utili poi da spendere per vantare che hai realizzato questa o quell’opera pubblica. Risultato: il curriculum professionale non  potrai MAI fartelo, perché – anche solo per partecipare ad un concorso (non dico vincerlo, magari con una commissione giudicatrice competente ed obiettiva…si pretende sempre troppo?)  – devi dimostrare una capacità tecnico-economica corrispondente a tanti lavori eseguiti, che potrai eseguire non tanto se la salute di assiste (nel senso che hai una lunga vita davanti..), ma soprattutto se ti assiste l’assessore di turno….Si diceva, delle commissioni giudicatrici: come spesso accade, nel caso di concorsi per opere pubbliche, tale “simposio di competenze” non comprende quasi mai esperti in materia, cioè, ben che vada, sono quelli espressi dall’Ordine, quindi meglio lasciar perdere non appena vengono resi noti i nomi delle “terne di esperti”, segnalati, sempre su richiesta della stazione appaltante dell’Amministrazione,  dall’Ordine…..il  cerchio si chiude. L’Ordine (singolare “invenzione” molto italiana, e molto poco europea, si veda se trova corrispondenza nei paesi si cultura Anglosassone!!!), invia i suoi “membri esperti in materia”, che subito si trovano a proprio agio con gli altri membri della giuria, quasi sempre tecnici interni, dell’Ufficio tecnico comunale appunto…
Risultato: il vincitore del concorso ha, nella maggior parte dei casi, avuto rapporti con gli amministratori locali, oppure, in un passato non troppo remoto, magari, era un dipendente “interno”, ed ora da “esterno”, si è aperto lo studio di progettazione….. Ulteriore risultato: “vincendo” il concorso, si è “fatto” il curriculum ed ora, per magia, possiede quei requisiti tecnico-economici che non avrebbe mai avuto e te lo ritrovi a partecipare al prossimo concorso, a “vantare” i requisiti richiesti….il cerchio si è chiuso di nuovo!!!. In sintesi, sempre più spesso le Amministrazioni, per darsi “il tono” dell’Ente locale che amministra con TRASPARENZA, ricorrono al Concorso per “distribuire” quegli incarichi che, per troppo tempo, hanno affidato direttamente ai “conoscenti” (ecco l’immancabile eufemismo) del “politichetto” o “potentino” locale. Trattasi del modo migliore per “valorizzare”, le potenzialità (potentati?) locali, una primordiale forma di federalismo, in attesa di quello fiscale…..delle nuove centralità urbane capitoline……..
Nel farLe i complimenti – sia per le sue riflessioni sull’Architettura (che condivido, per quanto può valere, sempre, assieme a quelle dell’architetto Cristiano Cossu), sia per quanto riguarda le sue prese di posizione “controcorrente” – colgo l’occasione per salutarLa.”

F d M

P.S.
ho riletto la lettera …
certi modi … certe maniere …
sembra proprio la storia di una certa piazza, …
di un certo concorso, …
dalle parti dell’Ara Pacis, …
ma, sicuramente, …
mi sbaglio …

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