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Cari “periti del significante e del sembiante” ecco in puro architettese una presentazione del lavoro di Palpacelli
da “Tecnologie infrastrutturali e paesaggio” di C. Amodio in “Moebius” n.6 1971/72, p.137
Buon divertimento. E buona riflessione sulla letteratura d’architettura.
“Il momento della concretizzazione infrastrutturale, sotto qualsiasi ottica di connessione con i motivi di relazione venga considerato, genericamente e cronologicamente è conseguente al periodo strutturale (potrebbe al massimo sussistere una logistica di pertinenza e una fonte) di modo che l’intervento si presenterebbe alla definizione mediante un processo di meccanica deduttiva.
Ne deriva che, anche quando fosse chiamato alla compartecipazione in fase di concretizzazione infrastrutturale e dovendo necessariamente intervenire nei confronti di un territorio precedentemente strutturale (la fase neo-strutturale sarebbe chiaramente conseguente a istanze esistenziali da computarsi nell’intero arco del possibile e comunque in uno stato di fatto) ovvero nell’ambito di configurazioni architettoniche e geomorfologismi precisati, l’architetto verrebbe ad espletarsi nella veste del ricercatore di valori scaturibili da problematiche inserimentali e anche dell’interpolatore di semasiologie più efferenti.
Al perito del significante e del sembiante verrebbe quindi complementata la specifica di fine positore dell’oggetto tecnologico magari qualificato, ma altrove partorito. Infine, per quanto sostenuta da un’impostazione storico-critica, la funzione dell’architetto verrebbe ad essere quella del catalizzatore in una soluzione di fasi distinte.
Dalla negazione di una più cosciente operazione, anzi, dall’accettazione di un casualismo che non troverebbe opposizioni, deriverebbero quelle metodologie la cui ambiguità si presta alle mistificazioni più consuete.”