Sublime … Super … Maxxi … Zazà …

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Prima o poi … doveva pur capitare …
gira che ti rigira intorno al cantierone rintorcinato di via Guidi Reni …
daje e daje …
doveva pur accadere che ci sarei entrato …
mi ero sempre trattenuto sulla soglia ché mi sembrava brutto dopo avergli rotto i coglioni per un decina d’anni … intrufolarmi oltre la rete, magari inseguito dalla sicurezza o dalla vigilanza amazzonica delle nere sacerdotesse darkdarcdark … che figura ci avrei fatto, ma questa mattina non ho resistito e mi sono infilato, complice un gruppo di amici venuti da fuori e, dopo aver firmato la liberatoria per l’impresa, ho infilato i ciabattoni da cantiere e sono per un po’ rimasto anch’io in attesa dell’elmetto d’ordinanza … per fortuna che erano finiti … sennò il caschetto giallo o quello rosso non me lo avrebbe tolto nessuno, … ma mi sentivo già ridicolo abbastanza con quegli scarponi, manco che dovessimo scalare le Tre Cime … solo pe’ fa la scena scema … caso mai un chiodo … nel cantiere … sà chi si prende la responsabilità … per terra è pieno di pericoli …
maddeché … che ce sei stato mai in un cantiere? … che questo pare un salotto … magari un po’ de fanga … ma quella te la trovi puro pe’ strada cor festival de le cento buche de Varter … che c’è ‘n assessore che te le fa apposta … e ‘n’artro che te ce porta l’acqua … e n’antro ancora che ce mette la tera co la paletta … quinni ce semo puro un po’ abituati … che Roma pare tutto un cantiere … e che te metti er ciabattone e l’ermetto pe’ uscì de casa? E allora nun famola tanto lunga … che me scade puro er tikket der parcheggio … e che arivano l’ex abbusivi che mò fanno le murte …
entramo tutti … boni … booni … ordinati e coperti che paremo tante monache a passeggio e cominciamo er tour, er giretto nelli spazzi immaginari de Zazzà … in arto c’è la gru co la bandierina tricolore … che vorrebbe dì che hanno finito … hanno coperto … quinni quarcosa se dovrebbe puro vedé da drentro … quinni gira, scantona, abbassa la testa … rialzala … hoo, hoo, hoo… semo entrati e dove stamo? … mbè il posto è strano assai … ché è “praticamente” come prima … solo che è tutto novo … me l’aveva spiegato Margherita quanno j’avevo detto che me sembrava ‘na cazzata faje fa er restauro ar Garofalo pe poi tirallo giù, ma lei gnente che je piaceva a l’identique … ma nun è mica ‘n ovo che se lo fai lesso e lo chiami come te pare magari a la cocque nun te costa gnente … qui c’è costato invece assai tutto sto casino che tutti ce ricordamo er putiferio pe’ tené in piedi quer poro muro sulla via che pure che nun valeva gnente, ma bisognava tenello pe’ forza perché de dietro era tutto a l’identique … che sa de gran cazzata co’ l’archetti de cemento che ce spiegano pure che nun è un vezzo de post-moderno dell’irachena pentita … che lei, invece, è modernissima … ma che è proprio un’idea strafica de mette insieme l’archeologia industriale cor barocco, l’antico cor moderno … ma se lo tiri giù … poi che cazzo te ne frega de ritirallo su uguale-identico … a meno che nun “fai finta” de fa un “restauro” e che magari poi li sordi te li rigira il Lotto … a meno che …
vabbè, tanto paga Pippo …
devo di’ però che, coll’acqua dentro, lo spaziuccio rifatto faceva un bell’effetto e che, de sotto, a specchio, se vedevano certe cose de fero ‘ntorcinate pe’ fa sta ‘n piedi quell’accrocco de lucernario nella stanza dopo che se non lo vedi adesso poi incartano tutto de cemento che viene proprio come sur disegno …
e questo dev’esse er pezzo bono …
lo spazio metamorfico-barocco-escherian-piranesiano che quando l’apriranno già me li sento, me li vedo e me li leggo tutti quei mignottoni de li giornali … de Telepalla e de Radiomarketta a di’ e a scrive che pare Boromino ammischiato ar Bernino e che puro Michelangelo je dovrebbe avé dato ‘na mano pe’ ‘na robba tanto, tanto curturale …
ma tu che sei lì, evidentemente, per rompe li cojoni … e che te vengono le convulsioni a vedé tutti quei sordi buttati nel cesso, tutto quer putiferio de fero che nun serve a un cazzo … solo per regge un vetro che nun ce dovrebbe manco stà e che poi tocca prenne puro er computer per dije (ar vetro) de movese pe fa l’ombra … perché pare che l’arte rinchiusa sotto ar sole je s’asciuga … je se squaja … svanisce … s’ammoscia … e poi magari la confondi co la monnezza … ma quella invece è arte … che poi tocca chiamà er critico americano pe facce capì … se è questa è questa o pure quella … se è arte o monnezza … arte che è diventata monezza … oppure monnezza che sta a fa la la parte dell’arte … oppure tutte due ‘nsieme, …
ma, guarda che te riguarda ar cielo, capisci subbito che quella nun è proprio bbona … che pe’ Lei era la prima volta … che nun c’ha proprio idea de come stanno ‘n piedi le cose … le case … li palazzi, … ma che cazzo j’anno poi ‘mparato a scola a quella? … magari è andata dalle monache … sicuramente era ‘na scola privata … sinnò … sai li carci nel culo … che ancora coreva …
guardi per aria e l’accrocco artistico te spaventa … nun ha ne capo né coda … se regge? … nun se regge? …
che c’entra? … basta che paghi … tutto se regge … hai visto Bilbao? magari colla colla …
anche la fodera de cemento che copre er travone d’acciaio pe fà quelle lamellone lunghe e storte, leggere, leggere, che sarebbero poi l’anima stessa del progetto … e che gridano vendetta tanto so’ fregnone …
ma questo se capiva puro dar plastico …
dar primo disegno cor computer che j’è piaciuto tanto a Pio e a l’amici sua …
che mò c’hanno ripensato …
e che a carci c’hanno preso, invece, lui …

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35 risposte a Sublime … Super … Maxxi … Zazà …

  1. Pingback: “…se vedevano certe cose de fero ‘ntorcinate…” « A is for Architecture

  2. Emmanuele Pilia ha detto:

    Il progetto di Zaha Hadid per il MAXXI è imparegiabile,,,
    Vorreste forse dire che sarebbe stato meglio un bell’edificio alla Gregotti? Tanto per citare uno di quelli che fa piombare luoghi comuni dal cielo per poi parlare identità dei luoghi? Non credo che per il MAXXI, come per qualsiasi opera di Hadid si possa parlare di Barocco, anzi, credo che i critici che fanno questo paragone (Zaha Hadid VS Bernini, Ghery VS Borromini) siano parecchio ingenui…

  3. Manuel Marchioro ha detto:

    E ancora una volta tiriamo in ballo gli opposti, Gregotti e la Hadid, e magari ci prepariamo a scannarci… pare di essere in televisione, dove appena iniziano a parlare sai già dove vanno a parare. Appena uno parla, che so, dei crimini del fascismo stà sicuro che salta su uno a dire “si, però vuoi mettere, il comunismo è stato molto peggio!…”
    E anche noi ci divideremo tra chi sta con la dark lady e chi sta con la cariatide? Spero di no! Un saluto a tutti!!

  4. isabella guarini ha detto:

    Architectural-romanesco is meaning code!Peccato che non so parlare c in napoletano architettonico. Pilia, i critici che assimilano l’architettura della Hadid al Barocco non sono ingenui, sarebbe un’offesa. Sono generosi, invece, perché ancora pongono all’interno dell’a storia dell’ architettura le realizzazioni di forme che, appartengono alle forme preistoriche, ovvero all’architettura senza architetti. Si tratta di un ritorno all’architettura delle caverne, quelle artificiali, con le quali si chiude il cerchio dell’evoluzione architettonica. Chi è dentro è dentro. chi è fuori è fuori. Il dopo è oscuro.

  5. paolo ha detto:

    evvero i critici sono generosissimi a paragonare zazza al barocco, ma perdonaiamo emanuele: lui nn sa cosa dice…..
    isolabellaaaa is fantastic………. “in una mano la rosa e nella’altra lo scudissio”……. (col pisello, si intende!)
    cit. per far contento eldorado

  6. Emmanuele Pilia ha detto:

    No so se essere d’accordo Guarini: il fatto è che con questi paragoni si crea confusione, sia matriciale (da come è nato cosa) sia di significati…
    E’ un fatto che il primo che parlava di Barocco per dare un senso storico a certa architettura era un americano, ve lo ricordate? Era ormai l’89, al MoMA…
    Condivido con te che è comunque un complimento certo, e una collocazione nella storia non è facile da avere!
    Per Manuel, il mio era un esempio: citare Gregotti, o Meyer, o altri, non faceva differenza…

  7. Guido ha detto:

    fantastico reportage, veramente spassoso.
    Bisognerebbe mandarla in tivù, professore, con documentari commentati in romanesco.
    Faccia dei video cor commento. Dai!

  8. adelaideregazzoni ha detto:

    non è un discorso sull’architettura, che piace più o meno; è un discorso sull’uso di tanto denaro pubblico per soddisfare le ambizioni di chi promuove, sostiene e porta avanti tali progetti, mentre la città e i suoi abitanti hanno delle necessità primarie. VERGOGNA; VERGOGNA per chi fa certe operazioni
    adelaide regazzoni.

  9. pasquale cerullo ha detto:

    Per me invece è una degenerazione dell’architettura moderna, come manierismo, virtuosismo estetico senza architettura. L’architettura senza architetti, espressa nel libro di Bernard Rudofsky e l’architettura delle caverne, analizzata da Manfredi Nicoletti, erano architetture di necessità. Nei lavori della Z. e di G. la necessità non esiste, c’è molta rappresentatività. Manca qualcosa di fondamentale perché l’opera, seppur ingegnosa e creativa, sia definita ARCHITETTUIRA.

  10. pasquale cerullo ha detto:

    Se c’è stata un architettura senza architetti, oggi assistiamo alla non-architettura fatta da architetti.

  11. isabella guarini ha detto:

    I musei d’arte contemporanea statali sono un’ assurda mistificazione, per drenare denaro pubblico a fini privati.

  12. Emmanuele Pilia ha detto:

    Guarini says: I musei d’arte contemporanea statali sono un’ assurda mistificazione, per drenare denaro pubblico a fini privati.
    Emmanuele: questo è un discorso che accetto, e con il quale sono totalmente daccordo! Anzi, complimenti per il riassunto ad un solo aforisma di una realtà così grande! Ma per favore non mi si venga a parlare di manierismo del moderno e di necessità dell’architettura perchè quì si scade nella bassa retorica…

  13. Davide Cavinato ha detto:

    quoto in pieno Pasquale Cerullo, però credo che dovremmo intenderci in maniera precisa sulla NECESSITA’ dell’architettura. Perché, se ci riferiamo alle caverne, rischiamo che nessuna architettura moderna sia necessaria, nel momento in cui richieda componenti, tecnologia, sforzi progettuali (quindi tempo, quindi parcellone, quindi soldi) non esclusivamente necessaria alla destinazioone d’uso dell’opera. Va da sé che è immorale costruire un’opera mirabolante quando le strade sono piene di buche, ci sono parcheggi e metropolitane fermi dal Giubileo e c’è l’ascensore sul Vittoriano, su questo siamo d’accordo, e si può discutere, anzi, è il caso di farlo, sullo scegliere un’archistar dal megaparcellone per costruire un’opera simile. Però il tirare in ballo la NECESSITA’ dell’architettura credo conduca in un sentiero impervio e scosceso. Era forse NECESSARIO restaurare la Fenice com’era e dov’era? Sono forse NECESSARI i virtuosismi tecnologici del primo Calatrava? Sono forse NECESSARI il Parco Guell o la Sagrada Familia?
    Lasciamo stare Gehry e molti simili, e pure la Hadid dei progetti degli ultimi 7-8 anni, dove evidentememnte l’autocompiacimento e il glamour sovrabbondano sino a sconfinare talvolta nel kitsch. Ma siamo sicuri che TUTTO quello che ha fatto la Hadid sia da buttare? Io non credo.

  14. pasquale cerullo ha detto:

    Grazie Emmanuele per il suggerimento, retorica era proprio la parola che mi mancava.
    Questo edificio è la quintessenza della retorica del linguaggio.
    Le nuove leve non possono prendere da esempio questa pseudo-cultura dell’architettura, perché è pura finzione scenica, magistrale ‘vuoto’ urbano.
    Nel momento della ‘necessità’ non sarà certo una Zaha Hadid a venire in soccorso di una urgenza progettuale urbana.
    La funzione primaria dell’architetto è quella sociale, come il medico o l’ingegnere, altrimenti stiamo veramente alla frutta. Non è che uno diventa architetto per fare i musei alla Hadid o alla Gehry.

  15. Davide Cavinato ha detto:

    Riprendo e concludo, sperando che sia preso come uno spunto per discutere e non come un’agiografia del contemporaneo).
    Io non credo che la RAPPRESENTATIVITA’ sia un disvalore, anzi, credo che sia il valore aggiunto che risolve l’aporia tra architettura e edilizia, ammesso, e non concesso, che possa esistere questa dicotomia. Nella misura in cui non scada nel vernacolare o banale mimetismo, credo che ogni opera architettonica, per dirsi tale, debba essere rappresentativa (e NON figurativa, ma questa è un’altra storia). E credo che si debba necessariamente fare un salto di qualità da UTILITAS a NECESSITA’. Siamo tutti d’accordo che non esiste architettura senza UTILITAS, ma sono altrettanto convinto che, accertata l’idoneità materiale ad assolvere alla propria destinazione d’uso, la NECESSITA’ delle scelte di una composizione archiettonica vada misurata secondo la coerenza interna del singolo progetto. E qui allora si può parlare dell’opportunità o meno di determinate scelte, del perché è stato realizzato un dettaglio in luogo di un altro e se c’entra con tutto il resto: a questo punto però, la caverna è bell’e dimenticata, mi sembra.
    Poi, è chiaro che se subentrano ordini di problemi come la disponibilità finanziaria, l’opportunità da un punto di vista etico viste le altre priorità dell’amministrazione e le lobby di controllo delle soprintendenze, il discorso cambia. Ma non parliamo più di architettura, purtroppo…

  16. giorgio righi riva ha detto:

    bene, ci risiamo, l’eterno duello in architettura tra funzione ed estetica, tra il pragmatismo, la razionalita’ e anima, il cuore, l’arte.l’architettura deve assolvere due funzioni la quella pratica quella astrattaper essere in equilibrio .l’uomo e’ fatto di cervello e di cuore ed emozioni,vogliamo un architettura che sia una macchina perfetta per funzionare?benissimo, c’era il modernismo, cosi’ freddo e lontano dall’animae dall’arte.Naturalmente gli eccessi estetici scultorei sono fuori luogo in architettura perche’ entrano in conflitto con la funzione, prima che col gusto che tra l’altro e’ soggettivo e credo che la rincorsa alla contemporaneita’ forzata sia per Roma fuoriluogo..Dunque l’architettura contemporanea si e’ avvicinata all’arte e alcuni architetti sembrano piu’ artisti che architetti le due divine discipline sembrano fondersi e confondersi,che disgrazia o forse gli architetti contemporanei mettono prima l’anima del cervello,prima il cuore le emozioni i sentimenti, da buoni neoromantici? sono artisti che scolpiscono in grande, la forma e lo spazio, e sembrano cosi’ superficiali a quelli che li giudicano superficialmente e senza conoscerli veramente e senza sapere cosa si cela anche di razionale dietro la facciata estetica.Comunque Zaha e’ una grande artista,una sensazionale scultrice, ma qui entra in gioco la sensibilita’ e il gusto o il non gusto non dimentichiamo che esiste l’estetica del brutto , anche se non mi piace perche’ fa pensare a qualche cosa di negativo, il linguaggio estetico di zaha trae ispirazione dalla natura e rompe le simmetrie, quindi e’ brutto perche’ rompe le simmetrie? o perche’ si discosta troppo dalla iperfunzione del modernismo?quindi e’ brutto?perche’ non dialoga con il circostante? perche’ ha il coraggio e il talento di trasgredire questa regola sempre insegnata?Gli artisti si sono appropriati dell’architettura, e questa e’ una benedizione, con le loro grandi sculture sono venuti per ricordarci chi siamo veramente e siamo e saremo spirito, anima, cuore, emozioni ,prima di tutto il resto, prima dell’illuminismo cieco che impera e svuota.non siamo macchine. Caro Giorgio, ma fai cabare’ in romanesco o seria critica dell’architettura?

  17. paolo ha detto:

    Aita, aita!
    Vado in vacanza!
    credo di nn tornare +

  18. Emmanuele Pilia ha detto:

    Quoto in tutto e per tutto Davide Cavitano

  19. pinello ha detto:

    Caro Giorgio,
    Hai dato la stura ai ” critici der tufello ” . Come si fa a dare pareri su foto Tue di cantiere e metterli ” on line ” per ” bloghers ” digiuni di cantieri e di progettazione reale professionale? Gli architetti della marana !
    Sono certo che il lavoro della Hadid Vi travolgerà con la famosa risata finale, tanto per celebrare il 40tennale dal 1968.
    vgberti

  20. Giancarlo Galassi ha detto:

    Gentile Davide Cavinato che leggo e rileggo forse con troppa attenzione per venire a capo della mia ottusità,
    nel primo post dici che “il tirare in ballo la NECESSITA’ dell’architettura credo conduca in un sentiero impervio e scosceso” e nel secondo che “la NECESSITA’ delle scelte di una composizione architettonica vada misurata secondo la coerenza interna del singolo progetto” giustificando quindi l’esoterica “necessità” che rende “necessariamente” indiscutibile il lavoro dell’ “artitetto”.
    Insomma questo sentiero lo devo imboccare o no?! E come posso salvare allo stesso tempo la mia responsabilità politica di progettista?!
    Il termine da te usato richiama intelligentemente altri “sentieri interrotti” in filosofia – ma arrivati alla fine del mondo come la Perla Nera di Capitan Barbossa non ne possiamo riemergere cappottandoci e quindi continuare con una nuova consapevolezza delle nostre possibilità cognitive e razionali come già è successo altre volte nella storia?
    Forse che l’artitetto può arrancare su tutti i sentieri impervi che vuole a nostre spese e soprattutto a spese dell’Arte stessa, della mia possibilità di friurne, che gli artisti per primi si lamentano dell’ingombrante figuratività dei nuovi musei luna-park che annichilisce i loro lavori – meglio lasciarli vuoti i Guggenheim e i Maxxi, in questo senso il lavoro di Pio Baldi è giustamente concluso, se ne faccia una ragione, è sufficiente un bravo ragioniere per gestire un onesto servizio di pulizie di ambienti vuoti (meglio se, in un sussulto di dignità, o come happening perpetuo, prende in mano la ramazza lui mentre Rutelli gli tiene aperta la pattumiera).
    Ma sento che i sentieri impervi evocati smottano nell’insulto e la slavina incombe su queste chiacchere, come su tutte le chiacchere.
    Con affetto. A rileggerti.

  21. pasquale cerullo ha detto:

    Non so se sia il caso di continuare su questo falso piano. Io dell’architettura ne faccio una questione morale. Poi, gentile Pinello, faccia una cosa, vada con i suoi studenti a visitare, previo permesso, il cantiere della Hadid, ed elogi le sorti progressive della sophisticated architecture.
    È questa la realtà che li circonda, con cosa si dovranno misurare domani?

    Dopo, che secondo me è meglio, che vadano a fare una visita al Tufello, dove potranno misurarsi sulla realtà e sulle necessità impellenti che richiede questa città. Impareranno molto di più e molto più utili saranno un domani.

    Ripeto, quando vedrò cose più importanti funzionare dentro questa città, potrò apprezzare anche il lavoro della Hadid, per ora, non me ne importa un’emerita, che sia bella che sia brutta che sia funzionale…

  22. Emmanuele Pilia ha detto:

    Dunque, caro Pasquale, la qualità di un architettura dipende dai problemi che si trovano altrove… è così?

  23. filippo de dominicis ha detto:

    le corbusier nel 34 scende in italia sperando di esser ricevuto da mussolini, per poter lasciare una sua “impronta” (erano delle vere e proprie pattes, no?!) anche sul suolo romano…riuscira a parlare “solo” con marcello piacentini. a proposito della necessità del progetto architettonico, e dell’ opportunità…e dei rapporti con la committenza.

  24. Vittorio Corvi ha detto:

    Alla “Sapienza” c’è questo vizietto di decidere chi parla chi no, a quanto pare. A proposito di marane, che conosco bene dal momento che ci sono nato e ci continuo a vivere accanto… mi sono fatto l’idea, da un po’ di tempo, che durante le lezioni del Prof. Pinello ci debba essere un discreto tanfo…

  25. Davide Cavinato ha detto:

    a Giancarlo Galassi (che ringrazio): forse stiamo dicendo la stessa cosa. Io non sostengo affatto che il fine estetico giustifichi qualsiasi mezzo compositivo, tutt’altro. Siamo tutti d’accordo che non esiste architettura ssenza UTILITAS, io però credo altrettanto fermamente che non ci possa essere architettura se al contempo non vi è anche VENUSTAS. Non vi è forse riflessione estetica anche nelle espressioni più minimaliste dell’architettura stessa. Non vi è riflessione estetica anche in chi da anni, come Andrea Branzi, sostiene il fallimento del disegno d’architettura e propone il concetto di funzionoide e di approccio debole all’architettura e all’urbanistica?
    Tralasciando Branzi che è un esempio complesso e un po’ borderline, per quanto interessantissimo e assolutamente pregnante…Io credo che nel momento in cui una scelta compositiva disattenga e contraddica la rispondenza di un edificio a determinati requisiti prestazionali, l’architettura fallisce, anzi, scompare. Scompare perché viene a mancare il requisito fondamentale di una buona architettura, almeno a mio avviso, e cioè la sua COERENZA interna, coerenza di tutte le ragioni, estetica, funzionale, costruttiva, statica e geometrica. Nondimeno, allo stesso tempo, credo che, verificata la coerenza tra scelte estetiche e requisiti funzionali, ne prime non debbano essere dettate da un criterio esclusivo di “necessità”. A parte che lo considero impossibile, in quanto, per i motivi che dicevo prima, ossia che non esiste architettura senza riflessione estetica, ritengo che un’architettura la cui immagine sia determinata esclusivamente dalla necessità sia un fine operante, più che una meta raggiungibile: vorrebbe dire arrivare a un linguaggio unico, universale e assolutamente denotativo, e conseguentemente a un’omologazione totale, e in alcuni casi anche alienante. Senza contare che comunque non è mai stato così neanche nella storia, neanche in epoche in cui non ci si scannava sull’opportunità di MAXXI, ascensori, parcheggi sul Pincio e auditorium interrati perché la qualità degli interpreti e degli esiti era talmente alta da cancellare ogni dubbio. Siamo proprio così sicuri che gli esiti figurativi di tutti i capolavori indiscussi dell’architettura siano dettati esclusivamente dal criterio dell’utilità? Il Partenone? Le cattedrali gotiche? San Pietro? Santa Maria del Fiore? Gli edifici di Piazza San Marco? Le chiese del Bernini? Il Louvre? Progetti come Il Danteum, il Palazzo del Littorio, o edifici realizzati come la Casa del Fascio o la Casa Giuliani-Frigerio? Il Guggenheim di Wright? E, se la risposta è no, siamo disposti a considerarli architetture non riuscite? Io credo di no.
    Un’opera dall’immagine ardita o affascinante non necessariamente è superflua dal punto di vista dell’UTILITAS, secondo me. A quel punto, i criteri di valutazione che entrano in gioco sono altri: il luogo, il contesto, le proporzioni, l’impatto ambientale…anche la sua opportunità economica, anche se il problema qui non è più di architettura, ma di pubblica amministrazione. In ogni caso, però, torno a dire che per me la caverna è bella che dimenticata.
    Senza contare che anche a Lascaux e ad Altamira, pure le caverne erano affrescate, per cui anche lì non era necessario alla sopravvivenza proprio tutto tutto tutto…poi comunque, tutto è sempre completamente opinabile.

  26. pasquale cerullo ha detto:

    Il Maxxi entrerà nei testi di storia dell’Architettura contemporanea, anzi già è entrato prima ancora di essere concluso. E non tanto perché se ne è accertata la qualità, ma perché ormai la Hadid ha un nome e ogni progetto realizzi entra di diritto nell’elenco dei documenti storicizzati.
    Richter Gerhard prende un’amalgama di colori, li spiattella su una tela e realizza un’opera da registrare per i posteri e opportunamente vendere a prezzi esorbitanti al milionario di turno che potrà fregiarsi di un’opera del grande artista, ma lui è un pittore, i quadri hanno vita separata dal contesto esterno, hanno da misurarsi solo con il contesto interno dell’artista, i quadri.
    A parte che giudicare la qualità di un progetto è una chimera, perché la qualità di un’opera architettonica la si verifica solo dopo due o tre anni dalla sua realizzazione, la riuscita di ciò per cui è stato realizzato, funzionalità operativa, la durata dei materiali, la tenuta dei dettagli (escludendo ovviamente i cedimenti strutturali), le spese di manutenzione; giusto come messinscena nelle giurie di concorso può servire il giudizio qualitativo o come ricerca, capacità descrittiva degli storici per classificare, collocare nel mondo dei rimandi il lavoro dell’architetto salito all’altare degli immortali.
    Per questo lavoro, che non può ancora essere giudicato, come scrive giustamente Pinello, su poche foto, ma neanche in cantiere ora che non è terminato, io muovo da altri appunti. Il famoso Hotel Hilton su Monte Mario, non fu criticato per la sua mancanza di qualità, ma per la sua opportunità (o necessità) di essere realizzato. Anche se io considererei nelle qualità anche l’opportunità, e bisognerebbe considerarla anche nei giudizi dei concorsi, quando le cifre vanno oltre dei limiti, per i quali è lecito domandarsi: serve sul serio o serve a far fare bella figura a pochi con i soldi di tutti? Può essere rappresentativo per quello che funge, cosa corretta, ma essere rappresentatività (diverso da rappresentativo) per ‘qualcosa d’altro’ che non necessita, oltre un limite indecente di spesa nazionale.
    Il diamante è bello, ma non sempre necessita, a meno che non sia un nababbo (chi ha alzato il tiro della spesa? l’origine della colpa) che vuole farsi bello alla sua bella, ma con i soldi suoi almeno.

  27. pinello ha detto:

    Mr.Vittorio Corvi,
    Tengo Laboratorio di Progettazione architettonica e urbana della Sintesi Finale al 5 °anno, in Aula 16, nei pomeriggi di lunedì e venerdì, nella scuola di architettura – edificata in due tempi – dal Prof. Del Debbio, a Valle Giulia in Roma. Lei è, come altri, il benevenuto, si ricordi prima però di farsi una bella doccia…
    vgberti

  28. filippo de dominicis ha detto:

    pero bisognerebbe distinguere i due piani: la necessità dell’opera architettonica (la sua opportunità), e la necessità della forma. bisognerebbe astenersi dai concorsi dei quali è dubbia la necessità e l’opportunità? oppure pensiamo che la forma architettonica possa “redimere” in qualche modo la non-opportunità etica del progetto?

  29. paolo ha detto:

    pinello, hai ragione che qui tutti dicono cazzate, dando sfogo ai loro pensieri più osceni, …..ma tu …..miett’ ‘a copp’!

  30. Emmanuele Pilia ha detto:

    sono estremamente daccordo con gli ultimi. Mi dispiace solo che si continua a catalogare l’architettura con parametri ormai stantii

  31. giorgio righi riva ha detto:

    Pinello e paolo,punto primo imparatea rispettare i pensieri degli altri e a criticarli con maggior umilta’ e meno superficialita’ e arroganza, quindi il termine cazzate lo vai a dire al bar, perche’ qui di cazzate non ne sono volate, anzi si sono espresse opinioni rispettabilissime nelle loro diversita’ molte di profilo alto,poi saremo daccordo con alcune piu’ di altre ma e’ normale perche’ entra in gioco la soggettivita’, il blog e’ un fertile terreno di confronto e di rispetto.per quanto riguarda le lezioni del sig.Pinello lasciamo perdere… non so che farmene della sua “accademia”: modesti maestri che produrranno modesti allievi, basta vedere in che stato versa il mondo dell’architettura italiana,ancestrale,ottuso,conservatore, saccente,pieno di pregiudizi verso il nuovo,tutto questo e’ partorito dalle scuole? di architettura e dalle accademie.
    l’ARCHITETTURA E’ DISCIPLINA TROPPO “ALTA” PER ESSERE LASCIATA NELLE MANI DI A UOMINI SENZA CUORE.

  32. Camillo Boito ha detto:

    L’architettura è fra tutte le arti del disegno la più noiosa a sentirne parlare.

  33. paolo ha detto:

    giorgino….ma ti rendi conto che parli come un sindacalista: “opinioni di profilo alto”
    ah!…caro il mio camillo, come avevi ragione!

  34. Vittorio Corvi ha detto:

    Monsieur Pinello… sor Pinello, attuamente ho altri interessi, grazie lo stesso…

    p.s. Se proprio dobbiamo continuare su questo tono… sor Pinello… se permette, la doccia me la farei immediatamente dopo :-)

  35. giorgio righi riva ha detto:

    e’ colpa di zaha hadid se in italia abbiamo poveri mezzi e non possiamo fare le scale sospese in puro cemento armato ,ma usiamo il rivestimento, perche’ vogliamo fare le ferrari ma non abbiamo i soldi e ci mettiamo il motore della panda? forse lei dovrebbe rifiutarsi di fare competizioni che rischia di vincere nella repubblica dei cachi prche’ poi i suoi progetti molto complessi e quindi costosi rischiano di essere avviliti.Comunque Zaha hadid potete criticarla per il suo formalismo ,che comunque e’ sempre in evoluzione e trasformazione,ma rimane agli occhi del mondo una grandissima artista, e io rispetto i grandi artisti , i grandi artisti-architetti piu’ di voi tutti mediocri provinciali gretti pragmatici senz’anima , zaha hadid e’ li ad affermare la supremazia dell’anima e quindi delle emozioni sul vostro mero funzionalismo per il corpo.

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