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Prospettive della ricerca …
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“La situazione della ricerca non è buona…”, e anch’io non mi sento tanto bene.
:-)
saluti
cristiano
Se il Prof. Ratzinger (successore del fondatore della Sapienza e dei papi medievali fondatori dell’università in generale), secondo gli esimi 67 insegnanti della Sapienza e secondo l’ormai leggendario Prof. Alberto Asor Rosa, non può parlare nelle aule della prima università romana, mi chiedo chi sia titolato a parlarci.
La cattiveria sorda e dogmatica che ho sentito nelle voci (più che nelle parole, stantie e ripetitive come alcune di quelle ricorrenti nel 68) dei ragazzi della Sapienza intervistati in questi giorni a proposito della visita del papa, mi ha impressionato e fatto paura. Minoranze, certo, ma la storia italiana è stata grandemente condizionata da un tipo di minoranza molto simile a questa.
Se scompaiono la cortesia, il gusto del discutere, il rispetto personale, e il gusto della sfida intellettuale portata nell’alveo della disputa retorica a quattr’occhi, da uomo a uomo con gli strumenti dell’intelligenza, e se addirittura si impedisce o si minaccia di impedire con la forza ad un intellettuale fra i più significativi del nostro tempo l’esercizio della parola nel luogo della parola per eccellenza, allora l’università è davvero da buttare, “letamaio” in cui la ricerca può essere soltanto come quella della persona raffigurata nell’immagine-copertina di questo post.
Conviene confidare in quella larga parte di studenti e docenti che non condivide l’estremismo politico all’origine di questa vicenda. Confido che, a Roma, questa parte maggioritaria si faccia sentire con atti e parole di grande ragionevolezza, determinazione, intelligenza.
«Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza», così dicono dicesse l’amato e citatissimo Che Guevara: le sue parole si possono mettere in pratica anche a Roma, anche nei confronti di un papa, ma costa fatica, e un uso del cervello non automatico, e poca attenzione per il look, e molta per il prossimo…
Speriamo bene.
saluti a tutti
cristiano
Visto che siamo caduti nell’argomento….mi chiedo come si possa dire che la lectio magistralis di un papa possa essere occasione di confronto.
il papa è portatore di un dogma che non si discute. e non scende sul piano del confronto. detto questo è evidente che la scelta di invitare un pontefice, cioè la massima autorità religiosa nel nostro paese, e non solo il nostro, ad inaugurare un anno accademico sia una operazione puramente mediatica. non si ha certo bisogno di assistere ad una sua conferenza pubblica per sapere cosa pensi il papa, questo papa in particolare su certe questioni, visto l’ampio spazio televisivo e editoriale che necessariamente puntualmente gli si concede.
mi pare assolutamente legittima l’espressione dei docenti che hanno manifestato il loro dissenso a proposito dell’ “opportunità” che benedetto sedicesimo parlasse in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. altrettanto legittima, per quanto a mio avviso priva di reali contenuti, la manifestazione messa su dai pochi studenti che hanno occupato il rettorato (pochi rispetto all’esubero di richieste per partecipare
a questo punto resta da chiedersi perchè il papa abbia rinunciato al suo intervento. nessuno se l’è chiesto. o almeno nessuno si è chiesto quanto la motivazione ufficiale (che potessero scoppiare “disordini”) abbia un reale fondamento. senza dilungarsi su tutti i disordini che la chiesa ha ben piu consapevolmente provocato da san paolo a oggi, mi suona strano che oggi un pontefice debba rinunciare ad un invito istituzionalmente importante, seppur declassato a sola presenza (perche la lectio magistralis non l’avrebbe piu tenuta lui, e questo si sapeva da un po…si sarebbe limitato ad un intervento e a presenziare alla benedizione della nuova cappella universitaria), per un dissenso limitato a un gruppo di studenti che ha tutto il diritto di dissentire.
libera chiesa in libero stato: i docenti liberi di manifestare il loro disappunto per un invito non concertato, gli studenti liberi di dire la loro (non entrando nel merito)…ratzinger libero di sottrarsi alla “morsa” e disdire l’impegno preso. nonostante mi continui a interrogare sul perche abbia veramente disdetto l’impegno, mi chiedo dove sia il problema e perche se ne fa un caso politico di “vergogna nazionale”..sia a destra, che a sinistra…
Segnalo qui
forse off topic
forse no
che sul sito di Manuel Marchioro che frequenta il blog
trovate i link di un battibecco memorabile di Guido vs. Aymonino vs. Rosa
“io sono io e voi non siete un cazzo”
ci arrivate così
http://mancalaria.splinder.com/
buon divertimento con il braccobaldo show dell’architettura italiana
grazie manuel
Personalissima opinione…non ci fa una gran figura l’Università, che si balocca ancora coi rigurgiti sessantottini; non ci fa una gran figura la Chiesa, che mai come in questo caso si è comportata come un’istituzione politica più che come un’istituzione religiosa. Nel complesso, ci fa una figuraccia l’Italia intera, un ‘Italia, dove, tra immondizia che arriva al terzo piano, mogli di ministri di giustizia che apprendono di essere agli arresti domiciliari dalla televisione prima che dalle forze dell’ordine e omicidi rei confessi che vengono difesi in tribunale da legali con cariche politiche a livello regionale, non so più cosa ci sia rimasto da salvare…
Forse proprio questo blog :-)
:-) di niente… questa notizia ormai è linkata in moltissimi blog di architettura…
Filippo, tutti siamo liberi di fare tutto, e legittimamente, certo… (mica tanto, però, hai presente il codice civile e quello penale, e poi al limite anche cose tipo rispetto, educazione, stile, eleganza etc etc etc).
In una società bella e viva nessuno ha paura di ascoltare il pensiero di nessun altro, se espresso civilmente e con rispetto reciproco.
Certo che quella romana non era l’occasione per un dibattito, lo si sapeva! Il papa non può partecipare a “dibattiti”, come è ovvio visto il suo ruolo.
Per contestare il pensiero del papa (o meglio della religione cattolica), qualora lo si voglia, servono una mostruosa preparazione filosofica, teologica, estetica, politica, espressa in testi, saggi, libri, o volendo in musiche, opere d’arte, poesie, romanzi…
Dov’è tutto questo pensiero antagonista? A Roma mi è sembrato di vedere prevalentemente volgarità, panini alla porchetta (spero ben fatti, almeno), cene cosiddette sociali, manifestini vergati da analfabeti della grafica, battutacce che nemmeno il Vernacoliere di Livorno, fraseggi goliardici, occupazioni, molto sporco per terra e promesse di lanci di oggetti non piacevoli.
Con questa roba si combina poco, ottenendo soltanto che l’invitato, un vecchio professore di teologia, per evitare di farsi scortare all’università La Sapienza da una pattuglia della Polizia rinunci all’evento e se ne stia a casa sua.
Le idee fanno paura: questa è la miglior sintesi della vicenda.