Un’aureola per Moretti … nel nome del “recupero ecologico” … a “costo zero” …

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L’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale Pubblica del Comune di Roma (ATER) … l’ente che in un tempo ormai lontano … quando si chiamava ICP oppure IACP si occupava, e spesso in maniera egregia, di “Edilizia Popolare” … oggi sembra dilettarsi, a modo suo, anche di “Bioarchitettura” e di “Compatibilità Ambientale” … Evidentemente, su questi temi, sicuramente rilevanti, circolano ormai molti interessi … molti soldi … e dal “buco” dell’ozono ai furbetti del Bio-Bio … il passo è breve … Ecco così spuntare, come d’incanto, addirittura un “Programma di recupero ecologico dei complessi E.R.P. …” di cui vi anticipiamo un assaggio visivo … relativo ai complessi di Decima e di Tor Sapienza …

E, tanto per rimanere al nostro amato Luigi Moretti, … i 72 alloggi di via G. Fara e le relative pertinenze vedrebbero, oltre alla chiusura del piano pilotis con “vetrate isolanti termoacustiche” e tutta una serie di cospicui adeguamenti, la collocazione di una copertura energipara in fotovoltaico levitante sui due corpi di fabbrica … naturalmente “il finanziamento a carico dell’ATER è pari ad Euro zero … e alla scadenza dei venti anni (durata della concessione) l’Azienda diviene proprietaria degli impianti” … un vero affare … non c’è che dire … soprattutto per la “qualità” dell’architettura … se questo è il modo di affrontare i problemi energetici e di “valorizzare” il patrimonio … è meglio che gli architetti lascino perdere …
e che l’ATER … venda tutto …
cartolarizzatevi e … fatela finita …

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12 risposte a Un’aureola per Moretti … nel nome del “recupero ecologico” … a “costo zero” …

  1. marco ha detto:

    Tutte le nefandezze di moretti e compagnia bella… si potrebbero abbattere…
    fatela finita… per favore… Con il vostro modo di essere reazionari e poco “propulsivi”… mortificate l’architettura

  2. Alessio Erioli ha detto:

    L’ennesimo caso in cui la cosiddetta “qualità” passa solo per la certificazione (come se l’architettura fosse fatta di elettrodomestici e non un sistema di integrazione con l’ambiente) e non investe ma cerca il risparmio, come all’hard discount. Che tristezza….

  3. Patrizia ha detto:

    Ma di quale Moretti parliamo…forse di quello della birra?!? Perchè chiamare addirittura “nefandezze” le architetture di Moretti, circondati come siamo da architettura di scarsissima qualità (anche nuova di zecca purtroppo!), secondo me, denuncia una certa frequentazione della birra di cui sopra!
    Guardare…studiare e soprattutto imparare con umiltà dai maestri per essere veramente “propulsivi”…

  4. salvatore digennaro ha detto:

    condivido pienamente ciò che afferma Muratore, senza entrare nel merito dei costi, credo che Moretti e “compagnia bella” siano ancora i più importanti riferimenti dell’architettura moderna italiana ed europea quindi gli interventi di recupero ecologico sulle loro opere debbano essere fatti con la stessa cura con cui si interviene su un opera del Bernini, non c’è niente di reazionario…
    la bioarchitettura prima di essere bio deve essere architettura

  5. Stefano ha detto:

    Non è possibile ancora oggi abusare del termine reazionario per ogni cosa; che cosa c’entra la stima per Moretti con l’essere reazionario, è il classico atteggiamento snob di chi disprezza il pensero altrui…
    magari ce ne fossero di Moretti ancora oggi…. lasciamo stare va…

  6. marco ha detto:

    Non è snobbismo…siete anacronistici. Così si distrugge l’architettura ed ahimè… rimaniamo tutti indietro… lo snobbismo è il vostro che non acettate il confronto, ma anzi… vi ponete sulla difensiva… rifiutando il resto, rifiutando le spinte propulsive che vengono dall’esterno… siete ancora legati al mattoncino, al bugnato… al “marmetto”… Poveri noi!

  7. marco ha detto:

    per colei che invita a studiare… bè… studia tu… la tua analisi è abbastanza scarsina… informati, studia e poi parla… a dimenticavo… sono astemio.

  8. filippo de dominicis ha detto:

    ma sono davvero i mattoncini, i marmetti come li chiami tu, o i bugnati, quelli che impediscono di pensare e di fare una architettura di qualità?
    L’esempio dell’ascensore sul vittoriano,dimostrerebbe il contrario.
    Come il volgare uso del travertino che fa koolhaas nel suo educatorium a utrecht, o nella kunsthal a rotterdam, forse..
    Oppure, per rovesciare il discorso, l’uso della pietra naturale all’accademia di danimarca, sull’altro versante di vallegiulia,quello verso villa borghese per capirici…

  9. marco ha detto:

    la mia era una provocazione… è chiaro che il problema non sta solo nel materiale usato ma su di un suo APPROPRIATO utilizzo: bisognerebbe liberare la mente da tutti gli archetipi e gli inutili legami al contesto e alla storia.
    Insomma dovremmo fare un pò come la Sejima… l’architettura non è forma… o meglio non solo… non deve esprimere se stessi…
    Purtroppo rimaniamo indietro, altrove già si chiedono e prevedono diagrammi sullo stile di vita, di movimenti… forse risultà coercitivo… ma è un progresso… si lavora sul datascape… che molti ignorano…
    Dovremmo (architetti italiani) essere tutti UMILI ed imparare, dietro le critiche agli olandesi e tutta la compagnia di architetti esteri… compresi anche i nostrani più famosi… c’è solo AUTODIFESA, perchè sappiamo che non si può competere e che siamo arretrati… purtroppo la colpa va soprattutto alla poca innovazione ovvero alle ditte costruttrici che oltre la cortina o il cemento armato non vanno…
    Dietro ad un bel progetto ci deve essere una idea, originale, libera… non inutili discussioni su tradizione, legami ecc…solo scuse per coprire MEDIOCRI progetti.
    Si ricorre a disegni e prospettive improbabili per VENDERE, o far passare accettabili progetti scandalosi.
    Insomma, viviamo nel 2007 (l’odissea nello spazio è già passata da 30 anni…), dovremmo essere oltre la fantascienza… ed i riferimenti dell’arhitettura italiana non possono essere i dinosauri Ridolfi, Moretti, Quaroni, Samonà Pellegrin ecc… che poi hanno fatto più danni che altro…

  10. filippo de dominicis ha detto:

    Sul fatto che abbiano fatto più danni che altro sono assolutamente d’accordo…
    di quanto siano stati grandi architetti (a mio giudizio almeno moretti ridolfi e pellegrin, di quelli che citi,ma ci metterei anche sacripanti…) e cattivi maestri allo stesso tempo, per quelli che ora,sessantenni e insegnanti, ne ricalcano le orme e ne imitano i disegni, ponendosi su un piano di incomunicabilità totale verso coloro che,allievi, tentano di ascoltarli.
    Credo che certe cose di Pellegrin e Sacripanti siano ancora fantascienza, per usare una parola tua, e credo che da quelle idee si potrebbe imparare ancora molto, esattamente come Rem Koolhaas imparò, a suo tempo, dai Superstudio o da Archizoom di nostop city.
    Oppure penso a come Carlos Ferrater abbia assimilato la lezione di Moretti.

  11. salvatore ha detto:

    credo che bisogna essere realmente un pò più umili nel definire ciò che è “più avanti o più indietro”, la storia dell’architettura, a differenza di linguaggi autoreferenziali, o di nuove ricette sulla forma, è un punto fermo, un fattore oggettivo da cui bisogna partire se si vuole creare qualcosa di interessante, anche se di rottura, e se non hai del materiale con cui confrontarti con cui rompere credo che si producano progetti mediocri, per esempio P. Eisenman, sicuramente uno che non potremmo definire arretrato, aveva studiato Terragni prima di approdare al decostruttivismo
    inoltre bisogna rispettare chi lega i propri progetti al contesto, rinunciando spesso alle proprie velleità d’artista.
    credo che la poetica, in tutte le arti, non coincide con la tecnologia avanzata, quest’ultima è una delle scelte possibili, non l’unica vedi l’architettura portoghese.

    forse qualcuno crede di aver scoperto una nuova ed inedita verità sulla forma architettonica, cancellando ciò che è stato realizzato in millenni di STORIA.
    citando un mio professore “guardate meno riviste e leggete più libri”.

  12. Dorothy ha detto:

    Moretti è stato uno dei grandi del ‘900, la tristezza vera… viene da coloro che si buttano con le loro mirabolanti ‘spinte propulsive’ verso il futuro evitando di conservare la base che sarà indispensabile per costruire qualcosa di valido. Se così non fosse cosa studiamo a fare il partenone.. il colosseo e tutta l’architettura che ahimè regge ancora molto meglio di altre costruzione cosidette nuove e moderne.Chi ha tanto da parlare e distrugge… ha poco tempo per ascoltare e per riflettere e non sempre è un bene! Fatti… grazie!

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