Dai “palazzinari” ai “pannazzari” … Alberto Statera all’ombra del Vesuvio “buono” …

Napoli langue all’ombra del finto Vesuvio” è il titolo di un importante articolo di Alberto Statera apparso su La Repubblica di  oggi … che inquadra in maniera esemplare il progetto di Piano … sullo sfondo delle “incompiute” partenopee …
un articolo denso e documentato che ci riporta ai tempi delle storiche inchieste dello stesso Statera sulle incursioni di “preti e palazzinari” che all’ombra della Roma democristiana portarono all’affaire Sindona …
sono passati più di trent’anni … ma sembra leggere le pagine di allora … stessa vivacità … medesimi scenari … verrebbe da dire: stessi personaggi …

Scrive, tra l’altro, Statera: “ … nella piana di Nola sta per eruttare gaudiosamente il ‘Vulcano buono’ con un immenso getto di natura imprecisata -acqua, vapore, o simil-lapilli? -che sgorgherà nel cielo ad opera di Renzo Piano dalla bocca alta più di quaranta metri di ‘ O Vesuviello’.
Clone di cemento ricoperto da una giungla di verde, il Vulcano buono è stato partorito dalla fantasia di uno degli architetti più famosi del mondo su istigazione visionaria di Gianni Punzo, ex commerciante di biancheria nel regno ormai dismesso dei ‘pannazzari’ in piazza Mercato, e oggi icona vivente di quella che il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo definisce ‘l’altra Napoli’. La Napoli che produce, innova, inventa, va per il mondo, esorcizza la povertà, la criminalità e il declino. Quell’altra Napoli che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in libera uscita dal Quirinale invoca ormai quasi quotidianamente sorbendo il caffè al ‘Gambrinus’ o passeggiando sul molo desolato di Bagnoli con donna Clio, di fronte a uno dei panorami più suggestivi della terra, ferito dall’altoforno dell’acciaieria dismessa, provocando le peristalsi gastriche del governatore Antonio Bassolino e del sindaco Rosa Russo Iervolino, che si sentono messi sotto accusa per le grandi ‘incompiute napoletane’.
Quell’altra Napoli che Romano Prodi evocherà oggi nella visita ufficiale partenopea e che aleggerà per due giorni sul conclave del centrosinistra di governo nella reggia di Caserta. ‘A Bagnoli gli abbiamo liberato i suoli da anni -fu sentito dire il premier durante la visita in Cina -e non sono riusciti a combinare niente: altro che rinascimento di Napoli, sono degli incapaci’. …

Ma l’altra Napoli sta per mettere in scena -inaugurazione tra pochi mesi con i lapilli di Renzo Piano, la bandiera, l’inno di Mameli e il presidente partenopeo -‘O Vesuviello, che a dispetto del diminutivo è la grandiosa epitome ‘glocal’, globale e locale, della modernità: 450 mila metri quadrati a forma di cono come il vulcano che ha di fronte, alto quarantadue metri, 600 pilastri d’ acciaio a forma di sigaro toscano, una piazza centrale grande come piazza Plebiscito, un sistema logistico sotterraneo, una galleria circolare di un chilometro con 180 negozi, un parcheggio per 8 mila auto, una multisala Warner Bros, un ipermercato Auchan, un albergo Holiday Inn, centri congressi, decine di ristoranti e bar.
Non chiamatelo, per carità, centro commerciale perché Renzo Piano si offende. …
‘Forza Vesuvio’ scandirono i tifosi veronesi durante una celebre partita col Napoli di qualche anno fa; alla partita di ritorno, dall’alto di una curva, spuntò uno striscione di risposta ai veronesi: ‘Giulietta è ‘na zoccola’. Un picco di genio napoletano come sempre applicato al calcio. Oggi, al contrario dei veronesi, l’altra Napoli incita: ‘Forza Vesuviello’.”

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22 Responses to Dai “palazzinari” ai “pannazzari” … Alberto Statera all’ombra del Vesuvio “buono” …

  1. federico calabrese ha detto:

    In attessa che si risvegli il vulcano, quello vero, io sinceramente mi acconterei del Vesuviello di PIano, senza fare troppo gli schizzinosi.
    A Bagnoli che siamo riusciti ad ottenere? un concorso annullato per irregolarita’, un altro che meglio dimenticare, l’unica cosa decente e’ la Citta’ della Scienza (Fondazione Idis) di Silvestrini, voluta da Silvestrini e portata avanti da Silvestrini.

    Forza Vesuvio e naturalmente Forza Napoli!!

  2. isabella guarini ha detto:

    Gli eventi di trasformazione urbana a Napoli sono sempre preceduti da annunci trionfalistici, salvifici del degrado esistente, come l’elisir d’amore, buono per i calli e per le pene d’amore. Invece, noi che abitiamo nella ex Cam’pania Felix, sappiamo che alla fine il risultato è mediocre, per il fatto che il nuovo non riesce mai a compensare le innumerevoli problematiche preesistenti. In breve, il Vulcano, quello vero, è una montagna poderorsa, per cui varrebbe il detto: “partorisce la montagna e nasce un topolino, detto o’ vesuviello”. E speriamo che si fermi qui.

  3. pasquale cerullo ha detto:

    Non posso che condividere quanto afferma Isabella Guarini. ‘O vesuviello non risolve un bel niente e nessuno se lo aspettava. Ciò che dà fastidio sono i toni sopra le righe dei governatori ed organizzatori (volano…rinascita) che mesciano in un unico calderone tutte le problematiche territoriali estremamente complesse ed ataviche, le quali andrebbero affrontate con ben altri strumenti, evidentemente al di sopra delle loro capacità gestionali. Questa macrostruttura di Piano è poi l’antitesi di un progetto, urbano o territoriale che sia, di valorizzazione della piana di Nola e circondario. Perché è chiuso ermeticamente, non esploso con produzione e ramificazioni di colate ‘laviche’, quelle sì che servivano, sul disordine di un territorio che va per conto suo, di cui da tempo se n’è perso il controllo sociale. Un piccolo vulcano spento non produrrà nessun effetto, tanto meno un cratere meteoritico su un paesaggio lunare.

  4. federico calabrese ha detto:

    Un progetto di un centro commerciale puo’ e deve risolvere problematiche complesse ed ataviche?

    Io vedo solo un progetto di architettura!!
    Un cantiere!!! sapete quello con degli omini che lavorano etc. etc.
    A me che sono napoletano e ho vissuto 30 anni a Napoli e dintorni, ho fatto la Universita’ a Napoli, ho cercato di fare l’architetto a Napoli e dintorni,ho visto quello che si costruisce a Napoli e dintorni,come si costruisce, il Vesuviello mi piace.
    Almeno e’ qualcosa!!!!

  5. pasquale cerullo ha detto:

    È ovvio, talmente ovvio che per i politici non lo è, non perché siano stupidi, bensì per furbizia napoletana, la furbizia dei lazzari; anche Piano è entrato in questo loro stupido gioco ed esalta il progetto (lui non lo chiama neanche centro commerciale, troppo dozzinale) come una calamita che metterà tutto in movimento (va be’ lo ha fatto lui, ha il diritto di crederci e di vendita). Sarà pure carino, il buchetto nella piana, certamente più visibile del resto, ma i toni sono inadeguati e svianti per chi vive e spera nell’intorno.
    Quando Napoli era in ballottaggio per l’America’s Cup, gli amministratori, persino a livello nazionale, usavano toni esaltanti per un’occasione da non perdere affinché Napoli uscisse fuori dal suo torpore e l’evento diventasse un’occasione per rilanciare le attività imprenditoriali, trascinando con sé anche le altre energie della città ecc ecc Ed era solo una gara di barche a vela!!
    Vorrei che si capisse che i politici creano ad arte delle aspettive ai cittadini, attraverso l’uso improprio di un linguaggio. Manifestazioni, progetti che sono limitati e funzionali a ciò che sono o servono.
    Anche quando Napoli vinceva nel calcio si diceva che finalmente la città usciva dal buio. Un calcio ad un pallone, una regata nel golfo… un vesuviello. Ogni evento viene usato a pretesto dai politici per dimostrare che non stanno con le mani in mano e camuffare l’ inadeguatezza e l’inefficienza del loro operato. Ma la soluzioni ai problemi seri latita.

  6. isabella guarini ha detto:

    È qualcosa per chi vede da lontano, ma per noi che percorriamo il territorio quotidianamente, prima di vedere “quel qualcosa”, dobbiamo subire la vandea. Sinceramente , non per criticare l’opera del maestro italiano, che ci fa essere presenti come italiani nel firmamento delle global-star, quando arriviamo alla meta siamo esausti e non godiamo dei benefici che potrebbero esserci.

  7. federico calabrese ha detto:

    Quindi il problema sono i politici napoletani!!! se ho capito bene.

    A Valencia dove per fortuna di tutti si fara’ la Coppa America, stiamo assistendo alla rinascita di una citta’ che fino a 5-6 anni fa era peggio di Napoli, per non parlare di Barcellona del prima e dopo Olimpiadi.
    Quindi a volte la politica promette e mantiene.
    Quale e’ la soluzione ai veri problemi?
    lamentarsi lamentarsi lamentarsi e ancora lamentarsi……

  8. isabella guarini ha detto:

    Caro Federico, beato te che vivi a Valencia! Noi che viviamo a Napoli non ci lamentiamo perché non si fa niente. Anzi si fa fin troppo, ma piuttosto male. Nel sensi che non si raggiungono i risultati promessi. In questo c’è un gusto dell’apparire, del ridondante barocco, che vedi caso deriva proprio da quella dominazione spagnola, su cui si innerva la cultura napoletana più recente.

  9. pasquale cerullo ha detto:

    Se periodicamente fossi circondato da munnezza, tanto per dirne una, ti lamenteresti anche tu. Forse le cose continuano ad andar male perché non ci lamentiamo abbastanza…
    Lo sappiamo, tutta l’Italia lo sa che Napoli (dentro la città) e il territorio metropolitano hanno delle sacche ‘scoperte’ fuori la legalità. È facile individuarle, dov’è più alta la percentuale sul costruito di abusi edilizi, dalle grandi ville dei piccoli mandatari in provincia, alle superfetazioni nel vivo della città, altro che condono, occupano i marciapiedi. I sindaci si guardano bene dal toccarle altrimenti perderebbero di popolarità; meglio una poltrona sicura e dolci privilegi piuttosto che impegnarsi sul fronte delle cose urgenti. Non che sia urgente liberare un marciapiede, ma se lo si fa in modo sistematico a tutti, capiranno che questa ‘liberta’ non è più concessa e nemmeno tutte le altre. Che si inizi facendo rispettare prima le piccole legalità, a piccoli ma ‘grandi’ passi…
    Quartieri abbandonati, Comuni come roccaforti, ma alle inaugurazioni sono sempre presenti, per enunciare e prendersi dei meriti che non hanno. Almeno tacciano!

  10. marco melani ha detto:

    voglio essere banale… giusto quello che scrivete… tutti… ma forse non è corretto dare la colpa alla politica… se ci sono responsabilità in tutto questo… vanno alla cultura (nel senso di usi e costumi…)… quella italiana… poco pragmatica, lamentosa, che tende a scaricare la colpa sugli altri… e che poi ci porta a sceglere determinati rappresentanti…
    Non conosco molto Napoli (comunque città splendida)… ma la percepisco (da esterno) come città delle occasioni perse. Un esempio…? Il centro direzionale: progetto giapponese e realizzazione italiana (anche se non lo fosse… soggetta a tutti i cavilli ed inconvenienti del caso) che, come sempre, disattende le intezioni iniziali e trasforma tutto in un feticcio… Stessa cosa può valere per l’auditorium di roma, per la chiesa di san giovanni rotondo… insomma di esempi ce ne sarebbero.
    Comunque… perchè non costruire il vesuviello?

  11. federico calabrese ha detto:

    Cara Isabella,
    purtroppo la dominazione aragonese-catalana duro’ solo 60 anni.Troppo poco.
    Si fecero le fogne le strade la citta’ venne ampliata, e molte altre cose vennero fatte in una citta’ che gli angioini avevano ridotto molto male.
    Ma il popolo anche allora si lamentava, mentre i baroni cospiravano.
    Allora il barocco non c’era….e’ venuto dopo circa 100 anni, e dal barocco rigido e sobrio spagnolo si e’ trasformato in quello ridondante napoletano.
    SIAMO rimasti gli stessi……barocchi ridondanti, decadenti e contenti di esserlo.

  12. federico calabrese ha detto:

    Pasquale,
    mi sono lamentato anche io per trent’anni. So che significa vivere a Napoli (comunque citta’ splendida…..).
    Se vogliamo discutere di architettura, architetti cattivi e bravi, star system, vulcanelli,buchi nel cemento, nessun problema, io ci sto, e questo Blog e’ il luogo adatto ed anche divertente.
    Pero’ dire che a Napoli ci sono delle “sacche” fuori la legalita’……per favore….
    a Napoli c’e’ la camorra, tutto’ cio’ che produce danaro e’ in mano alla camorra, altre che sacche, i sacchetti vuoi dire quelli della munnezza, pure quelli sono in mano alla camorra. Altro che perdita di popolarita’, perdita’ di un braccio, di una gamba..questo e’ quello che si vive quotidianamente a Napoli (comunque citta’ splendida…..)
    Vedi Napoli e poi muori.. se ti va male, se no ti scippano e ti caricano di mazzate se sei fortunato,magari davanti una bella chiesa ridondantemente barocca dello splendido centro storico.

  13. isabella guarini ha detto:

    Napoli non è una città spendida, ma ha un panorama spendido e talmente resistente che i napoletani non sono ancora riusciti a distruggere. Se non ci fosse la configurazione naturale del Golfo, con il Vesuvio, le isole, gli anfratti e le colline, le infinite colorazioni, la città costruita non sarebbe definita spendida.

  14. pasquale cerullo ha detto:

    Quando si parla di edilizia e architettura a Napoli può anche capitare di parlare d’altro…

    Io tutto questo entusiasmo per il vesuviello non ce l’ho. È bello bello, tecnicamente raggiunge l’obiettivo formale, tipico del progettare di Piano, un’altra pietra miliare da aggiungere alla sua opera omnia. Detto questo, quei milioni di euro li avrei prodotti in altro modo.

    Ma vorrei ancora una volta non (?) parlare di architettura: molti edifici della fine dell’Ottocento, per esempio quelli del Risanamento, dopo il terremoto hanno subìto un graduale processo di trasformazione che oggi è arrivato all’estremo. Internamente sono state fatte riseghe a pilastri e muratura portante per allargare i vani, creati soppalchi, sostituiti muri interni con travi in acciaio che caricano sulle murature adiacenti. All’esterno sono stati aggiunti i balconi, con travetti a sbalzo saldati sulla struttura dei solai.
    Non è solo camorra, ma una pratica di tutti, non ci perderebbero un bel niente i sindaci, solo i voti, che per loro valgono certamente più di un braccio, siamo noi che perdiamo i pezzi per strada. Il sindaco ha dei privilegi per fare il suo dovere, dai più frivoli ai più scottanti. Altrimenti vada a fare il deputato.
    Lasciamo stare lo stravolgimento tipologico e formale di questa edilizia economica, che ‘ha’ una sua dignità storica, ma come è possibile?
    Basterebbe una minima scossa per assicurare mezza Napoli al creatore.
    Chi è consapevole di questo guaio, del vesuviello non gliene importa un fico secco.

    Va bene, ora proviamo a parlare pure di architettura secondo lo spirito del blog.
    Anzi, ne parlo io e di…parlerò di…ves…vesuviellllo…(o forse qualcuno già si è rotto le scatole?).
    Allora aspettiamo un poco altrimenti diventa un argomento logorroico. Una decina di secondi uno due tre …dieci.
    “Spazi, spazi!” , diceva Zevi a Piano quando lo incontrava. E lui, niente. Spazi spazi, e invece forme forme oggetti amuleti portaceneri…bighi, Abbate che insegna/va tipologia strutturale considera il bigo un insulto all’economia strutturale, non costa niente fare una str.ta soprattutto quando non la paghi tu. Piano che ha un’ idea di evoluzione del progetto molto caratteristica, non studia il luogo se non per ciò che più lo colpisce e incuriosisce all’istante (come gli artisti estemporanei), da lì prende le mosse per i suoi schizzi profetici che poi affida ad un esercito di ingegneri giapponesi, che a loro volta si faranno un masso per metterli in atto. E il vesuviello, ineccepibile, a prova di critica, e che vuoi criticare? Che idea originale! Certo che ci sarà voluto un grande sforzo per partorirla, dopo un’attenta analisi del cheapscape intorno ha alzato la testa, quasi schifato e… ah aaaaah: “Ma …ma perché non me lo avevate detto prima che avevate ‘sto coso davanti?”. Sontuoso, elegante… pare che l’amministrazione di Numazu abbia chiesto di farne uno simile, Piano si è premurato di dire che è impossibile perché il progetto è connaturato al luogo e in nessun altro posto può stare, però…stringendo la bocca del cratere, aumentando la pendenza…si può fare….’o Fujinino!

    saluti

  15. isabella guarini ha detto:

    Mi dispiace che non posso inviare una foto del Vesuviello vista dall’alto, da cui appare chiaramente lo scenario degradato, dovuto alla disordinata urbanizzazione e, soprattutto, alla erosione, da cave di pietrisco, delle propaggini appenniniche che fanno da corona alla Piana di Nola. La foto è stata pubblicata da La Repubblica di Napoli, del 04/02/07, e mostra chiaramente lo scarto tra realtà e utopia, per dirla con Tacito: “dicebat quod cupiebat”

  16. federico calabrese ha detto:

    il giorno dell’esame il prof. Abbate, ci disse: dopo la laurea prendete un atlante e un compasso, puntatelo su Napoli (citta’ splendida) tracciate un cerchio di almeno 1000 km tutto quello che rimane dentro dimenticatevelo e andatevene
    piu’ in fretta possibile fuori dalla circonferenza.
    una delle migliori lezioni impartite alla Federico II.

    Il bigo consiste in due gruppi indipendenti di bracci a forma di sigaro, collegati da cavi, che si aprono a ventaglio da un podio “a isola” collocato nell’acqua della darsena. Una serie di bracci supporta la copertura a tenda al di sopra di una banchina del porto, per coprire la piazza. L’altra serie trasporta un elevatore verticale a cabina per passeggeri dalla banchina. Entrambe le serie sono ancorate inferiormente alle fondazioni che si trovano al di sotto del livello marino del porto.

    Il più grande dei bracci rastremati, che sostiene la cabina dell’ascensore, è lungo più di 70 metri. La copertura a tenda, in membrana di fibra di vetro ricoperta da PTFE, è sostenuta da 4 archi a sezione tubolare che sono, in cerchio, sospesi dalle cime di un paio di bracci attraverso gruppi di cavi che si aprono ad ombrello da un nodo studiato appositamente. I bordi inferiori della tenda sono tesi mediante una serie di puntelli inclinati lungo il loro perimetro.

    Lucernari a striscie tra aree adiacenti della tensostruttura sono attaccati al di sotto e su ciascun lato degli archi. Delle volte a botte in vetro, sostenute da tubi di spina fissati tra i punti di sopensione della tenda, coprono tali aperture. Un meccanismo a pantografo incorporato nei punti di sospensione assicura che l’inclinazione di ciascuna volta di vetro venga aggiustata automaticamente per seguire la geometria della superficie della tenda, ogni qualvolta essa venga a variare a causa dei cambiamenti dei carichi dovuti al vento o alla neve.
    ARUP

    Apprendendo che Piano tecnicamente raggiunge quasi sempre l’obbiettivo formale,
    dopo questa magistrale lezione di critica architettonica…si puo’ chiudere bottega.

  17. Cristiano Cossu ha detto:

    Se c’è Arup io mi fido. Mio cugino Ing. Porcu fa ancora i calcoli col metodo di Cross, figuriamoci, e io così non posso realizzare le superfici a n-upla curvatura che mi interessano moltissimo :-))))

  18. pasquale cerullo ha detto:

    Una volta a Napoli arrivò una grande firma dell’architettura mondiale, erano incontri che preparava Izzo. Nel vedere dalle diapositive un’ardita pensilina, uno studente gli chiese come facesse a reggersi. La risposta lasciò gli astanti, più che spiazzati, sconcertati: “Non lo so, se ne occupano i miei strutturisti”.
    Grazie, Federico, mi mancava la spiegazione tecnica del bigo, evidentemente non ho capito lo spirito del blog.
    Ora se gentilmente vuoi completare con la spiegazione della struttura del vesuviello…però mi sa che ancora non è stato scritto nulla in merito. Dovrai andare direttamente tu, così fai una rimpatriata dentro i mille km, munito umilmente dinanzi all’opera del maestro di macchina fotografica e blocchetto di appunti; se trovi qualche strutturista chiedi delucidazioni sul metodo di calcolo. Attendo fiducioso.

  19. federico calabrese ha detto:

    Io credo che se chiedi a Piano come si regge il vesuviello lui ti sapra’ rispondere, il problema e’ capire……magari te lo spiega in inglese.
    Guarda le foto del cantiere di Nola, e vai tu in giro armato di camera fotografica e
    moleskine da architetto e fammi foto analoghe nei dintorni di Napoli se ci riesci.
    Attendo fiducioso.

    It has the shape of some interlocking and rotating solids, each with a different slope. Thr slopes form ridgesthat range from 25 to 41 metres in height, with an overall diameter of 320 meters.
    The structure’s form contrasts with, and counterbalances the rectilinear buildings of the neighboring business center.
    The crater structure is made of reinforced concrete, covered with turf, allowing the artificial volcano to disappear into the landscape, not just occupy it.

    E’ un po poco lo so, ma Favero e Milan non sono cosi’ attenti nel curare la loro web come Arup.

    Saluti dal km 1539.

  20. pasquale cerullo ha detto:

    Per Piano aspetto che me lo presenti, ma non c’è fretta.
    Apprezzo l’ impegno, ma le foto? Varrà pure un sacrificio per il maestro. A me hai dato un compito ingrato…3000000 di km quadrati da documentare! Ho puntato il compasso sul vulcanello, vedrò che posso fare, dovrai aspettare parecchio fiducioso. Ma a te spetta il centro del cerchio, cioè nel buco causato dalla punta del compasso.

    ciao, dal km 0

  21. Danilo Nuccetelli ha detto:

    C’è un futuro per i sampietrini ?

    Lentamente,inesorabilmente i sampietrini stanno scomparendo dalle strade di Roma. Il sacrificio delle storiche pavimentazioni cominciato in sordina anni fa sulle strade consolari e nelle periferie ha assunto con il tempo un ritmo incalzante che ha investito anche il centro storico della Città. Una dopo l’altra sono cadute via Po, via delle Botteghe Oscure, via Cavour, i Lungotevere e presto toccherà a via Nazionale e via del Boschetto. Dietro questo processo di trasfigurazione dell’assetto estetico e funzionale di vie e piazze c’è una scelta politica della amministrazione capitolina mai apertamente rivendicata ma portata avanti con pervicacia straordinaria. È una scelta che sconta il peccato originale del vedere l’automobile, le moto e i motorini al centro di ogni idea della mobilità e i selciati un ostacolo a questa idea. E allora via vecchi, cari sampietrini buoni solo per fare da sfondo a qualche manifesto per la festa del cinema o della rumba e avanti con i parcheggi sotterranei, i sottopassi e una immensa, puteolenta, velenosa colata di asfalto “fonoassorbente”. L’operazione viene condotta in un contesto di generale approvazione , tuttavia non si rinuncia ad accompagnarla con una magnifica corbeille di mistificazioni. E allora ecco che gli Assessori comunali competenti e lo stesso Sindaco si avventurano in affermazioni risibili come la sparizione delle maestranze capaci di posare in opera i selciati e la irreperibilità dei materiali. Si, la colata lavica dei castelli romani deve essersi improvvisamente esaurita come i filoni d’oro del Klondike e nel XXI secolo è più facile maneggiare microchips che “squartare” massi di selce e sbozzarli e condurli alla icastica forma troncopiramidale. Non ci si lasciano mancare poi considerazioni economicistiche : i sampietrini costano troppo sia a metterli che a mantenerli, il bilancio, la spesa sociale, bla,bla,bla…….Un selciato fatto a regola d’arte costa, ai prezzi del prontuario comunale, quanto l’asfalto e con un traffico di veicoli che rispetti i limiti di velocità delle aree urbane dura sei –otto volte di più e non libera polveri sottili o sospette di cancerogenicità e garantisce la permeabilità del suolo e non restituisce il calore e è bello. Un poco di demagogia poi: gli handicappati, gli anziani , i bambini inciampano , si rompono ,si spaccano.Per capire come stanno le cose bisogna fare un confronto tra la pericolosità di un manufatto straordinario come il selciato di Piazza San Pietro, per fortuna sinora sottratto alle cure del Campidoglio, e la miriade di trappole per umani disseminate dappertutto sotto forma di scivoli , piste per non vedenti , facilitatori di accesso guasti, sconnessi, inadeguati già il giorno dopo l’inaugurazione. E il fashion infine: le donne con i tacchi a spillo rischiano di rimanere incastrate nelle fessure e farsi male! Ecco, questa potrebbe essere una buona idea per il futuro della Città: immaginarne lo sviluppo in funzione dei tacchi a spillo e delle guepières. Comunque da qualche parte i sampietrini si salvano: le aree pedonali, siii le aree pedonali!! Ma anche li non è che le cose vadano meglio perché alla tradizionale posa in opera a secco con i giunti serrati e ben allineati e gli elementi complanari se ne è sostituita un’altra grossolana, approssimativa con commissure di tre, quattro, cinque centimetri, con l’utilizzo di materiali di provenienza asiatica di tutt’altro colore e consistenza rispetto a quelli storici e con la perversione della “sigillatura”: una colata di cemento tra gli interstizi che,con l’aiuto di colonnini, colonnotti, finte palle di cannone, fioriere e dissuasori di tutte le fogge azzera la valenza estetica dei manufatti e dei luoghi.
    C’è allora un futuro per le pavimentazioni tradizionali di Roma? Si, se l’Amministrazione comunale si rende conto che i sampietrini appartengono alla storia della città, sono un valore estetico aggiunto, possono essere economicamente vantaggiosi, possono contribuire alla riduzione dell’inquinamento e facilitare il rispetto dei limiti di velocità. Si se il mezzo privato di trasporto cessa di essere il Totem, la variabile indipendente delle politiche della mobilità cittadina, centro storico incluso. Si, se i tecnici comunali tornano a una progettazione seria, se nei capitolati speciali si indicano le specifiche dei materiali, se i direttori dei lavori tornano a ispezionare i cantieri e smettono di girare gli occhi da un’altra parte quando vedono cose malfatte ,se si smette di farsi dettare l’agenda politica dalla lobby delle imprese appaltatrici dei lavori pubblici.
    Se accadrà questo non solo si salveranno i sampietrini e si rivedranno strade e piazze selciate belle e funzionali come se ne vedono in tutte le capitali europee ma spariranno anche dalle strade asfaltate le migliaia di buche che insidiano quotidianamente la vita stessa dei romani. Forse sarà necessario un altro Sindaco e un’altra generazione politica ma già questi potrebbero ricevere una bella lezione da un intervento pubblico di tecnici, addetti ai lavori, intellettuali, artisti, semplici cittadini che hanno conservato il gusto della indipendenza di giudizio. O dal Governo. O dall’Unesco.

    Danilo Nuccetelli Roma 02/02/2007

  22. alessio lenzarini ha detto:

    personalmente, ritengo che l’asfalto sia esteticamente assai più stimolante del sampietrino

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