Purini in salsa Picada … quando lo sponsor … passa a riscuotere …

Aria fresca a Vema … col cemento “verde” … che disinquina …
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Italcementi … “A world class local business” …

Italcementi Day … alla Biennale …
titola il “Gazzettino” del 29.10: Presentato alla Biennale il cemento ‘mangiasmog’ …
“Si può fare economia ed innovazione anche in un settore ‘vecchio’ come il cemento, supportando le esigenze dell’architettura sostenibile ed inserendosi nel territorio come contributo all’ambiente.’ Così Fabrizio Donegà, vicedirettore generale di Italcementi, ha presentato ieri mattina il cemento antismog …
Questo progetto si chiama ‘Picada’ e si traduce in un cemento particolare, il ‘Tx Active’ …
La ricerca … è stata presentata alla Biennale di Venezia da Italcementi, partner della X Biennale di Architettura
Nel Padiglione italiano della Biennale c’erano realizzazioni di questo prodotto innovativo …
accanto, ‘Vema’, il plastico della città del futuro … che racconta la sperimentazione totale della sostenibilità come ambito progettuale …”

e da “marketpress.info” del 31.10 apprendiamo ancora:
“Come si costruiranno i nuovi luoghi dell’abitare? Avremo case e strade ‘antismog’? L’innovazione e la ricerca in che misura potranno migliorare la qualità della vita nelle città del futuro? L’incontro’architetti e materiali per le città del futuro’ promosso dall”Italcementi day’ alla 10. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia ha permesso di leggere attraverso la lente dei risultati del progetto Picada (Photocatalytic Innovative Coverings Applications for Depollution Assessment) come l’applicazione di materiali cementizi fotoattivi possa contribuire a migliorare la qualità di vita delle città …
Nel corso dell’incontro sono stati presentati dati e analisi sul funzionamento e l’efficacia dei prodotti fotocatalitici, i recenti impieghi in aree urbane e le prospettive di utilizzo per le città …
Vema, è un esempio concreto del raggiungimento di un sostanziale progresso tecnico-estetico per le città del futuro” … ha aggiunto Donegà
Italcementi è tra i partner della Biennale Architettura di Venezia. Con i prodotti contenenti Tx Active è stato realizzato il rivestimento della struttura ‘Ellisse’ nel Padiglione Italiano e il rivestimento di pareti e pedane nelle aree espositive ai Giardini e all’Arsenale …”
E Purini ha concluso con la solita, quotidiana, tiritera: “Vema è la progettazione di una nuova città situata fra Verona e Mantova, una città ideale, una città innovativa che affronta problemi quali la casa, i luoghi di lavoro, le infrastrutture, il verde, in un tentativo di coinvolgere il tema della sostenibilità, come un esperimento totale che ripercorre ogni ambito progettuale della città. Vema vuole anche contrastare la città diffusa …” bla, bla, bla, …
Comunque: sempre sia lodato … lo sponsor che ha pagato …

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7 risposte a Purini in salsa Picada … quando lo sponsor … passa a riscuotere …

  1. isabella guarini ha detto:

    Ho ascoltato un’intervista a Purini durante una trasmissione televisiva di buon mattino. Mi è sembrata eccessiva la presentazione di Vema come occasione per lanciare i giovani progettisti. Non ho mai conosciuto tanta generosità da parte di accademici e attivi professionisti. Ma la mappa degli sponsor del cemento chiarisce il tutto!

  2. Luigi Iampieri ha detto:

    Che spettacolo! il nostro Frankenstein non smettrà mai di stupirci, per fortuna (ma è una magra consolazione) quasi nulla di quello che partorisce viene realizzato…

  3. pinello berti ha detto:

    Quando si chiede compartecipazione dal ” paese produttivo ” si tratta con lo ” sterco del diavolo” ; quando si va a vendere in CINDIA, le associazioni, gli istituti-culturali di altre nazioni europee come UK e France hanno consolati ed ambasciate che sostengono il loro prodotto nazionale, gli italiani sempre b… sciolti e l’un contro l’altro… Mr. & Mrs. Lampieri e Guarini attendiamo i Vs. parti progettuali perchè sul Blog di Muratore continuate a fare ridere i polli con o senza aviaria.
    pb

  4. Andrea Cattabriga ha detto:

    Anche io ho intercettato “the Franco” in televisione. L’unica nota interessante fu il constatare quanto sia diventato bravo e costante nel ripetere la solita tiritela su V**A… si vede che ha studiato bene la lezione!!!

  5. isabella guarini ha detto:

    Almeno facciamo ridere in questa Valle G…, pardon, di Miserie architettoniche. Per quanto mi riguarda non ho mai avuto la presunzione di fare progetti per la salvezza dell’umanità come, invece, lasciano intendere le stelle dell’architettura contemporanea, circondate dalle altre stelline e stellette. Mi limito a rispondere a qualche commessa, a partecipare ai concorsi di progettazione, e mi capita persino di vincerne uno ogni morte di papa. Se Lei, Berti, promuoverà qualche concorso, avrò ill piacere di parteciparvi. Così potrà giudicare il parto architettonico. Bye, Bye,

    Naples, Italy

  6. pinello berti ha detto:

    Gentile signora Guarini,
    mi racconti qualche Suo suggerimento o idea per sanare i quartieri sanità e/o similari in questi giorni e da sempre teatro di eccidi efferrati.
    pb

  7. isabella guarini ha detto:

    Caro Berti, anche se non c’è un concorso d’idee, rispondo volentieri alla sua richiesta, conoscendo molto bene i quartieri storici e periferici della città di Napoli. Innanzi tutto, va detto che non è da ripetere il Risanamento ottocentesco, in quanto, con la formazione dei grandi assi stradali nel corpo del centro storico, si sono emarginati quei quartieri di cui tanto si parla. Via Foria, Via Duomo, il Rettifilo, sono vere barriere di separazione. La Sanità, per esempio, è una città fortino, tanto è chiusa intorno dai forti disliveli a monte e dalla Via Foria a valle. Da studente ho abitato in un palazzo settecentesco di Via Vergini, strada davvero monumentale per i palazzi e le chiese, luogo in cui vi è memoria dalla preistoria ai giorni nostri. dove, almeno fino agli anni settanta e ottanta, era possibile incontrare tutti i ceti della società napoletana. La zona, come le altre storiche, è diventata famosa per i delitti efferati a causa della deportazione degli abitanti nelle periferie e l’affermarsi dell’economia della droga. Durante il secondo anno di studi universitari svolsi un lavoro di ricerca sulla Sanità e in gruppo costruimmo un plastico al mille, intervistammo gli abitanti , rilevammo edifici e monumenti. Un’esperienza indimenticabile, da cui ricavammo elementi per le proposte di dotazioni urbanistiche e per far uscire il quartiere dall’isolamenteo. Si pensò a un collegamente con la tangenziale, che lambisce il quartiere, anzi che lo sovrasta, con sistemi meccanici di mobilità pedonale e parcheggi. Alcuni si laurearono proprio con questa tesi. Ma ormai sono trascorsi circa trent’anni e le occasioni sono andate in fumo. Comunque, posso dire ciò che non si deve fare: stravolgere il quartiere con la scusa dell’ordine pubblico. I mali dell’anima non si curano con il mattone!

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