
Richard Meier e Francesco Dal Cò all’ultima inaugurazione dell’Ara Pacis.
Non so bene perché, forse per qualche crisi nelle vendite, ma da qualche tempo ricevo per posta elettronica, come molti altri presumo, dalla casa editrice Electa, una specie di pubblicità, sotto forma di anticipazione dei principali articoli pubblicati poi su Casabella … Forse qualcuno ha capito che nessuno più legge da tempo quella rivista, se mai la compra, la sfoglia di sfuggita e la ripone, … per completezza di collezionista …, insieme alle annate più anziane …
Leggo quindi dall’ultimo invio:
“Nel numero 745 di «Casabella», in edicola nei primi giorni di giugno, diverse pagine sono dedicate alla presentazione del nuovo Museo dell’Ara Pacis a Roma progettato da Richard Meier. Per l’intrinseco significato dell’opera e per quello che può rappresentare per l’architettura italiana e per gli interventi che sarebbe auspicabile veder realizzati anche nei centri storici italiani per favorirne la riqualificazione, vengono qui anticipate le opinioni di coloro che la rivista ha interpellato in questa occasione. Raccogliendo, oltre a quello del Direttore, Francesco Dal Co, i giudizi di Carmen Andriani, Francesco Careri, Paolo Desideri e Franco Purini, «Casabella» si ripromette di favorire l’approfondirsi del dibattito, libero da strumentalizzazioni pregiudiziali e condotto con competenza, che un’opera quale il Museo dell’Ara Pacis dovrebbe suscitare.”
Pur nella mia “incompetenza”, e nella mia “pregiudiziale strumentalizzazione” della questione Meier, ho letto con attenzione quei testi … e vi invito a fare altrettanto …
non certo per fare pubblicità a quella, già gloriosa, testata, né, tanto meno, al suo editore (che non ne hanno certamente bisogno …), ma soprattutto per verificare, se così lo vogliamo chiamare, lo “stato” del dibattito …
giudicherete voi …
per quanto mi riguarda, mi è parso un estenuato esercizio di cerchiobottismo accademico … sostanzialmente l’opera non piace a nessuno degli scriventi, ma … non si può parlar male di Garibaldi … e quindi giù cartelle su cartelle … parole … parole … parole … come all’università … per dire tutto e il suo contrario … L’unico testo che si salva, il meno verboso e accademico, il più disinterassato e quindi anche il più interessante e leggibile, in questo diluvio di luoghi comuni … resta quello di Careri che ha avuto l’intelligenza di dire una serie di cose sensate e condivisibili … Tra l’altro, il “Piccio” degli Stalker, non a caso anche il più giovane degli autori coinvolti, presenta con grande sensibilità il lavoro di “Fausto delle Chiaie, artista e poeta urbano che dal 1989 è il custode, il curatore e l’opera di questo angolo di Roma” …
di questo lo ringraziamo vivamente …
Delle Chiaie è stato, in questi lunghi anni, uno dei pochi con i quali abbiamo, quotidianamente, condiviso l’amara inquietudine di una melanconica attesa …

“Spazio monumentale in allestimento” …










Caro Muratore, sono una lettrice di Casabella da circa 40 anni per cui leggerò certamente i testi sull’Ara Pacis da lei indicati. Ma anche le riviste sono come il vino che dipende dalle annate. Di recente ho avuto perplessità nel rinnovare l’abbonamento alla rivista Casabella, per vari motivi tra i quali il primo è quello riguardante le responsabilità nell’ oscuramento dell’architettura italiana, e nella promozione delle “euro-global-star”. Qualche volta ho rilevato che il numero di pubblicazioni dei progetti euro- globali interessano la rivista al novantanove per cento. Nè può valere la pubblicazione delle opere in bianco e nero, stile neorealismo, degli ingegneri e architetti italiani del dopoguerra non più in vita, che fa tanto necrologio. Sono convinta che il dibattito sull’Ara Pacis non troverà pace. A presto.
Caro Muratore, non compro “Casabella” da 9 anni, forse perché non sono
interessato alle “trovate” o alle “acrobazie” architettoniche recenti, invece
ri-leggo con attenzione la vecchia “Oppositions”, qualla con le critiche o i progetti
di Eisenman, di Vidler, di Rossi, di Hejduk, and so on…
Perché? … solo nostalgia e mancanza della cosiddetta comprensione dello
spirito del tempo?…
E poi, mi pare, il buon vino non dipende solo dalle annate, ma dai vitigni,
dal terreno e dalla capacità del “produttore”…
Grazie. Che bello leggere queste tue parole!
Sono senza riserve d’accordo con le conclusioni dell’articolo di Muratore pubblicato su “Palladio” n°34:nuova sistemazione della piazza e contemporanea rilocalizzazione dell’Ara Pacis di cui si continuava a sottolineare la collocazione incongrua. Essendo io un “laico” non conosco gli obblighi ai quali dovette sottostare Morpurgo per la collocazione del suo edificio, che era molto bello ma sofferente per la posizione anche quando i lungotevere erano solo splendidi e pacifici viali alberati. Li ho conosciuti quando la “circolare nera” arrivava a ponte Margherita passando vicino a un Ciceruacchio ombreggiato per gran parte dell’anno da un rigoglioso fogliame ante inquinamento.