Spiriti inquieti …

Giuseppe de Finetti con sua moglie Thelma e Adolf Loos

Giuseppe de Finetti con sua moglie Thelma e Adolf Loos

“Gli spiriti inquieti che tendono al nuovo per il nuovo, allo strano ed al mirabolante non servono all’architettura e, quando per caso si dedicano a questo mestiere che è tutto reale e concreto, raramente giovano. E danno non piccolo fanno anche gli ingegni copiatori, quelli che per mancanza di forza inventiva e di spirito critico si attaccano alla moda e seguono solo questa, accettandola tal quale anche se allogena ed estranea affatto al loro tema, al loro clima, ai loro mezzi economici e tecnici”

G. de Finetti aprile 1943

Parole sante …grazie Sergio …

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

6 risposte a Spiriti inquieti …

  1. Sergio Brenna ha detto:

    Proseguo la citazione:”Guai a lasciar prendere la mano ai praticoni od ai cosiddetti uomini d’azione che credono di fare la civiltà d’oggi perché costruiscono case o producono beni industriali o commerciano le merci od il denaro e lo fanno sempre con furia gloriandosi della velocità della loro azione e del loro successo, ma sciupando la civiltà del domani. l’industria del domani, la ricchezza del domani. E questi realizzatori noi sappiamo sin d’ora che balzeranno alla ribalta alla prima occasione a bandire programmi mirabolanti e semplicistici, a battersi per il sistema del fare pur di fare, perché il tempo stringe e la necessità è grande. Conviene dunque precederli e cercare di fissare qualche concetto fondamentale per lo sviluppo della città, che valga anche a difenderla dagli improvvisatori”
    (G. de Finetti, Per la città del 2000, 1943 !)

  2. Sergio Brenna ha detto:

    “Oggi è l’americanismo indigesto che folleggia in grattacieli.
    Perché le forze nuove della città si esprimono in modi così alieni, così sciocchi, così dannosi all’utile ? (…)
    Anche se animato da volontà di far nuovo, di far grande, ogni signore delle ferriere suole affidare la soluzione dei propri problemi ad un suo tecnico, necessariamente ubbidiente alla moda che è nell’aria e alla personalità volitiva del padrone.
    Costui ha sempre delle idee, raccolte a Londra, a Parigi, oggi soprattutto in America: costui si gloria non di inventare (la parola e disusata fuor del campo tecnico) ma d’imitare ieri un lord Derby, o un banchiere Laffitte, oggi una Corporation famosa pel suo grattacielo.
    Università, burocrazia, potentati sono vuoti di idee.
    (G. de Finetti, Per un Istituto di studi urbani e regionali, giugno 1946; ora in G. de Finetti, Milano, Hoepli 2002, p. 496)

  3. Cesare Piva ha detto:

    Caro Brenna,
    sono assolutamente d’accordo con de Finetti e in generale con coloro che ri-leggono
    “criticamente” le indicazioni presenti del libro più suadente e in parte misterioso, come scrive Daniele Vitale, che si è occupato del rapporto, intricato e forse oscuro, tra architettura e città: ossia L’architettura della città.

    Mi pongo però dei dubbi. Su europaconcorsi, oggi, è apparso un progetto di Koolhaas
    a Cordoba, mi pare. Ora, io spesso non amo le acrobazie progettuali dell’architetto olandese? americano?, inglese?, però, almeno così mi pare, vedo un certo rapporto con la cosiddetta architettura della città. Un rapporto certamente diverso, più ideale, se vuoi… Addiruttura io penso che DNY sia stato molto “piegato”, forse inconsapevolmente, dal libro del più bravo architetto-intellettuale-storico del Novecento, almeno in Italia. Cosa pensi?
    Grazie

  4. Sergio Brenna ha detto:

    Intervenendo sul dibattito seguito all’appello di alcuni architetti italiani sugli esiti dei più recenti concorsi di architettura, ricordavo la difesa di Rogers della ricerca progettuale italiana rispetto all’International Style, bollata invece da Reyner Banham come “ritirata dall’architettura moderna” e il libro in brossura di Aldo Rossi -L’architettura della città – (prima che questi fosse rapito dall’adorazione dei fans nell’empireo del divismo internazionale dell’editoria in carta patinata) – come manifestazioni di una peculiarità espressiva fondata sull’analisi dei caratteri insediativi dei contesti. E’ una prerogativa del “genio italico” ? Certo che no ! Talvolta anche altri e altrove lo fanno: forse in Italia la resistenza ad un’omologazione espressiva sovrimposta (International Style o mirabolanti stranezze individuali poco importa) si è più organicamente strutturata in una scuola di pensiero, oggi vieppiù emarginata dalla globalizzazione mediatica di “un’architettura servile” che dagli Anni Novanta è andata di pari passo con quella finanziaria ed economica.

  5. Isabella Guarini ha detto:

    Le architetture pubblicate su Europaconcorsisi possono suddividersi gerarchicamente in due categorie: architetture ad alta tecnologia ed economia che non rappresentano mai il contesto in cui si collocano; architetture del contesto, a bassa tecnologia. Le prime appartengono al ristretto gruppo del global star system, le seconde al tessuto professionale italiano caratterizzato da restauri, ristrutturazioni interne e rari nuovi edifici, piccoli e medi, per abitazioni, scuole o palestre. Frequenti sono i progetti per l’arredo urbano, pavimentazioni stradali e riqualificazione dei fronti d’acqua, con esclusione di quelli più rinomati che sono sempre appannaggio dello star system , a causa del turismo globale, come i restauri dei monumenti più visitati dai turisti di tutto il mondo, che accorreranno più numerosi se un loro connazionale sarà stato messo sull’altare dell’arte con Michelangelo o Giuliano da SangalLo o altri. Che orgoglio!
    Saluti, Isabella Guarini

  6. Vittorio Corvi ha detto:

    A proposito di De Finetti (che non conoscevo o non ricordavo di conoscere, non so – per cui Grazie S. Brenna, anche da parte mia) casualmente sfogliavo (online) un fascicolo dell’ “Architettura e Arti decorative” del 1923, in cui P. Mezzanotte recensiva “quattro interni milanesi”. Così scriveva:

    “Riproduciamo anche alcune fotografie delle sale architettate e decorate con austera sobrietà e gusto un poco esotico dell’architetto De Finetti per “Bottega di poesia””

    Gusto un poco esotico…

    e continuava:

    “Quattro interni, quattro disparate tendenze. Se sfogliamo le riviste estere e vi cerchiamo riproduzioni di interni d’arte, troviamo composizioni spesso più fini, più abilmente congegnate, meno criticabili delle nostre: tutte però un poco somiglianti, con una certa aria di famiglia che dà l’impressione del già visto. Nelle nostre c’è maggior varietà d’indirizzo, se non maggiore fantasia. E la nostra forza secondo taluni in quanto è favorito l’affermarsi delle personalità: il nostro difetto per chi invoca contro l’eclettismo dominante una scuola, una disciplina, che possa portarci forme veramente nazionali e liberarci del tutto dalla imitazione dei modelli stranieri, che, il lettore avrà già visto da sè, traspare qua e là anche da taluna delle buone cose che qui abbiamo riprodotto.”

    Facciamo sempre gli stessi discorsi, tutto sommato, magari anche al contrario.

    Qui i links da cui sono tratti i testi, e ci sono anche le riproduzioni:

    http://www.inroma.roma.it/arardeco/1923/23_VIII/Art2/VIII2T.html
    http://www.inroma.roma.it/arardeco/1923/23_VIII/23VIIIa2.html

    Saluti,
    Vittorio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.