
“Il disegno obliquo, una storia dell’antiprospettiva”, è il titolo del libro di Massimo Scolari recentemente pubblicato da Marsilio.
Finalmente un libro intelligente …
Fuori dalle mode e dai luoghi comuni, scritto con raffinata consapevolezza da uno dei più sofisticati architetti italiani che, non a caso, come sottolinea con malcelata civetteria nella terza di copertina, “nel 2000 si è dimesso dall’università” … peccato …
Come sottolinea James Ackerman nell’introduzione:
… “I capitoli di questo libro ruotano intorno al tema della rappresentazione visiva e concettuale intesa come espressione ideologica e filosofica delle diverse culture. Scolari considera le immagini non tanto come una forma d’arte, ma come espressioni del pensiero, come proiezioni di un modo di vivere … “
Un libro “antiprospettico” e “antiaccademico” che implicitamente rinvia a Panofsky, a Wittgenstein, a Gombrich e a Wittkower …
… dove Scolari, architetto che si è fatto pittore, ci ricorda che …”per contemplare i confini ultimi della rappresentazione è pur necessario entrarci anche con la testa, dal momento che ogni autentica creazione non può che capire, e far capire, qualche cosa di più”.
… di questi tempi, non è poco … grazie Massimo.

L’architetto senza occhi, “Il costruttore incapace” di Philibert de l’Orme




pienamente d’accordo, non l’ho ancora visto in libreria – è già uscito?