Spiccioli di storiografia romana 3 di 3 …

Bruno Zevi, Controstoria e Storia dell’Architettura Vol.II, Newton &
Compton Editori Roma 1998, p.136

«Quando l’Europa procede con
temerarietà prodigiosa, nella penisola si è prudenti, si gioca al
ribasso dei nuovi valori. I caratteri gotici in questione sono
sostanzialmente due: la dinamica spaziale derivante dallo scontro delle
direttrici longitudinali e verticali, e la danza degli archi rampanti
sul cielo. L’Italia ignora il primo connotato ed offre versioni
moderate del secondo; si appaga di adottare archi acuti, contrafforti e
guglie, magari nelle sale capitolari e nei refettori».

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Spiccioli di storiografia romana 2 di 3 …

Vincenzo Fasolo, Introduzione alla Storia dell’Architettura, Edizione Ricerche Roma 1959, p.111

«Gli elementi comuni alle varie
realizzazioni dell’organismo romanico-gotico sono, nella navata, il
“piliere”; all’esterno il “contrafforte”. Si è visto come si leghino
tra loro nell’unità geometrica e statica del sistema.  Geometrica,
perché ogni linea che si svolge nello spazio, costruita in pietra, o
laterizio, non è altro che la traduzione materiale della linea
geometrica, guida dell’ideazione dell’organismo, che trova nella
materia la sua realizzazione».

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Spiccioli di storiografia romana 1 di 3 …

Quando  la non facile ma chiarissima, nell’accezione accademica, strada
tracciata ai suoi tempi dalla scuola romana di architettura ha
cominciato a franare? Chi e come ne ha minato le basi?
Le remore a
farsi queste domande vengono dal fatto che del maestro di tutti e di
tutto non si possa nemmeno sospettare. Si finisce per essere
etichettati quali reazionari. Fascisti. Di destra.
Recentemente quando
si è provato a discutere del valore della sua storiografia c’è stata
una generale levata di scudi richiamandosi in genere alla complessità
del personaggio e alla più intricata  situazione culturale
contemporanea. Su tutti un defilante Paolo Portoghesi.
Sarebbe tutto
così dannatamente complicato che è meglio non parlarne.
Ma sul
sentiero delle archicefaliche di Falso e delle filippiche di Ettore si
può provare a paragonare lo stesso argomento così come trattato dai due
storici dell’architettura della scuola di Roma.
Argomento contro: sono
due personalità così diverse da non poter essere confrontate. Anche
“organicità” è intesa da ciascuno diversamente.
Ma da qualche parte,
in modo banale, si può cominciare?
Certo fa pensare che siano
sufficienti tre farsi tre per far risaltare una diversa qualità dei
contenuti, qualità che si distingue anche nelle scelte didattico
disciplinari delle illustrazioni.
Buona lettura e lascio a voi
eventuali considerazioni,

Giancarlo Galassi

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LEZIONE DI ARCHITETTURA …

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MISACHEDANIELLINOSIAPROPRIOUNCRETINO …

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COMMISSIONICAPITOLINE …

Quando il cattivo gusto supera ogni immaginazione

“gent.mo professore,
le allego un breve testo relativo all’ultima trovata in materia di cattivo gusto … pur trattandosi di Seoul, la cosa riguarda anche noi visto che c’è di mezzo Libeskind, ovvero un membro della commissione grattacieli che ha voluto Alemanno

Cordialmente”
Ettore Maria Mazzola

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“Questa architettura in questa facoltà ” …

Ettore Maria Mazzola commented on Il monologo dimenticato della scuola romana …

“Il problema è che nell’università italiana, purtroppo, molti insegnano per grazia ricevuta.
Molti sono profondamente ignoranti, ma pieni di boria e superconvinti della loro genialità solo perché hanno conquistato quella cattedra.
lungo il mio percorso di studente mi è capitato di incontrare “docenti” e soprattutto assistenti (che poi sono diventati docenti che, essendo totalmente incapaci di fare e di insegnare, imponevano i loro dogmi fondati sul nulla, e non c’era possibilità di dialogo se qualche studente faceva qualche osservazione durante le revisioni. Talvolta m’è capitato di sentirmi dire “questa architettura, in questa facoltà, non si deve mostrare” … peccato che i miei modelli per quell’architettura che non doveva mostrarsi fossero proprio quelli della “scuola romana”!
come diceva Viollet-Le-Duc «amiamo vendicarci delle conoscenze che ci mancano con il disprezzo … ma sdegnare non significa provare»
La cultura fa paura, questa è la verità. Non è vero che “chi sa fare fa e chi non sa fare insegna”, perché qui in Italia “chi non sa fare fa e insegna MALE” … al di là dell’operato dei maestri della scuola romana, il novecento non ha prodotto più nulla, e non è vero che non si è costruito, come qualche docente lamentava nell’università all’epoca delle “grandi opere” costruite nella Francia di Mitterand dicendo “almeno lì si costruisce, qui da noi no!” Qui da noi, infatti, specie negli ultimi 60 anni, le città sono orribilmente cresciute a macchia d’olio, espandendosi sinistramente come delle cellule cancerose che hanno devastato quella che un tempo era la campagna.
Ciò vuol dire che, mentre chi insegnava non sapeva fare il suo mestiere perché istigava gli studenti a scopiazzare dalle riviste il peggio della produzione straniera, chi costruiva, essendosi formato in quella “scuola” cercava di superare i propri maestri facendo schifezze ben peggiori.
C’è da dire che in Italia, quasi tutte le periferie più degradate sono state costruite da luminari delle facoltà di architettura e direttori di riviste specializzate. Da Corviale allo Zen, dal Gallarratese alle Vele, e via discorrendo, non si tratta di realizzazioni dei tanto vituperati geometri, o dell’operato abusivo di palazzinari mafiosi, ma di progetti fondati su un’ideologia che oggi, più di ieri, risulta difficile estirpare, basti vedere come molti docenti si siano schierati in difesa del Corviale, di Tor Bella Monaca e delle Vele, perfino arrivando a proporre l’istituzione del vincolo sul Corviale e le Vele!
Se si vuole migliorare le cose bisognerebbe far piazza pulita di quei “docenti” dannosissimi che hanno tradito il testamento morale del padre della facoltà di architettura romana, Gustavo Giovannoni il quale in occasione della sua ultima lezione alla Scuola di Ingegneria, nel 1943, disse:
«Ed io, che non mi riconosco altro vanto che quello di non aver mai vacillato nella difesa della tradizione e della bellezza d’Italia, riterrò, la mia opera appassionata di studioso e d’insegnante non sarà stata spesa invano, se avrà contribuito al riconoscimento della gloria dell’Architettura nostra nel passato, all’avviamento di affermazioni degne nell’Architettura nostra del presente e dell’avvenire».
Per inciso, Giovannoni oltre a “saper fare”, “sapeva anche insegnare”

Spero che la mostra su Fasolo aiuti certa gentaglia ignorante che infesta Valle Giulia a farsi da parte, o perlomeno a rimettersi in discussione. A queste persone dedico quessta citazione da “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco: «E’ inutile, non abbiamo più la saggezza degli antichi, è finita l’epoca dei giganti! Siamo dei nani … ammise Guglielmo … ma dei nani che stanno sulle spalle di quei giganti, e nella nostra pochezza riusciamo talora a vedere più lontano di loro sull’orizzonte».

ciao”
Ettore

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A lezione dagli allievi degli allievi dei Maestri …

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C’ERAUNAVOLTAUNASCUOLA …

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Il monologo dimenticato della scuola romana …

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