“Aldo Rossi doveva molto ai lavori fine anni ’50 – primi ’60 di Saverio
Muratori su Venezia e Gianfranco Caniggia su Como e, per loro tramite,
contraeva anche un debito indiretto sull’idea di organicità di
architettura e città con tutta la Scuola Romana pre-Zevi che a sua
volta utilizzerà questo stesso concetto facendolo coincidere con il
vuoto spaziale e non più con il pieno edilizio.
Tipologia e organicità erano dunque idee fortemente identificative
della Scuola di Architettura di Roma grazie ai lavori iniziali di
Fasolo e Milani e forse questo «genius loci» didattico non dovrebbe
andare del tutto perso nell’attuale poltiglia culturale della Giulia
Quaroni.
Il debito che Rossi aveva contratto, per quel che ricordo, non era
stato mai onorato nemmeno con una citazione in bibliografia. Del resto
la scuola muratoriana era condannata alla damnatio memoriae da tutta la
cultura italiana a partire dalla Roma zeviana e dell’isolamento che ne
è derivato ha fatto in qualche modo la sua forza grazie soprattutto
alla “pervicacia” di alcuni allievi.
Ricordandomi delle recenti chiacchere sul Rossi, ormai scomparse tra
gli “articoli successivi”, ho fotografato questo foglietto ingiallito
incorniciato in un angolo dello studio Caniggia e che curiosamente lo
stesso Rossi si premurò di mettere in bella copia e recapitargli
autografato. Riporta il giudizio da lui espresso nella commissione
didattica che promuoveva Caniggia alla docenza.
Forse non era troppo tardi per sanare i debiti. Anche se non in
pubblico.”
Giancarlo Galassi













