Da Mauro Risi: …
DENTRO QUESTA CHIESA, CRISTO E’ RISORTO VERAMENTE?
“Egregio Professore,
Lei dirà: ancora con il cubo!!!! Sempre ammirato dalla Sua competenza e
cultura, ho seguito il Suo consiglio, letto qui sul blog, di andare a Foligno.
Bene ci sono andato; mi sono avvicinato senza preconcetti. Ho lasciato fuori –
sulla “pedana”, sfidando le leggi del piano inclinato…le mie certezze saranno
rotolate fin sulla strada… – quanto il mio Professore di Composizione,
Leoncilli Massi, mi ha insegnato. Nella sua critica, a volte feroce, Ciro
Lomonte, dimostra – ed il Prof. Muratore lo rileva impietosamente – come un’
architettura vada vista, vissuta, percorsa, attraversata prima di essere
valutata. Meglio ancora, andrebbe “letta” compositivamente…con gli occhi della
composizione (ammesso che qui esista) e con gli occhi della fede (ammesso che
ci sia, ma la fede è un dono, si dice no?). Bene ci siamo. Entri all’interno,
oltrepassando una vetrata che ti “scaraventa” immediatamente nello spazio della
chiesa. Chi organizza le funzioni, è stato costretto a mettere una sorta di
cordone, come si fa nei supermercati; non è un gran segno differenziare lo
spazio in questo modo!! Non esiste alcun “filtro”, il progettista si dimentica
del significato del “nartece”. Avevo letto, e durante la visita ricordavo
perfettamente la frase, che il Progettista così si spiegava: “Ho scelto un’
architettura verticale anziché orizzontale, anche per aiutare in qualche modo
il corretto svolgimento della liturgia”. Temo che qui dentro, lo spazio
liturgico sia quantomeno confuso. Un quadrato dentro all’altro, genera una
sorta di deambulatorio, una chiesa a pianta centrica o centrale. Certo, ma non
appena il Progettista ricerca un’assialità sul Crocifisso, cosa fa? Ci piazza
davanti, letteralmente davanti, quei pendagli che piovono dalla verticalità
della copertura…Ecco in cosa si traduce la verticalità, alla qual “tende”, con
una tensione mistica, il Progettista. Quando si entra in una chiesa, vedere, o
meglio non-vedere, il Crocifisso “negato” è la solita scelta infantile di una
chiesa senza spazio e piena di “errori”, circa la traduzione della liturgia, in
uno spazio Sacro. Per teminare: l’idea – come si vede dalla ricostruzione del
progetto del Mastro, Lou, intendo – di un volume “sospeso”, all’interno di un
altro volume, era già stata affrontata da Kahn, nella terza versione della
Sinagoga Hurva a Gerusalemme; progetto, purtroppo, mai realizzato. Kahn, da
grande “compositore” di spazi, muove dallo spazio del tempio di Re Salomone,
per giungere, con diverse variazioni compositive, ad uno splendido spazio a
pianta centrale, con una cupola che inonda di luce lo spazio del
deambulatorio.
Quando in una Chiesa, il Progettista non traduce la liturgia in uno spazio
Sacro, ti viene voglia di uscire, stando attento a non cozzare contro la
vetrata…per fortuna la “bindella” rossa ti indica l’uscita…….
Saluti”
Mauro

















