Franz Prati 1990
bozzetto per la copertina del catalogo della mostra sul Foro Italico
FORMA&MEMORIA
1991
Franz Prati 1990
bozzetto per la copertina del catalogo della mostra sul Foro Italico
FORMA&MEMORIA
1991
Qualche giorno fa ricevo questo cortese invito: …
WORKSHOP
“Luigi Moretti al Foro Mussolini (poi Foro Italico)”
Giornata interamente dedicata al grande architetto Romano
…
“Gentile Giorgio Muratore
sono … … dell’American Academy in Rome. Colgo l’occasione per segnalarle questo importante evento sull’architetto Luigi Moretti. Sarebbe per noi un onore averla tra il pubblico in questa giornata.
Nella speranza che possa condividere la notizia sul blog da lei curato www.archiwatch.wordpress.com, resto a sua disposizione per ogni utleriore delucidazione.
Le auguro una buona serata”
Poi tra le amenità del comunicato stampa leggo tra l’altro: …
“Per questo saranno coinvolti i soli studiosi che, negli ultimi anni, si sono occupati del Foro Mussolini” …
scopro così che anche gli Americani hanno avuto contezza dell’esistenza del Foro Italico …
Fantastico …
Questa si che è una notizia …
Da Mauro Risi: …
DENTRO QUESTA CHIESA, CRISTO E’ RISORTO VERAMENTE?
“Egregio Professore,
Lei dirà: ancora con il cubo!!!! Sempre ammirato dalla Sua competenza e
cultura, ho seguito il Suo consiglio, letto qui sul blog, di andare a Foligno.
Bene ci sono andato; mi sono avvicinato senza preconcetti. Ho lasciato fuori –
sulla “pedana”, sfidando le leggi del piano inclinato…le mie certezze saranno
rotolate fin sulla strada… – quanto il mio Professore di Composizione,
Leoncilli Massi, mi ha insegnato. Nella sua critica, a volte feroce, Ciro
Lomonte, dimostra – ed il Prof. Muratore lo rileva impietosamente – come un’
architettura vada vista, vissuta, percorsa, attraversata prima di essere
valutata. Meglio ancora, andrebbe “letta” compositivamente…con gli occhi della
composizione (ammesso che qui esista) e con gli occhi della fede (ammesso che
ci sia, ma la fede è un dono, si dice no?). Bene ci siamo. Entri all’interno,
oltrepassando una vetrata che ti “scaraventa” immediatamente nello spazio della
chiesa. Chi organizza le funzioni, è stato costretto a mettere una sorta di
cordone, come si fa nei supermercati; non è un gran segno differenziare lo
spazio in questo modo!! Non esiste alcun “filtro”, il progettista si dimentica
del significato del “nartece”. Avevo letto, e durante la visita ricordavo
perfettamente la frase, che il Progettista così si spiegava: “Ho scelto un’
architettura verticale anziché orizzontale, anche per aiutare in qualche modo
il corretto svolgimento della liturgia”. Temo che qui dentro, lo spazio
liturgico sia quantomeno confuso. Un quadrato dentro all’altro, genera una
sorta di deambulatorio, una chiesa a pianta centrica o centrale. Certo, ma non
appena il Progettista ricerca un’assialità sul Crocifisso, cosa fa? Ci piazza
davanti, letteralmente davanti, quei pendagli che piovono dalla verticalità
della copertura…Ecco in cosa si traduce la verticalità, alla qual “tende”, con
una tensione mistica, il Progettista. Quando si entra in una chiesa, vedere, o
meglio non-vedere, il Crocifisso “negato” è la solita scelta infantile di una
chiesa senza spazio e piena di “errori”, circa la traduzione della liturgia, in
uno spazio Sacro. Per teminare: l’idea – come si vede dalla ricostruzione del
progetto del Mastro, Lou, intendo – di un volume “sospeso”, all’interno di un
altro volume, era già stata affrontata da Kahn, nella terza versione della
Sinagoga Hurva a Gerusalemme; progetto, purtroppo, mai realizzato. Kahn, da
grande “compositore” di spazi, muove dallo spazio del tempio di Re Salomone,
per giungere, con diverse variazioni compositive, ad uno splendido spazio a
pianta centrale, con una cupola che inonda di luce lo spazio del
deambulatorio.
Quando in una Chiesa, il Progettista non traduce la liturgia in uno spazio
Sacro, ti viene voglia di uscire, stando attento a non cozzare contro la
vetrata…per fortuna la “bindella” rossa ti indica l’uscita…….
Saluti”
Mauro
“Oggetto/processo, unicità/molteplice, nuovo/novità, valore/disvalore del costruire, ordine/caos, linearità/complessità, local/global, utopia/realtà e così via: compreso il passaggio da un grande mondo ancora da scoprire ad un piccolo pianeta osservato dal satellite. Purini vede le contraddizioni, nuota nella dialettica, assiste «alle mutazioni epocali» che forniscono solo «proposte transitorie». Sottolinea che «i mutamenti hanno senso solo in relazione alle permanenze» ed è così che si va avanti, nell’ architettura come nella vita, in questo divenire che Baumann definisce «fluido».”
Giovanni Michelucci ricordava come nella sua permanenza romana intorno
al 1930 quando costruiva per l’università, l’avessero particolarmente
colpito le recinzioni intorno alle fontane di piazza Navona realizzate
per essere al contempo panchine su cui sedersi per guardare la città ma
non le sculture e l’acqua.
Tra venticinque anni, quando questa generazione, come ogni
generazione in corso, sarà passata e forse abiterà un tempo in cui un
centro urbano non sarà più un centro commerciale o un polo affaristico
in una versione turistco-storicistica dell’inferno alla Blade Runner di
Ridley Scott, allora forse gli scomodi e monumentali panchinoni
michelangioleschi di Paolo Portoghesi verranno considerati una profezia
di speranza per il loro minimalismo zen virato barocco, nel loro
deserto senza ripari, nel nulla di noia che creano intorno
semplicemente ammonendo i romani in preda a shopping compulsivo che la
città si vede solo quando ci si ferma.
Sull’arte, sulla vita, sull’inutilità e sulla noia come unica vie di
scampo vale l’ultimo libro Foster Wallace (che gli è costato la vita)
e, su queste web pagine per brevità vi trascrivo il commento che ne fa
Tommaso Pincio:
«L’idea è semplice tutto sommato: se questo nostro tempo stupido
fonda la propria stupidità su uno scherzo infinito, su un’infinita e
artefatta sollecitazione a base di sollazzi e divertimenti tesi a
strapparci da un tempo più intelligente, dalla vita vera, quale cura
migliore se non quella di immergersi nell’esatto opposto, un abisso di
noia assoluta? Disintossicarsi dalle scorie della civiltà dell’
intrattenimento col tedio. Ritrovare sé stessi e la libertà grazie alla
monotonia.»
In questo dobbiamo solo essere riconoscenti alla saggezza di un
anziano architetto e alla sconsideratezza di un’amministrazione, che a
mio parere per altro ha fatto solo danni e figuracce, che una volta
tanto – per caso – l’ha azzeccata spendendo bene! quasi tre milioni di
euro per fare solo delle «panchine» nel nulla ovvero
nell’architettura.
:G
Giancarlo Galassi
pi commented on Suspense critica …
“Gentile Professore,
veda se riesce a travasare questo interessante e attuale dibattito nel suo blog”