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TOM CHE HA SCOPERTO LA LAMPADINA …
Pubblicato in Architettura
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REBLOGGED FROM …
Strani incontri in pineta …
by dolzefarniente
Reblogged from Archiwatch: Strani incontri in pineta … « Archiwatch
Omaggio estivo … a un maestro dimenticato …
qualche nostro giovane … lettore passeggiando incauto per la pineta di Fregene alla ricerca della casa di Nino Dardi si deve essere imbattuto nel rudere precoce di un’altra casa d’Architetto …
quella di Giuseppe Perugini …
nome, probabilmente, quasi misterioso per le ultime generazioni, …
ma sicuramente una delle figure più sensibili del dopoguerra romano …
che, alla fine degli anni sessanta … appena dopo Valle Giulia …
Màs informaciòn sobre la casa Arbol
dolzefarniente | 27 abril, 2012 at 17:32 | Categorías: 101 Cose da fare a Roma | URL: http://wp.me/s1fLGx-2047
Pubblicato in Architettura
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MAXI LINA …
Emanuele Arteniesi commented on NORD E SUD …
“Una vicenda entusiasmante nel Brasile del secondo novecento è quella di Lina, nome con cui è conosciuta nel paese di Pelè. Sulla scia delle ricerche italiane sulla ricostruzione. Dalle esperienze col Gio Ponti de Lo Stile e del primo Domus, a quelle con Zevi e Bardi insieme nel ’45 per “A – Cultura della vita”. Dal razionalismo di Quadante al gruppo del Ministero della Sanità di Rio: Corbu, Lucio Costa, Niemeyer, Affonso Reidy e altri. Dal movimento moderno alla maleducazione creativa della strada brasiliana. Come trascorrere anni a contemplare le Richard-Ginori di Ponti e poi immergersi nella cultura popolare brasiliana. Da Antonio Gramsci (…via Antonio Gramsci…chi era!?) a Glauber Rocha. dal Museo d’arte popolare di Salvador Bahia al grande MASP, il Museo d’Arte di Sao Paulo, uno dei più interessanti laboratori, un contro-museo.
Lina Bo Bardi

http://www.meipi.org/meipimatic/arquitecturacoam/images/entry/php1Jmlru
http://www.iuav.it/Ateneo-cal/2004/2004-09/Lina-Bo-Ba/biografia/2_biografia.doc_cvt_file/image004.gif
http://www.iuav.it/Ateneo-cal/2004/2004-09/Lina-Bo-Ba/Lina-Bo-Ba2/DSC09836.gif
http://www.tu-cottbus.de/theoriederarchitektur/Wolke/wolke_neu/inhalt/en/issue/issues/108/Lima/fig02.jpg
http://arttattler.com/Images/Europe/Netherlands/Rotterdam/Museum%20Boijmans%20Van%20Beuningen/Brazil%20Contemporary/Sao-Paulo-SESC-Pompeia,-architect-Lina-Bo-Bardi—fotograaf-Nelson-Kon_1800px.jpg
http://4.bp.blogspot.com/_uC9AWuzUn-c/TShfutUDVEI/AAAAAAAAO3Q/RyLgKKV58gk/s1600/16_xl%2Bcopy.jpg
La mia personale MAXXI Sesc Pompeia mentale a Roma l’ha fatta Lina. E basta
Pubblicato in Architettura
1 commento
PRIMA INTERNAZIONALE ARCHITETTONICA …
“Caro Professore,
sfogliando vecchie riviste ho ritrovato (forse per l’ennesima volta)
questo elzeviro che mi ha fatto (ri)pensare a quanto incancrenite e
irrisolvibili siano certe questioni architettoniche.
Magari averne una maggiore consapevolezza può contribuire ad avere
uno sguardo migliore, più salutare, su moderno e non moderno.
Un saluto,”
Giancarlo Galassi :G
Parlare ancora di razionalità, di rispondenza dell’esterno con l’
interno, di schematismo nudo e sincero, di ribellione alla copia o d’
imitazione degli stili del passato, sarebbe tornare ancora una
millesima volta a ripetere quello che stiamo tutti dicendo da trenta
anni.
Siamo d’accordo: l’architettura greca fu espressione nitida e
sapientissima della struttura trilitica: l’architettura gotica dell’
Europa centrale portò fino al limite l’equilibrio matematico delle
forze; che queste due architetture rappresentano, in espressioni
diverse, la purezza, la sincerità costruttiva, la razionalità. Ma
dobbiamo pur essere d’accordo – se non lo siamo, è inutile andare
avanti, io a scrivere, voi a leggere – che i grandi monumenti romani e
tutta l’architettura della Rinascenza rappresentano pure due epoche di
splendore architettonico, e non furono razionali, tutt’altro che
razionali, decorative, formali, belle perché belle. Pezzi di
architetture scavate, rubate o prese in prestito quà e là, e ricomposte
e rianimate.
Anzi, a voler essere pignoli, potremmo dire che tutte le grandi
architetture italiane sono state sempre soltanto formali. Aggiungo a
quelle due, molta, quasi tutta la nostra architettura romanica, e
quella nostra gotica. O incanto e seduzioni di Venezia, trine di marmi
bianchi e rosa, intessute da mani magiche, e da cuori ripieni di gioia;
canti armoniosi che cantano la Bellezza, come la cosa più santa della
vita!
Quali edifici più sfacciatamente irrazionali delle cattedrali di
Pistoia e di Pisa, di S. Maria in Gradi in Arezzo (con il gran
facciatone rettangolare inchiodato avanti alle basse navate), delle
facciate delle chiese abruzzesi, e delle cattedrali di Orvieto e di
Siena?
[ 2 S. maria in gradi]
Queste due meravigliose pagine sono lì incollate come due luminose
etichette: stendardi fiammeggianti, icone fosforescenti che eccitano il
popolo ad osannare alla gloria di Dio. Qui la materia perde ogni
consistenza fisica, dominata, dissolta, polverizzata dal puro spirito,
che fa trillare i mille marmi colorati, baciati dal sole in un inno
divino di gioia e di fede.
E tutto il seicento, non è tutta una continuata, spudorata bugia?
Dunque noi, di faccia al mondo, noi italiani, per antonomasia i
maestri d’arte di tutti i secoli, siamo invece i vessilliferi della
finzione elevata a sistema? Ma non è sempre l’arte una finzione? I
mezzi che adoperiamo per esprimere le grandi idee, le grandi emozioni,
sono sempre convenzioni, quindi finzioni. Perché, insomma, voler far
consistere tutta l’essenza dell’architettura nella sola razionalità?
Perché debbono a forza equivalersi i due termini: architettura e
razionalità? Ma neppure nelle macchine che servono all’uomo avviene
questa identificazione: oggi la carrozzeria dell’automobile tende alla
forma spyder, certamente la più bella, quella che più si distacca dal
tipo della vecchia carrozza a cavalli, ma pure così poco razionale,
così capricciosa, così inventata!
Insomma l’identificazione del bello con lo strutturale non esiste.
Lasciamo queste speculazioni aride e metafisiche agli uomini del Nord;
sotto il nostro sole non ha mai attecchito il puritanesimo, né il
protestantesimo. Noi abbiamo bisogno del gesto e della forma; della
parola commossa e del sorriso. Noi siamo essenzialmente musicali; l’
arte per noi è sempre un canto.
D’altronde, dov’è che ha inizio e dove ha limiti la pura
strutturalità, il vero architettonico? Forse un’opera di pura
ingegneria, un viadotto, un silos può essere concepito e costruito
matematicamente, ma nella quasi totalità dei soggetti, anche dei più
industriali, anche quando non l’architetto, ma l’ingegnere crede di
progettare esclusivamente in base al calcolo, quando insomma crede di
essere un puro razionalista, sempre un fatto spirituale interviene, una
concessione inconscia, sia pure alla convenzione, alla abitudine, c’è.
[ 3 Perret a Raincy]
Entriamo in una chiesa, in quella costruita da Augusto Perret a Rancy
presso Parigi: cemento armato in vista, nudissimo, neppure ricoperto da
un velo di calce: non una cornice, non una decorazione. Il cemento è
cemento, il vetro è vetro, il marmo del pavimento è marmo. Benissimo.
Ma perché quell’altezza? La chiesa avrebbe la stessa capienza se fosse
alta soltanto 3 metri, quanto è necessario cioè perché gli uomini vi
possano circolare in piedi e poco più; di cubicità d’aria, con quelle
pareti tutte traforate all’intorno verso l’esterno, ce ne sarebbe a
sufficienza.
Quell’altezza dunque, eccedente la necessità, è irrazionale, è già
una concessione allo spirito. E perché allora, questa concessione di
spazio sì, e concedere qualche cosa all’abbellimento, sia pure
nuovissimo e inventato, no?
E ancora: perché ridurre gli sforzi e la potenzialità dei materiali
alle loro funzioni più semplici, più elementari, più facili? Pilastri
di cemento armato, rari, distanti; travi orizzontali, diritti e basta.
Ma col cemento armato si può fare quello che si vuole! È la materia più
duttile che un architetto possa avere fra le mani! O perché non
approfittarne per levarsi tutti i capricci dalla testa? Perché questa
musoneria, questa rinuncia, questo francescanesimo architettonico? Con
pane e acqua soltanto si può vivere: con quattro pali diritti e quattro
traversoni colchi si può costruire! O bella fantasia plastica di
Arnolfo, o smagliante musicalità di Maitani, o purissima e forbitissima
anima di Baldassarre Peruzzi, che cosa ne dite? Foste voi a
sottomettervi alla materia, o non voleste che la materia si piegasse a
Voi?
[ 4 Libera Figini Pollini]
Questa prima internazionale architettonica è pur tuttavia un
movimento che ha basi serie e della massima importanza. L’errore dei
nostri giovani sta nel vedervi soltanto un nuovo indirizzo puramente
architettonico, nel credere all’avvento di nuovo stile, di una nuova
forma d’arte, e, da buoni italiani in questo, la prendono per quello
che apparisce, e non per quello che è: la prendono per una liberazione
definitiva e consolatrice, per un nuovo verbo. Ne hanno quindi
assorbito forme per noi assurde: le pareti continue tutte di vetro, che
sotto il nostro sole centuplicherebbero i casi di congestione
cerebrale; le finestre larghe, buone per diffondere uniformemente negli
ambienti la scarsa luce del nord, anziché alte, come noi abbiamo sempre
usato per dar aria pure alle zone superiori degli ambienti dove si
ammassa e si ferma l’aria viziata.
Niente persiane (addio dolce sollievo di frescura nei cocenti
pomeriggi estivi): niente cornicioni o cornici protettrici delle
facciate, e degli infissi delle finestre: l’acqua entrerà dalle
piattabande e dalle soglie, cancellerà tinte e sgretolerà in pochi mesi
intonaci e paramenti.
Niente tetti: gli ultimi piani dovranno sopportare il caldo e il
freddo in omaggio al razionalismo trionfante (non mi parlate di
intercapedini e di camere d’aria, che da vent’anni non ci credo più).
Queste sono le nuove droghe internazionali dell’architettura, che da
noi si prendono così come sono, e ci si condisce ogni pietanza: dalla
chiesa alla scuola, dal mercato al palazzo.
Non mi meraviglierei che domani si ordinasse ad un architetto un
edificio in stile razionale, così come lo si potrebbe ordinare in stile
rinascenza o gotico.
MARCELLO PIACENTINI
Architettura e Arti Decorative – agosto 1928
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9 commenti
A CHI PIACE IL VECCHIO OSCAR? …
Azigmut commented on PENSIERO STUPENDO …
Proporrei di fare un articolo commentando il film su Oscar Niemeyer – L’architettura è nuda
Oscar Niemeyer – L’architettura è nuda …
Pubblicato in Architettura
2 commenti
ALLARME TIBERINO …
Da Consorzio Tiberina: …
“In allegato.
Sono resi giornalisticamente i contenuti delle 8 Osservazioni del Pubblico presentate dal Consorzio Tiberina alla Direzione Generale Valutazioni Ambientali del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, a firma del presidente Amendola, intervistato dal Corriere dell’Umbria.”
La redazione
Pubblicato in Architettura
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“Il mercato delle volte” …
F. Berolli commented on VOLTE A STELLA …
Trovo interessanti gli articoli dedicati ai maestri voltai. In particolare questo
Antonio Savarini maestro voltaio volte stella botte squadro
dice “Il mercato delle volte…….. non risente della crisi, poiché le richieste sono sempre più numerose. Per un ragazzo di oggi, diventare un operaio specializzato, rappresenta quindi una garanzia per il futuro.”
Io estenderei l’invito anche ai progettisti. Sono convinto del fatto che il recupero di vecchie tradizioni e antichi mestieri rappresenterà un ancora di salvataggio per il futuro.
Volte a Stella, Botte, Crociera: guida, disegni e costruzione.
Pubblicato in Architettura
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IN MEZZO A UNA STRADA …
Da Massimo Mazzone: …
“Caro Giorgio, ti mando memoria delle ultime scorribande milanesi e barcelonesi. tra salone del mobile fuorisalone e sindacato d’architettura di catalunya”
M.M.
Pubblicato in Architettura
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