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VENEZIA 2016 … IMMARCESCIBILI … E … A LORO MODO … ANCHE … IRONICI …
“Sono sempre stato affascinato dalla granitica convinzione dei russi di essere nel giusto.
Cosí questo padiglione faraonico se ne frega letteralmente del tema della Biennale e ripropone il memorabile progetto che rappresentava la Russia all’Esposizione di Parigi del 1937, con tanto di copia della scultura di Iofan che lo sormontava.
Un saluto”
Andrea Bentivegna
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MARCHIONDI … “SCUOLA DI VITA” …
eldorado su: ER MARCHIONDI … SEMPLICEMENTE … UN CAPOLAVORO …
Andrea Di Martino su: GRANDISSIMO CANELLA … tomlondra su: UTOPIA? … UTOPIA ‘N PAR DE PALLE … “Hai dimenticato Guido …
“Da Wikipedia:”…. Il nuovo edificio fu progettato e realizzato sotto la cura dell’architetto Vittoriano Viganò. L’architetto non progetta un riformatorio, ma una “scuola di vita”; abolisce le sbarre, e impone ai “ragazzi difficili” un intorno civile, basato su spazi che favoriscano una socializzazione democratica.
L’istituto emana una forte energia vitale, simbolicamente rappresentata dall’uso del cemento armato e dalla predominanza del colore rosso.
Viene ad instaurarsi così tra l’edificio e i suoi giovani fruitori un rapporto di simpatia, diceva il Viganò: “chi ha veramente compreso il Marchiondi non sono stati gli organizzatori, le autorità scolastiche e pedagogiche, i colleghi, i critici di architettura (che pure mi hanno fatto tanti complimenti): sono stati i ragazzi. Non potrò, credo, dimenticare il grido di gioia con cui sciamarono dentro, l’entusiasmo con cui presero immediato possesso della attrezzature, degli armadietti, dei porta-abiti”.
Grazie anche a una campagna promossa da Sgarbi per la salvaguardia architettonica dell’edificio, la struttura è stata posta sotto vincolo architettonico; il suo completo recupero è affidato al Politecnico di Milano. L’edificio è stato negli ultimi anni oggetto di occupazioni abusive, più volte sgomberate, che ne hanno aggravato lo stato di degrado.[6] ….”
Che dire? In quel “grido di gioia” di quei “ragazzi difficili” usciti dal disastro della guerra ci stava tutta la speranza dell’Italia democratica che intendeva ri-formare e ri-formarsi … trovare la ragioni di un nuovo patto sociale …: anche in questo caso la migliore aaarchitettura s’incarica di concretizzare lo spirito e gli spiritelli beffardi del Tempo. Sic transeat ….”
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ER MARCHIONDI … SEMPLICEMENTE … UN CAPOLAVORO …
Andrea Di Martino su: GRANDISSIMO CANELLA …
tomlondra su: UTOPIA? … UTOPIA ‘N PAR DE PALLE … “Hai dimenticato Guido Canella ! Lui era bbooono”.
“vabbè che ‘na rondine nun fa primavera (e forse manco due), comunque ce sarebbe pure er Marchiondi …”
Una delle cose migliori del dopoguerra italiano …
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CINESE … MOLTO … CINESE …
“Caro Prof., questo edificio cinese mi pare un fantastico esempio di come sia ancora possibile intrecciare nuovo e antico.
http://divisare.com/projects/308859-atelier-li-xinggang-xia-zhi-jixi-museum?utm_campaign=journal&utm_content=image-project-id-308859&utm_medium=email&utm_source=journal-id-80
Tema obsoleto? Roba da Dipartimento universitario italiano? Può darsi, eppure in Cina…
Saluti!”
Cristiano
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ER NONNO DE RUBIK …
sennò chi lo reggeva” …
………….
Con tali affermazioni …
ci andrei assai cauto …
pare infatti che …
corrono voci …
e se ne mormora in ambienti …
solitamente molto bene informati …
che ‘na vorta …
sur ‘n prato …
ar Tuscolano …
da le parti der Mandrione …
‘n antico romano …
che nun c’aveva ‘n cazzo da fa’ …
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“Consiglio a tutti gli architetti che vivono un momento di abbassamento dell’autostima di seguire almeno una volta all’anno una conferenza di Mario Botta … Nel vedere le cose che fa, può scaturire un senso di superiorità da farci pensare” …
Che BOTTA
“Mi è capitato di assistere ad una conferenza di Mario Botta, un omino piccolo settantacinquenne, vestito come un capotreno, completo blu e maglioncino viola.
Ha fatto un lungo e condivisibile prologo parlando del rapporto tra architettura contemporanea e città storica. Riassumo a brandelli, i principali concetti che mi sembra di aver capito.
“Leggere la città storica come ancora attuale e viva. E’ il centro storico che ce lo sentiamo appartenere nella memoria. Leggerla come stratificazione di epoche storiche, di continuità che non dobbiamo interrompere, di permanenze da rispettare e valorizzare. Dobbiamo progettare in continuità e nel rispetto della storia e dei caratteri dei luoghi, non come l’attuale globalismo per il quale tutti i posti sono uguali, per il quale tutto il mondo è paese e che non dialoga affatto con la città storica”
Poi ho visto queste immagini. Mi sono alzato e sono andato al bar.
Sono rientrato in sala nel momento finale del “ci sono domande dal pubblico?”. Dopo che nessuna domanda si era levata dal pubblico (disinteresse ?), il nostro ha pensato bene di coinvolgere il Marco, annunciato come uno dei più interessanti della nuova generazione internazionale, il quale seduto in prima fila ha ricambiato con una specie di elegìa verso il Botta (detto Mario).
Con questo teatrino finale, lo spettacolo si è concluso e la vita ha continuato tale e quale come prima della conferenza.”
Mauro Andreini
PS: Consiglio a tutti gli architetti che vivono un momento di abbassamento dell’autostima di seguire almeno una volta all’anno una conferenza di Mario Botta. Nel vedere le cose che fa, può scaturire un senso di superiorità da farci pensare
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“E allora sarà come se nessun marziano fosse mai esistito” …
Andrea Di Martino su: FORMA E FORMAGGIO … L’UFO COL BUCO …
“… e ciò nondimeno, se ci riflettete, il formaggio ha una sua (ancorchè involontaria) pertinenza. Come diceva Ennio Flaiano, un marziano a Roma finirebbe presto a spaghettate. Il fatto che l’astronave da cui è sceso sia proprio l’ufo di Zazà (r.i.p.) non fa alcuna differenza, giacchè la refrattarietà di questa città a qualunque forma di futuro fa sì che perfino la presenza di un ufo nel paesaggio urbano non attiri più sguardi di quanti possa attirarne l’insolita presenza di un carro armato in uno dei tanti sfasciacarrozze che costeggiano il raccordo anulare. Insomma, arriva il momento in cui nessuno ci fa più caso. Chissa se in un futuro neppure troppo remoto (presumibilmente al termine del normale ciclo di vita dei materiali), le (in)formi forme del MAXXI non vengano depositate tra le indistinguibili lamiere accatastate di quegli sfasci cui, distrattamente, passiamo davanti da anni. E allora sarà come se nessun marziano fosse mai esistito. Anzi, sarà come se nessuna Zazà fosse mai esistita, E la vita continuerà esattamente come prima, indistinguibile nella perfetta circolarità delle stagioni, che forse in nessun luogo è mai stata così perfetta. Roma è eterna perchè è statica, ha scritto qualcuno. E questo, lasciatemelo dire, è la nostra più grande fortuna (almeno finchè ci sarà la “fantasia” al potere). Se ne facciano una ragione tutti quelli che ancora si illudono di poterci coinvolgere in un loro (improbabile) “futuro”…”
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Andrea Di Martino su: …
…”E meno male che il cubo di Rubik nun l’ha inventato Purini,