Ploff … Ploff … Ploff … il … Tritonfo di Davide …

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Ricky: la città che da i numeri …
Franco: un uomo solo alle Gaggiandre …
Claudio: come la pietra diventò cartone …

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Fuksas …”io sono … la coscienza critica della città” …

“prendo l’auto solo per andare all’aeroporto” …

Super Max … meglio di Alberto Sordi …
Vigile e Pompiere (con autista) …

Dopo aver rilasciato, in contraddittorio col Cardinal Tonini, pareri sul futuro della famiglia italiana e aver esternato televisivamente sulla “salute” nelle periferie … il Massimiliano nazionale, questa volta, indossa l’elmo del Pompiere … e in occasione dell’11 settembre, inaugurando un convegno sulla “sicurezza” organizzato dall’Istituto Superiore Antincendi, si lascia andare … alla grande …

Riporta “Il Messaggero”: ..
“Io credo che il centro storico di Roma o aree abbastanza consolidate che si trovano tra la periferia e la città, siano molto pericolose a causa del parcheggio selvaggio …
Secondo il progettista della Nuvola dell’Eur “bisogna ridurre l’incidenza delle automobili all’interno della città, fino all’annullamento”. Un indirizzo che il Campidoglio ha intrapreso da tempo. L’intenzione è quella di pedonalizzare completamente il Tridente. Ma per riuscirci c’è un passaggio obbligato: il grande parcheggio multipiano sotto il Pincio con garage venduti ai residenti e posti auto a rotazione. Il progetto c’è, è stato più volte annunciato. I cantieri ancora no …”

E da “Il Giornale” apprendiamo: …
“ … all’architetto Massimiliano Fuksas, che ha aperto il convegno, rivolgiamo alcune domande. Cosa si deve fare per aumentare la sicurezza a Roma? “Sconfiggere la maleducazione della gente. Liberare le strade dalle auto. Bisogna spostarsi tutti a piedi o sui mezzi pubblici. Basta con i parcheggi selvaggi e col caos di 8-900mila motorini, che creano una situazione di grande pericolo. Io prendo l’auto solo per andare all’aeroporto. Per il resto cammino o vado in autobus”. Fuksas, lei a giugno dopo il furto nel suo studio, si sfogò: “Vado via da Roma per sempre, è una città troppo insicura”. Lascerà veramente la Città Eterna per Parigi o Francoforte? O ci ha ripensato? “La vita in una città europea, in Germania ad esempio,è più semplice. All’estero è normale che le strade siano pulite ed il verde curato. A Roma invece del malcostume se ne deve occupare il sindaco o l’assessore, ogni problema richiede interventi straordinari. Io sono in fondo la coscienza critica della città”. Roma conserva un grande architetto dentro le sue mura, par di capire” …

P.S. … sempre da “Il Messaggero” apprendiamo:
“Roma avrà la Casa del ballo … Ballo è bello, anche nella capitale …
Siamo un popolo di grandi ballerini – lo dice la storia …
per iniziativa di un gruppo di appassionati accanto alla ‘Casa dei Teatri’ alla ‘Casa del Cinema’ e alla ‘Casa dell’Architettura’ (per non parlare di quella delle Donne, dello Studente, del Jazz e di quant’altro … n.d.r.), Roma avrà presto la sua ‘Casa del ballo’. La proposta, accolta e fatta propria da cinque commissioni consiliari nel corso della scorsa consiliatura, è adesso al vaglio del Consiglio comunale …”
che il Campidoglio lavori in pace …
tanto alle case “normali” … già ci pensano Caltagirone … Navarra … Lamaro … Mezzaroma … etc. etc. …

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Povera Italia … Workscape …

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anche l’Italia merita un premio … l’oscar della monnezza …

Collocato all’esterno del Padiglione Venezia ad anticipare la visione della mesta mostra “MAXXI cantiere d’autore – WORKSCAPE” trovate questo “coso”, non meglio identificato, che, secondo il Ministero per i beni e le attività culturali, sarebbe: “Il mandala del cantiere: intervento autoriale e segnaletico firmato da Italo Rota con la collaborazione, per la grafica, di Giorgio Camuffo, che introducendo il cantiere attraverso un intreccio di significati e di segni, ne sottolinea l’autonomia rispetto all’opera finita. L’installazione farà parte delle collezioni per il MAXXI architettura” …

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lo staff, al completo … davanti all’autoriale intervento …

Ancora una volta … grazie a Pio …
L’Italia conquista l’ambito “Oscar della monnezza” con questo pietoso larario dell’imbecillità istituzionale … dovuto alla illuminante genialità del reverendo Rota, già e non dimenticato, autore della chiesa-pollaio di Tor Vergata …

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Décevante Biennale de Venise … le naufrage est complet …

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ma la Cina …

Scrive, tra l’altro, Frédéric Edelmann su “Le Monde” di oggi (11.9.06):
“Le commissaire Richard Burdett, un protégé de l’architecte anglais Richard Rogers, qui, nécessité plus que hasard, obtient cette année le Lion d’or pour l’ensemble de sa carrière (du Centre Pompidou aux banques Lloyds à Londres), avait d’abord choisi pour thème : ‘Meta-citta‘, formule attrape-tout qu’il a changé pour ‘Ville : architecture et société‘.

Cela fait bien trois ou quatre fois que la Mostra se laisse embarquer dans des concepts vaseux. Cette année, le naufrage est complet, pour ce qui est au moins de la partie officielle, logée sur le site admirable de l’Arsenal. Burdett a choisi seize villes, seize mégapoles, de Barcelone à Shanghaï, de Bombay à Bogota, livrant sur chacune d’elles un catalogue besogneux de données démographiques, très en deçà de ce qu’apporte ordinairement un ouvrage basique sur les problèmes urbains dans le monde.

CARNAVAL MONDAIN

L’inutilité de cet effort pédagogique ne prête pas à conséquence puisqu’il n’en tire aucune conclusion ni sur ce que sont et deviennent les villes ni les réponses urbaines et architecturales qu’elles appellent, moins encore sur ce qui pourrait advenir des sociétés (entendons des hommes et des femmes) qui les occupent à défaut, souvent, de pouvoir les habiter avec bonheur.

Cette mission démonstrative est dévolue aux ateliers organisés autour de l’exposition, où le commissaire a convoqué quelques noms d’une intelligentsia pour le moins rabachée, d’année en année, dans le même cadre vénitien, : Fuksas, Herzog, Koolhaas, Hadid, Piano, Rogers ou Bohigas. Heureusement, la France reste un pays totalement hors des préoccupations de Burdett, et aucun de nos penseurs rituels n’a été convié à ce carnaval mondain des poncifs urbains.

La séquence de l’Arsenal, après un long et mystérieux détour hautement sponsorisé sur les vertus de la pierre, aboutit, heureuse surprise, au pavillon de la République populaire de Chine. Les Chinois, qui ont fort bien compris quel vertige et quel effarement prennent les penseurs et les constructeurs occidentaux face au colossal développement urbain de l’empire du Milieu, ont, comme il y a quatre ans avec le Village de la Commune, joué une carte inattendue, et au demeurant fort minoritaire encore, celle de la qualité” …
Condividiamo, parola per parola …
Effettivamente il periferico e introvabile padiglione cinese risulta tra le rarissime “cose da salvare” dal “naufragio” veneziano … e ben contrasta nella sua laconica e ironica intelligenza con la volgarità e il rutilante fragore di tanta mercanzia da esportazione …
e, in epoca di faraoniche “missioni” … crediamo proprio che i cinesi siano così fessi … da beccarsi solo gli “avanzi” dell’occidente?

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Imbarazzo … perplessità … e certezze …

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 imbarazzo …

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perplessità … 

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e certezze …

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anche il clero … sospende il giudizio … 

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Croff … Croff … Croff … Ploff … Ploff … Ploff

Con i piedi ancora doloranti per l’inutile chilometrica scarpinata … è difficile dare un giudizio obiettivo su questa ultima Biennale di Architettura veneziana …
Quella che appare, comunque, opinione diffusa e condivisa è che questa edizione 2006 sia, con tutta probabilità, in assoluto, la peggiore di tutta la serie …
Ci siamo già dilungati a lungo sull’argomento … coltivando un pregiudizio che viene da lontano … e che viene più che confermato da una faticosa, quanto inutile, “visita” alla mostra …
Perché quindi infierire … una stronzata è una stronzata … chiudiamola lì … ma il fatto è che ci siamo andati, come sempre, in mesto pellegrinaggio perché si conserva sempre la speranza di esserci sbagliati … di aver lavorato troppo di fantasia … e quindi di aver ingiustamente anticipato un giudizio …
Beh … andateci e guardate anche voi … che senso ha mettere in mostra numeri dati e statistiche come se potessero essere oggetto di contemplazione … ammucchiare sia pur “belle” fotografie di una diffusa e globale catastrofe urbana … senza offrire nessun segno di intelligenza di problemi che siano altro da una stantia sequela di luoghi comuni rintracciabili in qualsiasi manuale di economia, di sociologia o di statistica? … di quelle stesse cose, faccio un nome a caso, aveva già parlato (e con tanta maggiore coscienza e intelligenza delle cose …) magari Giorgio Piccinato anni fa … che ci importa del punto di vista della London School of Economics … e dei suoi “venditori” di New Economy, “porta a porta” … che hanno scambiato le Corderie dell’Arsenale per un qualsiasi salone di un Expo bancario internazionale? … se la Biennale da qualche tempo in qua è diretta da “uomini della finanza” … lo è perché questi signori dovrebbero essere in grado di rendere “economica” la gestione dell’ente e non solo per far pubblicità alle loro “aziende” …
Se questa è un Biennale di Architettura … voremmo sapere che fine ha fatto l’Architettura …

Certo è che, in un contesto come questo, gioco facile avrebbero potuto avere quanti di Architettura avessero appena accennato con un minimo di consapevolezza … ma di questo parleremo più in là …

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estetica della statistica …

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Fantasmi a Vema …

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His Lordship, Richard Baron Rogers of Riverside … a Pienza … cerca Papa …

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“Sesso, cibo e architettura” (le tre cose importanti della vita) …

Non gli basta il Leone … vuole un incarico …
Titola la stampa: “Rogers: Venezia mi premia. Ma qui in Italia costruire è impossibile” …
Povera creatura … ha difficoltà a costruire in Italia …
politici e amministratori, affrettatevi … sennò il Lord, … Sua Eminenza, … s’incazza …
e così ci riferisce anche Fiorella Minervino su La Stampa del primo di settembre:
“PIENZA. Che grandi Papi ci sono stati nel passato e che architetti, Pienza è una meraviglia, tutti siedono dove vogliono, parlano, comunicano senza conoscersi. Ci sono gli spazi, con le aperture verso le colline, e l’armonia: così deve essere una città, luogo di scambi sociali, multietnici, di gente diversa che comunica, a tutte le età.
A parlare sulla piazza della cittadina toscana è lord Richard Rogers …
Richard Rogers è italianissimo. “Sono nato a Firenze nel 1933 (un anno più vecchio di Piano che mi chiama scherzando “vecchio”) – ricorda – da famiglia triestina. Mio padre studiava all’Università di Firenze medicina, mia madre amava la ceramica, il mio secondo cugino era Ernesto Rogers, il grande architetto dello Studio BBPR – Banfi, Belgioioso, Peressutti, Rogers – al quale si deve fra l’altro la Torre Velasca a Milano. Per questioni razziali la mia famiglia, che è italiana ma con lontane origini inglesi, si trasferì a Londra. Fui inviato come militare dagli inglesi a Trieste dove frequentai mio cugino Ernesto (ho fatto lì il mio primo e unico ballo con Elizabeth Taylor in Italia per le truppe americane) e mi sono convinto a seguire la sua strada” …
Lei viene premiato per l’impegno sulla città, per la sua idea di città sostenibile e compatta. Che cosa significa?
“Le città sono luoghi di incontro e dialogo. Sono il cuore della cultura e degli affari. Per mantenere una qualità di vita decente dovrebbero essere preparate per accogliere chiunque, ben connesse con trasporti pubblici, ben disegnate e in contesti giusti.
sono … necessari luoghi gradevoli dove vivere, incontrarsi, lavorare, divertirsi. Prima la gente se ne andava ad abitare in campagna perché non voleva più vivere in luoghi da incubo come le periferie dell’era industriale. Oggi il flusso è contrario …
La novità vera è il single, la città si popolano sempre più non di famiglie con bambini, ma di persone sole per lavoro o per scelta che a loro volta richiedono negozi, centri, luoghi di incontro. Il contatto umano è la base della città”.
Quante persone lavorano nel suo studio?
“Circa 130, come in una bottega rinascimentale …”
In che Paese l’architettura sembra funzionare meglio?
“In Spagna …”

Il Paese più difficile?
“L’Italia, qui non c’è la volontà politica …
Non posso giudicare il nuovo governo, ma sinora è stato un disastro, da 23 anni disegno progetti per Firenze e non succede mai nulla”
Qual è il suo sogno irrealizzato?
“Costruire un edificio pubblico in Italia, Piano sostiene che è impossibile” …
Lei si ritiene urbanista, architetto, studioso, saggista o cos’altro?
“Solo un uomo …
L’anno venturo al Beaubourg ci sarà una grande mostra dedicata al mio lavoro, l’ho intitolata Dalla casa alla città, poi inconsciamente mi sono reso conto che era una variante della formula “dal cucchiaio alla città” di Ernesto Rogers, il grande cugino che mi convinse a diventare architetto” …
Un giovane ci raggiunge, è il direttore dello studio italiano di Rogers e viene presentato: “Mio nipote Ernesto Rogers, abita a Firenze, è figlio di mio fratello …
Sorridendo il grande architetto se ne va con il nipote verso la casa che affitta in segreto ogni anno a Pienza, “la più bella città d’Italia” … “

P.S.
da un vecchio numero, del marzo 2001, de “IL SOLE 24 ORE” veniamo a sapere che a Londra vanno a ruba i manuali di cucina e si moltiplicano i locali firmati da celebri designer …
“Secondo una classifica … il saggio più venduto in Inghilterra negli ultimi dodici mesi è un manuale di cucina: Il ritorno del cuoco nudo …
D’altronde non è un caso che gli stessi protagonisti della rivoluzione culinaria britannica provengano essi stessi dal mondo del design: a partire da Terence Conran, fondatore a suo tempo della catena di arredamento Habitat e ancora oggi impegnato in prima persona nella progettazione di interni, alla coppia Ruth e Richard Rogers: se lui, già partner di Renzo Piano nell’avventura del Centre Pompidou di Parigi, è oggi il più influente architetto dell’Inghilterra laburista, lei sta rivoluzionando la cucina inglese con i suoi libri e programmi televisivi. Sono entrambi convinti del fatto che la buona tavola sia propedeutica all’attività creativa e hanno in progetto un libro a quattro mani dal titolo provocatorio “Sesso, cibo e architettura” (le tre cose importanti della vita). Insieme animano il celebre River Café, sulle sponde del Tamigi, un ampio locale dalle linee pure e moderatamente high-tech che un insolente “New Yorker” ha definito (senza ironia, pare) “il miglior ristorante italiano d’Europa”. Più che per la qualità del cibo viene ricordato di solito per lo squisito design – nonché per il conto finale, che, dopo un’onesta bagna-caoda con due fettine di carne e un dessert, accompagnati da un sano rosso piemontese o toscano, può raggiungere facilmente le trecentomila lire a testa” …

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Geometriche … illuminate … coincidenze …

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Aporie della post-modernità …

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dai somari … di Portoghesi …

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alla Z-car …

che abbia ragione Burdett? …
il futuro della metropoli …
sta proprio nella “mobilità” …

quale … però? …

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