Leggerezza … catalana …

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ringraziamo Massimo Mazzone per la foto …

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Intorno al cubo …

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Un Cubo … praticamente … a sbalzo …

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Il tapino … sul Topino …

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attenti al vetro … ché la capocciata è certa …

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Luci nel Cubo …

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Ancora Kubo sul Topino … e la questione s’ingrossa …

modernità

Su “RINASCIMENTO SACRO”, Blog del Movimento Liturgico Benedettiano
di oggi, mercoledì 29 aprile, leggiamo: …

Ancora sull’in-cubo folignese.
“Sull’onda della questione della Chiesa di San Paolo a Foligno, riportiamo una lettera dell’architetto Lomonte in replica al professor Muratore, sostenitore del progetto di Fucksas e curatore di un blog sull’architettura, e un articolo di Stefano Chiappalone …”
…

Dal testo del Chiappalone riportiamo, noi, qualche passo sparso, ché la lettera già la conoscete: …

… “a Foligno stanno consacrando la nuova chiesa di San…Fuksas!
Proprio così, poiché certe chiese moderne più che del santo titolare parlano del “genio” che le ha progettate. Nel caso di specie l’architetto Massimiliano Fuksas, che pure – in base ad una recente intervista – avrebbe le idee chiare su cosa sia una chiesa e tuttavia non tiene conto dell’aforisma di Nicolás Gómez Dávila (1913-1994): “
Nessuno pensa in modo serio finché dà importanza all’originalità.” …

… Così negli anni 1950 Charles-Edouard Jeanneret-Gris, detto Le Corbusier (1887-1965) – secondo il quale, “la macchina, fenomeno moderno, provoca nel mondo una riforma dello spirito” – progettò il convento di Santa Maria de La Tourette secondo criteri assolutamente geometrici. Egli era del resto l’esponente principale di una tendenza a progettare qualsiasi edificio sul modello della macchina, al punto da definire una casa “macchina per abitare”. Coerentemente a La Tourette costruì una “macchina per pregare”, che parla il muto linguaggio degli automi più che la celeste lingua degli angeli …

L’intera cultura europea, ricordava Benedetto XVI a Parigi, al Collège des Bernardins, è nata grazie a generazioni di monaci che non pretendevano di fare capolavori, anzi “non era loro intenzione di creare una cultura e nemmeno di conservare una cultura del passato. La loro motivazione era molto più elementare. Il loro obiettivo era: quaerere Deum, cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa .”

Dall’essenziale, dal quaerere Deum, possono scaturire anche ai nostri giorni chiese belle e capaci di parlare nella lingua degli angeli, come l’abbazia di Sainte-Madeleine di Le Barroux, in Francia, il cui fondatore è, guarda caso, il monaco benedettino dom Gerard Calvet O.S.B. (1927-2008), che non ha fatto altro che mettere in pratica l’ammonimento evangelico: “Quaerite autem primum Regnum Dei et iustitiam eius, et haec omnia adiicientur vobis” (Mt 6,33), cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia e il resto – bellezza compresa – vi sarà dato in sovrappiù” …

Per chi vuol saperne di più cfr.:
http://www.rinascimentosacro.com/2009/04/nas7-ancora-sullin-cubo-folignese.html

…

P.S. … non è certo un caso che lo straordinario committente di Le Corbusier a La Tourette, Padre Couturier, fosse … un domenicano …

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Stupito dal commento positivo …

Ciro Lomonte, autore di alcune recenti e feroci critiche al Cubo …
inopinatamente sorpreso del nostro positivo commento, …
ci scrive:

“Egr. Prof. Muratore,
sono rimasto stupito dal suo commento positivo alla nuova “chiesa” di Foligno. Se lei afferma che questa sia la prima opera convincente di Fuksas debbo proprio andare a visitarla.
In effetti un tale gioco di compenetrazioni, alto ben 26 metri, deve avere un fascino notevole. Forse qui c’è un concentrato di virtuosismi.
La questione è se questa sia davvero una chiesa cattolica. I simboli cristiani sono un rimando ad una trascendenza, che per il credente è reale ed è operante nella storia. Non è indifferente la presenza di immagini, di decoro, di una forma architettonica che parli di quella realtà. Essi costituiscono un ambiente “sacramentale” (segno sensibile dei misteri che si celebrano) in cui i fedeli instaurano un profondo rapporto con il Mistero della Salvezza, anche attraverso i luoghi.
Il simbolismo moderno invece dà forma alle idee, è un gioco intellettuale senza legami con la Realtà dell’Incarnazione. Ciò vale per l’arte e per l’architettura contemporanee.
Nell’intervista in cui parlava della sua conversione alla fede cattolica (Petrus, 1 giugno 2008), il prof. Fuksas sosteneva di volere realizzare una chiesa vera e propria.
«Ho scelto un’architettura verticale anziché orizzontale, anche per aiutare in qualche modo il corretto svolgimento della liturgia». Cosa intenda lo spiega subito dopo, ma la spiegazione è insoddisfacente, dato che il cubo di Foligno favorisce lo spaesamento, gradevole quanto si vuole, ma straniante.
«Le chiese circolari concentrano quasi tutta la visibilità sull’assemblea, mentre quelle verticali ti portano a concentrarti esclusivamente sull’altare, perché è lì che avviene il sacrificio della Santa Messa». Se è così, non si capisce perché non abbia disegnato un’aula basilicale, invece di creare uno spazio determinato da due cubi, l’uno inscritto nell’altro, il cui perimetro ridefinisce un’idea di peristilio tipica dei mausolei e delle chiese a pianta centrale. L’altare poi non è così evidente: un monolite scarno dentro un monolite scarno.
«Personalmente, ritengo che il rito per eccellenza sia quello tridentino, con il sacerdote di spalle ai fedeli e lo sguardo, e i cuori, rivolto ad oriente. In questo modo è impossibile stravolgere la liturgia». Francamente non mi pare che questi propositi siano stati rispettati nell’edificio di Foligno, dove prevalgono l’assenza, la cripticità, l’indefinito. E una ricerca dell’effetto sorpresa che non so quanto duri, una volta scoperto il trucco delle relazioni fra passaggi ribassati e altezze vertiginose.
Cordiali saluti.”

C. L.

P.S. Rileggendo la lettera scopro, con meraviglia, che l’autore …
non ha ancora “visitato” il Cubo, …
ma, allora, mi chiedo, …
di che cosa stiamo parlando? …

Quanto alla famosa “intervista” sulla “conversione” …
si trattava, come è ormai noto, di una solenne “bufala” …

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“Non c’è spazio per le nostalgie” … nel Cubo sul Topino …

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Il Cubo sul Topino … una sfida contemporanea …

In occasione della recente inaugurazione fulignate, … vi proponiamo un estratto dell’intervento di Mons. Giuseppe Betori, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, al momento della presentazione del progetto Fuksas … (Palazzo Trinci 10.11.03) …

Una chiesa in via del Roccolo
…
“Il progetto presentato si colloca nel nostro territorio con una forte carica di Innovazione. Le chiese degli ultimi decenni si sono spesso dovute inserire in ambienti urbani già definiti, per lo più definiti da un deficit di umanità. Si doveva dare un tetto alla preghiera della comunità e lo si faceva adattandosi al volto anonimo dei quartieri, piegandosi alla diffusa mediocrità, soprattutto assecondando scelte ambientali già determinate. La chiesa di Fuksas mi sembra che risponda a una “nuova” aspirazione: quella di essere “il” o almeno “un” segno fondante dell’ambiente in cui si colloca, un segno che dà l’identità a un mondo. Come un tempo le nostre città sono sorte attorno alle cattedrali, i borghi e i rioni attorno alle chiese. Così ritengo doveroso che oggi la comunità cristiana di Foligno offra al nuovo insediamento che va delineandosi oltre il fiume Topino non semplicemente un luogo di preghiera ma un segno che ne qualifichi il volto umano.
Una seconda considerazione. In questi ultimi decenni l’architettura di culto è andata cercando una propria fisionomia, accettata e riconoscibile, partendo dalla composizione degli elementi fisici costitutivi dei diversi riti liturgici che nella chiesa devono essere accolti. Ne è risultata spesso una somma di spazi, senza una identità unitaria. Il progetto di Fuksas va in direzione del tutto opposta. Si assume uno spazio tipico del nostro tempo, nella sua più pura linearità e lo si offre alle esigenze dell’azione liturgica e della preghiera. Si torna così alle origini dell’architettura sacra cristiana, quando gli spazi già esistenti — quelli delle sinagoghe, ma ancor più delle case e, infine, soprattutto delle basiliche civili romane —furono assunti per dare forma al nuovo culto.
L’Antico Testamento dedica ampie pagine a prescrivere come costruire e arredare gli spazi del tempio ebraico. Una forma definita di tempio, secondo canoni ben precisi, appartiene all’esperienza comune delle religioni. Per il cristianesimo non è così: in nessuna riga del Novo Testamento si danno regole su come configurare gli spazi sacri. Proprio la pagina del vangelo di Giovanni letta ieri nella celebrazione eucaristica ricorda che il culto cristiano si contraddistingue in quanto è un culto “in spirito e verità”. Ciò non vuol dire senza segni, un culto puramente interiore, una religione da coltivare solo nel sacrario della coscienza, come anche oggi molti vorrebbero, ma un culto conformato a Cristo, alla sua persona, che rinnova la nostra vita secondo la verità fedele del progetto di Dio. E come l’umanità di Cristo ne accoglie e ne rivela la nascosta divinità, così il luogo in cui la comunità fa memoriale di lui e si raccoglie per l’incontro con lui e con il Padre è un luogo umano che il Vangelo riempie della sua trascendenza.
Questo avvenne, come ho ricordato, per le basiliche romane. Questo dobbiamo saper fare oggi: assumere gli spazi dell’uomo contemporaneo e abilitarli con la fede e le sue espressioni sacre. Questo mi sembra che voglia proporre Massimiliano Fuksas con le sue linee spaziali pure, offerte alla vita di questa comunità.
Non tutte le forme che lo spazio può assumere sono ovviamente plasmabili dalla fede in spazio di preghiera e di culto. Esse devono possedere un’apertura intrinseca alla trascendenza, devono esibire — per così dire — una nativa “spiritualità” . Questo mi sembra che venga assicurato dal progetto di Fuksas, in quell’incrocio tra terra e cielo che ne costituisce la cifra più evidente, evidenziata dall’incontro dei due volumi che si inseriscono l’uno nell’altro, come pure dall’intreccio di fasci di luce che attraversano la materia fino a farla diventare permeabile sia al mondo circostante sia all’ineffabile.
Certo, la forma di chiesa che Massimiliano Fuksas propone è nuova, fortemente innovativa, pur nella sua assoluta semplicità, forse proprio in virtù di essa. E’ una forma che non si rifà a modelli. Si aggiunge a tante forme di chiese che popolano i nostri anni. Questa molteplicità ci infastidisce, ma è l’esito del pluralismo culturale e anche teologico che segna questo tempo. Non c’è spazio per le nostalgie, né per improponibili riesumazioni. Occorre l’umiltà di raccogliere i segni di un mondo nuovo, in cui dialogano forme esemplari, capaci di creare tradizione, senza essere trasgressioni. Questo mi sembra sia il progetto di Massimiliano Fuksas.
II progetto ha convinto la giuria per tre motivi: l’assoluta semplicità delle forme; la sorprendente ricchezza di legami che crea con il contesto urbano e territoriale in cui si inserisce come presenza forte e riconoscibile; le suggestioni luministiche offerte dallo spazio interno. Fuksas ha vinto il concorso perchè ha avuto il coraggio di andare fino in fondo nel rinnovamento dei linguaggi procedendo decisamente sulla via della semplicità, una strada molto sentita dall’architettura contemporanea.
II progetto di questa nuova chiesa a Foligno punta in alto, non difetta di ambizione. E’ anche il segno di una comunità cristiana e di una città che non si sono lasciate abbattere dal terremoto, ma dalla prova trovano le energie per guardare oltre, non solo per ricostruire ma anche per costruire, con il coraggio di questo tempo. Tocca ora a noi accettare la sfida a pensare in grande, ad avere il coraggio della contemporaneità che ci viene da questa architettura.”

G.B.

Parole sante …

sultopino

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In difesa dei critici del cubo …

Ci scrive Nikos Salingaros: …
 “In difesa dei critici del Cubo di Foligno.

Caro Professore;
Non vorrei scrivere una recensione del Cubo di Foligno adesso, ma volevo difendere i critici di quest’opera. Io sono d’accordo con le critiche precedenti espresse da Vittorio Sgarbi e Camillo Langone, le cui opinioni sono spesso tra le più sagge analisi dell’architettura italiana. Il punto è che entrambi sono situati al di fuori della disciplina architettonica e già questo da un peso addizionale alle loro critiche.
C’è un terzo nome da menzionare: quello dell’arch. Ciro Lomonte, uno specialista nella progettazione dell’architettura ecclesiastica. Per caso, Ciro è tra i miei amici italiani più stretti, e anche lui si è dichiarato molto critico del Cubo di Foligno. Senza togliere il diritto a nessuno di amare questa struttura, io mi metto con i critici. Non credo che un’opera che suscita critiche così disparate da parte di persone che io stimo, possa passare senza un’analisi di fondo. Sicuramente ci sono degli elementi negativi nella progettazione.

Cari saluti,
Nikos

e adesso sono in quattro: … Vittorio, Camillo, Ciro e Nikos …

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Con un minimo di esperienza … contro i mostri …

Vincenzo Corrado ci scrive a proposito new-town appenniniche: …

“Caro prof
Mi è capitato per caso di leggere questo articolo mentre (per caso) leggevo Salingaros, leggevo Pagliardini  http://regola.blogspot.com , ma non sarà che qui si (s)parla un po troppo a (s)proposito…
 
Vabbè… sarò il solito polemico … viva il presidente operaio-architetto-urbanista-(e perché no)strutturista
 

http://www.edilportale.com/news/2009/04/progettazione/abruzzo-case-prefabbricate-che-diventeranno-campus_14899_17.html

“Nel giorni scorsi – ha sottolineato il premier – l’ipotesi delle new town è stata criticata “da architetti specialisti nella costruzione di mostri”, ma visto che “un minimo di esperienza il Presidente del Consiglio ce l’ha ancora” ha continuato Berlusconi “abbiamo individuato 15 aree su cui costruire delle piastre antisismiche in cemento armato capaci di sopportare qualunque scossa sismica. Su queste piastre si costruirà con sistemi prefabbricati ma con le più recenti tecnologie. Io, come urbanista – ha continuato il premier – ripeto sempre la stessa formula, che comunque ha avuto grande successo; case intorno ad un centro verde, con tutti i servizi, con tre tipi di strade (pedonale, ciclabile e carrabile)”

Saluti”
V. C.

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