Chiese come garage …

da una notizia Agensir di ieri: …

SANTA SEDE: MONS. RAVASI (PONT. CONS. CULTURA),
“LE CHIESE SONO COME UN GARAGE”
“Un certo cattivo gusto nelle chiese, oggi è un dato di fatto. Per questo è indispensabile una formazione di tipo estetico a partire dai seminari e dalle parrocchie”. Lo ha detto mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia commissione per i beni culturali, illustrando oggi ai giornalisti l’incontro del 21 novembre del Papa con gli artisti. Ricordando una frase di padre Turoldo, “oggi le chiese sono come un garage dove Dio viene parcheggiato e i fedeli sono tutti allineati davanti a Lui”, Ravasi ha esortato a fare del “linguaggio della comunicazione religiosa un linguaggio estetico”. Idea condivisa anche da Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, per il quale “le chiese, che nel Medio Evo erano prefigurazione del Paradiso, ricche di colori, oggi sono grigie e spoglie. E’ urgente riscoprire le cose positive che possono costruire l’estetica di domani”.
(…)

…

le vie della “modernità”, come quelle del Signore … sono infinite …

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Formalità democratiche …

A proposito di elezioni e di architetti …

Eduardo Alamaro così commenta: …

“… è un noia, quest’Italia dell’Ordine democratico è tutta depressivamente omologata, da Nord a Sud, E non ci sono nemmeno “le scossette” e le escort edelizie per passare il tempo, per rallegrarci. O almeno non hanno ancora rilievo sui media. Ma diamo tempo al tempo: adeguare le professioni ai tempi si deve …
All’Ordine degli Architetti di Napoli la situazione non è diversa, anzi è peggiore di Roma. La presentazione delle liste è infatti scaduta non il 12 ma il 1° settembre, E il mese d’agosto si sa è quello giusto per (tentare di) formare liste “altre”. Che del resto non hanno alcuna possibiltà di successo. Specie se (formalmente e nominalmente) diverse o alternative a quella “storica”, plurivotata, Spesso ereditata da padre in figlio, da cum-pare a cum-è,
Lista storica (e stoica) senza rivali che esprime il presidente da sempre. E che, nel caso specifico, si ricandida per la n.n.n.n. volta. Sicuramente con successo. Auguri, vittoria e avanti! Famiglia e Tradizione!
Ma se questo giochetto, assolutamente e formalmente democratico, funziona da decenni ci sarà pur una ragione? Che non è solo di ambito antropo-illogico locale e suddista, Perché gli esponenti dellì’Ordine napoletano assumono poi rilievo nazionale. E d’oltre s-confine. E/o d’eterno confino. Una prece.
Saluti”

Eldorado

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Patacche mediatiche …

A proposito di comunicazione e pubblicità … Pietro Pagliardini così commenta:

…

“In effetti SD ha ragione e non se ne può più di pubblicità pataccara che spaccia per rivoluzionario o innovativo qualunque edificio luccicante! Io non sono nemmeno andato a vedere il link ma me lo posso immaginare. Me ne arrivano dieci al giorno di immagini di progetti tutti uguali a se stessi e tutti rigorosamente straordinari per non si sa quali caratteristiche.
Altro genere ancora è quello eco-sostenibile, un filone in forte sviluppo mediatico. Dico così perché è evidente che c’è una moda dietro cui non sempre c’è sostanza. Qualche pannello fotovoltaico, una mini pala eolica, presunte emissioni zero (che li voglio vedere a vivere in una casa con finestre praticamente sigillate e aspirazione forzata quanto ci mettono ad ammalarsi di TBC o similari), rigorosamente off-line, ecc. ecc.
E l’architettura? Conta niente, quasi che questa fosse una variabile indipendente dall’ambiente, quasi che l’ambiente sia solo acqua, terra e aria e non piuttosto un insieme un po’ più complesso in cui forme, aggregazioni e materiali degli insediamenti umani sono essenziali per quella parte importante del nostro pianeta che è l’uomo e per l’ecologia della sua mente.
Ma tant’è, le lobbies lavorano assai bene! Da Bolzano, ad esempio, ci vogliono invadere con casette di legno! C’è un architetto poi che riempie le riviste con case di vetro e pale eoliche che lui sostiene essere a emissioni zero!!! Sembra che risulti una novità (ma l’hanno studiata un po’ di fisica tecnica?) che è la massa a dare l’inerzia termica necessaria, specialmente nei nostri climi, a mantenere il caldo d’inverno e a non soffocare di caldo d’estate! Possibile facciano finta di non sapere che gli edifici costruiti con metodi tradizionali assolvo benissimo a tutte le funzioni richieste dalla legge, al rispetto per l’ambiente, al rispetto per l’uomo?
Pubblicità, solo pubblicità! E’ del tutto lecito, intendiamoci, basta saperlo e non abboccare al mito dell’innovazione architettonica. Purtroppo, però, molti, anzi direi la maggioranza, abboccano o fanno finta di abboccare, e il dibattito sull’architettura è completamente fermo ed è tematico, specialistico, settoriale. L’architettura come la medicina in cui ogni specialista pensa che la sua disciplina sia al centro del problema e così l’uomo viene visto come un fegato, un cuore, due reni e viene analizzato per parti senza che nessuno sia capace di valutarlo nella sua interezza e fare un bilancio complessivo dei danni e dei benefici.
SD, ha da passà a nuttata….
”
Pietro

….

perfettamente d’accordo …

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Rivoluzione? … una parola grossa …

Salvatore Digennaro ci scrive:

“Caro Prof.
Spesso mi capita di guardare il sito di Repubblica e nella colonna di destra (del cazzeggio), insieme ai pettorali di un celebre attore, a cappelli colorati e a belle signorine, cliccando su una immagine interattiva alla sezione Style e Design ho trovato questo articolo da L’espresso dal titolo:

Metamorfosi Manhattan

“Un edificio che segna una rivoluzione. Firmato Mayne. Il profeta dell’architettura come ottimismo.”

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/metamorfosi-manhattan/2108318/9

Quello che fa riflettere non è, ancora una volta, l’edificio in se, che tra l’altro fa un certo effetto come spesso accade, ancora, con l’architettura decostruita, ma è l’attributo rivoluzionario che gli viene dato.

Non entriamo nel merito delle nostre discussioni sulle archistelle o sull’ottimismo, ma si può parlare di rivoluzione per un opera ormai da manuale dell’architettura “modern-avanguard-international-decostruita”?

Probabilmente, l’autore dell’articolo non è molto “navigato” in architettura, o forse sì…”

S.D.

… …
Mi sa che su certa “stampa” …

il giudizio del “Cavaliere” …

non sia poi tanto assurdo …

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Bonifica verticale …

Riceviamo da Stefano Salomoni e volentieri vi giriamo: …

“Si segnala Grattacielo Torre Pontina a Latina http://www.torrepontina.com …”Bonifica verticale”?

Cordiali Saluti”
S. S.

…

Semplicemente … atroce …

adesso … aspettiamo i grattaceletti romani …

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Metamorfosi …

chiesa3

Caro prof, Muratore, quando un edificio è incorreggibile, bisogna metamorfosizzarlo!
Saluti,
Isabella Guarini

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Questa è una chiesa …

Immagine 1

Cari muratorini,
In tema di chiese & ambiente che vedo vi appassiona molto, voglio farvi un dono di ferragosto nostalgico b/n d’epoca.
Inviovi pertanto due immagini-cartolina della chiesa di Santo Stefano a Capri, Marziale Desiderio compiuto di capomastro amalfitano nel ‘600 della Campania felix integrata, col Picchiatti d’Architettura dentro.
Sono foto che traggo dal prezioso libro d’autore: Roberto Pane, “Capri”, 1954, Neri Pozza editore, Venezia.
Un caldo saluto estivo, Eldorado

Immagine 2

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Elezioni … urgenti …

Riceviamo da Armando Roma, di cui condividiamo la sorpresa, questa lettera sulle prossime elezioni dell’Ordine romano: …

“Gentile prof. Muratore,

oggi 7 settembre ricevo una email da parte dell’ordine degli architetti di roma che mi comunica che il 4 settembre il consiglio dell’ordine ha deciso di indire le elezioni dell’ordine con prima votazione il 19 settembre.
Per presentare le liste c’è tempo fino a sabato prossimo 12 settembre ore 13.00.
Praticamente chi volesse candidarsi e formare una propria lista ha soltanto 4,5 giorni di tempo, mentre per la campagna elettorale che dovrebbe raggiungere oltre 15000 iscritti rimangono appena 7 giorni.
Forse la domanda è maliziosa, ma secondo lei come mai c’è tutta questa fretta? Qualche sospettoso potrebbe pensare che tale decisione sia stata presa ad arte per impedire ad eventuali candidati alternativi di avere il tempo di organizzarsi…
Lei che ne pensa? Cosa ne pensano i lettori di questo blog?
Saluti”
A.R.

P.S. effettivamente l’0sservazione è più che pertinente …
e …
già eravamo rimasti piuttosto perplessi quando, qualche settimana fa, su qualche bollettino, forse, del Consiglio Nazionale avevamo praticamente letto della ricandidatura dell’attuale presidente, …
ma, visto il caldo, … non ci avevamo quasi fatto caso …

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Politica e ricostruzione …

Riceviamo da Pietro Barucci e molto volentieri vi giriamo queste riflessioni sui recenti eventi dell’Aquila: …

“E’ noto, per esperienze precedenti, che nel clima caotico del dopo-terremoto, inevitabilmente carico di tensioni sconvolgenti, esistono tutte le condizioni necessarie e sufficienti per assumere decisioni che poi risulteranno sbagliate.
Nel caso de L’Aquila, poco o nulla è dato conoscere delle scelte urbanistiche, economiche, psico-sociali, progettuali, costruttive (se mai siano state operate o solo sfiorate) da cui hanno preso le mosse le frenetiche lavorazioni in corso e ci si deve accontentare di qualche  servizio apparso sulla stampa periodica, del tutto insoddisfacente a fronte della gravità della situazione, del numero dei senza tetto in sofferenza e dell’ingente quantitativo di risorse impegnate.
Abbiamo appreso che, quale primo programma-tampone, sono in corso di realizzazione 150 unità edilizie da 26 alloggi ciascuna, per un totale di 3900 alloggi che potrebbero ospitare una popolazione prossima ai 15.000 abitanti; programma che è ben lungi dal soddisfare le esigenze conseguenti al terremoto, ma che dovrebbe concludersi entro qualche mese, a prezzo di un immane sforzo produttivo e di una spesa non minore a 135.000 Euro per alloggio.
Sconcertanti i caratteri delle unità tipo in costruzione, ciascuna costruita su una sua propria, ciclopica “piattaforma antisismica”: un volume interrato adibito a parcheggio o depositi, costituito da due solettoni cementizi iper-armati sovrapposti, congiunti da giganteschi pilastri cilindrici in acciaio. Una sorta di suolo artificiale infinitamente rigido su cui è impostato un complesso edilizio in elevazione a tre piani, progettato e costruito con metodi speditivi, “ a secco”,  con struttura metallica, sistema secondario di tamponamento in pannelli leggeri in legno-derivati e  materiali sintetici di coibentazione e con largo impiego di cartongesso nelle tramezzature e finiture interne.
Un intervento che stupisce per la forte incoerenza fra i due tipi di manufatto: permanente e invasiva la base cementizia, semiprecaria la parte in elevazione.  Complesso che, malgrado il carattere transitorio assegnato alle abitazioni, è responsabile di un forte e definitivo impatto ambientale dovuto appunto alla massiccia piattaforma antisismica sottostante, probabilmente sovra- dimensionata rispetto agli sforzi che deve assorbire. E che colpisce per il costo complessivo, più che doppio rispetto a quello di una normale edilizia residenziale pubblica, eseguita nel rispetto della normativa antisismica vigente.
Si deve peraltro considerare la perplessità del Geologo Franco Cavazzana, esposta nella lettera al quotidiano La Stampa  del 17.08.2009 dal titolo Case antisismiche su terreni inadatti, il quale opportunamente osserva che la conclamata robustezza di queste piattaforme antisismiche potrebbe comunque non essere sufficiente senza un approfondito studio del terreno sottostante. Date le circostanze, è lecito dubitare che questo studio sia stato eseguito per le 150 piattaforme.
E’ evidente che la scelta di questa soluzione anomala è stata   finalizzata al conseguimento di un risultato preciso: la rapidità della costruzione, da usare quale strumento di propaganda politica, per conseguire i quali ogni spesa è sembrata giustificata.  Rapidità quasi miracolosa se confrontata con gli estenuanti tempi dell’edilizia convenzionale e tale da ottenere un esito complessivo ad effetto, di grande consenso popolare, specie se confrontato con le esperienze dei precedenti terremoti, le cui baraccopoli talvolta hanno resistito per decenni.
In attesa di verificare quale sarà l’impatto con l’utenza, momento supremo di ogni intervento urbanistico-edilizio realizzato dalla mano pubblica, non si può prescindere da un dato iniziale disarmante, la constatazione che, al momento, dopo le tendopoli, la montagna imponente di problemi generali abbia partorito il topolino delle 150 unità edilizie, basate su una trovata tecnica discutibile, costosissime, disseminate nei comuni limitrofi secondo criteri che sfuggono alla pubblica opinione. Più che un contributo alla ricomposizione del tessuto sociale, forse ne produrranno il definitivo sfaldamento.
Sembra perciò che si tratti di una scelta precipitosa e incolta, un colpo di mano, e che le disprezzate baraccopoli, a suo tempo provvidenziali nel caso del Friuli, sarebbero state disponibili molto prima delle unità adottate, sarebbero costate enormemente meno, non avrebbero ingombrato irreversibilmente il territorio, avrebbero concesso un lasso di tempo necessario alla ponderazione, all’intervento della cultura, del professionismo, che per il momento sono stati lasciati fuori della porta, forse definitivamente.
Restano difatti scoperti tutti gli altri aspetti fondamentali dell’operazione, quelli più propriamente disciplinari, che vanno dalle scelte urbanistiche di localizzazione degli interventi, del loro inquadramento territoriale  e del rapporto funzionale con le preesistenze, alle questioni squisitamente architettoniche relative alla ambientazione e alla ricerca dei caratteri più consoni all’inserimento in un’area di notevole pregio storico-culturale quale quella aquilana.
Per non parlare del problema infinito del recupero del Centro Storico, appena abbozzato in termini burocratico-economici e tutto da scoprire sotto il profilo storico, architettonico e socio-culturale.
Si deve osservare che l’impianto generale dell’iniziativa, fino ad oggi, non ha tenuto alcun conto della cultura urbanistica di questo Paese, delle sue storiche, sofferte esperienze nel campo dell’edilizia pubblica, della  maturità raggiunta nel campo psico-sociale, dell’interesse tuttora vivissimo nei principali atenei italiani per i problemi del costruire e degli interventi nel territorio, dei meriti acquisiti nel campo del recupero edilizio, dell’esistenza di istituzioni e organismi altamente qualificati sul piano culturale e tecnico, riconosciuti anche a livello internazionale.
La ricostruzione de L’Aquila non dovrebbe restare, così come sembra avviata, un problema di protezione civile, da Vigili del Fuoco (ancorché benemeriti), affrontato su basi rigidamente politico-economiche, organizzative, di tecnica costruttiva, militarizzate e platealmente miranti a conseguire risultati elettorali.
Forse sarebbe il momento di deporre l’elmo protettivo da soccorritore,  di guardarsi intorno, prima che sia troppo tardi, e aprire il campo ai contributi della ricerca culturale, delle competenze specialistiche, della professionismo colto e avanzato, e della partecipazione democratica, contributi da concepire come risorse e non come intralci da eliminare.
Ma esistono le cosiddette “condizioni politiche” per un simile gesto? Dato l’imperante “decisionismo”, termine ambiguo pericolosamente sbandierato fin dai tempi del craxismo, sembra del tutto improbabile.
”

Pietro Barucci

Orbetello, agosto 2009

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Il sogno di una casa … di un lavoro … di una famiglia …

social housing loos

Riceviamo da Giuseppe Gabriele e volentieri vi giriamo:
“La casa popolare oggi in Italia
pensieri in una notte di mezza estate

Leggevo qualche tempo fa e riflettevo sulle percentuali di social housing nella “casa comune europea”: 4% di edilizia pubblica in Italia contro quasi il 40% in Olanda…
In compenso abbiamo una quantità enorme  di riviste di architettura patinate passerelle delle archistar e numerosissimi  architetti che insegnamo nelle scuole medie perché privi di lavoro professionale..
Leggevo qualche tempo fa e riflettevo su una data importante nella storia dell’architettura: l’anno 1930, in quell’anno furono progettate e realizzate in Europa tre abitazioni paradigmatiche dell’idea di moderno in architettura la Ville Savoje di Le Corbusier, la casa Tugendhat di Mies Van der Rohe, e la casa Muller di Loos.
Le prime due sono presenti in tutte le storie dell’architettura moderna, ed hanno fatto scuola, entrambi sono state abbandonate dai rispettivi proprietari perché sovradimensionate e non rispondenti ai fondamentali requisiti di abitabilità,  ma ad un’idea astratta di modernità, la casa di Loos molto meno pubblicata e molto più capace conciliare tradizione e innovazione, è abitata senza soluzioni di continuità.
E’ qui forse che bisogna cercare le radici della degenerazione dell’architettura di oggi?
Lo stesso Loos combatteva in quegli anni un ardua battaglia con la municipalità di Vienna perché proponeva un’idea di architettura popolare realmente rispondente alle esigenze delle classi lavoratrici, semplice e concreta, lontana dagli ideologismi che hanno portato  a realizzare i famosi Hofe che di popolare non hanno nulla.    Il vincitore del Nobel dell’architettura dello scorso anno J. Nouvel, una superstar della scena mondiale, in un intervento di edilizia sovvenzionata per Vienna qualche anno fa ha sostanzialmente riproposto le stesse tipologie ideate da Loos a distanza di parecchi decenni.

Non voglio fare l’apologia di quest’ultimo come d’altro canto non voglio disconoscere la genialità di Le Corbusier o Mies, ma l’abitare è un’altra cosa e nessuno  meglio di Loos lo ha compreso nel 900, sia che fosse un abitare aristocratico, borghese o operaio.
Nelle Siedlung viennesi degli anni 20 Loos proponeva delle soluzioni ancora oggi attualissime in questo  periodo di crisi simile per tanti versi a quello in cui egli operava seguente il crollo dell’impero austriaco.
Prevedeva che le case fossero autocostruite con un’assistenza tecnica, delle varianti ai rigidi regolamenti edilizi,  una dotazione di orti capace di assicurare la sussistenza degli abitanti, il compostaggio  dei rifiuti organici etc. insomma quell’architettura sostenibile di cui tanto si parla in Italia oggi. Certo dietro c’è un’idea di città diffusa a bassa densità, ma è ancora proponibile la città dei blocchi edilizi multipiano, questi “incubi ad aria condizionata” in cui tutti viviamo?

P.S.:
Ricordo, anche se è un ricordo un po’ vago, che da piccolo un giorno venne in casa un signore che mi affidò un piccolo salvadanaio in legno a forma di casa nel quale mi invitò a mettere i miei risparmi ed un libretto per poi  depositarli in banca.
Anche questo rientrava nel progetto I.N.A.Casa: il risparmio per finanziare la costruzione di abitazioni e credo che da quel piano voluto da Fanfani siano sorti i più bei brani di città nell’ Italia del 900.    Continuo a pensare che risparmio, casa, lavoro,famiglia siano fatti concatenati .

Cordiali saluti”
Giuseppe Gabriele
Trapani

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