michele granata su LA CITE’ DU LIGNON …
Da Stefano Nicita: … “Il vero serpentone, quello svizzero, l’edificio residenziale più lungo d’europa, alla ribalta …
“Cio’ a dimostrare che non è l’estetica contemporanea che impedisce di avere una buona qualità di vita.
Visto che mi si presenta l’occasione pero’, vorrei spendere due paroline sul serpentone(?) del Corviale, (che poi serpentone non è perché è tutto dritto).
Lo so che per voi è un argomento obsoleto.
Mi dispiace ma non posso farne a meno.
Che volete farci, io non vivo a Roma e voi ne avete parlato tanto che mi è venuta una curiosità quasi morbosa.
Quando sono venuto sono a andato a vederlo.
Avevo visto molte foto, ma una cosa à l’immagine fissa o in movimento di un film ed un’altra è quella che si vive anche, come scriveva Zevi, nella sua quarta dimensione, dall’interno.
E poi sinceramente leggere quello che è stato scritto su un opera di architetti del calibro di Fiorentino e di Valori, sinceramente mi ha fatto male.
Cosi’ mi sono fatto accompagnare da mio fratello.
Sulle prime lui esitava perché, a suo dire, si tratta di un quartiere malfamato.
Sembra che gli autisti degli autobus guidino in una cabina a prova di proiettili.
Sarà vero?
Comunque arriviamo sul posto e da lontano francamente sono rimasto affascinato.
La composizione architettonica della facciata, il gioco dei vuoti e dei pieni, le bande longitudinali con le logge, l’interruzione dai vani scala e tutto il concetto architettonico e sociale l’ho trovati molto interessanti!
Il vantaggio dell’apporto solare e la vista panoramica di cui beneficiano gli abitanti mi sembra che compensa largamente l’imponenza, forse eccessiva, della costruzione.
E poi mi sono avvicinato e sono entrato nel vano scale.
Lo stato di degrado, di abbandono, di sporcizia e d’incuria, d’inciviltà e di mancanza del verde in cui tutto il complesso è stato lasciato mi ha sconcertato.
Ora io mi domando:
Come si puo’ esprimere una opinione su questa Architettura, perché di Architettura si tratta, quando si presenta in questo stato.
Nessun tipo di architettura potrà essere giudicata se non è accompagnata da un paesaggio di infrastrutture e da una manutenzione adeguata continua e costante.
Si possono realizzare tutte le forme che si vuole, si puo’ creare una estetica tradizionale o contemporanea, ma se non ci sono i presupposti per dare al quartiere il rispetto che si merita, il risultato sarà altrettanto tragico di quello in cui si presenta attualmente il Corviale.
Si puo’ dire che l’architettura è come un enorme prisma che presenta mille faccette, a traverso le quali si puo’ guardare ed apprezzare (o criticare) da mille punti di vista, ma bisogna anche permetterle di essere messa in valore e darle quella dignità di cui ha diritto.
MG
Grande Corviale …
comunque, lo si voglia considerare …
resterà, insieme alla Moschea, …
e a piazzale Caravaggio, …
una delle poche tracce significative …
del secondo novecento romano …






Ci siamo persino stancati di domandarcelo.
Corviale è un incompiuta pertanto non la si può giudicare . Corviale è stata per anni dimenticata e quindi tutti ci dovremmo fare un esame di coscienza. Ma a Corviale ho trovato anche molta gente con la voglia di riscatto , molti cittadini che si danno da fare con associazioni di diversa natura e interessi…ma ho sempre visto pochi studenti ( architetti ed ingegneri ) affacciarsi a Corviale, mai professori, a parte Muratore ( non lo dico per piaggeria ma solo perché c’ero alle lezioni ) parlarne nelle loro lezioni.
Solo in Italia la densità e la dimensione di certe Architetture diventano sistematicamente un problema , ci piace solo una certa edilizia “rassicurante” , l’architettura positiva è solo quella delle città giardino .
All’estero imparano dai nostri architetti e copiano e noi o facciamo nuvole e lasciamo progettar ai geometri!
Io spero che stiate scherzando, che sia uno dei tanti post ironici e un po’ sornioni che compaiono di tanto in tanto su questo blog…
Una bella architettura è tale anche se degradata, e purtroppo se ne possono vedere numerosi esempi…allo stesso tempo uno scempio rimane uno scempio. Bisogna sforzarsi di trovare una dimensione oggettiva del bello…sennò…liberi tutti.
Quello che posso constatare, è che si è creata una frattura profondissima fra l’ idea di città-ideale (o quantomeno di città gradevole) che hanno le persone comuni (e con persone comuni intendo la cittadinanza che va dal giudice e dal medico fin al più umile degli operai) e quella che invece viene coltivata dagli architetti, i quali a volte sembra che stiano progettando edifici in un altra dimensione…
Ma qualcuno mi sa dare il senso vero della frase, non posso essere solo io a ricordarmene ancora, che lessi sul giornale nei giorni al calor bianco di diversi decenni fa? Il Corviale era terminato da poco, c’era stato l’assalto ad occuparlo data la sempiterna penuria di alloggi popolari, apparivano i primi vistosi segni di abbandono e degrado. Il degrado veniva attribuito da un lato all’IACP che non aveva eseguito i necessari servizi previsti nel progetto, dall’altro all’errore di un progetto che si imponeva, così rigido e fuori scala (ricordo che anche io mi chiesi se non sarebbe stato meglio accolto se il lungo corpo dell’edificio fosse stato trattato con più morbidezza tenendo conto, per esempio, dell’orografia dei luoghi. Sarà perché ero innamorato del Royal Crescent e del Circus di Bath la cui bellezza mi aveva risarcito del saporaccio dell’acqua termale bevuta nella Pump Room). Ma chi ero io, sbarbatello, per comprendere le ragioni di Fiorentino e Valori che la mia ragione non conosceva o che erano intrise di troppa ideologia?. Girava anche l’accusa, classista e indigesta, agli abitanti pasoliniani che, provenendo da periferie e borghetti, non avrebbero avuto l necessari requisiti di civiltà e decoro per esserne degni. Allora se ne usci, vado a memoria ma con tanto di virgolettato, non ricordo quale architetto esasperato per l’attacco all’edificio: “Date a noi architetti le chiavi del Corviale e vi facciamo vedere come vi si può vivere!” Certo, chi può dubitare che la classe allora felice degli architetti avrebbe saputo trasformare gli appartamenti del “serpentone” in eleganti, lussuosi e patinati penthouses? Chi può dire al contrario che il progetto del Prof. E.M. Mazzola, più attento ai valori eterni, avrebbe meglio corrisposto all’idea di città di quelle persone comuni. Chi può dire che il Corviale possa essere in futuro la location più adatta per un “Blade Runner reloaded?
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Sarà che ho da poco visto la cite de lignon durante un viaggio a ginevra e che vi devo dire è da lasciare senza parole. Non si parla di bellezza ma di architettura. Architettura progettata, costruita, materia che si erge tra pieni e vuoti, tra verde e strade, tra ciclabili e parcheggi, tra zone private e pubbliche. È materia consapevolmente divenuta architettura che non può essere catalogata con un riduttivo “bella”. L’effetto di periferia degradata e/o zona ai limiti del vivibile dato dal corviale non è tangibile da spettatore, poi magari viverci è un altra cosa. Un ultima osservazione che fa la differenza tra le due strutture è il concetto di dimensione urbano, a ginevra tutto è relativo a piccole dimensioni. Per intenderci i comuni che compongono il cantone possono essere paragonati ai municipi di Roma e questo fa si che la gestione della cosa pubblica sia migliore (non solo questo ovviamente)!
Giada Ianni
Giada, se si parte dal presupposto che “si parla di architettura non di bellezza” possiamo anche smettere di ragionare, perchè allora va bene tutto: anche un capannone è ” materia che si erge tra pieni e vuoti eccetera eccetera”…in effetti il Corviale ha lo stesso schema compositivo di quei bei capannoni che si incontrano lungo le autostrade…tra verde e strade.
Un progetto di una noia mortale!