sergio 43 su: “UNA SCONFITTA PER TUTTI …
“E’ triste dirlo ma, data la crisi delle corse ippiche, non è che Tor di Valle fosse diventato come una foto di Rebecca Litchfield? Anche Capannelle non è che stia tanto bene. Sono finiti i tempi di Crevalcore, Tornese, Ribot con i suoi figli e nipoti e degli entusiasmi che suscitavano. Non sono mai stato un grande appassionato di ippica, nè un conoscitore di cavalli. Accompagnavo il mio futuro suocero per ingraziarmelo. Però, mentre lui andava a fare la sua puntata, io rimanevo al tondino ad ammirare quegli splendidi animali. Riuscivo a capire la passione di tutti quei distinti signori col binocolo in mano. Capivo Ben Hur, Caligola, la Regina d’Inghilterra. Le mie visite a Tor di Valle e a Capannelle sono finite con la morte di mio suocero quindi non conosco la situazione di oggi. C’è ancora quella classe sociale, c’è ancora il gusto per quello sport?. La situazione è di abbandono come quella del Velodromo, di stato catatonico come lo Stadio Flaminio, pur tutelato dalla Soprintendenza così come, automaticamente, dovrebbe essere tutelato, con altrettanto rigore, l’ippodromo per la sua importanza e per i cinquant’anni trascorsi? Che cosa farne? Luogo di feste brasiliane come Capannelle? Luogo di eventi musicali rock come spesso è stato usato lo Stadio Flaminio? Per assurdo, il nuovo luogo per il Concorso di Piazza di Siena, liberandone Villa Borghese? Quello che è certo è la situazione generale di questa metropoli, con la perdita di civili momenti di aggregazione, con la perdita di significato di tanti spazi ad essi dedicati e con la contemporanea incapacità di portare a soluzione nuovi episodi pomposamente pensati e ignominiosamente già dei ruderi. Una città in cui le classi sociali non si incontrano e si confrontano più. Una città di tutti e di nessuno. Ci vorrebbero ben altre penne che la mia per cercare di identificare le linee di sviluppo e di inviluppo di una metropoli che, logicamente esagerando, mi sembra destinata a trasformarsi in necropoli della sua anima. Ci vorrebbe uno scrittore, un sociologo, un antropologo che, colpiti e feriti come Anna Maria Ortese per la sua Napoli, ne scrivesse in un “Il Tevere non bagna Roma” e tra un po’, ineluttabilmente a quanto sembra….il Tevere non bagnerà più l’ippodromo di Tor di Valle.”




ARCHTETTURA: FORME E FUNZIONE!
Bravo Sergio.
E’ quasi sempre un passaggio obbligato: appetibilità, apparente dimenticatoio, disfacimento dell’opera, folgorante idea di riqualificazione, demolizione.