PIUARCH … BEST ITALIAN …

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Lo studio Piuarch vince il

«Premio Architetto italiano 2013»

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38 Responses to PIUARCH … BEST ITALIAN …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    forse hanno sbagliato il nome, l’originale doveva essere, pensando ai versi dei fumetti, “puà-arch” … davvero uno esempio di immondizia edilizia, altro che architettura

    • sergio de santis ha detto:

      PERO’ … SCUSA ETTORE …
      io mi pongo al tuo cospetto con grande fiducia …
      e ti chiedo di “spararmi” un paio di esempi di architettura che non siano proprio immondizia …
      meglio se italiani …
      in subordine mi accontento anche “di roba che viene da fuori” ….
      ovviamente realizzazioni di questi ultimi 2/3 anni … ma anche 4/5 …
      e lo dico senza ironia …
      sai qui il pericolo è che venga tutto frainteso …

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    Caro Sergio, magari fammelo conoscere tu qualche esempio!
    Qui si parla di edilizia con la “e” minuscola piuttosto che di architettura con la “A” maiuscola.
    Se ti va di polemizzare anche davanti all’evidenza fai pure.
    Sai bene come io la pensi su certi argomenti.
    Per me l’architettura è ben altra cosa che un mero e patetico processo edilizio industriale come quello che si evince da certe immagini.

    Siccome non voglio essere maleducato nei tuoi confronti sbrigandomela con questa “sputata di veleno” delle righe precedenti, Ti faccio un paio di citazioni nelle quali ritrovo il senso dell’Architettura nella quale credo e che, ritengo, abbiamo perduto in nome di una vergognosa arresa in nome dell’industrializzazione, con conseguente condanna a morte dell’artigianato edilizio decisa da una banda di cialtroni che hanno poi fatto la storia dell’architettura di oggi.

    Per esempio queste belle parole di Joze Plecnick:

    «L’architetto, al suo più alto grado, ha il compito di attestare il ben-fondato. Questo vuol dire che, al proprio livello, l’architetto deve imporre a sé stesso il compito di presentarsi come lo spirito che dà fondamento al bene, perché il bene e il bello si co-destinano: in vista di questo progetto, di cui l’architetto è l’elemento ordinatore, deve saper fare cooperare l’insieme più ampio possibile delle attività artigianali. La missione architettonica – ma anche armonica – dell’architetto consiste nel mantenere la dignità operativa di tutti gli stati socio-corporativi che partecipano all’atto di costruire e che sono minacciati dall’industria.
    Arti e Tecniche si fondono una nell’altra solo quando l’architetto ne assicura la vicinanza e l’articolazione; la tradizione dell’artigianato e delle corporazioni – fabbri, intagliatori in pietra, incisori, ceramisti, stuccatori, carpentieri, parquettisti – può mantenersi quindi solo all’interno dell’armonia complessa e diversificata dell’opera architettonica, nel rifiuto della modernità rappresentata dal “principio dell’economia”, distruttore dell’arte nella sua stessa essenza.
    L’opera architettonica deve essere espressione di questa completezza risolta. Interamente disegnata, formata, costruita operata, perfino nelle parti non visibili dell’edificio, un microcosmo in cui sono accolti e dotati di forma tutti i materiali che l’universo può offrire».
    (…) «L’arte è in grado di portare un contributo determinante alla nascita di un mondo migliore».
    (…) «il nostro tempo ingloba tutto il tempo storico da noi conosciuto».

    Oppure posso rammantarti quelle altrettanto splendide di Hassan Fathy:

    «io dico che la bella Architettura è un atto di civiltà verso chi entra nell’edificio; si inchina a voi ad ogni angolo, come in un minuetto … ogni costruzione brutta o insensata è un insulto a chi le passa di fronte. Ogni edificio dovrebbe rappresentare un ornamento e un contributo alla propria cultura. Avendo deciso di abbandonare il passato, in quanto irrilevante, sono andati perduti o distrutti elementi di valore incalcolabile. La conoscenza rivelata del saggio è ora sostituita dalla scienza analitica moderna, e la macchina ha rimpiazzato l’abilità della mano artigiana».

    Detto ciò, l’elenco dei nomi di architetti e architetture degne di nota, secondo il mio punto di vista che non necessariamente deve coincidere col tuo, è ampio, ma molto poco conosciuto perché non si tratta di quegli architetti cui viene dato spazio sulle riviste patinate sponsorizzate dall’industria edilizia.
    Sinceramente mi basterebbe vivere in un mondo più onesto e pluralista piuttosto che in un ambiente dove si ostracizzi chi non accetti di piegarsi all’ideologia imperante in campo “architettonico”

    In ogni modo, ci sono libri come “Building Cities” pubblicato da Artmedia oltre quindici anni fa, oppure il più recente “New Palladians” (sempre edito da Artmedia) – del quale però non condivido il nome benché mi abbiano incluso tra i “Neo-Palladiani” – che ti mostrano molti progetti degni di nota.
    Puoi anche far riferimento all’elenco degli architetti premiati con il Driehaus Prize da quando è stato istituito (l’ultimo dei quali è il nostro Pier Carlo Bontempi) per trovare altra architettura degna di nota.
    Ovviamente includo i lavori del mio amico Maxim Atayants (quello della chiesetta armena delle nostre discussioni precedenti) che per me dà una pista a tanti.

    Onestamente però mi sembra di sprecare il nostro tempo a discutere di certe cose partendo dalle immagini indegne, relative ad un premio indegno (che avrebbero fatto bene a chiamare “Loro se la cantano e loro se la suonano) conferito da una commissione indegna che ruota intorno alla cosa più indegna (il MAXXI) che sia stata realizzata a Roma negli ultimi anni.

    Se per te stiamo parlando di architettura mi dispiace, ma preferisco non aggiungere altre parole.
    Buon Natale
    Ettore

    • sergio de santis ha detto:

      ETTORE!!!!
      E che vogliamo ricominciare la solita solfa? … con sergio che ti dice che in realtà svicoli sulle chiacchiere? … che non rispondi? guarda che mica ho dimenticato come hai condotto la discussione precedente… e meno male che ti ho scritto “senza ironia” …
      e facci vedere questa architettura di tuo riferimento …
      non ti fermare sulle chiacchiere …
      perchè su quello che scrivi ( e non che dici … eheheh…) ma sai quanto si potrebbe discutere? … quanto mi piacerebbe che si passasse con meno superficialità su argomenti di cui tanti (specialmente professori) si riempiono la bocca …
      ma più o meno l’epoca è destinata a finire … parlo di argomenti che corrispondono a parole del tipo … artigianato… economia … edilizia … architettura … e via discorrendo …
      MA PENSI che non me lo ricordo quando squadrandomi bene bene … attraverso gli occhi del blog …
      per quello che però ti è possibile (poco) …
      riferendoti all’economia in genere ma anche a quella della costruzione, mi hai disegnato come un peracottaro che non sa cosa di cui sta parlando …

      e chi lo sa se è proprio così?

      forse si … forse no …

      fatto è che ho preferito non infierire … su quell’argomento … che come dice il tuo mastino “avrei dovuto computare” …

      cambiagli il collare … ogni tanto …

      ma quanto mi diverto …

      tra puntini … puttanate e stupidaggini varie …

      guarda … ne parlavo proprio ieri (20) con un tuo collega di Valle Giulia … insomma un professore mio amico …
      dimostrandogli tutta la mia avversione al modo di trattare questi argomenti (artigianato, economia, edilizia, architettura) proprio, e soprattutto, quando sono messi in relazione tra loro nel solito discorsetto “de quarta”… direbbe un portegno … parlando il suo lunfardo più genuino … discorsetti adatti giusto a qualche studentello non ancora formato od ad architetti che hanno tanta voglia di chiacchierare … un poco come facciamo anche noi … no?
      voglio dire … architetti che nella loro vita hanno confuso l’architettura o l’edilizia (fate un poco come ve pare … ma soprattutto crescete…) con una parte solamente di quello che le compone e che la genera … e che quindi si divertono tanto a separare l’Edilizia dall’Architettura perchè così questo li fa sentire più artisti …ma sempre una categoria mediamente di seghe rimane … ma il discorso in tal senso sarebbe lungo e non è questo il momento … anche se … immagino … già state intuendo qualcosa … spremete le meningi una volta tanto … Insomma … poi devo dire che per me è anche un pò un problema perchè … io … non potendo disporre di quella qualità da critico “militante” … con scrittura “militante” …
      alla Galassi …
      che ‘mo s’è messo pure i galloni … tanto per capirci …

      ecco dicevo …
      ho bisogno di un poco di tempo per raccogliere qualcosa che sia un minimo sostenibile e difendibile … altro che mettere i vestitini alle cazzate …

      è che di stare veramente sull’argomento proprio non ci va … altrimenti eviteremmo banalità del tipo Architettura con la A … maiuscola … o l’edilizia con la e … minuscola … appunto!

      Insomma alla fine sono andato su questo sito …

      http://luciensteil.tripod.com/id8.html

      … e ho visto un poco di questi neomelodici dell’architettura … e devo dire che di cose di questo tipo, prendendo specialmente a riferimento il nome che mi hai segnalato (Pier Carlo Bontempi) se vai per esempio in Sardegna, ne vedrai fiorite proprio tante …
      e proprio li dove si condensa il turismo più cialtrone …
      e più o meno così come le vediamo rappresentati nel disegnetto delle tre casette con il ponticello ed il fiumiciattolo …
      certo quelle che ho visto io sono delle puttanate enormi ma non nego che magari anche una edilizia del genera possa avere un suo esito interessante in alcuni casi …
      Si tratta in realtà di un mondo fantastico delle favole … e per questo importantissimo…
      lo trovo infatti sempre ricostruito quando porto le mie figlie ad Orlando o a Parigi (dopo aver risparmiato sette anni) ed insieme a loro attacato alla coda di Pippo partecipo alla marcia di Topolino … ma non sto scherzando ne ti sto prendendo in giro …
      hai mai visto i disegni originali di Walt? …fantastici …
      un uomo sottovalutato come possibile architetto …

      E non credo che sia finita qua …
      ma solo perchè parti sparato …
      senza saperti dominare
      una domanda …
      ma assumi lo stesso atteggiamento nell’arte in genere?

      Poi mentre scrivo sto pensando alla famosa teoria del negazionismo … capito no? … non ci entra gnente … ma però a me me sembra de vedè ‘na bocca che parla e ‘na mano che scrive co’ la stessa impostazione de quello che nega ciò che è stato …
      però invece cercando di negare ciò che è e che sarà …
      troppo complicato? …
      ma perchè non ti rilassi e cerchi di fare un discorso impostato un poco più seriamente su quello che è l’attualità che ci riguarda ed il futuro che ci riguarderà … ecco … me fai pensà a quelli che … non voglio dire giusto o sbagliato … come già ho scritto, pensano de fermà i flussi migratori … ma se po’ esse più rimbambiti?

      Guarda eh?!
      Stai a guardà!!!

      http://www.youtube.com/watch?v=UqOOZux5sPE

      l’ho buttato li così ci potete ricamare un poco …
      e poi dite che non vi penso …

      certo è uno stile un poco diverso il mio …

      che però lo pago … quindi me lo posso permette’

      chiaro …no?

      *** E’ un servizio TAKE AWAY CULTURE ***

      Un abbraccio,

      un SDS qualsiasi …

      scusate le eventuali imprecisioni …

      • ettore maria mazzola ha detto:

        Caro Sergio,
        non avevo alcun dubbio su quella che sarebbe stata la tua inqualificabile reazione al mio commento.
        Tu sei il tipico personaggio pieno di sè (e rosicone come tu stesso ti sei riconosciuto in passato) al quale più si danno delle risposte più dice che non gli siano state date … ma qual’è il tuo obiettivo? Sei un fan dei programmi di Maria De Filippi come altri che abbiamo visto in passato?
        Col tuo “negazionismo” mi fai porre delle domande: Non sai leggere? Oppure l’ideologia e la presunzione ti impediscono di leggere ciò che ti viene detto? Oppure non ti frega un bel nulla di ciò che ti vien detto perché il tuo unico intento è quello di far polemica?
        Io credo di averti spiegato molte cose, ma evidentemente non meriti che la gente perda il suo tempo a risponderti educatamente e con argomentazioni valide.
        Sai tutto tu. Tu sai che distinguere tra edilizia e architettura è una banalità; tu sei quello che chiede di fare gli esempi ma non è minimamente in grado (o ti manca il coraggio) di mostrare quelli che ritiene dovrebbero essere le architetture degne di nota … ma falla finita, oppure fai dei commenti più brevi e opportunamente articolati, oppure taci perché fai ridere, perché stai confermando l’impressione di essere il tipico polemico che ama parlare per il piacere di ascoltare la propria voce!
        Quand’è così, fatti i tuoi molologhi perché oltre ad essere ingiusto ed offensivo nei tuoi patetici commenti, hai davvero stufato con la tua presunzione priva di concetti logici. Quando dirai qualcosa di sensato e rispettoso probabilmente potremo ricominciare a parlare

  3. Francesco ha detto:

    Impietoso il confronto, nell’ ultima foto in basso, fra la composta palazzina ottocentesca(?) e l’ esuberante, per usare un eufemismo, costruito contemporaneo…si può discutere all’ infinito sulla legittimità o meno della chiesetta armena, dei suoi legami con le analogie di Rossi…ma poi alla prova dei fatti le chiacchiere stanno clamorosamente a zero.

    • sergio de santis ha detto:

      Francesco …. tu mi perdonerai … io sono malato … mi piace mettere le cose a posto così come mi sembra debbano stare (quindi parlo per me… per capirci) …
      voglio dire che non mi sembra che qualcuno abbia messo in discussione la leggittimità della realizzazione di una bella chiesetta armena nello sperduto villaggio di … forse tutte le chiacchiere confuse che qualcuno ci ha appiccicato intorno ti hanno sviato…
      saluti,
      S.

  4. memmo54 ha detto:

    In un paese come l’Italia che deve, e dovrà molto in futuro, alle sue glorie passate sarebbe auspicabile un premio o d una serie di premi destinati a chi ha saputo o sa apprezzare di più quanto ci è stato affidato: a chi sa costruire o ricostruire meglio il vero patrimonio, il capitale, che nessuna globalizzazione potrà mai azzerare o trasferire altrove.
    A chi sa od ha saputo mantenere gli umili fossi e le piantate come le splendide città ed i borghi; le colline, le balze, gli orti . Ed anche una menzione a chi ignorandole le ha sottratte alla “rivalutazione” ed alla “valorizzazione” vero perno del vandalismo continuo ed implacabile che consciamente od inconsciamente si perpetra verso di esse.
    Spesso anche una involontaria dimenticanza salva un brano di vita millenario.
    Non premi in denaro che di questo non ce n’è più ; magari un semplice riconoscimento, un ringraziamento, una menzione, per ciò che ha fatto grande ed importante il paese.
    Si preferisce invece premiare, sperperando quel che resta delle pubbliche risorse, volenterosi ragazzotti imbizzarriti il cui unico pregio è essere completamente a disposizione di un’ideologia moribonda: troppo presto imbandita e troppo velocemente divorata; volutamente senza passato e per ciò senza futuro , costosa ed insostenibile economicamente e moralmente.
    Il 2014 si presenta malamente. I templi della modernità dove si celebravano i fasti del progresso e della novità sono semivuoti; le luminarie abbassate, per necessità di risparmio, le fanno assomigliare a veglie funebri.
    Quanti Pippi quante Margherite, quanti Paperini d’oltreoceano potremo ancora mantenere a disegnare grottesche caricature di questa cultura moderna; indefinibile ed inafferrabile, eterea o liquida, di cui non si conosce l’oggetto, il valore ed il fine ?
    Saluto Preoccupato

    • sergio de santis ha detto:

      Caro Mio … è evidente la pertinenza dei tuoi commenti anche se questi nascondono, secondo il mio parere, una posizione vicino a quella certa radicalità che spesso non aiuta ad una lettura più attenta della questione in ballo … sul fatto che nessuna globalizzazione possa mai azzerare quello che tu chiami il “vero patrimonio” ho dei dubbi fortissimi … evidentemente in questa direzione dovresti guardare meglio … il pericolo c’è ed è pure bello evidente … anzi lo direi sotto gli occhi di tutti … e mi stupisce che tu possa affermare il contrario …azzeramento non significa solo azzeramento “fisico” può significare anche azzeramento culturale (o invisibilità) e probabilmente questo è proprio il più rischioso … quando? … in quanto tempo? … chi lo sa?
      Pure mi sembra non perfettamente calzante seppur non totalmente priva di fondamento quella necessità di una menzione “a chi ignorandole (quelle bellezze di cui parli) le ha sottratte alla “rivalutazione” ed alla “valorizzazione” … anche qui la qualità dello scritto, pervaso di romanticismo, capace di rievocare quel senso del “pittoresco” (semplifico) anche apprezzabile che ci offre un “dimenticare” che non tiene conto delle sue accezioni peggiori e che , purtroppo, pure esistono … esiste quindi anche altro dimenticare di cui non ci si può dimenticare … e che può significare molto di più e peggio … quel vero perno del vandalismo che leggi nella “rivalutazione” e nella “valorizzazione” è tale … è così … solo quando queste sono condotte con quei metodi scellerati tipici delle nostre amministrazioni e della nostra educazione … non necessariamente!
      La politica , l’amministrazione della cosa … purtroppo sono tutto … e non saranno i fitti rovi ideali, che vogliamo fare crescere, invocandoli, intorno alle rovine della nostre cose a salvarle dallo strazio di questa immonda gestione …
      E se è vero che questo paese deve e dovrà molto alle sue glorie passate … quanto queste ci possono dare e ci potranno dare dipende inevitabilmente, al di là delle nostre chiacchiere e dei nostri limitati punti di vista , tra i quali c’è purtroppo anche il tuo, da come questo patrimonio sarà gestito rivalutato e valorizzato ma, ovviamente, nel senso migliore …
      “Spesso (ma non sempre) anche una involontaria dimenticanza salva un brano di vita millenario.”
      Sulla questione dell’ideologia moribonda torneremo alla prossima occasione …
      Scusami per qualche eventuale imprecisione nello scritto.
      Saluti,
      SDS

  5. sergio de santis ha detto:

    Caro Ettore,
    ti voglio bene e quindi ti riassumo di seguito il contenuto (numerato punto per punto) del tuo intervento sul mio ultimo commento in questo articolo…

    1)la tua inqualificabile reazione …

    —-aggiungo io al fine di agevolare il tuo pentimento—-
    inqualificàbile agg.
    Che non si può qualificare; per lo più come valutazione fortemente negativa, a proposito di azioni e comportamenti così scorretti, offensivi o comunque condannabili, da non poter essere adeguatamente biasimati o definiti con parole.

    2)sei il tipico personaggio pieno di sé …

    3)rosicone …

    4)Sei un fan dei programmi di Maria De Filippi…

    5)l’ideologia e la presunzione ti impediscono di leggere…

    6)non ti frega un bel nulla di ciò che ti vien detto…

    7)il tuo unico intento è quello di far polemica…

    8)Sai tutto tu.

    9)tu sei quello che (…) non è minimamente in grado di…

    10)ti manca il coraggio…

    11)taci perché fai ridere…

    12)stai confermando (…) di essere il tipico polemico che ama parlare per il piacere di ascoltare la propria voce!

    13)Oltre ad essere ingiusto ed offensivo nei tuoi patetici commenti, hai davvero stufato con la tua presunzione priva di concetti logici.

    14)Quando dirai qualcosa di sensato e rispettoso probabilmente potremo ricominciare a parlare

    evito di commentare … però ti invito a riesaminare la pratica … altrimenti sono costretto a rimandarti alla sessione primaverile …

    • Massimo V. ha detto:

      Madonna quanto sei antipatico!
      Sei Diversamente Social (non fare mai un account Facebook: ti sbatterebbero fuori all’istante:-)
      Però “Sei bravo” (come direbbe il grande Robert De Niro) a scrivere,
      purtroppo qui, per il lavoro che si fa, si è più abituati a comunicare coi disegni,
      abbi pazienza.
      .

      • sergio de santis ha detto:

        Mi colpiscono la profondità e la pertinenza del tuo commento in apertura di replica. Ma anche la sicurezza che ostenti nell’elargire consigli mi da la misura del diametro dei neuroni che ospiti dentro la scatola …
        Completa il tutto una presunta battuta del tuo “grande” riferimento culturale principale (ritorna) che ovviamente, essendo un attore e quindi uno che finge (come probabilmente te …) solo apparentemente è proprietario della debole frase che gli attribuisci in quanto “chi addetto” l’avrà voluta far dire al personaggio da lui interpretato che forse nemmeno ricordi chi fosse … sempre ammesso che la frase non sia una tua fantasia … ma queste sono piccole cose … sciocche … che un giorno riuscirai a compredere senza l’aiuto di qualcuno …
        il meglio viene alla fine quando affermando che “purtroppo qui” – immagino su Archiwatch (o qui nell’universo degli architetti?) – “per il lavoro che si fa, si è più abituati a comunicare con i disegni” …
        Di quali disegni parli?
        Io non ne vedo molti … tu ne vedi?
        E comunque se sei così abituato a comunicare con i disegni perchè non cominci a comunicare con i tuoi?
        O ti riferivi in maniera un poco confusa alla professione in genere … perchè anche li ci sarebbe da dire … che poi gli architetti “comunichino” con i disegni mi pare bizzarro … è perchè?
        Loro Non parlano?
        Loro Non sanno scrivere?
        A me sembra che i disegni servano per rappresentare il progetto … “comunicare” mi fa pensare a qualcosa di altro … o lo intendevi in senso traslato? … Ah! … ecco! … molto interessante … comunque impertinente!
        Sappi,
        che questa risposta è stata scritta in ossequio alla regola che vuole la misura della reazione proporzionale a quella della azione …
        pertanto prendila come deve essere presa …
        e ringrazia solo te stesso …
        ma soprattutto cerca di essere meno superficiale …
        Un abbraccio,
        un SDS qualsiasi …

  6. Andrea Di Martino ha detto:

    “Come possiamo ringraziare questo lavoratore coraggioso per ciò che ha fatto per i nostri figli e i nostri mariti? Non è magnifico, dopo la fatica del giorno, ritornare in una casa costruita di pura gioia? Non è come se ogni mattone ci chiamasse, venite o lavoratori, e riposate nelle vostre case, non è lo stesso per voi? Non è Spaarndammerplein la magica favola di cui io sognai quando ero bambina (…) che ora è stata realizzata per i nostri bambini?”.
    Queste domande, espresse in una forma tanto spontanea quanto toccante, se le poneva, nel 1923, colei che potremmo definire la controparte olandese della casalinga di Voghera, relativamente al complesso residenziale di Amsterdam progettato da M. de Klerk, chiamato in causa dall’anonima casalinga con l’appellativo di “lavoratore coraggioso”. Manco architetto, ma solo “lavoratore coraggioso” (il che significherà pure qualcosa”). Questo per dire quanto sia ridicola quella teoria che vorrebbe dipingere i “passatisti” come eterni Peter Pan perennemente affetti da una (presunta) sindrome di dipendenza da Disneyland. Ridicola, perchè la “casalinga di Voghera” del 1923, malgrado la sua natura fondamentalmente “ludica” (vedi citazione iniziale), ben difficilmente poteva programmare una vacanza a Disneyland (intenta com’era a far quadrare il proprio bilancio famigliare). Ciò premesso, mi sto chiedendo una volta di più se un’architettura come quella di de Klerk, che attinge alle radici della fiaba e del mito nella stessa misura in cui attinge ai processi di industrializzazione edilizia (leggi: ripetizione tipologica), si possa configurare come un’architettura in grado di mettere d’accordo un po’ tutti, “passatisti” e “modernisti”, evitando, almeno in questo scorcio di fine anno, sia la furia di un Mazzola che parte de capoccia come un ariete, sia l’istrionica diplomazia di un De Santis che promette scoop tanto imprecisati quanto inesistenti (anzi: imprecisati proprio perchè inesistenti). Quella non meglio precisata “attualità che ci riguarda”, così platealmente evocata da Sergio, in questi tempi di austerity non è altro che una qualsivoglia forma di garanzia della nostra stessa sopravvivenza, che da sola ci consente di predisporci a “quel futuro che ci riguarderà” (ancora evocato da Sergio), il quale, non è mai prevedibile con certezza (e contro l’opinione comune, direi che è meglio così). Al massimo, ci si può illudere di liberarsi dalla paura del futuro fissando quel futuro come presente, coerentemente con le teorie keynesiane dell’economia. Ma un’illusione, per quanto bella, resta sempre un’illusione. In ciò sta il senso delle parole di Simone Weil: “L’opposizione tra avvenire e passato è assurda. Il futuro non ci porta nulla, non ci dà nulla; siamo noi che, per costruirlo, dobbiamo dargli tutto, dargli perfino la nostra vita. Ma per dare bisogna possedere, e noi non possediamo altra vita, altra linfa che i tesori ereditati dal passato e digeriti, assimilati, ricreati da noi. Fra tutte le esigenze dell’anima umana nessuna è più vitale di quella del passato”. Negare tale assunto (tuttaltro che scontato), significa ammettere la possibilità che anche una sola persona possa imporre un modus vivendi all’intera collettività, foss’anche in modo sottile e indiretto (ad esempio con un modus operandi che, aumentando ingiustificatamente i costi sociali, finisce per avere delle gravi ripercussioni sociali). Certo, anche una guerra di liberazione rischia di fare vittime innocenti (anzi, la Storia ci insegna che tale rischio è praticamente inevitabile), ma questo non ci autorizza a condannarla. Se restringiamo l’analisi all’architettura, basti pensare che già in epoca moderna (ovvero la preistoria della contemporaneità), perfino un critico di comprovata fede modernista (quel Reyner Banham che passò alla Storia come l’ideologo del brutalismo), nel suo (poco noto) “Ambiente e tecnica nell’architettura moderna”, aveva sentito l’esigenza di confrontare le pietre miliari del razionalismo con le opere giovanili di Wright (innovative pur nella continuità di una tradizione), giungendo alla conclusione che quest’ultime sono di gran lunga superiori per qualità ambientale (intesa come benessere termo-igrometrico). Il fatto saliente è che lo stesso metro di giudizio, applicato ad un (altrimenti sconosciuto) ospedale ottocentesco, portava alla stessa identica conclusione. Un metro di giudizio oggettivo (perchè basato sulle moderne scienze applicate), consentiva così di sfatare il mito di una modernità che molti avevano ritenuto accettabile in modo totale e incondizionato. Molti, ma non tutti, come abbiamo già constatato relativamente alla citazione da cui eravamo partiti. E allora, visto che a Natale siamo tutti più buoni, cerchiamo una volta tanto, di placare gli animi, predisponendoci all’ascolto della più inascoltata delle voci: quella della casalinga di Voghera, che poi, che ci piaccia o no, non è altro che la garanzia di sopravvivenza cui alludevo prima, ovvero quella sagace amministratrice che tira avanti la baracca (edilizia o architettura che sia) in questi tempi di austerity. Altro che “Odissea nello spazio”! Malgrado tutta l’archiettura “fantascientifica” che ci circonda, la principale odissea della famiglia media italiana è quella di arrivare alla fine del mese! Vi invito perciò una volta di più ad ascoltare la casalinga di Voghera (pregasi rileggere citazione iniziale). Grazie.
    Buon Natale a tutti, ma proprio a tutti, “passatisti” e “modernisti” :)

    • sergio de santis ha detto:

      Cerco di stringere per punti su quanto hai scritto tentando di trarne qualcosa … tanto con te e Ettore tocca fa’ così …
      1) davvero esiste una “teoria che vorrebbe dipingere i “passatisti” come eterni Peter Pan perennemente affetti da una (presunta) sindrome di dipendenza da Disneyland.” ? Se si, indicami gli autori che almeno approfondisco … riferimenti di qualsiasi tipo … qui abbiamo bisogno tutti di andare avanti …
      2) Disneyland Los Angeles nel 1923 non esisteva … il primo parco è stato inaugurato nel 1955 … studia … leggi … si vede che non sei uno studioso di Topolino come me e che perdi solo tempo su Simone Weil, Reyner Banham ed i tanti altri che continuamente citi nei tuoi interventi … ma attento che ad esagerare con queste pratiche si diventa ciechi! Io lo dico per te! … poi tu fai come vuoi …
      3) è vero ! … caro il mio Andreuccio … la “casalinga di Voghera” che già immagino che così male non stia … altrimenti, OGGI, andrebbe a lavorare, lasciando i figli (qualora li avesse) da una amica o dalla “rumena” a quattro soldi” (quindi rifletti prima di scrivere) … forse non va ad Eurodisney , ma sicuro va a Mirabilandia … 300Km da Voghera – 3h. di macchina … volendo si fa anche in giornata … per i figli si fanno un sacco di sacrifici … Potresti anche prontamente rispondere”a lavorare? … ma dove … che lavoro non c’è?” … Andreu’ … a du’ sordi (purtroppo) se lavora dappertutto … quindi non esse’ banale … MA SEI GIOVANE … TE FARAI … SPERO … PER TE …
      4) l’argomento de Klerk è sempre interessante … e mi ricorda quando da ragazzo me ne andavo in giro per l’Europa a guardarmi le architetture … nel caso specifico dell’Olanda mi ricordo che l’università mi premiò con un viaggio riservato a degli studenti meritevoli (chissà quale fu il metodo di giudizio…) ed al quale io probabilmente ho partecipato senza meriti particolari … invito gli ufficiali in seconda di Archiwatch a proporre qualcosa su quella architettura “che attinge alle radici della fiaba” … grazie …
      5) su Mazzola che parte de capoccia … si … so’ d’accordo! Anche sulla mia istrionica diplomazia … me piace! … è elegante … grazie Andreù’!
      6) Sugli scoop da me promessi di invito ad essere più preciso al fine di evitare come “elegantemente” dice Ettore di fare la fine del peracottaro … quali sarebbero questi “scoop” promessi? Ti riferisci forse alla mia allusione a degli approfondimenti sul tema della possibilità di continuare a costruire oggi con sistemi tradizionali? Se fosse per questo o per qualche altro accenno a questioni di questo tipo, sempre inerenti a “lanci” fatti dal Mazzola su tale argomento, devo risponderti che io avrei pure collaborato ad una discussione … tanto è che mi ero reso disponibile … ma come hai potuto leggere, dalle risposte di EMM (sputa veleno) traspariva una assoluta contrarietà a collaborare in tal senso … insomma quando ho cercato di parlare di numeri per rendere la cosa un poco più analitica mi sono dovuto confrontare con l’esagitazione di un Ettore che non gradiva … da cui il peracottaro e tutto il resto … penoso … per lui … tra le altre cose mi è anche dispiaciuto perché essendo io persona che per motivi di lavoro si è dovuta interessare anche abbastanza al tema dei costi in Edilizia/Architettura , forse un contributo di esperienza l’avrei anche potuto dare …
      Su questa cosa, nella quale ti piace tanto rimestare (hai già fatto un altro accenno ironico ma privo di sostanza), ti aspetto volentieri … sia a te che a Mazzola … riprendiamo passo passo quanto scritto nei post e vediamo … ed agiamo … così … anche a spanne … ognuno con la propria esperienza … analizziamo i metodi … compiamo delle azioni … verifichiamo almeno teoricamente su una base un poco più scientifica le possibilità …
      quando volete fatevi sotto … che ne parliamo
      Ma fatevi sotto in maniera intelligente e non in questo modo sciocco di dividere il mondo tra passatisti e modernisti … alimentando cioè la più sciocca , stupida ed insensata delle contrapposizioni possibili in questo campo …
      7) sarà che mi sto rincoglionendo ma nel passo che segue ….“Quella non meglio precisata “attualità che ci riguarda”, così platealmente evocata da Sergio, in questi tempi di austerity non è altro che una qualsivoglia forma di garanzia della nostra stessa sopravvivenza, che da sola ci consente di predisporci a “quel futuro che ci riguarderà” (ancora evocato da Sergio), il quale, non è mai prevedibile con certezza (e contro l’opinione comune, direi che è meglio così). “ … ecco io che appunto sono rimbambito ci capisco poco … si intuisce qualcosa … ma nella sostanza non scapisco una mazza … io da parte mia facevo riferimento ai 4 punti (architettura edilizia economia artigianato) … ma perché sono abituato a restare in tema … mi sembra che parliamo più o meno di questo … o no? Certo ci sono tante altre cose intorno che non nego … ma stiamo parlando del nostro lavoro o cosa? … quindi Andreù … se te spieghi meglio … è meglio! E poi sei bravo ! … e certo che il futuro è imprevedibile ma non per questo viviamo come animali incoscienti almeno un poco di quello che supponiamo possa ragionevolmente accadere domani … ehh? Che dici? Certe volte mi fai proprio sorridere … ti ingrippi su certi passaggi banali … e poi fai i piranesismi per cercare di uscire fuori dal cappio che da solo fai intorno al tuo collo … e basta Andreù ! … basta …
      8) da “In ciò sta …” fino a “non ci autorizza a condannarla.” sorvolo perché su ‘sta roba non mi va nemmeno di perdere tempo …
      9) sulle questioni della qualità ambientale … roba in qualche modo misurabile … tocca che ti esprimi con più precisione … e non potendolo fare … non vale dire che è vero perché lo ha detto Tizio o Kaio … pertanto o ti organizzi oppure non serve a niente … ma è meglio che lasci perdere … non è questo il palcoscenico sul quale è possibile discutere queste cose … tre o quattro battute sceme si … altro è impossibile … si apre un baratro difficile da superare … spero te ne renda conto … In ogni caso il passaggio che va da “Se restringiamo” a “da cui eravamo partiti.” mi sembra poco chiaro … se vuoi precisare possiamo continuare la conversazione … ma lo dico senza ironia …
      10) decimo punto … e viene proprio bene … sul buonismo di Natale lasciamo perdere … ti perdono …
      Un caldo abbraccio di fine d’anno …
      Sergio.
      Andreù’ …
      se te potessi regala’ qualcosa te regalerei un maglione de lana grossa con l’alce de Babbo Natale disegnato sopra …

  7. ettore maria mazzola ha detto:

    caro Andrea,
    sinceramente non mi piace “partire di capoccia” come dici tu, è semplicemente che mi sono scocciato di sprecare il mio tempo a dare delle risposte concrete a persone che fanno domande per le quali non gli interessa di ascoltare le risposte.
    Detesto i provocatori stile programmi di Maria De Filippi. Detesto soprattutto il vittimismo di chi non solo lancia il sasso e nasconde la mano, ma si permette anche di voler far credere di essere lui la vittima.
    Ci sono persone “allergiche alla cultura” perché sono convinte di sapere già tutto per grazia ricevuta, persone che accusano le altre delle proprie colpe, persone che amano mandare affa… ma con il sorriso sulla bocca, così da sperare di sembrare simpatiche e rispettose agli occhi degli altri.
    Certe persone, non rispettando gli altri, non meritano alcun rispetto. Non c’è più spazio per il “politically correct”, perché non ve n’è dall’altra parte!
    La storia della volpe e dell’uva resta sempre valida.
    In ogni modo, se tu ami perder tempo a dar spiegazioni e risposte a certi individui fai pure, ma ti ricordo che, purtroppo, non c’è peggior sordo di chi non voglia ascoltare … del resto al personaggio di turno interessa ascoltare solo la sua voce, in modo da sentirsi qualcuno, peccato che certe persone siano così piene di se stesse da non accorgersi di quanto possano apparire ridicole agli occhi degli altri … la tua acuta osservazione in merito all’assenza degli “scoop” annunciati non credo che verrà raccolta. Chi non ha idee maschera i propri limiti culturali evitando opportunamente di esporsi. Io ho provato a chiedere di conoscere i suoi modelli di riferimento, ma non ho ottenuto risposta.
    Le ragioni a questo punto sono due:
    1) il personaggio non ha argomenti;
    2) il personaggio gli argomenti ce li ha, ma sono talmente abominevoli che anche lui si vergogna di farli conoscere.

    • sergio de santis ha detto:

      In questa ulteriore puntata possiamo riassumere i seguenti punti:

      1) fa domande per le quali non gli interessa di ascoltare le risposte.

      2) provocatore stile programmi di Maria De Filippi.

      3) non solo lancia il sasso e nasconde la mano, ma si permette anche di voler
      far credere di essere lui la vittima.

      4) sono allergico alla cultura …

      5) convinto di sapere già tutto per grazia ricevuta …

      6) accuso gli altri delle mie colpe …

      7) amo mandare affa … ma con il sorriso sulla bocca … così spero di sembrare simpatico e rispettoso …

      8) non merito alcun rispetto …

      9) sono come quel peggiore sordo che poi è quello che non vuole ascoltare …
      10) ascolto solo la mia voce … così mi sento qualcuno …

      11) Sono pieno di me …

      12) non mi posso accorgere di quanto sono ridicolo …

      13) non avendo idee maschero i miei limiti non esponendomi …

      14) non informo relativamente ai miei modelli di riferimento …
      ti rispondo adesso …
      la Storia dell’architettura dagli inizi a oggi …

      15) non ho argomenti …

      16) qualora avessi argomenti non ve li posso palesare perché sono abominevoli …

      Professore …
      La ringrazio del trattamento …

      Un abbraccio
      Sergio de santis

  8. Andrea Di Martino ha detto:

    “Chi viaggia … chi vede il mondo, sa infatti che esistono luoghi in cui il moderno ha dato e dà dei risultati anche positivi … che possono essere ritenuti mediamente accettabili … e tornando a bomba nell’architettura … quindi … sia nella residenza che nell’edilizia pubblica che nella relazione tra le parti.
    Qualcuno potrebbe chiedersi …. ma dove sono questi posti … la risposta è : questi posti ci sono! Sono in giro per il modo e sono li dove “fette” di società moderne hanno saputo ritagliare oggi e ieri “fette” di dignità per i propri cittadini. (…)
    Francesco … senta … la risposta non è completa … è che devo interrompere lo scritto … non mancherò di tornare sul tema cercando di rendere la risposta più esaustiva …” (S. De Santis, 6 dicembre 2013)

    “In Ogni caso mi metto un poco a lavoro,”a tempo perso” sui dati che mi hai “concesso” al fine di approfondire la interessante ipotesi di una convenienza (relativamente alla costruzione della chiesa armena, n.d.r.) o possibilità di avere dei risultati congrui con quelli che sono ufficialmente …. almeno per il “Vaticano”, i bassi costi in ogni caso da sostenere …” (S. De Santis, 7 dicembre 2013)
    “… sui costi di costruzione (sempre riferiti alla chiesa armena, n.d.r.) torneremo anche in relazione al post Barocchi e Tarocchi o Tarocchi e Balocchi o qualcosa del genere … e che la volemo fa’ passa’ così?” (S. De Santis, 9 dicembre 2013)

    “Ho postato il City Beautification Award (contesto non propriamente “modernista”, n.d.r.) semplicemente per chiarire come in taluni luoghi ci sia attenzione alla sorte del proprio territorio … parlo della capoccia della gente … ti potrei postare luoghi in cui si agisce più o meno nella stessa maniera ma in un contesto di architettura decisamnete moderna …” (S. De Santis, 9 dicembre 2013)

    “Su questa cosa, nella quale ti piace tanto rimestare (hai già fatto un altro accenno ironico ma privo di sostanza), ti aspetto volentieri … sia a te che a Mazzola … riprendiamo passo passo quanto scritto nei post e vediamo … ed agiamo … così … anche a spanne … ognuno con la propria esperienza …” (S. De Santis, 23 dicembre 2013)

    Intanto che “tu vedi e agisci” (sulla base del riepilogo di cui sopra), ti ricordo, caro Sergio, che io nun te mollo manco sulla questione sulla quale nun te sei voluto sbilancià manco de persona, pur sapendo che si trattava di una questione per me di importanza cruciale, ma questo posso imputarlo benissimo al fatto che l’esposizione richiedeva un certo tempo: sicuramente molto superiore a quello che potevi concedermi in quella circostanza, impegnato com’eri a fare da Cicerone con i tantissimi ospiti del meeting al quale ebbi l’onore di essere invitato proprio da te medesimo. Ma qui stamo su Archivocce, dove hai trovato il tempo di pubblicare di tutto e di più, con temi che spaziano dal frivolo al “socialmente impegnato”, passando per una recensione per la quale ti guadagnasti il mio rispetto (per quel poco che può valere): per l’esattezza, quella del complesso residenziale di Purini a Napoli: uno dei tanti “panini” che vertono su una figura che, come ben sai, io vorrei tanto che fosse dissacrata, anche alla luce di un influenza che serpeggia per tutto il blog ormai da tanto (troppo) tempo. Già solo il fatto che si debbe chiudere questo 2013 con il post “Città e icone di fine 2013”, per me è di una tristezza infinita. Vorrei tanto togliermi dalla mente quel “bassorilievo” spacciato addirittura come immagine “beneaugurante”, al quale peraltro è allegata un’immane minaccia: quella che, a tale immagine, ne seguiranno molte altre (pensa un po!). Quel post m’ha annichilito… Nun ciò più nemmeno la forza de reagì… Vorrei soltanto mettece ‘na croce sopra, se nun fosse che ce l’ha messa Purini stesso, come se quella “x” sur “bassorilievo” fosse… non lo so… dimmelo te… ‘na presa per culo? Per l’architettura in senso lato (magari pure co la “a” minuscola), non poteva esserci affronto peggiore. Ergo: per il 2014, non ci sono scusanti. Io voglio la recensione! E tu lo sai di che! Ma intanto sarebbe bene partire dall’inizio (ossia dalla prima delle citazioni che ho estrapolato dai tuoi interventi). Ciò premesso, riconosco la mia clamorosa gaffe su Disneyland, la quale, però, non inficia minimamente la validità del mio assunto: ossia che l’aspetto “ludico” dell’esistenza, diciamo così, è un’esigenza umana, che non in quanto tale ha nulla a che vedere con l’architettura tradizionale, comunque la si voglia intendere. Però c’è ancora chi, ingenuamente, la intende come una copia di Disneyland. Nel tuo caso, una siffatta interpretazione è stata espressa chiaramente. Cito testualmente: “prendendo specialmente a riferimento il nome che mi hai segnalato (Pier Carlo Bontempi) se vai per esempio in Sardegna, ne vedrai fiorite proprio tante (…) Si tratta in realtà di un mondo fantastico delle favole … e per questo importantissimo… lo trovo infatti sempre ricostruito quando porto le mie figlie ad Orlando o a Parigi”. Nel tuo caso, la differenza è che attribuisci a Disneyland una sua intrinseca serietà. Giustissimo. Solo che l’architettura tradizionale non è Disneyland, come non lo è il complesso residenziale di de Klerk, per il semplice motivo che Disneyland è stata concepita per lo svago, mentre il complesso residenziale di de klerk è stato concepito per abitare, sia pure venendo incontro a quell’umana esigenza che l’anonima casalinga aveva espresso così bene (pur non conoscendo Disneyland). Un’esigenza che potremmo definire come “il fascino del meraviglioso”. Che Disneyland possa esercitare un tale fascino (e non solo sui bambini), lo sanno tutti, ma è altrettanto vero che si tratta di un fascino effimero. La casalinga olandese ha voluto ricordarci che un’architettura ben congegnata, può esercitare lo stesso fascino, ma, ciò che più conta, lo può esercitare in modo tuttaltro che effimero. E ciò è semplicemente meraviglioso (appunto). E (aggiungo io), talmente meraviglioso che una siffatta architettura potrebbe davvero mettere d’accordo tutti (o quasi). Fai conto una sorta di manifesto per un possibile concilio ecumenico-architettonico per il 2014, ovvero “la ricerca di ciò che ci unisce”, come diceva il “papa buono” a proposito di quel concilio da lui voluto, il quale, sebbene criticato all’inizio, si concluse poi con la sua accettazione anche da parte dei suoi più feroci detrattori! (e ce n’erano davvero tanti, sebbene criticà er papa possà risurtà infinitamente più rischioso che criticà un docente sia pure autorevolissimo come Ettore). Il che significherà pure qualcosa! Se poi Ettore parte de capoccia di fronte a due immagini come quelle che vediamo in questo post, a me la cosa non meraviglia per niente. E, se mi hai seguito con attenzione, non dovrebbe meravigliare neanche a te. In caso contrario, ti lancio una piccola provocazione: te la sentiresti di dire da quelle immagini traspare una qualità architettonica che sia anche solo lontanamente equiparabile alla citata architettura di de Klerk? Bada che vojo ‘na riposta secca: un sì o un no! Nel primo caso, ti dico subito che quel concilio ecumenico-architettonico da me fortemente auspicato, si può ritenere abortito già da ora. Nel secondo caso, proporrei, per il 2014 ormai imminente, un “religioso pellegrinaggio” con tutti gli Archivoccici al quartiere di de klerk… così… tanto pe’ vedè l’effetto che fa… Se, per esempio, arrivati in loco, scoprimo che Ettore (che pure fa cose diverse), nun cià niente da ridì, allora ne dedurremmo che anche tra industria e artigianato si può imbastire un compromesso. E mo nun me venì a dì che de Klerk è “modernista” perchè giuro che me incazzo più de Ettore quanno è incazzato. Lo sai benissimo che dopo la morte di de Klerk, a soli 39 anni, il razionalismo ha scalzato definitivamente la sua eredità, e con essa tutti i sogni (e le speranze) dell’anonima casalinga di Voghera, ridotta a poco più di un numero, naturalmente inglobato negli istogrammi dell’existenzminimum, i quali (manco a dillo) non hanno nulla a che vedere neppure con l’urbanistica di Berlage (non caso condannato alla damnatio memoriae proprio da quei CIAM che divennero un docile strumento nelle mani di LC; ma per questo c’è già il link all’articolo di Ettore, al quale ti rimando, nel caso non lo avessi letto quando ti fu puntualmete segnalato). Anche per questo, una visita ad Amsterdam è imprescindibile. Oltre che per motivi di tutt’altra natura… (bhè… se semo capiti… nun me fa’ continuà sennò va a finì che m’accusi n’artra vorta de mette troppa carne sur foco)…

    • sergio de santis ha detto:

      Su quanto da te riportato relativo agli scambi del 6 dicembre … ti rispondo più avanti per ciò che riguarda i luoghi …
      relativamente a Francesco …
      ma che vuoi che mi metta a rispondere a tutto? …
      Sai, non perchè sia Francesco … è che spesso mi perdo qualche cosa
      ho svariati fronti aperti e francamente non ce la faccio a difendermi su tutto … neanche mi ricordo di cosa stiamo parlando !…
      E comunque tieni sempre a mente che la mia educazione mi impone sempre (quasi) di utlizzare forme dubitative sulla completeza dei contenuti o sull’efficaca degli stessi per ciò che concerne i miei interventi … pertanto spesso lascio aperte questioni ma poi mi dimentico di riprenderle ….
      E comunque questo sarebbe uno degli scoop promessi? …
      O sei stanco … o sei mezzo rimbambito!
      Per quanto riporti con date 9 e 23 Dicembre mi sembra di averti già risposto sullo stesso post del 23 Dicembre…se avessimo voluto fare approfondimenti su quel tema (convenienza del costruire in pietra una architettura tradizionale) partendo dalla esperienza della chiesetta armena e dalle case di San Saba avrei (avremmo) dovuto avere a disposizione dati che il professor Mazzola non era disponibile a rendere pubblici …
      Egli, il Professore, ha dato ampia dimostrazione, tra un attacco di ira e l’altro, di non voler collaborare all’approfondimento della cosa …
      In tal senso ti confermo che se vi volete confrontare sull’argomento lo possiamo fare …compatibilmente con la disponibilità di tempo di ognuno e senza che la cosa diventi ridicola …
      in realtà ti ricordo che si sarebbe dovuto trattare di una chiacchierata… uno scambio di opinioni e informazioni mirato anche alla verifica sul metodo che però ha perso il suo scopo tanto quanto più il Professor Mazzola inferocito da una mia apparente contrarietà alla chiesetta armena (mai espressa) ha cominciato ad agitarsi sparandole conseguentemente di tutti i tipi … il 9 dic. ho fatto una battuta del tipo “mi ci metto a lavorare” … sono un ottimista … ma visto il tono del professore, ho pensato che in fondo non mi interessava proprio nulla di stare a perdere tempo su una cosa così impegnativa … quindi nessuna promessa… nessuno scoop … se non una ironia un poco cialtronella che cerca di deviare su presunte inesistenti debolezze … non aggiungo altro , come dicevo, per non infierire …. sono le cosacce che ti girano nella testa e che ti sviano … ti inventi questioni inesistenti sulla strada dell’essere il mastino di Mazzola …
      rivedi la tua posizione …
      liberati …
      vola in piena libertà …
      allontanati dalle sciocche “dipendenze” ….
      Sulle questioni riguardanti la casalinga, Disneyland, l’effimero e quanto altro a questo collegato spero che tu sia in grado di comprendere come la cosa trattata anche con un certo livello di ironia non possa andare oltre poche righe…
      Voi sapè di de Klerk … E’ stato un grande architetto … sono realizzazioni molto interessanti … mi piacciono molto ..
      se a Mazzola non piacciono il mondo non fa una piega …
      ma non credo che sia cosiii…
      conservo ancora, di quei luoghi, delle diapositive di 32/33 anni fa che mi propongo continuamente di di scansionare ….
      Guarda poi che per quanto riguarda ciò che mi hai chiesto relativamente al tuo progetto ritengo che non sia corretto mettermi a discutere oggi le sorti di un esame da te affrontato qualche anno fa con Ruggero Lenci … pertanto non mi chiedere più di farti un commento pubblicamente perchè tanto non te lo faccio … in privato magari quando ci vediamo, e ci sarà certamente una occasione, ne possiamo parlare …
      Inoltre non capisco perchè affermi che sarebbe rischioso criticare un docente?
      Mazzola?
      E perche sarebbe rischioso?
      In ogni caso finche le posizioni saranno da una parte così radicali (E.M.M.) dall’altra così nevrotiche (G.G.) non credo che qualcosa ci potrà unire … per me ironia e soprattutto autoironia sono elementi fondamentali per poter resistere con dignità su un blog ….l’arroganza di posizioni così eccessive come quelle di Mazzola son gravi almeno quanto la modalità quasi da pusher di spacciare per arte o architettura professorale quelle cose, le Purinate, che trovano così ampio spazio sul blog … e che francamente … ma la mia è una posizione come un’altra e vale quello che vale … per molti … per i Puriniani … niente … ma chi se ne importa …
      In fondo se ci pensi bene GG ed EMM sono abbastanza simili … entrambi scoordinati e fuori misura nel momento in cui si trovano a dover fronteggiare una opinione ostile alla loro anche se solo apparentemente tale … perdono il controllo … anche se devo dire, ad onore del vero, che pur ritenendo l’atteggiamento di Galassi spesso esagerato e fuori luogo, durante il confronto serrato, trovo la sua preparazione , per quanto a volte eccessivamente verbosa ed anche criptica almeno per quel che traspare dal blog, più adatta ad una azione , per così dire, “pedagogica” …
      di Mazzola è insopportabile questo continuo riferimento alla lobotomizzazione degli altri, alle super-capacità dei suoi studenti richiesti in tutto il mondo e questa maniera di non riuscire a sostenere un confronto in maniera civile anche se “forte” … I suoi argomenti sono spesso aderenti alla realtà delle cose,anche interessanti per molti aspetti, ma cedono inevitabilmente sempre nel momento preciso in cui esagera su certe posizioni che alla fine indeboliscono tutta la struttura e la rendono facilmente attaccabile … “il contenuto del pezzo”
      Ma anche Galassi non è male … adesso è addirittura scivolato piano piano sui “suoi discenti” … vediamo dove va a finire …
      se la sente …
      ed è evidente…
      Io in realtà gioco …
      questi ci credono …
      poi vabbè … ci sono i puntini …
      ma quelli non contano …
      Per ciò che riguarda le due immagini presenti nel post …
      cosa vuoi che ti dica …
      quell’edificio , credo in vetro o chissà cosa di trasparente lo trovo imbarazzante per la rozzezza con cui si inserisce nel contesto …
      in generale anche come ricerca formale mi sembra molto giù …
      il fatto che in ambito contemporaneo si possano sperimentare forme e materiali con esiti molto molto diversi dall’immagine classica di un edificio tradizionale, sfociando addirittura nella “straordinarietà fantascientifica” devo dire che non mi turba …
      è una questione, appunto, di contesto …
      se ti fai una passeggiata per Malmoe noterai fronte mare degli interventi decisamente moderni, anche di una certa strana eleganza (come sanno spesso fare gli scandinavi) in un contesto pianificato con attenzione e dal risultato più che dignitoso e non cialtrone come le “casette dei nostri sogni” tutte cornicette balconcini intonachini faldine e bouganville,vedi come appunto quelle che ti ricordavo e che facilmente puoi trovare in alcuni luoghi della Gallura …
      Su Bontempi che vuoi che ti dica …
      come dicevo non posso negare che interventi di questo tipo possano avere una loro efficacia …
      ti ripeto si tratta di contesto …
      non credo che in architettura si possa generalizzare in questa maniera rozza che tentate di portare avanti …
      quindi per lo stesso motivo … visto che non capite perchè probabilmente siete mezzi rincoglioniti e siete voi gli ideologizzati … per lo stesso motivo ti dico che l’architettura mi piace tutta … quella contemporanea, quella moderna, quella antica, classica , neoclassica, barocca, rococò e romanica ….
      si romanica in particolare…
      c’ho passato gran parte della mia vita de ragazzino a corre’ per le scale, per il chiostro e nell’aula di una bella abbazia dell’italia centrale …
      ma bella veramente …
      avevamo le chiavi …anzi … i chiavoni … ma è un segreto … vi piacerebbe saperlo?
      Insomma mi basta che sia bella … l’architettura …
      ed utile … ben fatta ….chiaro no?
      E come vi comportate per esempio con le altre “Arti”? …
      stesso atteggiamento radicale … poca apertura?
      Il mondo è anche molto diverso da voi …
      Cosa volete? …Forse imporre un unico modello possibile di architettura? …non siate banali … guardate al mondo e cercate di capire che oltre al localismo esiste anche il globalismo … e per quanto vogliate combatterlo temo che vi sarà impossibile vincerlo … e per discutere dei perchè non dovremmo più parlare di architettura ma bensì di altre ben più grandi questioni …
      Questo ovviamente non significa disconosciere l’importanza di certi “movimenti” (?) e teorie varie sull’importanza del recupero di “questo” “quello” e “dell’altro” ancora … lo aggiungo perchè il rischio è che vi scateniate come quella banda di cni randagi che una sera dell’inverno mi sembra del 94/95 ci aggredì in pieno deserto, al buio, lungo la strada tra Aleppo e Damasco … meno male che ci siamo chiusi dentro la nostra favolosa Panda 4X4 che ci aiutò ad affrontare una nevicata incredibile su Siria e Giordania che pare non si presentasse da circa 60 anni … I cammelli inmezzo alla neve … da ridere …

      Oppure vuoi che ti descriva minuziosamente una mia particolare teoria dell’architettura o modello di crescita e sviluppo della città? …
      Cosa cercate e cosa volete dire con questa bassa dotazione di armamentario di sodatini “carne da macello” mandati avanti dai propri generali?
      Cosa è che vi fa pensare che la salvezza sia solo “quella” … mi sembra una specie di dogma il vostro … orribile … abominevole … da regressione dell’intelletto … da stop di un “progresso” che per quanto denso di lati negativi sarà per voi una macchina impossibile da fermare … E che adesso vogliamo pure cominciare a parlare del “Progresso” … questa parola messa lì da me con una certa leggerezza? NO! Lascio perdere … fate come vi pare … mi sembrate mezzi matti … i problemi dell’Architettura/Edilizia non stanno tanto, ma ovviamente anche, nel linguaggio , quanto in ciò che domina il costruito, ovvero la scarsa qualità della pianificazione urbanistica, e la questione economica … nell’edilizia/Architettura costruire qualcosa anche di piccolo significa inevitabilmente immettere nel mercato molti soldi e certamente siete in grado di comprendere come il profitto, in un paese incivile come il nostro sia in grado di guidare gli esiti verso soluzioni che hanno poco a che fare con “l’attenzione verso ciò che ci riguarda da vicino come collettività” …
      Ma guarda … ti dirò … vuoi un altro bell’esempio … interessante … te lo dico in qualità di architetto che è intervenuto su qualcuno di quegli edifici … tra gli anni 20/30/40/50 ha resistito in Florida in quelle 20×20 streets e avenues in quel Miami … si Miami … quella del cinepanettone e di Miami Vice… un bel quartiere denominato Art Decò District fatto di strade tranquille ma anche di più vissute dense di tanti bellissimi edifici del moderno … generalmente ben tenuti … interessanti …
      A me piaccioni tantissimo … e quando per lavoro mi trovo a dovere stare qualche tempo da quelle parti mi trovo perfettamente a mio agio nel luogo fisico … mentre invece per ciò che riguarda l’incontro o meglio lo “scontro” con la cultura americana .. quella di tutti i giorni … beh … quella è una grande sofferenza!
      Ma ti dirò … mi sento a mio agio e mi piace camminare tra le architetture moderne, vecchie e nuove, di una città come Berlino alla quale credo che il moderno abbia dato tanto e con una qualità media accettabile… non come qui da noi… per quanto anche qui a Roma puoi trovare bei pezzoni di quartieri “moderni” che alla fine sono anche quelli Roma … quella Roma che anche mi piace … non ho la puzza al naso …
      Ed è propri quel non avere la “puzza al naso” che mi permette di passeggiare con il naso all’insù per le strade di uno degli interventi del dopoguerra che certamente è capace di scatenare in maniera contrastante sentimenti di odio o simpatia anche dentro il medesimo osservatore … parlo della Grand Motte … una “Enorme Cagata”! … diranno tanti … ovvero quei pochi che la conoscono … ma io la trovo interessante … perfettamente allineata ad un certo spirito del proprio tempo … mi piace girare per quelle strade alla ricerca dei particolari più starmpalati , assurdi ed affascinanti … ma in realtà è l’intero insieme urbano che può dirsi “interessante” …una città nata per essere un luogo di vacanza …in realtà oggi una città abitata tutto l’anno … “dignitoso” …. ma sono degne di attenzione anche certe aree di Copenaghen o Stoccolma … paesi in cui il moderno, quello non particolarmente “firmato” è riuscito a ritagliarsi una certa rispettabilità, anche, anzi spesso, proprio in mezzo alla natura … ma sono altri posti… altra gente … altre teste … anche altri architetti … altra scuola … altra serietà … hai voglia a ripeterci quanto siamo bravi noi italiani …. Chiaramente e spero che abbiate una testa che vi permetta di comprenderlo

      Ne vogliamo parlare?
      No! …Meglio di NO ….
      Sei contento?
      Giusto perchè sei tu … Andreù’ …
      un poco di fretta …
      ma capirai …

      • Andrea Di Martino ha detto:

        Figurati se io pretendevo che tu “discutessi oggi le sorti di un esame da me affrontato qualche anno fa con Ruggero Lenci”. Molto più semplicemente, io ti avevo solo chiesto di inviare i disegni in redazione, allegando ad essi una tua personale recensione, al fine di sottoporre il tutto all’insindacabile giudizio del professore-moderatore (che ovviamente può sempre optare per il cestinamento, sia nei miei riguardi che nei riguardi di chiunque). Il nome di Lenci non avresti neppure avuto motivo di nominarlo (nè io ho mai preteso che tu lo nominassi, nè tantomeno che tu rivelassi al “mondo” il voto assegnato da Lenci in sede d’esame). Ma mi rendo conto che in un momento storico in cui siamo tutti “intercettati”, la tua paura di essere “intercettato” è più che comprensibile. Poi sarei io quello che nun riesce a “volà libero”… Guarda che io, in determinate circostanze, avrei potuto pure “volà”… ‘na vorta arto, ‘na vorta basso… forse più basso che arto… Anzi, sempre e comunque radente, ma in ogni caso avrei “volato”… sì, caro Sergio, avrei “volato”… Radente, ma avrei “volato”, se nun fosse che ‘sti s****** de docenti m’hanno sempre tarpato le ali. Ma ormai la cosa non ha più nessuna importanza, se è vero, come dici tu, che sono ancora in tempo per rifarmi. Grazie dell’incoraggiamento e anche della disponibilità nel dare certe risposte (come questa, nel quale hai citato diversi esempi sui quali non mancherò di documentarmi, perchè il mio impulso ad “esternare”, per quanto patetico, non è mai superiore al desiderio di comprendere, anche a costo di predispormi umilmente all’ascolto). Circa la succitata recensione (a cui non attribuisco nessuna finalità se non quella di aiutarmi a comprendere meglio perfino me stesso), ben venga anche in forma privata, ma visto che il materiale lo hai già visionato da tempo immemorabile (e quindi un’idea precisa te la sei pur fatta), vanno bene anche due righe tramite la messaggistica di facebook. E allora, dopo le feste, ti prego di non indugiare oltre, chè tanto lì nun te pò intercettà nessuno, quindi stai rilassato. Ciao e ancora tanti calorosi auguri di buon anno!

    • sergio de santis ha detto:

      !!!!! non ce perdo neanche tempo … co questa sei diventato carne da cannone ….
      via! … bocciato … a ottobre ….

      • sergio de santis ha detto:

        scusa …non voglio esse scortese … è che so troppo impegnato con Di Martino … co’ Andreuccio mio ….

    • sergio de santis ha detto:

      Caro Massimo V.
      sarò ‘na piuma …
      Eccome qua … alla fine me sa’ che faccio più veloce con te …intanto me te levo … che co quei tre lazzaroni de Di Martino (Andreuccio mio), Mazzola e Galassi che me stanno a da’ filo da torce ce vole più tempo … e in questi giorni è difficile…
      Aoh! … Galassi sembra silenzioso … ma in realta se move … ammazza si se move …
      insomma …
      te la faccio breve … perchè sei ancora un puntino pisellino …
      ma te la faccio da disarcionatore de cavalieri …
      me riferisco al punto 9 di “Quello che finora ho imparato dell’architettura” … che poi se er professore (quello piccoloce spiega chi sarebbero ‘sti cavalieri che stanno a fa’ secondo lui l’impresa magari ce fa pure un po’ ride …
      parlo seriamente a Giancarlì’ … non sto ironizzando …
      no lo dico perchè qui ultimamente viene tutto frainteso …
      allora,
      sto film me lo ricordo …ogni due settimane lo danno …
      … alla fine Ben (lo psicoanalista) va a visitare il padrino in prigione e non lo trova così male … ma gli promette che tornerà per altre sedute ….il mafioso, Robert De Niro, è sereno, data la morte del suo nemico … In ogni caso a, questo punto, Ben si può vivere tranquillamente con la mogliettina il viaggio di nozze; Paul, oramai amicone, provvederà ad ingaggiare un famoso cantante come regalo di nozze per i due …. così va a finire la storia … quindi non so se ti rendi conto di cosa cosa hai preso come riferimento …
      Sei bravo .. nel senso di sei bravo Sergio a scrivere … ma qui noi comunichiamo a disegni … sei bravo lo dici tu ma me lo spari attraverso le parole di Paul, il padrino … alla fine il perdente … quindi De Niro che parla (ossia Paul) , il tuo idolo …quello, come dicevi, di tutto chiacchiere e distintivo (altro personaggio che fa una brutta fine) … operando il transfer saresti tu …
      e te lo scelto gajardo l’idolo …
      ed io sarei il povero Ben …
      che passa il tempo a fa’ la vittima come dice er Mazzola che appunto cerca de mazzolà … ma io gli voglio bene lo stesso … è che lui la prende male … non capisce il mio punto di vista … è frettoloso … e la fretta si sa non è buona consigliera … si dovrebbe fermare di più a riflettere … ma non lo fa … perchè contrariamente a quello che pensa … “mister so tutto io” non sono me(?) ma lui …
      comunque,
      alla fine di tutto ‘sto casino ‘sto Ben si gode finalmente la propria felicità … mentre Paul “sta dentro” …vive in un regime di restrizione della libertà personale … un poco come te … che non sei diversamente social …
      allora dico io, considerando il transfer che hai voluto operare, io sarò pure antipatico … forse … tutto da verificare …
      Ma tu che sei?
      Comunque siccome ci avviamo verso la fine dell’anno e siamo tutti speranzosi in un futuro migliore … te perdono e ti invito alla riflessione sul fatto che nessuno t’aveva proposto de fatte leva’ un dente da un architetto …
      Buon anno …
      Massimè’ … stamme bene!
      Un SDS qualsiasi …

  9. ettore maria mazzola ha detto:

    Cari miei,
    da quello che abbiamo potuto appurare dai lunghissimi e inconcludenti commenti dell’illuminato (rubandogli una battuta ricorrente “lo dico senza ironia”), il sottoscritto, nonché Andrea, Massimo, Francesco e perfino il povero Galassi – che non si è opportunamente tenuto fuori da questa penosa diatriba – saremmo tutti in difetto, mentre Sergio, possessore del verbo da non disvelare sarebbe l’unico “illuminato” di Archiwatch!
    Pensando a lui sono sempre più convinto della veridicità della barzelletta del guidatore contromano in autostrada che pensava di esser circondato da gente a cui togliere la patente.

    • sergio de santis ha detto:

      In difetto? …no no no noo…
      Non ci provare con me …
      non-ci-pro-va-re …

      Andrea non lo toccà’ che è amichetto mio e ci facciamo i discorsetti nostri … Andrea non è in difetto … è logorroico …come me … è piranesiano … ma non in difetto …lui va con più attenzione sugli argomenti anche se con modalità, secondo me, non abbastanza organizzate … c’è sempre nei suoi scoppiettanti interventi qualcosa di interessante da cui ripartire…

      Massimo è stato annichilito durante l’ultimo scontro ma so che si sta riorganizzando e vedrai che tra non molto riuscirà fuori con una qualsiasi cosa priva di senso esattamente come tutte quelle che mi ha opposto sino ad ora … in tal senso auspico che si astenga almeno anche con lui possiamo in diversa occasione (speriamo) ripartire da qualcosa di più sensato …

      Francesco , francamente non capisco cosa c’entri …abbiamo avuto uno scambio cordiale di opinioni senza conseguenze … lui ha detto la sua … io ho detto la mia … non mi sembra che ci sia altro … anzi ha fatto anche un intervento al quale mi piacerebbe replicare …

      Quello che tu chiami il povero Galassi a me sembra tutto tranne che “povero” … anzi al contrario, e sempre ad onore del vero, mi sembra abbastanza “ricco”, parlo dal punto di vista esclusivamente culturale … per il resto non saprei … bisogna dire che i suoi spunti sono sempre densi di stimoli importanti … almeno per me … altre questioni sono quelle di tipo caratteriale … su quello abbiamo avuto certamente qualche scambio duro … ma insomma ..capita anche questo … per ciò che riguarda l’essersi tenuto fuori … ti dirò che mi sembra pure logico … in fondo la discussione non era la sua e lo scontro vero è stato tra me e te e non con gli altri … io l’ho tirato in ballo qualche volta apparentemente in maniera strumentale ma in realtà non è così …

      Con te caro Ettore oramai il confronto è esclusivamente a livello astrattamente dialettico … ovvero si sta svolgendo oramai da più di qualche scambio in quel territorio in cui cio che conta è la “Capacità di svolgere un ragionamento con logica ineccepibile, ricchezza di argomentazioni, e forza persuasiva.” … in maniera astratta … con l’argomento scatenante che cioè va via via sempre più dissolvendosi …
      Se c’è qualcosa che mi sembra patetico è questo tuo modo di rivolgerti ad una presunta platea da cui cerchi manforte e che starebbe concentrata a vedere come va a finire il nostro confronto (ma sai cosa gli importa?) che tu stesso definisci penoso …
      Mah!?
      Mi stupisci ad ogni replica per via della inconsistenza delle argomentazioni … seppur in questo clima di completa inconsistenza… Perchè continuo?
      Non me lo chiedere … evidentemente non ho niente da fare … un barbone dell’architettura al quale non sono rimaste altro che quattro chiacchiere strampalate … io non ho discenti ne altro …
      fateme almeno chiacchierà’ …
      Ti voglio bene …
      Un bacio… e buon fine anno se non ci sentiamo prima …
      Il tuo Sergio!

    • sergio de santis ha detto:

      scusa Ettore ….
      m’ero dimenticato…

  10. sergio 43 ha detto:

    Questa notte mi ero addormentato sul divano. Non avevo visto neanche come finiva il western, anzi avevo visto la fine ma non ci è voluto molto a capire, anche se imbambolato, che stavo vedendo la fine del film successivo perchè il protagonista aveva in testa un “Borsalino” e non più un “Stetson” da cow boy. Oramai il sonno era momentaneamente in “stand by” e ho continuato a zappare sul telecomando vagolando da “Sky” al “Digitale terrestre”. Alla fine ho visto uno strano titolo: “Celluloide e marmo” o “La Celluloide e il marmo”. Mi capite tutti che alla parola “marmo” ho abboccato come il pesce abbocca all’amo con la “mosca”. Infatti! Un paio di minuti per capire il contesto già iniziato. Prima uno, poi due, poi tre giovani architetti francesi rispondevano alle domande dell’intervistatore su un loro progetto realativo a un nuovo quartiere, non ho capito dove esattamente, ogni tanto riusciva fuori “Boulogne”, “Boulogne”. L’intervista era fortunatamente sottotitolata anche se molto francese (E che vor dì “molto francese”? Non lo so! Però era molto francese, molto razionale, molto cartesiana, molto lontana dal nostro fantasioso disquisire) . Adesso sarò molto vago. I ricordi sono spezzettati perchè ogni tanto mi riassopivo brevemente. Però ho capito che i tre, prima di mettersi a disegnare, avevano fotografato la vicina periferia di questo posto in lungo e in largo. Avevano fotografato ogni edificio, piccolo o grande, ogni dettaglio, ogni prospettiva stradale. Insomma tutta la storia di quell’agglomerato confuso, forse in buona parte abusivo, assumeva una profonda dignità (“Che bello!”, mi son detto. ” Forse anche le vicine Torre Maura, Torre Angela, Torre Spaccata, Tor Bella Monaca, Tor Vergata, tiè!, pure il Mandrione!, se interpretate con amore e interesse per il loro farsi negli scorsi decenni, possono essere istruttive. Appena posso, armato della mia Nikon, vado a caccia di scorci e dettagli!”. Poi mi sono ricordato di quando da studente, insieme con Franco, Valerio e Domenico avevamo affittato, a due soldi divisi per quattro, un piccolo locale tra Tor Pignattara, Portonaccio e Borgata Gordiani. Lo chiamavamo pomposamente “Studio d’Architettura” ma serviva per studiare le dispense, disegnare per le composizioni…e portarci le ragazze. Io venivo da San Giovanni, Franco da Città Giardino, Domenico, un fuori sede italo-canadese, da Viale Aventino, Valerio da Porta Maggiore, quindi tutta la zona, tra location pasoliniane e rosselliniane, eleganti villini fuori-porta d’ante-guerra, baracche in tufo e tetto in lamiera degli sfollati di San Lorenzo e profughi meridionali era da scoprire con curiosità. Arrivavamo fino al Quarticciolo e all’INA-Casa del Tiburtino. Questo per dire che la nostra Facoltà e i nostri professori ci avevano attrezzato abbastanza alla lettura della città). Poi il più facondo e disinvolto dei tre francesi ha disegnato in larga massima il pianoro dove doveva sorgere il quartiere sottolineandone soprattutto le preessitenze: una fila d’alberi al confine, tre alte torri-serbatoi per l’acqua e una stazioncina ferroviaria. Partendo dalla memoria della vicina periferia e dei limiti del contesto, era stato progettato l’impianto del quartiere secondo precise linee di sviluppo. Tutto l’edificato era stato poi lasciato alla libera interpretazione di ogni architetto che vi avesse avuto l’incarico a costruire. Be’! Niente di nuovo, mi son detto. Ho una vecchia foto aerea di Piazza dei Re di Roma, fatta ai primi del secolo scorso, dove solo pochissimi edifici appaiono finiti sul già chiarissimo e definitivo impianto stellare. Adesso il mio quartiere nativo è un bellissimo collage di tutte le tendenze e di tutii i gusti del Novecento. I tre francesi hanno a questo punto confermato il mio pensiero assonnato, affermando che proprio quello era il loro intento; che il quartiere assumesse la necessaria variabilità di espressione perchè un ambiente si potesse dire urbano. Ma allora, criticava l’intervistatore, può capitare che si costruisca anche qualcosa di brutto. “E allora?”, ribattevano fieramente i tre moschettieri, “La città non è per sua natura l’incontro del bello e del brutto? Senza il brutto non può esserci il bello!”. “Uhm! Molto giusto!”, mi son detto. “Questo taglierebbe la testa al toro all’infinite e centripete discussioni tra architettura bella e brutta, tra “passatisti” e “modernisti”. Macchissene frega! Se l’architettura è onesta, quando non nasce da furti, speculazioni, manomissioni, tutta l’architettura è una cosa che ci forma e ci informa. Il compito, quando accade e quando siamo onesti operatori, è di metterci, con orgoglio ed umiltà, qualcosa di nostro che rimarrà dopo di noi, gomito a gomito con altrettanti “noi”, portatori con risultati i più vari, della identica passione che forse nasce dalla comune volontà di sconfiggere la morte.
    Stamattina mi sono risvegliato e ho continuato a chiedermi: “Ma che strano titolo! “Celluloide e Marmo”. Che c’entrava con l’argomento?”. Sono andato su Internet, sperando che in qualche modo si parlasse della trasmissione per averne una maggiore contezza. Scrivo “La Celluloide e il Marmo” e mi appare: “La celluloide et le marbre” è il titolo di una serie di articoli che il celebre regista francese Eric Rohmer scrisse negli anni ’60 per i Cahiers du Cinemà.
    Qualcuno ne sa niente?.

  11. sergio de santis ha detto:

    Caro Massimo V.
    a parte il fatto che hai posto la domanda come si scrive la battuta su un copione … cioè come se fosse SdS che chiede a “non si sa chi” come mai questo “non si sa chi” non preferisca farsi un blog tutto suo …
    dicevo … a parte questo, la domanda ha una risposta semplice che sarebbe ….”non sono mica scemo” … anche se tu e il tuo esimio collega Antonio C. pensate che in fondo io lo sia …
    però la verità è che non potrei farlo … ma ti immagini che fatica? portare avanti un blog non è una cosa semplice … e poi magari non sarei nemmeno in grado di sostenerlo … non credo di avere quella autorevolezza e quell’appeal sufficiente a sostenere la situazione … ma li hai visti i blog che un poco funzionano?
    qualcosa sotto di sostanza c’è sempre …
    e poi francamene Archiwatch è il migliore … ma dove lo trovi un blog che sia non barboso e interessante al tempo stesso? …e anche veloce tanto nella fruizione quanto nella partecipazione … è una formula vincente … che permette a tutti … anche a te e ad Antonio C. di esprimere le vostre maleducate, strampalate e prive di senso partecipazioni … poi anche a me che come dice Antonio C … sono quello che sono … come ha chiarito con grande eleganza nel suo ultimo intervento.
    Quello che però mi chiedo è come mai mi fai una domanda così scema? …anche se è evidente il tono sarcastico, non ti sembra che questa volta hai sconfinato nella banalità più povera … comunque grazie per le occasioni che mi date te ed Antonio C. … io con voi mi alleno … a cosa? beh! … fate un po’ voi …

  12. sergio 43 ha detto:

    Che bello! Son finite le trasmissioni! Rifugiamoci nel sonno perchè:
    La Vida es suegno.
    To die, to sleep. To sleep, perchance to dream.
    I’m dreaming of a White Christmas.
    Sogna, So’!
    Reves mouvants, Que reste-t-il de tout cela, Dites le moi.
    Ci sono più cose tra cielo e terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.
    Era proprio questo il mio sogno: un pezzo di terra non tanto grande…..
    Qui amant ipsi sibi somnia fingunt.
    Qualunque cosa tu possa fare o sognare di fare, incominc….zzzz…cia….zzz…la!


    ZZZZZZZZZZZ

  13. sergio de santis ha detto:

    Sergio …
    Sergito … Lindo
    YO…
    busco … lo que encuentro!

  14. sergio 43 ha detto:

    Grazie, Stefano. Molto bello e che dovrebbe essere portato, con le sue acute interviste a tanti interpreti dell’agire umano, all’attenzione dei giovani (e non solo! io non lo conoscevo!) come grido di autocoscienza e conoscenza, ma non è quello che ho visto. Comunque questo film di Rohmer mi induce a credere che l’intervista notturna ai tre architetti francesi, ponendosi sulla stessa linea editoriale, faccia parte di una serie che programmaticamente si voglia richiamare a “La Celluloide e il Marmo”. Spero sia così!
    Buon 2014!

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