Riflessioni dopo l’ultimazione della chiesetta armena nel Nagorno-Karabakh …

Schermata 2013-12-01 a 12.17.31

Da Ettore Maria Mazzola: …

“Caro professore,
Le segnalo questo mio ultimo articolo relativo alla splendida chiesetta armena realizzata dal mio amico Maxim Atayants.
Spero che aiuti tutti a riflettere su tante cose della nostra professione e della nostra società

http://www.ilcovile.it/scritti/COVILE_778_Mazzola.pdf

buona lettura

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36 risposte a Riflessioni dopo l’ultimazione della chiesetta armena nel Nagorno-Karabakh …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    grazie per la diffusione!

  2. Francesco ha detto:

    Eccezionale. A volte sembra così semplice fare qualcosa di bello…forse tanto semplice non è…o sì?

  3. Andrea Di Martino ha detto:

    Tra cielo e terra si erge solitaria, bella come una lighthouse del Maine. Un faro che illumina (ma nel senso onnicomprensivo del termine).

  4. sergio de santis ha detto:

    Per quanto riguarda la nostra società … certo … ci sono tante cose su cui riflettere … ma quali sono le relazioni tra l’esercizio di stile, caso della chiesetta armena, e quanto della nostra professione , intesa esclusivamente come tale, dovrebbe essere oggetto di riflessione?

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Caro Sergio,
      qui l'”esercizio di stile” non c’entra proprio nulla, si tratta del rispetto del desiderio condiviso di realizzare un qualcosa al di là delle ideologie.
      Se ti sfugge il nesso tra tutto questo e lo stato di degrado della nostra società schiava delle mode e delle ideologie non posso farci nulla.
      Comunque, per meglio comprendere la purezza di quel popolo e la lontananza dal nostro modo di vivere la vita, ti raccomando la lettura di ciò che ebbi modo di scrivere al ritorno da quelle terre. … Solo viaggiando (non da turista ma da osservatore partecipante) in quei luoghi è possibile accorgersi di quanto siamo diventati strani.
      http://lacapannainparadiso.blogspot.it/2013/06/riflessioni-dopo-un-viaggio-in-armenia.html
      Ciao
      Ettore

      • sergio de santis ha detto:

        Caro Ettore … ti devi concentrare … altrimenti, come dicevo, le chiacchiere arrivano come sempre al nulla …
        al contrario di te, che non puoi farci niente se io non capisco, io invece posso fare qualcosa, poco, per far si che la discussione non sia un dialogo tra sordi ma qualcosa di più interessante …
        ti ho chiaramente scritto che per quanto riguarda la nostra società … va bene … ci sono tante cose su cui riflettere …
        … poi ti ho chiesto quale è il nesso tra “la realizzazione di una chiesetta armena costruita così come la gente desidera che sia costruita” e le questioni su cui riflettere circa la nostra professione … parlo della nostra professione qui in italia … in europa … all’interno di questo mercato e di queste regole … la domanda è chiara !
        … se tu mi rispondi che forse mi sfugge il nesso “tra tutto questo e lo stato di degrado della nostra società schiava delle mode e delle ideologie” allora io capisco che , nonostante le decine di articoli che scrivi e nonostante la tua passione per il tuo lavoro, forse non ti va di discutere ad un livello più costruttivo oppure non sei in grado di farlo … se tu vuoi fare attraverso l’esempio della chiesetta armena una critica a tutto il modo di vivere occidentale, che implica l’accettazione del sistema delle regole del mondo occidentale, nel quale tutti più o meno sguazziamo, questo ben venga … ma francamente , una volta che in linea di principio è accettata una simile posizione (condivisa o meno) mi spieghi per favore quali, dal punto di vista professionale, sono le ricadute e le conseguenti riflessioni da fare, che abbiano un senso anche pratico, sulla già difficile nostra situazione di professionisti in un paese malandato e privo di regole certe e di una adeguata cultura dell’architettura?
        Sono costretto a saltare di palo in frasca per farla breve … capirai …
        Accettare un modello di vita significa subirne tutte le conseguenze e non vorrei che la tua riflessione di carattere “molto generale” finisse all’interno di quel sacco nero buio e profondo all’interno del quale cadono tutte le ingenuità … con questo non dico che non si possano “coltivare” delle utopie … anzi lo si deve … ritengo infatti che i disastri delle società occidentali siano più o meno iniziati (anche) con la morte delle utopie … però detto questo … fammi capire! …qui si tratta di un fatto pratico o culturale?
        … Ti rispondo io … che facciamo prima …
        E’ evidente che il dato culturale abbia ricadute sull’andamento pratico della “risoluzione dei problemi” (guarda Wolf in Pulp Fiction) … perchè sai … caro Ettore se “per caso” si trattasse di una questione sostanzialmente culturale , come io credo che sia, allontanando per un attimo il dato pratico, il tema della professione non ‘centra proprio una mazza , essendo gli architetti (a parte quelli dotati di genialità esclusiva e che si distinguono) in generale un sottoprodotto della cultura corrente …
        E’ chiaro che parliamo di una cultura dominata da tutta una serie di componenti (potere economia e finanza) addensatesi nel tempo che sono state capaci di formare o deformare la nostra cultura di provenienza .. quella alla quale forse ti riferisci …
        La potrei fare molto più lunga … ma magari avremo modo di parlarne …quindi mi “stoppo” ed invito te a riflettere su quella ingenua relazione che hai voluto costruire tra la “chiesetta armena” e lo stato di crisi della nostra società e della nostra professione …
        Ti aggiungo pure che probabilmente … e sarò molto sintetico in questo … per far si che ad un livello culturale più generalizzato questo paese possa arrivare ad avere di nuovo “le sue chiesette armene” forse, in linea di principio, si dovrebbe prima rinunciare a tante condizioni di privilegio, culturali e materiali, di cui terre come queste “immonde nazioni occidentali ” dispongono in abbondanza …
        E’ chiaro che anche questo sotto tema andrebbe approfondito in quanto ampio e pieno di “trappole” …
        Lo dico per non sembrare superficialmente sbrigativo …
        … tu invece da parte tua …
        da Bravo Professore non dovresti disporti sul campo in tal modo …
        di fronte alla mia difficoltà di capire , dovresti con gentilezza e sacrificio spiegarmi approfonditamente di cosa stai parlando al fine di portare a termine con successo quella missione in cui credi, l’insegnamento, che è l’unica che può permettere di ridurre la distanza (“gap” per te che insegni in una facoltà straniera) tra “chi sa” e “chi non sa” … tra l’eterno docente e l’eterno discente … tra Ettore e Sergio … tra l’architetto professionista e professore e “l’architetto” del sottobosco insettivoro … che si nutre dei rifiuti dell’architettura …
        Alcuni architetti restano per sempre studenti … non crescono mai …
        altri invece …

        P.S.
        Sull’esercizio di stile torneremo in seguito …
        comunque … illustraci meglio il progetto … se puoi … almeno forse capiamo anche cosa vuoi dire quando dici … solo 400mila Euro !!!
        Che vuol dire?!
        un operaio Kazako ha uno stipendio medio il cui costo è pari a circa 200$ … capisci un dato del genere che tipo di economia si trascina … quante ore al giorno lavora? In quale contesto si svolgono le lavorazioni? etc. etc. .. mi sembrano tutti dati assolutamente da analizzare … o no? ed il costo dei materiali? ne vogliamo parlare?
        Se non contestualizziamo … lo capisci Ettore quanto il dato sia “ingenuamente inconsistente”?

      • ettore maria mazzola ha detto:

        caro Sergio,
        la cosa che disturba è che, quando vengono poste delle domande e vengono date delle risposte, si finga che queste non siano state date, e si accusi di voler fare monologhi.
        Non potendo riscrivere un pezzo di una decina di pagine nel quale ho spiegato le differenze culturali tra la nostra società e quella armena, ritengo più utile e sbrigativo rimandare a quell’articolo piuttosto che perder tempo a far comprendere a chi si rifiuti di comprendere.
        Una delle tante risposte sulla “libertà” della nostra professione in quel Paese rispetto al nostro la trovi nella risposta che ho dato a Luigi quando racconto del come gli architetti Italiani, che sono i massimi conoscitori dell’architettura religiosa armena si comportino in Armenia differentemente da quello che fanno in patria. Si badi che in Armenia non c’è alcun poliziotto munito di mitra ad imporre all’architetto di ricostruire com’era e dov’era un qualcosa che la furia bellica ha distrutto.
        Non pensare che io possa essere un nostalgico della vita del medioevo, semmai ho l’umiltà di riconoscere come in certi angoli della Terra, meno danneggiati dal consumismo e dalla globalizzazione, ci sia ancora la possibilità di apprezzare cose delle quali noi “evoluti” non ci accorgiamo più dell’esistenza. Apprezzo il fatto che in determinate società ci possa essere libertà di espressione perché non si è assoggettati a qualche trombone che, dall’alto di qualche cattedra o dalla scrivania di una rivista di settore, impone la sua visione distorta della realtà approfittando della stupidità provincialotta umana che vede la gente comune (e molti architetti) accettare passivamente ciò che i presunti “custodi del sapere” impongono dall’alto della propria ideologia … o per altre ragioni più venali come nel caso di quel personaggio che ha dettato (e continua a dettare) legge in campo urbanistico-architettonico avendo svolto la sua intera carriera dietro la sponsorizzazione di industriali dell’automobile.
        Quanto al tuo discorso economico, è indubbio che un operaio armeno (e non kazako) possa costare meno di uno italiano … diciamo pure 3 o 4 volte meno, ma devi considerare quelle che sono state le difficoltà di approvvigionamento dei materiali (quando ho visitato il cantiere c’era un camion carico di blocchi di pietra che era affondato nel fango e c’è voluta una settimana per liberarlo!) questo fa sì che, se i costi non si equivalgono, poco ci manchi. Del resto l’architetto Atayants sta realizzando opere imponenti in Russia (dalla nuova Cattedrale e dal nuovo Palazzo di Giustizia di San Pietroburgo al villaggio per le Olimpiadi Invernali di Sochi sul Mar Nero), e di costi da quelle parti se ne intende abbastanza, sicché la sua parola vale moto di più della tua e della mia messe assieme.
        Sul discorso “morale”, mi meraviglio del fatto che tu non colga l’importanza del gesto dell’architetto/committente che, avendo fatto fortuna, doni al suo villaggio di origine un’opera che lo riporti in vita, un’opera che, grazie al modo in cui è stata concepita, va a creare manodopera e aspettative di vita per gli abitanti, un’opera che non si impone sul territorio come l’arrogante firma dell’architetto, ma cerca di mimetizzarsi nel contesto nel rispetto del desiderio condiviso di un popolo devastato dalle sofferenze.
        Puoi continuare a criticare ingiustamente le risposte che continuo a darti, puoi ironizzare quanto vuoi su quello che ti pare ma, a me sembra, che la tua voce risulti un po’ fuori dal coro e il sospetto è che non ti vada a genio che oggi possa realizzarsi un’opera cos’ coerentemente tradizionale

  5. sergio de santis ha detto:

    in ogni caso, sarebbe interessante avere a disposizione un paio di disegni … una planimetria ed una sezione … anche per essere più coscienti dell’effettiva portata della edificazione … così giusto per avere maggiore coscienza della relazione tra i 400mila ed il volume realizzato …

    • ettore maria mazzola ha detto:

      caro Sergio,
      per darti delle risposte puoi far riferimento alle immagini e ai dati di cui ai precedenti articoli, per i quali sono riportati i link a fine testo.
      Considera che in quella spesa sono inclusi, come leggerai nel vecchio testo, le opere per riportare l’acqua al villaggio da un paio di chilometri di distanza e la ricostruzione per anastilosi del monumento ai caduti della Seconda Guerra Mondiale!
      Sinceramente non capisco le ragioni del tuo accanimento nel voler trovare un argomento per mettere in discussione il successo – e soprattutto il messaggio morale – di questo intervento … sembra quasi che ci siano delle ragioni personali (o professionali) che mi sfuggono.
      Sono certo che, se si fosse trattato di una anonima scatola di cemento armato, avresti ignorato l’articolo mentre, trattandosi di un’opera tradizionale coerente in tutti i suoi aspetti, nonché di un’opera che smentisce tanti falsi pregiudizi (risultando economica e realizzata in brevissimo tempo), la cosa ti stia agitando preoccupantemente
      … Take it easy!

      Ciao
      Ettore

      • sergio de santis ha detto:

        non c’è nessun accanimento e mi dispiace che tu la prenda in questo modo …
        la cosa è avvincente dal punto di vista dialettico …
        la cosa non mi agita …
        al contrario mi interessa e molto…
        e mi interessa a tal punto che ne vorrei sapere di più …
        non nego in nessun modo il successo dell’operazione ed il tuo amico ha tutti i miei complimenti per avere eseguito in maniera così perfetta la chiesa …
        e li ha anche perché ha saputo sacrificare qualcosa di se … cosa per noi occidentali sempre molto difficile …un sincero bravo all’architetto in quel contesto …

        Vedi Ettore …questo è un blog nel quale ci si confronta (credo) e quindi a volte succede che le cose scritte dall’uno non corrispondano al modo di vedere dell’altro … se tu vuoi cambiare il mondo (come anche a me piacerebbe) … se vuoi che le cose migliorino .. devi porti (anche di fronte a me) senza pregiudizio ..
        io cerco di analizzare la cosa dal mio punto di vista …
        e nell’analizzarla rilevo alcuni punti del tuo pezzo che trovo poco convincenti e per questo cerco di discuterne …
        … se tu non vuoi parlarne o non accetti nemmeno accenni di critiche o vuoi fare un semplice monologo o ritieni che l’unica cosa importante sia pubblicare il pezzo e basta, mi devi solo fare un cenno ed io smetto di rapportarmi a quello che scrivi … se così non fosse … beh … allora non rimane altro che accettare il confronto …
        Per esempio per quanto riguarda la risposta che mi dai (ora) … parlo del “messaggio morale” … questione sempre molto impegnativa e spinosa … ecco … li … sulla “MORALE” sai quanto se ne potrebbe parlare … il fatto è che a tanti piace fare finta di discutere dei grandi temi … però poi alla fine quando giunge veramente il momento di approfondire scegliamo sempre di rimanere in superficie … viviamo in “un mondo difficile” …

        non possiamo prendere troppo “easy” qualcosa che è “very problematic” …
        un caro saluto,
        sergio

      • Manuela Marchesi ha detto:

        Storia commovente e esemplare nella forma della chiesa e nella capacita’ dell’architetto di ascoltare il cuore e il genio della sua terra. Fa riflettere sul come si costruisce e si progetta qui da noi in “occidente” . Conoscere una storia come questa mi fa stare meglio e mi spinge ad andare oltre, non so oltre da che, ma oltre.

      • Massimo V. ha detto:

        Grande Tonino!

  6. Luigi P. ha detto:

    a parte il rivestimento in pietra mi ricorda molto l’esercizio didattico di organismo a pianta centrale che dovevano svolgere gli studenti del 4° anno a Valle Giulia, fine anni Cinquanta…
    quelli erano esercizi.

    • ettore maria mazzola ha detto:

      gent.mo Luigi,
      se leggessi il testo invece di fermarti alle immagini comprenderesti che non si tratta di rivestimento in pietra, ma di reale tecnica costruttiva in pietra, per la precisione di “emplekton” realizzato con tutti i santi crismi.
      Costruire il nuovo in questo modo significa anche formare l’artigianato necessario per poter restaurare – correttemente – l’antico!
      Questa prassi in Armenia è la normalità!
      Anche per questo i monumenti armeni, una volta restaurati (molti ad opera di architetti italiani che qui operano liberi dalle idiozie brandiane e della Carta di Venezia) non richiedono più alcun intervento di ripristino per i secoli a venire.
      Per avere un’idea di ciò che dico ti rimando al mio reportage sul viaggio in Armenia e Nagorno-Karabakh.
      http://lacapannainparadiso.blogspot.it/2013/06/riflessioni-dopo-un-viaggio-in-armenia.html
      Ciao
      Ettore

      • Luigi P. ha detto:

        Prendo atto e seguirò il consiglio. Faccio presente che il mio commento, e il nobile riferimento che vi era connesso, aveva una natura tutt’altro che derisoria.

      • ettore maria mazzola ha detto:

        gent.mo Luigi,
        conosco molto bene Claudio D’Amato e il suo encomiabile lavoro, nonché la sua proposta per il nuovo Ponte per Venezia che sarebbe stato molto meglio della fallimentare struttura di Calatrava. Nella mia mailing list c’è anche Claudio che, quindi, avrà sicuramente visto e letto il pezzo. Quanto alla mia replica, che può esserle sembrata acida e me ne scuso, l’ho scritta pensando che, come spesso accade, gli architetti si limitano ad esprimere giudizi limitandosi alle immagini senza mai leggere il contenuto dei testi che le accompagnano

      • Luigi P. ha detto:

        A margine: è una tecnica di stereotomia che interesserebbe molto il Prof. D’Amato, che insegna a Bari. Glie la sottoponga. Cordiali saluti.

  7. massimo di ha detto:

    Premetto che la chiesa mi piace molto e in parte mi unisco al coro degli elogi. Ma mi lascio un po’ di spazio per un sano beneficio del dubbio. Non sono così sicuro che l’intera esperienza non abbia le sue ombre. Il fatto che ci sia un’incontrastata tendenza a riproporre spazi rituali senza “nemmeno bisogno di discutere” è un meccanismo di costruzione dello spazio e della società antico e contemporaneo allo stesso tempo, che nella sedimentazione degli usi nasconde trappole. Anche quando nella peggiore delle urbanizzazioni diffuse si decide di mettere al centro (definendo in quel momento quale sia il centro, mi scuso per la ripetizione che segue) un centro commerciale la popolazione accorre numerosa e festante. Contribuisce alla formazione di quel suo “Personal Jesus” affittando spazi del commercio e investendo piccoli capitali, portando ognuno la sua pietra. Ha i suoi propri sacerdoti che incensano il fenomeno, molti dei quali vestiti da architetto. Potremmo citare molti altri esempi come questo che tendono a vanificare per certi versi la dicotomia occidentale-resto del mondo. Il punto secondo me, lo dico con molta umiltà, è che ci si dovrebbe chiedere se suggerire/imporre/autoimporsi un’etica (anche un’ etica costruttiva) sia realmente un passo decisivo per la liberazione di un gruppo di persone e un passo verso la riappropriazione della loro identità, quale che sia. Forse mi sbaglio, ma io la vedo in parte come una deresponsabilizzazione di quel gruppo. Tecnica costruttiva e tradizione sono spesso una magnifica gabbia: qualcosa che fa tornare tutto, grazie alla quale poi tutto quadra, anche se più o meno consapevolemente sappiamo di portarci dietro qualche nodo irrisolto. Io penso che questa sia una bella chiesa, e questa resta la qualità maggiore che le attribuisco. è nella sua bellezza che per me risiede la sua componente etica di maggior valore, perchè (come dice Weil) è il luogo in cui i contraddittori si oppongono senza risolversi e pacificarsi. Salvare il mondo può significare salvare la sua immane complessità.

    • ettore maria mazzola ha detto:

      gent.mo Massimo,
      per poter comprendere a fondo ciò di cui si parla occorrerebbe conoscere bene la società armena e, soprattutto, quella del Nagorno-Karabakh. Lo scorso mese di maggio ho fatto un interessantissimo viaggio da “osservatore partecipante”, vivendo e interagendo con la gente, gli operai e i tecnici del posto. Ti invito a leggere il reportage di quel mio viaggio (trovi il link a fine articolo) che, sebbene riduttivo, ti può far capire tante cose che la nostra società non riesce più ad apprezzare né riconoscere.
      Sinceramente mi sfugge il senso della tua frase

      “Tecnica costruttiva e tradizione sono spesso una magnifica gabbia: qualcosa che fa tornare tutto, grazie alla quale poi tutto quadra, anche se più o meno consapevolemente sappiamo di portarci dietro qualche nodo irrisolto”

      In quelle terre, come ho potuto documentare, grazie all’isolamento patito, c’è una continuità nella tradizione che è assolutamente naturale – e salutare – anche per ragioni di “ritardo” nello sviluppo, da quelle parti conviene molto di più costruire con la pietra e la calce che non col cemento, sicché le maestranze locali risultano essere tra le ultime custodi di un sapere che noi “evoluti” abbiamo quasi perso, mettendo così a rischio il nostro patrimonio (i crolli di Pompei e la maggiornanza di quelli di L’Aquila sono la dimostrazione dell’ignoranza e presunzione dei tecnici che conoscono solo la legge del cemento armato che applicata agli edifici storici fa più danni che altro!), ragion per cui eventualmente dovremmo gioire del fatto che possano ancora esserci persone in grado di costruire e restaurare in maniera corretta e, semmai, cercare di fare un bagno di umiltà riconoscendo che operare in maniera tradizionale non è un crimine contro l’umanità come i brandiani vogliono far credere

    • Francesco ha detto:

      Massimo, i tuoi dubbi sono leciti (solo gli stupidi non cambiano mai idea) ma dovrebbero essere, se non del tutto fugati almeno seriamente ridimensionati, se pensi che in Armenia hanno costruito questa chiesetta, mentre a Foligno si è costruita quella chiesa di Fuffas. Ora, non si tratta di voler imporre un’ etica del costruire, ma, da persona al di fuori del vostro mondo di architetti, mi accontenterei di “imporre” un po’ di buonsenso e di sensibilità. Relativismo culturale non significa per forza relativismo “etico” : posso riconoscere che i miei schemi non siano i migliori in senso assoluto, ma sono pur sempre miei..quindi se devo costruire una chiesa, una casa, un quartiere, preferisco seguire la strada già battuta,fidarmi di me stesso e dei miei gusti, piuttosto che partorire dei mostri, giustificandoli poi con un: “ma tanto, chi può dire cosa sia il bello e cosa il brutto…”
      Sono d’ accordo, la tradizione è una gabbia, una utilissima e meravigliosa gabbia, che impedisce (o meglio dovrebbe, se ci fosse qualcuno che la rispettasse) il compiersi di tanti scempi. Questo vale in molti campi, soprattutto nell’ architettura. Forse è un ragionamento semplicistico…

  8. sergio de santis ha detto:

    Con tutte le mancanze del caso e nell’economia del poco tempo che è possibile dedicare…

    Caro Ettore, prima di tutto voglio sgomberare il campo da possibili fraintendimenti … io non sto fingendo che non siano state date risposte , semplicemente ritengo che siano risposte non pertinenti agli approfondimenti da me richiesti …
    Ho sostanzialmente chiesto 2 cose :
    1) come la costruzione di una chiesetta armena in Nagorno Karabakh in perfetto stile tradizionale ci possa permettere di riflettere su tante cose della nostra professione …
    2) maggiori dettagli sull’impianto della chiesa al fine di poter approfondire il tema del “con soli 400mila Euro” …
    Prima di arrivare ai punti specifici mi fermo su alcune questioni ammettendo che, francamente dopo uno scambio come quello avvenuto fino ad adesso è un poco imbarazzante insistere ancora sull’argomento ma io so che tu sei uno “tosto” e certo non ti sottrai ad una discussione nella quale non c’è nessun intento offensivo se non, a volte, giusto un poco di ironia.
    Per la verità non ti avevo nemmeno chiesto di riscrivere i motivi che avevi già espresso in un pezzo che , perdonami , non lo definirei di 10 pagine ma più o meno forse di cinque, se non consideriamo le immagini.
    Di queste pagine poi addirittura solo poche righe trattano veramente l’architettura in questione. La maggior parte sono considerazioni sullo condizione attuale di questo popolo all’uscita da una guerra assurda che ha portato morte e distruzione, sugli scenari che l’hanno determinata, sulle conseguenze generatesi, sulla volontà di un popolo di ritrovare se stesso, sulla purezza (?) del popolo che hai incontrato (messa in relazione al nostro essere “al contrario”) e sull’influenza che il viaggiare tra queste terre ha avuto sul tuo animo sensibile di architetto e di uomo ( … senza alcuna ironia).
    In ogni caso non si tratta di leggere quello che hai scritto e come degli “asini” accettare che il verbo si infonda in noi attraverso le righe di Ettore Maria Mazzola quanto piuttosto di leggere e conseguentemente, qualora lo si ritenesse utile al confronto, ed io lo ritengo, porre dei dubbi o delle domande circa quello che l’autore, tu, hai scritto.
    Questo ho fatto!
    In tal senso è estremamente poco pertinente rivolgersi a chi si interessa al tuo pezzo con un altezzoso trovo più “sbrigativo rimandare a quell’articolo piuttosto che perder tempo a far comprendere a chi si rifiuti di comprendere.”
    Al contrario qui si sta cercando di capire cosa vuoi dire e soprattutto se quello che vuoi dire è in qualche modo utile alla rivisitazione di una idea generale della qualità della nostra professione.
    Comunque l’ho fatto … l’ho letto ..

    In particolare di quel tuo articolo riporterei comunque i seguenti passi e mi perdonerai qualora abbia omesso qualche parte fondamentale per la comprensione del problema …
    “qui (in Nagorno Karabakh – Armenia) si ricostruisce ciò che si è perduto, e lo si fa nel profondo rispetto delle tipologie e delle tecniche tradizionali!
    Specie per quello che riguarda il restauro, la ricostruzione o la realizzazione di nuove chiese, non v’è ideologia compositiva che tenga: gli architetti si uniformano spontaneamente al desiderio condiviso di rivedere in vita i simboli del sacro, non c’è nemmeno bisogno di discutere. (…)
    Qui occorre solo di ripristinare i simboli – immutati – del Cristianesimo, e con essi riaffermare il senso di appartenenza di questa gente(…).”
    Ma non si tratta solo di architettura sacra, perché anche le opere d’arte, come le sacre icone, oggi vengono realizzate nel più rigoroso rispetto della simbologia illuminata altomedievale, e la cosa non disturba né gli architetti, né gli artisti, né i prelati! … Non sarà che siamo noi “occidentali colti ed evoluti” ad essere in difetto? E perché? (…)
    Tutte queste riflessioni (quelle fatte durante e dopo il viaggio) mi hanno portato a ripensare anche alla recente polemica sulla quale mi ero espresso prima del mio viaggio in Armenia, ovvero la bruttezza e inconsistenza delle nuove chiese cattoliche italiane denunciata dal professor Antonio Paolucci , storico dell’arte italiano e attuale Direttore dei Musei Vaticani, nonché Sovrintendente dei Beni Artistici della Santa Sede (…)
    Agli architetti di oggi risulta indispensabile creare nuove soluzioni per problemi che ancora
    non esistono, sì da giustificare la necessità di cambiamento, anche nell’architettura ecclesiastica … ma perché?

    Dalle avanguardie ottocentesche ad oggi, con l’imposizione del concetto di “élite colta”, la nostra categoria ha operato un lavaggio del cervello talmente vasto che, anche all’interno del Vaticano, sembra ormai impossibile poter fare le cose in nome del semplice buon senso.

    Mi sembra di capire che il concetto guida sia molto semplice:
    Nel sacro non c’è da inventarsi nulla … tutto è scritto …
    chi vuole progettare una chiesa … cattolica , protestante, cristiana apostolica armena o anglicana … sa come si deve fare … le regole sono quelle del manuale … la gente si sente a casa, o vicina a Dio solo in questo modo …
    Tutto questo anche a supporto della idea di totale innegabile fallimento (convengo) del recente concorso sulle chiese a Roma e della loro successiva realizzazione …
    Insomma … un sistema da fermare … e che per essere fermato … necessiterebbe prima di tutto della collaborazione dei cervelloni della Santa Sede che però sono oramai ridotti in grave stato di carenza di lucidità per via del lavaggio di cervello che la nostra categoria (davvero così potente?) è riuscita ad operare su di loro.
    Ma in realtà, attraverso ciò, sembrerebbe che tu voglia sostenere l’ipotesi della necessità di un ritorno più o meno generalizzato a metodi costruttivi tradizionali in quanto, parrebbe che alla fine in generale , o per quello che sarebbe il tuo sentire, “la gente” preferirebbe ormai un ritorno alla “vecchia maniera” anche per ciò che riguarda l’abitazione e quindi inevitabilmente , come in un “automatismo da risucchio” arrivare all’architettura del pubblico …
    La “vecchia maniera” insomma assicurerebbe la qualità se eseguita corrispondendo ai codici …
    … Tutto questo passando quindi attraverso l’architettura della casa, provenendo però da quella ecclesiastica che non essendo disponibile qui da noi nella fattura di oggi la dobbiamo andare a pescare in Nagorno Karabakh dove fortunatamente vive ancora un popolo puro …
    Per fare però bene questo tipo di pulizia e di rimessa in pristino delle vecchie regole, è quindi evidente che i primi passi siano quelli doverosi di demolire le opere dei “grandi” architetti stranieri o nostrani che “servi o depositari della mentalità dell’elite colta” (io direi servi fortunati del potere economico e conseguentemente politico) agiscono nel più feroce dei modi sul nostro territorio … imponendoci la particolarità del loro segno , sempre lo stesso … a tutte le latitudini e longitudini … ed in parte convengo …
    Ma quanto di tutto questo può essere modificato mediante delle riflessioni sulla nostra professione derivate o indotte dall’ottimo intervento del tuo amico architetto russo in Nagorno Karabakh?
    Poco … direi pochissimo … anche partendo dall’analisi del contesto di quei luoghi … oggi non credo che sia più modificabile il processo di esasperata “tecnologizzazione della forma” che l’architettura subisce … è scritto nei fatti … è scritto nel cammino della società mondiale i cui vari “settori” che intesi come popoli, terre, nazioni o quello che vuoi, più o meno “civilizzati” o “evoluti” comunque evolvono inevitabilmente verso queste “forme” man mano che perdono la loro “purezza” … sempre intesa come quella capacità di restare distanti da questo mondo del demonio …
    Fermare il cammino di questa evoluzione , qualunque sia il suo valore, ed in queste condizioni è paragonabile alla idea di voler fermare i flussi migratori in un mondo come quello in cui viviamo , cioè in un mondo attrezzato con le regole attuali … dal Centro America verso il Nord America … dalla Cina verso l’Europa … dal Nord africa verso l’Europa … dalla Cina verso l’Africa … tutti vogliono conquistare altre terre, anche se con motivazioni diverse, così come nello stesso modo questo nuovo stile internazionale sta conquistando tutto il mondo … ed inevitabilmente mentre “gli uomini” si apprestano (decenni?) a montare i pezzi delle loro prime basi marziane il nuovo stile , quando anche il Nagorno Karabakh avrà conquistato la sua emancipazione economica , magari dopo una galoppata al 7/10% di crescita annua (tra qualche tempo) la chiesetta armena del tuo amico resistendo, perché costruita con materiali solidi, si ritroverà circondata dai nuovi edifici del consumismo a quel punto “anche armeno”!
    Ma tutti i progetti realizzati nel mondo occidentale e in tutto l’estremo oriente occidentalizzato sono di fatto ormai tutti mossi dalla stessa medesima ricerca formale … ragazzi super attrezzati e super attivi nelle tecniche di rappresentazione nei grandi studi sono oramai in grado di produrre immagini grandiose … sempre le stesse … che collimano perfettamente colla necessità di rappresentarsi delle nazioni, delle città o della grande Company…

    Caro Ettore…

    Mi hanno quindi colpito questi due concetti:

    l’ “élite colta”…
    che mi sembra francamente una idea molto debole per stabilire che l’inversione di rotta rispetto al mondo “classico” (semplificando) sia avvenuta proprio per mano della nostra categoria (?) riuscendo addirittura questa a far perdere la bussola “all’interno del Vaticano”!
    Non si tratta infatti tanto di avanguardie ma anche e soprattutto di progresso tecnico e sociale … le “avanguardie” con i loro apporti comunque significativi si sommano, in quanto posteriori sempre, alle conseguenze (magari ancora invisibili) imposte alla società ed al pensiero dal “progresso” tecnologico e sociale …
    veloci … sappiamo ciò di cui stiamo parlando …
    La società spesso , anzi sempre vira verso altre direzioni, cioè cambia se stessa, le proprie regole e la forma visibile (anche l’architettura quindi) in funzione di “attori” che incidono profondamente su di essa e che si chiamano economia, da cui deriva il potere, e progresso tecnologico. La stampa invece come sappiamo è oramai , ma forse sempre, praticamente ovunque, anche se non del tutto, un sottoprodotto dell’economia con tutto ciò che ne consegue.

    Il “senso del sacro” …
    Questo non si materializza la dove alcune regole quelle da noi riconosciute come classiche (semplifico) ad ogni lat. e long. sembrano capaci di riuscire a trasmetterlo quanto piuttosto in ogni luogo in cui la sensibilità dell’uomo nel tradurre tale sentire è riuscito a rendersi tale.
    Ammetterai pertanto che il senso del sacro non è certo regolato da proporzioni e forme da codice . … ammettiamo che il senso del sacro possa ardere al di là del solo codice?
    A scriverli i codici … ognuno che interpreti la propria epoca e di quella la misura del senso del sacro …
    E vogliamo ammettere che l’architettura moderna per come la conosciamo nel suo percorso dal dopoguerra ad oggi non sia stata capace di scrivere un proprio codice esaustivo per la traduzione del senso del sacro?
    Se ammettiamo questa ultima ipotesi dobbiamo affermare che l’architettura moderna è oggettivamente debole nella traduzione del “senso del sacro” perche il “senso del sacro” è debole oramai in questo mondo ed è quindi tale debolezza degli animi che non si è tradotta nelle avanguardie dello ieri più prossimo ed in quelle di oggi in qualche cosa che sappia supportare esteticamente il nostro inevitabile incedere verso la fine di ognuno … perché la fine di ognuno è il sacro!
    Per questo quando ci allontaniamo sconcertati da quel mondo che critichiamo, perché è giunta una età o qualcosa che ci atterrisce, non ci rimane altro che guardare al passato e quindi a “quelle” chiese con lo stesso senso di malinconia goduriosa , che ci piace infliggerci, con quel senso di un tempo perso che peraltro non ci è mai appartenuto personalmente, se non all’interno di un “certo bagaglio culturale” che ci prende quando guardiamo un bel vecchio film in B e N … coscienti … dopo … che quel mondo non esiste più!
    Il senso del sacro in questa società ha perso punti … è sceso in graduatoria … altri valori lo hanno scalzato … positivi o negativi che siano l’architettura di oggi quello rappresenta … esattamente la crisi dei nostri valori … o quello che di questi rimane …
    Costruire oggi una chiesa secondo gli schemi dell’architettura classica è come attaccare la bombola dell’ossigeno ad un morto …
    L’architettura viene dopo … prima viene l’uomo …

    Insomma … ti avevo chiesto due cose …
    1) come la costruzione di una chiesetta armena in Nagorno Karabakh in perfetto stile tradizionale ci possa permettere di riflettere su tante cose della nostra professione …
    2) maggiori dettagli sull’impianto della chiesa al fine di poter approfondire il tema del “con soli 400mila Euro” …

    Non mi hai risposto!

    Cordiali saluti,
    sergio

    p.s.
    mi perdonerete qualche passaggio un poco confuso …

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Vedi Sergio,
      io le risposte te le ho date eccome, direttamente e indirettamente, anche rispondendo ad altri interventi, ma è chiaro il tuo intento di polemizzare e provocare con accuse di “altezzosità” per tirare l’acqua al tuo mulino e poter concludere un commento lunghissimo, che tu stesso definisci “confuso”, dicendo che io non avrei risposto alle tue due domande … mi dispiace ma questo non ti fa onore, ma evidentemente a te piace che sia così, peccato!
      Strano che non mi abbia fatto domande sui tempi di realizzazione – 6 MESI EFFETTIVI – di un edificio che non richiederà restauri per i prossimi 2 o 3 secoli!
      Che mi dici di questi costi evitati?
      Sugli aspetti religiosi e sul come le tipologie edilizie rispondano o meno alla liturgia occorrerebbe dilungarsi parecchio, ma probabilmente non servirebbe a nulla davanti al muro di gomma di chi fa affermazioni come quelle che tu hai fatto nei tuoi commenti dettati dall’ideologia piuttosto che dalla logica e dalla conoscenza della liturgia delle diverse fedi religiose, quindi preferisco chiuderla qui.
      Ne approfitto per ringraziare il signor Francesco per i suoi illuminanti commenti in replica ai tuoi, non a caso leggo che Francesco non è un architetto ma uno studente di giurisprudenza, mostrandoci così quanto più onesta, pura e logica possa essere la chiave di lettura dell’architettura (anche in relazione alla contemporaneità) da parte di persone che non hanno patito il lavaggio del cervello sui banchi universitari.
      Il giorno in cui gli architetti avranno l’umiltà di imparare ad ascoltare la gente comune questa professione tornerà ad essere amata e compresa da tutti.
      Ciao

      • sergio de santis ha detto:

        Ti rispondo ordinatamente sui punti …
        Sulla questione della risposta si o risposta no sorvolo … tanto non se ne cava un ragno dal buco … mentre per questo sentirsi perennemente accusato, che ritengo il segno di una chiara debolezza nel saper mantenere la discussione sul punto, ti invito a riflettere … questo non è un palcoscenico per bambini ma un blog … cioè un “luogo” nel quale ci si confronta senza piagnistei … tra le altre cose, parlando di confusione , bisogna dire che quella di cui veramente dovresti tenere conto è quella che produci tu … infatti ti faccio notare che non ho usato il termine altezzoso in “chiusura ” per “poter concludere un commento lunghissimo” quanto piuttosto in apertura per chiarire immediatamente le posizioni circa la disponibilità al confronto.
        Detto questo, molto spesso quando scrivo, anche velocemente , cosciente degli errori che si possono commettere aggiungo qualche frasetta di attenzione verso il lettore (tipo:mi perdonerete qualche passaggio un poco confuso …) perché una certa educazione verso l’altro guadagnata in duri anni di esercizio all’ascolto mi obbliga a fare ciò … anche se evidentemente non sempre … Sotto questo aspetto è evidente la tua miopia … quella che non ti permette di leggere oltre quello che scrivi ma che combinata con la alta opinione che hai dei tuoi pensieri ti spinge però , questa volta si che è vero , ad utilizzare la mia frasetta per strumentalmente ritorcerla contro di me asserendo che io avrei affermato di aver scritto confusamente …
        Caro Ettore non ci siamo …
        con me su tali questioni non caschi male … caschi malissimo … e colgo comunque l’occasione per invitarti ad essere più tranquillo … tu che inviti alla leggerezza (take it easy),…. io voglio solo discutere costruttivamente su quanto mi sento di poter affrontare senza pregiudizi e chiarendo sempre che i dubbi sono soprattutto, prima di tutto e sempre su quello che io penso … quindi non c’è nessun mulino a cui tirare l’acqua se non magari a quello dell’approfondimento dei temi svolti … ne , come dicevo nelle precedenti risposte , alcun accanimento…
        Per quanto riguarda quella che tu definisci una “stranezza” , ovvero non averti fatto domande sul tempo di realizzazione, questa te la posso commentare adesso … tu sai che spesso di tempo ce ne è poco …
        Il dato dei sei mesi , dico 6 … è un dato insignificante e di nessun apporto analitico e scientifico se non è correlato ad altri dati quali il numero delle persone sul cantiere ed il numero delle ore lavorative giornaliere del singolo operaio … potremmo affrontare se per questo anche il tema dei costi in fatto di misure di sicurezza … che per quel poco che vedo dalle fotografie non sembra a livelli accettabili … ma restiamo su questo argomento e sul perché ne parliamo … ne parliamo in quanto uno dei punti di forza della discussione della chiesetta (bella) era appunto il costo che opponevi a quelli da sostenere generalmente qui da noi per ottenere quelle schifezze di cui tanti hanno parlato … ecco il tuo modo di affrontare l’argomento e privo di scientificità, qualità che alla fine “un minimo” anche in architettura è richiesta … non ti puoi permettere di affermare cose del tipo “questa bella chiesetta a soli 400mila Euro” come se stessi vendendo un materasso in televisione … per quanto deficienti e decerebrati siano gli architetti di oggi … parlo di tutti quelli ai quali spesso ti riferisci … tra i quali probabilmente ci sarò anche io, magari ogni tanto qualcuno che qualche cosa la sa … lo incontri … poche cose per carità … poche cose … è chiaro a tutti che il centro del mondo si trova in Rome, University of Notre Dame …
        Sulla questione della manutenzione nulla da dire … è evidente che un tale edificio ha minori costi in tal senso …
        Sulla questione delle tipologie e della liturgia non so cosa dire rispetto al muro di gomma di cui parli … francamente mi sembra una osservazione totalmente inconsistente … in quanto non è stato da me affrontato se non forse marginalmente per quanto riguarda un non meglio identificato senso del sacro che come argomento attiene più alla capacità di un luogo fisico di saperlo esprimere …. e su questo converrai che al di là delle regole liturgiche ‘sto senso del sacro è qualcosa che l’architettura riesce o non riesce ad esprimere … come abbiamo più volte ripetuto l’architettura moderna nel proporsi al cospetto di Dio c’ha colto poco … anzi quasi per niente … ma il discorso come dicevo è aperto specialmente su gli argomenti che riguardano il “saper” usare il linguaggio del moderno nell’architettura sacra … pertanto anche questa ultima osservazione è bocciata … non accolta … e si che io sono uno molto aperto!

        un ultima cosa …
        basta ‘co ‘sto lavaggio der cervello … abbiamo capito … trovane un’altra …

        un abbraccio ,
        sergio

  9. Francesco ha detto:

    Sergio, forse le può interessare il parere di un non addetto ai lavori come me.
    Anzitutto mi sembra abbastanza evidente come quella che io -semplicisticamente- chiamo architettura moderna (diciamo da Le Corbusier a Zaha Hadid) abbia fallito sotto tutti i punti di vista, non solo nella “traduzione del senso del sacro”. In questi ultimi 70 è stato costruito molto di più di quanto lo si fosse fatto in tutte le epoche precedenti messe assieme, con una tecnologia inimmaginabile per i nostri antenati…eppure è innegabile che la qualità del costruito sia scesa in modo impressionante: le nostre periferie, diciamolo, fanno sembrare anche il centro storico più modesto un paradiso in terra (questa forse è una questione che non riguarda solo l’ architettura, ma anche l’ urbanistica…) praticamente un bel giorno si è deciso che tutte le regole, tutti codici che avevano regolato l’ architettura fino ad allora (che in buona misura possono riassumerai nei cinque ordini classici…se conoscevi quelli sapevi tutto) non andavano più bene. Perchè continuare con le solite cornicette, modanature, colonne, roba trita e ritrita, quando il cemento armato ti permette di costruire una finestra a nastro? Siamo partiti da questo pensiero e siamo arrivati a negare tutto il nostro patrimonio culturale pregresso. Lei dice che “Costruire oggi una chiesa secondo gli schemi dell’ architettura classica equivale ad attaccare una bombola d’ ossigeno ad un morto…” Ma su quali basi lo dice? Se l’ Architettura classica andava bene per un greco, per un romano, per un uomo del rinascimento, perchè non dovrebbe andare bene per gli italiani di oggi? Quale abisso, secondo lei, ci separa da quella gente? E se invece le dicessi che secondo me non c’è nessuna differenza, che mi sento a mio agio sotto il Partenone così come doveva sentircisi un greco, mentre invece provo una sensazione di malessere di fronte alla migliore delle architetture novecentesche? Non mi stupisco che l’ architettura contemporanea abbia perso la capacità di trasmettere un senso di sacralità, in quanto non ha mai avuto un anima (in un intervista Fuksas diceva che un architetto deve INVENTARSI un linguaggio…persino io che studio giurisprudenza- e che quindi non sono molto sveglio- capisco che è una boiata pazzesca)…forse l’anima dell’ architettura sta proprio in quegli antichi canoni disattesi? Forse non erano semplici regole per facilitare il compito dell’ architetto, ma c’ era dietro qualcosa di più profondo…

  10. Pingback: “INVENTARSI UN LINGUAGGIO”? … | Archiwatch

  11. Massimo V. ha detto:

    Infatti anche gli architetti contemporanei alla Fuksas di solito hanno lo studio e l’abitazione nel centro storico. E’ che anche loro provano quella certa “sensazione di malessere”…

    • ettore maria mazzola ha detto:

      verissimo Massimo … alla fine degli anni ’70 Léon Krier venne diffidato da una serie di suoi colleghi perché mostrò le loro realizzazioni accanto alle immagini degli edifici dove risiedevano e lavoravano evidenziando l’ipocrisia di questi personaggi

    • sergio de santis ha detto:

      … affermazione imbarazzante per il condensato di banalità che contiene e che sarebbe ancora più sciocca se provenisse da chi è in “carriera” all’università!
      … se stiamo messi così la cosa è grave …

      … Tana Libera Tutti …

      Adesso me raccomando … veniteme a dì’ che faccio una difesa d’ufficio di Fuksas ….

      • ettore maria mazzola ha detto:

        Mi limito a rispondere qui ai tuoi vari patetici commenti dove pretendi di dare lezioni di vita accusando gli altri di non saper discutere, senza renderti conto che stai parlando proprio di te. Ti si risponde ma dici che non è vero perché la risposta non è quella che vorresti … ma cosa vuoi?
        A causa del tuo modo di fare ti sei già scontrato con altri, ma evidentemente son sempre gli altri ad essere in errore e non tu.
        Ora però sono davvero stufo delle offese malcelate che emergono dai tuoi commenti, quindi ti dico un po’ ciò che penso

        Da quello che possiamo dedurre dai tuoi commenti e dal tuo accanimento patetico su certe cose, soprattutto i tuoi ripetuti riferimenti alle “carriere” universitarie e all’ironia sull’università presso la quale insegno, si capisce che hai dei gravi problemi di frustrazione, frustrazione che posso comprendere bene e giustificare a causa della tua esperienza passata all’interno dell’università. Ma non sei l’unico ad aver dovuto subire delle ingiustizie nell’università italiana, quindi questo non ti consente, in assenza di informazioni corrette, di poter fare ironia oppure offendere i colleghi che la pensino diversamente da te.

        Sappi che quella che tu definisci la mia “carriera” attuale è in realtà una posizione da precario: Alla Notre Dame ogni anno firmo un contratto a termine di 8 mesi, perché se volessi diventare un professore a tempo indeterminato dovrei trasferirmi per almeno 2 anni a South Bend che non è proprio il miglior luogo dove sognare di vivere, e chiudere con la mia professione che ho deciso di intraprendere quando avevo solo 12 anni, imponendo ai miei genitori quali avebbero dovuto essere i miei studi futuri che avrebbero comportato il dover viaggiare a 13 anni appena compiuti per recarmi ogni giorno in una scuola (Istituto d’Arte sezione Architettura e Arredamento) che nella mia città non esisteva, per poi dovermi trasferire a 18 in un’altra città molto più lontana perchè, a quell’epoca, a Bari non esisteva la facoltà di Architettura.
        Ebbene sappi che, dopo esser stato sfruttato come assistente per 12 anni presso “La Sapienza”, senza nemmeno ricevere il rimborso della benzina per gli spostamenti (e considera che un anno ho avuto oltre 70 iscritti al mio seminario), quando si aprì la possibilità di un concorso per ricercatore, il professore con cui lavoravo mi disse di non provarci nemmeno, perché “senza santi in paradiso” non avrei avuto alcuna possibilità di passare e lui, avendo due figli, le sue carte se le sarebbe giocate al momento opportuno e non per me!
        … Io credevo stupidamente nella meritocrazia!
        Quindi, se a te fa schifo l’ambiente universitario, puoi immaginare quello che possa essere il mio sentimento … Se vuoi saperne di più ti racconto anche che la mia “carriera” da assistente era iniziata ancor prima di laurearmi, poi nel ’91, avendo scoperto che il “mio” professore aveva ricevuto un pagamento per un MIO lavoro, (85 milioni di lire) senza nemmeno informarmi e/o rimborsarmi delle spese sostenute (che erano tante essendo stato svolto in Umbria), abbandonai quel corso. Nel ’95 però, di ritorno dalla Summer School con il Principe Carlo (Caprarola e Biarritz), durante la quale ebbi modo di raccontare questa storiaccia al Principe e a Léon Krier, questi mi suggerirono di fare buon viso a cattivo gioco perché, mi dissero, era un peccato che, dopo aver abbandonato la mia posizione precaria, nell’università romana, in Italia non ci fosse più nessuno che desse la possibilità agli studenti di potersi confrontare con tematiche che i corsi di progettazione impedivano. Così, anche per il mio amore per l’insegnamento, decisi di seguire il loro consiglio e ricominciare, in parallelo con la mia carriera professionale, a fare il “missionario” all’università, il professore fu ben contento di riappacificarsi (addirittura mi fece seguire i suoi figli per i loro esami) e mi affidò un seminario dove, guarda caso, gli iscritti risultavano troppi (fino a 70!). Erano gli studenti a scegliere i seminari in base ai programmi e non i docenti a decidere per loro … nella totalità dei casi registrai il fatto che a molti giovani studenti del 4° anno non sembrava vero di poter fare un tipo di progettazione che fino a quel momento gli era stata negata (sono rimasto in contatto con quasi tutti loro, molti dei quali ancora mi ringraziano per ciò che abbiamo fatto insieme). Successivamente, una volta che il successo del seminario iniziava a dar fastidio per ragioni ideologiche, il mio rapporto con quel professore si interruppe violentemente quando si permise di maltratare e far piangere delle mie studentesse ad un passo dalla laurea dicendo loro che il tipo di progetto proposto, sebbene impeccabile (inizialmente lo aveva adirittura paragonato ad un dottorato di ricerca), non era una cosa che poteva mostrarsi in sede di laurea perché, disse, “questa architettura in questa unversità non si deve fare!”
        Evito di andare avanti per non tediare te e i lettori con il mio senso di disgusto nei confronti della facoltà dove ho studiato e dove ho soprattutto capito che molti docenti delle materie progettuali amano fare la lobotomia ai propri studenti (da studente ho sempre dovuto combattere – e talvolta soccombere – per poter essere ammesso a fare l’esame di progettazione per il quale, se il progetto “non piaceva” al dittatore di turno non si poteva passare!)
        A questo punto, se uno come me che tu definisci un “professore in carriera” afferma ciò che ho affermato (e non capisco quale sia la “banalità” del brevissimo racconto reale relativo alla diffida ricevuta da Léon Krier per aver dimostrato l’ipocrisia degli architetti), piuttosto che dire certe cose, faresti bene ad interrogarti se non sia più onesto far sapere come le cose vadano nella realtà, piuttosto che manipolare gli studenti (e la gente più in generale) con falsità indegne.
        Quanto alle risposte che dici non non aver ricevuto ed alla tua ossessione nel voler fare l’avvocato del diavolo a tempo perso, posso dirti che il costo a metro cubo di questa realizzazione è di circa 180 Euro, e non ho considerato il fatto che nei costi siano da includere quelli per portare l’acqua al villaggio captandola a circa 2 km di distanza, nonché le 3,5 settimane dedicate all’anastilosi del monumento ai caduti della 2^ Guerra Mondiale.
        Quanto al numero di operai impiegati giornalmente (8 ore/giorno come qui da noi) sono stati 6.
        Infine, per quanto riguarda le misure di sicurezza e i parametri economici cui fai riferimento (probabilmente senza conoscerli a fondo) faresti bene a leggerti un po’ di articoli che mostrano gli scandalosi costi e misure di sicurezza dei “grandi appalti” italiani, come la Fiera di Milano dove, grazie allo scandaloso sistema dei subappalti, quei poveracci che ci lavorano (moltissimi in nero) vengono pagati meno di 5 euro all’ora.
        Ora chiudiamo qui questa squallida discussione perché stiamo annoiando i lettori, però ti consiglio un bel bagno di umiltà, smettendola di voler dar lezioni di vita agli altri, perché questa corrispondenza sta a dimostrare che predichi bene e razzoli malissimo

  12. Massimo V. ha detto:

    Ma dove “stiamo messi”!
    Te lo meriti Massimiliano Fuksas!

    • sergio de santis ha detto:

      c’ho il rosico … che devo fa?
      beh certo! … così annamo ar sodo delle cose!
      M.S. me lo dice sempre stai attento co’ ‘sto romanesco da poveracci che prima o poi te cominci a incasinà’ ….

      … io invece credo di poterle dedicare lo seguente …

      mi sembra adatto …

      …. e come alla battaglia navale … ogni tanto se hai un poco di fortuna … e fiuto … puoi scrivere : Colpito e Affondato ! …

  13. sergio de santis ha detto:

    Ti rispondo ordinatamente sui punti con lo scopo di farti riflettere su quello che dici … ma non dalla posizione, come dici tu, di chi pretende di dare lezioni di vita quanto piuttosto da quella di chi cerca di capire quanto sia possibile, almeno su un blog, affrontare i problemi o le discussioni con un minimo di possibilità di discernimento … cosa che mi rendo conto … è molto difficile da ottenere un po’ ovunque …

    1)Tra tutti i significati con i quali si può usare il termine patetico immagino che nella tua mente il prescelto sia quello del “suscitare pietà” … gli altri non sarebbere significativi … ed immagino che nell’usarlo in questa accezione tu voglia dargli, a questi miei commenti, il significato di commenti prodotti da una mente “lobotomizzata” , (termine che ti è caro) e quindi a cui guardare con senso di pietà e quindi di carità cristiana … beh … non siamo lontani dal tuo solito stile … e comunque in genere io poi non mi riferisco mai agli altri … se discuto con qualcuno, quindi con te, affronto il tema sempre direttamente e non è mai mia intenzione offendere nessuno …ne tantomeno scagliare,verso un generico “gli altri” la mia presunta acredine o scaricare gli effetti dell’altrettanto (da te) presunta profondafrustrazione … qualche piccatina ci sta … in questo mondo di professori che usano la loro “erudizione” e verbosità come arma di vile sopraffazione … tu al contrario dai del deficiente a tutti quella che non condividono o discutono il tuo punto di vista con una certa facilità … si direbbe che i temi da te opposti a questa platea abbiano un unica possibilità per non entrare in contrasto con te: quella di essere accettati o in subordine che “l’altro” si rivolga a te con il solo scopo di essere edotto dalle tue informazioni …
    2)sul tema della risposta si , risposta no … sorvolo … come nel precedente … tanto non se ne cava un pidocchio dai capelli …
    3)cosa voglio? … In che senso scusa? … al limite potrei dire nulla … ma mi sembra oramai chiaro … stavo cercando di capire alcune questioni riguardanti il “riflettere sulla nostra professione” ed alcuni aspetti del processo produttivo che ha portato alla realizzazione di una bella chiesetta armena … poi sai i discorsi prendono le derive che prendono…
    4)sul tema degli scontri con altri devo dire che sono ben pochi i casi in cui è successo … ma si tratta comunque di schermaglie dovute a qualche incomprensione che nel gioco del blog ci stanno … sono questioni che attengono anche a volte alla spinosa personalità dell’interlocutore o di entrambi … non la farei tanto lunga … non ti lamentare … ma quanto ti piace lamentarti? Sul tema dell’essermi “scontrato” con altri devo dire che hai memoria “lunga” per quello che mi riguarda ma certamente “corta” per quello che TI riguarda … stendiamo un velo … ti risparmio il pietoso …
    5)io non cerco mai di avere ragione … espongo dei pensieri … forse con forza …forse mediocri (per alcuni) … ma pur sempre cerco di ragionare nel tentativo di far che lo scambio delle opinioni possa portare a qualcosa … non cerco l’errore dell’altro … e quando mi riferisco ad un atteggiamento puerile mi riferisco proprio a questo … sentirti affermare che io creda di non essere mai in errore e che piuttosto lo siano gli altri mi fa sempre pensare a quelle situazioni “fanciullesche” o da “adulti non cresciuti” in cui si afferma … “vuoi sempre avere ragione tu!”… è ridicolo … affermando ciò é proprio colui che lo afferma che vorrebbe invece sostenere con quella maggiore forza, che non riesce a trovare, la propria ragione … ecco perchè questo tema è ridicolo …
    6)ti chiedo quali siano le malcelate offese … ovvero quelle offese apertamente prodotte a tuo danno …. e qualora ci fossero stati, per così dire, dei termini un poco “forti” questi sono sempre stati usati, come è elegante fare, proporzionalmente alle azioni precedente … una procedura da codice cavalleresco che certo mi sembra che tu non conosca … in questo senso dicevo di evitare inutili “lamentele” …
    7)sui gravi problemi di frustrazione lascio correre tanto la cosa si commenta da se … anche se devo dire che anche questa è un arma a te cara che sfoderi quando il confronto con il tuo antagonista si fa difficile … “questa frustrazione che non esiste” non la puoi comprendere perchè non c’è e quindi non puoi applicare quel senso di carità che ti pervade… non c’è infatti nessun guardare indietro con senso di rabbia … come vorresti far credere insinuando in chi ci legge questa sensazione… io, come tutti, coscienti e incoscienti, ho fatto delle scelte (strategiche) che , per fortuna, sono state felici … e le ho fatte con piena coscienza dello stato delle cose e delle mie capacità … ne pessime, ne eccelse …
    8)sulla questione delle carriere mi sembra che tu sia molto più preciso … io sono un dilettante in confronto a te … tu sai tutto … e non mi sembra che ti risparmi in tal senso … rifletti sul tuo …
    9)io non ho offeso colleghi … io mi sto rapportando con te in questa discussione … ti chiedo di non generalizzare … certo credo , e lo dico senza timore di smentita, che la maggior parte degli architetti italiani io credo che siano dei grandi mediocri … se ne può parlare …
    10)per ciò che riguarda le “informazioni corrette” francamente non so di cosa parli …
    11) per qunto riguarda il commento sull’ “essere in carriera” mi dispiace ma sei fuori strada … e lo sei perchè ti distrai e non fai attenzione… il commento era rivolto a Massimo V. … infatti era in “risposta” ad una battuta riguardante il fatto che alla fine Fuksas, esattamente come vorrebbe ognuno di noi, si “fa lo studio e la casa in centro” volendo, Massimo V., con questo realizzare l’idea che in tale scelta si nasconda tutta l’ipocrisia del suo (di Fuksas) modo di fare architettura … questa cosa alla quale poi tu hai risposto convenendo … mi sembra di una banalità esagerata … per quanto sia discutibile l’opera di Fuksas non vedo cosa c’entri con il piacere di acquistare una bella casa in centro, che tutti (forse no…) desiderano … ma che non tutti possono avere … e dicevo che qualora tale affermazione venisse da chi sta intraprendendo una carriera universitaria …allora è ancora più grave … NO! Non eri tu mi dispiace per te … ci sono anche gli altri … alla stessa maniera il pezzo che ho postato in risposta a Massimo V. …. Skiramadinka Tin … No … non è per te … ci sono, come dicevo, anche gli altri … Per ciò che riguarad il raccontino su Leon Krier ritengo che in quella cosa non ci sia nessuna verità anzi …la trovo ridicola … e potrei anche spiegarti perchè dal mio punto di vista … ma non ce la faccio ora …
    12)Sul racconto della tua vita non entro … non ti ho chiesto nulla … hai fatto tutto da solo …
    13)Sui numeri che hai cominciato a dare e che non ti ho chiesto facendo l’avvocato del diavolo quanto piuttosto la parte di quello che si interessa ad un argomento che ha trovato stimolante…. ecco devo dire che finalmente dopo una faticosa ed inutile “tenzone” hai capito che bastava qualche dato, che forse prima non avevi e che hai dovuto recuperare … nulla di male … ammazza quanto tempo ci hai messo a capire una cosa così semplice …ma guarda che poteva essere tutto più veloce … davi un poco di dati e ci ragionavamo insieme facendoci una idea un poco più approfondita di quello che vuol dire realizzare una chiesetta di questo tipo in Armenia (N.K.) piuttosto che in Italia … e questo perchè il tema da te portatato all’attenzione di tutti é che, sostanzialmente si può costruire in quel modo, in pietra, anche danoi , praticamente a quelli che asserisci, alla fine, essere gli stessi costi … per i vari motivi da te esposti … Direi a questo punto che manca almeno un ultimo dato … sarebbe quello della superficie utile …. sai … mi sembra indispensabile tale dato per poter fare il confronto con ciò che viene costruito qui con quella stessa tecnica (spesso … non sempre) con la quale , molti dicono , si costruisce un magazzino od una anonima palazzina … fatto oramai in molti casi incontrovertibile e da quale poi deriva quella totale assenza di “senso del sacro” … il tema della superficie utile non è di secondaria importanza … direi che è fondamentale se conosciamo alla fine i costi di un paio di queste ultime chiese costruite a Roma … divertente no? Riuscire a scoprire la vera portata di ciò di cui discutiamo … mettiamo in campo tutte le nostre capacità di analisi e di valutazione campi nei quali noi architetti “siamo Maestri” .. ah! … dimenticavo …e senza ironia (visto che prendi male qualsiasi battuta) …. sarebbe anche necessario sapere, lo riterrei molto interessante, quanti mc di pietra lavorata sono stati montati … incidenza di mc di pietra per capacità di accoglienza … sarebbe un dato non da poco … con queste ulteriori informazioni potremmo cominciare a ragionare … La cosa si fa interessante … mi dispiace solo tanto che confondi in maniera inaccettabile le cose … spero di averti riordinato le idee … e riportato a quel minimo di rigore logico che serve per affrontare costruttivamente certi argomenti …
    14)per ciò che riguarda il tema dei costi della sicurezza qui dobbiamo essere chiari … è inutile fare un confronto con chi affronta eventualmente il tema da delinquente … non ha senso … vai continuamente fuori tema … il confronto dve essere fatto garantendo la sicurezza … cosa ce ne frega a noi se lì o là hanno fatto questo o quello … confrontiamoci nell’ipotesi di uno stato di legalità che credo concettualmente essere quello che anche tu voglia perseguire… eventualmente
    15)per quanto riguarda l’ipotizzato squallore di questa discussione … anche qui , caro Ettore, devo dire che mai tale termine fu meno appropriato … tutto si può dire di questa discussione tranne che sia frutto di un eventuale “degrado” della mente … se è questo che hai in testa …AUGURI probabilmente quella che è degradata è la tua!

    In Ogni caso mi metto un poco a lavoro,”a tempo perso” sui dati che mi hai “concesso” al fine di approfondire la interessante ipotesi di una convenienza o possibilità di avere dei risultati congrui con quelli che sono ufficialmente …. almeno per il “Vaticano”, i bassi costi in ogni caso da sostenere … (non so se sai quanto costano mediamente queste chiese) … certo che se parlassimo dello stato italiano o di qualche comune “attento” come quello di Roma altro che pietra … de soldi da buttà’ ce ne sarebbero a palate … Take it easy!
    Per ciò che riguarda l’ultimo capoverso … mi sembra … come dicono nel nord della Sardegna … “un po’ all’imbrencio” …Ettoreeee!
    Un abbraccio,
    sergio.

    Mi scuro per eventuali imprecisioni non volute …

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Meno male … grazie al tuo “dono della sintesi” hai fatto chiarezza! I lettori di questo blog ti sono grati!
      Bene, bravo, bis! Vuoi sentirti dire che hai ragione? Tienitela pure, tanto la gente non è stupida, sa leggere e capire!
      … Ma non ti rendi conto di quanto ridicolo sia il tuo atteggiamento contraddittorio? Non ti rendi proprio conto che accusi gli altri (me in questo caso) delle tue colpe?
      Sei così pieno di te che, piuttosto che accorgerti di quanto assurde siano le tue insistenti domande – le cui risposte ignori – mi dici che “quando quando il confronto con il mio antagonista si fa difficile io sfodererei l’argomento della frustrazione” … Deduco che ci sono due possibilità: 1) non hai capito nulla; 2) sei convinto di essere Dio!
      Probabilmente è la seconda che ho detto, perché le cose le capisci eccome, ma fingi di non farlo.
      Tu non fai “domande per sapere” come vorresti far credere, infatti le risposte non ti interessano affatto e le distorci a tuo piacimento per giungere al tuo fine (e te lo dimostrerò tra poche righe). Tu fai domande per il gusto di provocare e portare allo sfinimento i tuoi interlocutori che, per educazione e rispetto dei lettori ti rispondono, ma ora hai superato ogni limite e quindi ti lascerò al tuo monologo, quello che ti piace tanto fare per il piacere di ascoltare la tua stessa voce e crederti il depositario del verbo.
      Caro signor “so tutto io”, sul discorso Krier per esempio, ti assicuro della veridicità del racconto, Léon è un mio caro amico e non racconta mai balle, inoltre il numero della rivista di architettura belga (Archives d’Architecture Moderne) che pubblicò quel pezzo esiste ancora in qualche biblioteca come quella della mia università … ma sono dettagli che a te, portatore della verità, non interessano …
      La tua capacità di distorsione della realtà al fine di perseguire i tuoi obiettivi è tale che, dopo aver ricevuto indicazione sul costo finale al metro cubo della chiesetta armena arrivi ad affermare che non vi sia differenza tra il costo finale dell’opera in oggetto e quello corrente qui da noi … non fa nulla se stiamo parlando di una differenza tra 180 €/mc (costo reale finale per un’opera in pietra) e i 408 €/mc (adeguamento del costo di costruzione indicato dall’Ordine degli Architetti al 1° gennaio 2013 per la realizzazione dell’edilizia corrente in Italia), e non fa nulla se poi i costi stimati italiani non corrispondano mai a quelli finali … se queste cose si venissero ad evidenziare rischieresti di far la figura del peracottaro che non conosce minimamente l’andamento degli appalti e i loro costi, così è meglio mettere un commento inqualificabile tra le righe e far credere che il costo armeno sia uguale a quello italiano e che quindi sia io a non saper fare i conti.
      Ti ringrazio anche per coma hai saputo sottolineare la mia ottusità nel comprendere le tue domande illuminanti dicendomi “… ammazza quanto tempo ci hai messo a capire una cosa così semplice … ma guarda che poteva essere tutto più veloce … davi un poco di dati e ci ragionavamo insieme facendoci una idea un poco più approfondita di quello che vuol dire realizzare una chiesetta di questo tipo in Armenia (N.K.) piuttosto che in Italia … e questo perché il tema da te portato all’attenzione di tutti é che, sostanzialmente si può costruire in quel modo, in pietra, anche da noi , praticamente a quelli che asserisci, alla fine, essere gli stessi costi … per i vari motivi da te esposti …”
      Ora, non bastandoti più questo, perché devi portare l’acqua al tuo mulino, mi inizi a fare altre domande che tra poco arriveranno ad essere “quanti peli ha sulle chiappe lo scultore dei bassorilievi di facciata?” BASTA!
      E non lo dico perché le domande del mio antagonista sarebbero talmente difficili dal mettermi in difficoltà, lo dico perché hai ormai ampiamente dimostrato di voler fare come la storiella di quel negoziante pignolo che faceva tante domande ai suoi avventori che un giorno vide entrare nel suo negozio un uomo col cesso sulla spalla e i pantaloni abbassati che gli chiese “Sergio, il culo l’hai visto, il cesso pure … mi daresti un rotolo di carta igienica?”
      D’ora in poi fai come Marzullo, fatti delle domande e datti delle risposte, tanto a te interessa solo ascoltare la tua voce illuminante
      Buon Natale

  14. Massimo V. ha detto:

    Caro De Santis: è chiaro che era una semplificazione un po’ provocatoria: il Fuksas sicuramente risponderebbe che deve avere uno studio in centro per questioni di rappresentanza e di comodità, e che purtroppo in centro ci sono solo case antiche – ergo se ci fossero costruzione contemporanee, meglio se sue, in vetro verdastro e acciaio brunito o anche inox, le preferirebbe. Poi è anche vero che tutti gli studi di architetti importanti che ho visto erano in belle case antiche, soffitti alti, finestrature moderate… e il predicare bene e razzolare male, dico la verità, veniva in mente spontaneo. Alla fine molto più coerente il Gehry, che si fa il suo bello studio in un capannone in periferia – bella forza, dirai, a Los Angeles il centro storico non c’è; ma mi viene da pensare, sarò ingenuo, che fosse stato romano, Gehry lo studio se lo sarebbe fatto comunque oltre il raccordo anulare, così, per coerenza, come ho già detto, o forse per pudore.

    • sergio de santis ha detto:

      Caro Massimo V.,
      è certo che io non riesco ad immaginare quale possa essere la motivazione del “Fuksas di turno” relativamente ad una questione del genere … è solo che la cosa mi è parsa poco significativa nel senso di una relazione diretta e forte tra l’idea di preferire ipocritamente e nascostamente “quella architettura” in cui si desidera “stare” e quella che si deciderebbe di progettare … non saprei … mi sembra estremamente complesso … ipotizzando una tale condizione, stabilire con la certezza indiscutibile del Mazzola (vedi la storiella di Leon Krier … che per quanto possa essere vera è comunque ridicola) che freddamente e subdolamente il “Fuksas di turno” possa pianificare una simile diabolica quanto stupida enorme contraddizione … mi sembra tutto più semplice …credo cioè, che nessuno di noi possa negare il valore architettonico di certi contesti storici ed il piacere nel viverli che da essi ne deriva … ciò non nega,quindi, dal mio punto di vista, il fatto che un architetto che disegna architettura “moderna” possa con piacere abitare una bella casa del 600 nel centro di Roma … perchè non dovrebbe farlo? … a tutti noi piacerebbe … moderni o classici!
      Ad averci la possibilità …anzi direi!
      E’ che si va avanti … l’economia e la tecnologia impongono modelli affini al progresso che offrono e … detto questo … per quanto difficile da sostenere e difendere, non nego a priori che si possa guardare al passato studiando modelli e sistemi che forse di fronte a certi fallimenti del moderno possono indicarci altre vie … però in tale caso quando si vuole sostenere un ipotesi alternativa a quella comunemente in uso e lo si vuole fare all’interno di una discussione aperta ma soprattutto quando lo si fa da posizioni professorali … ecco …questa ipotesi deve essere sostenuta da motivazioni serie , concrete … in cui le idee sono le idee ed i numeri sono i numeri … e specialmente i numeri sono severi …. entrambi gli ambiti hanno comunque bisogno di precisione e non di supporti sempliciotti o al limite sottoposti al lettore con “stile sempliciotto”…
      Su Gehry anche non saprei … ma sono ritornato giusto da qualche mese da L.A. e devo dire che certe attività nei capannoni industriali da quelle parti fanno … “Molto Fico” … ecco quella location ti da modo di essere alternativo … visibile … eccentrico … in una città in cui il lusso è veramente la cosa più banale …
      pertanto … non sarei nemmeno tanto sicuro sulla coerenza di Gehry …
      Restando sulla questione …
      M’è capitato proprio in questo ultimo periodo di spostarmi alla ricerca di uno spazio nel quale impiantare una nuova falegnameria … vecchia passione del mio studio … e proprio oltre il raccordo ne ho trovata una in via di dismissione allestita all’interna di una vecchia stalla per vacche (mucche?) dei primi del ’30… e devo dire anche architettonicamente bella … circondata dal verde della campagna … un fascino incredibile … lontano dall’orrida forma del capannone e dell’urbanistica della classica zona industriale … non sono riuscita ad averla … ma se l’avessi avuta … avrei dichiarato la mia ipocrisia qualora fossi un “Moderno”? … qualora lo fossi!
      Non so se ride o piagne ….
      Buonanotte!
      SDS

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