ARCHITETTURA BUONA COME IL PANE n.13: L’INTENSA CAPPELLA DELL’IIT …

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PER LA SANTA CANDELORA SE NEVICA O SE PLORA DELL’INVERNO SEMO FORA

Dopo S. Massimo a Palmarola non potevamo concludere questa piccola trilogia guardiniana in maniera antiguardiniana, cioè mestamente  e senza speranza. 

E siccome adoriamo farci del male, prendiamo (su diverse dritte bloggarole) il capolavoro del riduzionismo in architettura.

Così Ludwig: «Ho scelto una forma intensiva, invece di una forma estensiva, per esprimere, con semplicità e onestà, la mia concezione di quello che dovrebbe essere un edificio sacro».

Dove intensivo /estensivo possiamo qui intenderli (in prima approssimazione) come “atemporalità – unicità – isolamento da un contesto – da un processo formativo ” di contro all’estensività di una forma inserita tra altre forme – in una Storia delle forme (Kant? …più probabilmente Seldmayr? Controllate voi e fatemi sapere).

Ma alla facciaccia di Mies, l’abbiamo pur intuito a San Massimo, la storia dell’architettura non finisce, pure se lui ci ha provato per le vie spicce a farla sembrare superflua sentendosi ormai Oltrarchitetto e facendoci Oltrecredere non solo i committenti ma anche gli scimmiarchitetti per circonvenzione d’incapace. Come se poi il dolce OltreFriedrich non aspettasse goloso che la sua Oltremamma e la cara Oltresorella gli spedissero a Sils Maria del salami d’oltralpe.

Se però verrà il tempo – e verrà, dopo che l’oscurità sarà stata superata – che l’uomo domanderà a [lo trascrivo minuscolo per non disturbare – giustamente, e c’ho remore anch’io – che poi va bene lo stesso e così potete pure intendere quel che volete] …che l’uomo domanderà a dio: «Allora… dov’eri? », allora qualcuno, di nuovo, sentirà la risposta: «Più che mai vicino a voi! ».

Forse dio è più vicino al nostro tempo glaciale che al barocco con lo sfarzo delle sue chiese, al medioevo con la dovizia dei suoi simboli, al cristianesimo dei primordi con il suo giovanile coraggio di fronte alla morte; solo noi non diciamo: “non ne sentiamo la vicinanza, dunque non esiste dio”, bensì che noi gli restiamo fedeli attraverso il tempo della lontananza. Da questo potrebbe sorgere una fede, non meno valida, anzi forse più pura, in ogni caso più intensa di quanto sia mai stata nei tempi della ricchezza interiore [RG].

Giancarlo :G Galassi

(Con dedica a 43)

[duepuntig@gmail.com]

 

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5 Responses to ARCHITETTURA BUONA COME IL PANE n.13: L’INTENSA CAPPELLA DELL’IIT …

  1. sergio 43 ha detto:

    Grazie, :G! Spero non appaia scandaloso parlare in questi termini e di queste cose in uno spazio che, pur non potendo essere che laico come è Archiwatch, proprio perchè laico, non dovrebbe offendere nessuno.
    Sai quando per me tutto si azzera, quando non c’è più distinzione tra la grotta di una catacomba e una basilica, tra medioevo, gotico, barocco e neo-questo e neo-quello, pur storicizzandole e apprezzandole tutte? Quando c’è l’unica cosa che conta, lo spazio in cui architettura e liturgia non hanno più importanza e in cui l’unico simbolo che ha rilevanza è una lampada accesa a rappresentare una presenza. Generalmente è lo spazio più minuto della chiesa, dove entri in silenzio e rimani silenziosamente in ascolto di un colloquio in cui sembra che tu stesso sia escluso. Ove l’architetto si sia premurato di determinare questa stanzetta, anche la chiesa di Foligno ha la sua giusta dignità. Poi, in separata sede, ci accapiglieremo se i morfemi usati per tirare su le quattro mura sono comprensibili, congrui, coerenti con lo Zeitgeist oppure se il linguaggio finale batte dove il dente duole.

  2. Antonio C. ha detto:

    L’ho già postato tempo fa, ma se nella “stanzetta” ti può capitare di sentirti escluso (troppi colori!), in questa “stanza” (grande) non può succederti: “…avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura.
    A un certo momento, prima che il sole esca dall’orizzonte, c’è un fremito. Non è l’aria che si è mossa, è un qualche cosa che fa fremere l’erba, che fa fremere le fronde se ci sono alberi intorno, l’aria flessa, ed è un brivido che percorre anche la tua pelle. E per conto mio è proprio il brivido della creazione, che il sole ci porta ogni mattina.”
    Mario Rigoni Stern … che abbia trovato le parole giuste dopo i tanti brividi nella neve della steppa russa, chissà?
    Saluti Antonio C.
    P.S.: sommesso avvertimento a eventuali ricercatori: bisogna saper percepire il fremito, che avviene prima di sentire il brivido e lo procura. Provare per capire.

  3. Michele Granata ha detto:

    Visto che si parla di spazi religiosi.
    Ho visitato recentemente un tempio protestante a Osaka in Giappone; lo chiamano la chiesa della luce, è di Tadao Ando.
    E’ uno spazio semplice: un parallelopipede di cemento armato con delle fessure che formano una croce nella parete posteriore al pulpito ed una laterale con un grande vetrata.
    Inserita in un angolo tra due stradine del quartiere di Ibaraki è quasi invisibile dall’esterno.
    E’ certamente all’opposto di una Chiesa barocca romana, ma vi assicuro che in questo spazio, pur nel vocio sgradevole dei numerosi visitatori, ho risentito una intensità mistica che poche volte ho provato.
    Forse solo nelle basiliche di San Fracesco a Assisi.
    Non sono capace di inserire le foto che ho preso, per cui vi rimando a questo sito che probabilmente molti di voi conoscono.

    https://www.google.it/search?q=tadao+ando+chiesa+della+luce+osaka&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=XJdiUuKEFozc4wTJn4GgCA&ved=0CCgQsAQ&biw=1245&bih=645

    Saluti
    MG

  4. Davide Carroli ha detto:

    Caro Giancarlo, hai iniziato con il parlare della cappella disegnata da Avetta a Canazei, parlandoci di uno spazio dove ci si “riconosce” dentro un “qualcosa” che va oltre come se si fosse immersi in un’icona nello specifico quella della Trinità i commenti degli amici che ti seguono ci riportano a questo essere dentro qualcosa di più grande cito le parole “fremito” “lampada accesa” “intensità mistica” la vera ricerca è quella forse quello che cerchiamo davvero non è tanto “creare qualcosa perchè ci si ricordi di noi” ma ” Perchè ci ricordiamo di Lui”. Grazie …..diacono Davide
    p.s. non mi piacciono le chiese che hanno come sfondo del presbiterio solo la croce ma qualcosa che richiami alla resurrezione

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