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Nicola Di Battista presenta il Nuovo Domus ! …
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Ottima! Una delle più divertenti! Adesso si comincia a fare chiarezza! Veramente ottima sintassi…no! com’era quella benedetta parola?
Geniale, l’aggettivo “latusciana”, che, se non fosse per l’ultima frase della vignetta, io stesso non avrei mai immaginato che si riferisse alla teoria economica di Serge Latouche: la cosiddetta teoria della “decrescita felice”, dove la parola “decrescita”, contrariamente alle apparenze, non denota nessuna nostalgia verso forme di civiltà pre-industriale, ma piuttosto un invito a recuperare quel senso del limite che la civiltà occidentale ha ormai smarrito da tempo, non solo a causa della tecnocrazia (se ho stimolato la vostra curiosità potete sempre cliccare sul link che vi segnalerò alla fine). Coerentemente con quei corsi e ricorsi della Storia di cui parlava Vico, già l’imperatore Adriano, pur di mantenere saldo il controllo su su ogni singola provincia dell’impero, si convinse che, anzichè proseguire nella sua espansione (col rischio cioè di perderne il controllo), bisognava limitarsi a difenderne i confini con opportune fortificazioni, le quali ne avrebbero fissato la geometria una volta per tutte. Tale infatti doveva essere la funzione del cosiddetto vallo di Adriano: una gigantesca muraglia lungo la quale furono eretti diversi Templi, dedicati, non a caso, al dio Termine. Proprio grazie ad Adriano, il senso del limite acquista un significato tutto particolare, perfino in architettura. Infatti, proprio la libertà compositiva di quella villa Adriana commissionata (manco a dillo) dallo stesso Adriano che commissionò il vallo omonimo, ci dimostra, una volta per tutte, quanto siano elevati quei margini di libertà che possono sussistere all’interno di un insieme di regole prefissate, ovvero quelle regole il cui limite, appunto, è stato fissato una volta per tutte. Sia chiaro: io non faccio l’economista, quindi non posso esprimere un giudizio sulla teoria di Latouche, ma è un fatto che dalla teoria di Latouche all’architettura tradizionale (non necessariamente ispirata al classicismo adrianeo), il passo è fin troppo breve. Lo stesso dicasi per il restauro dell’edilizia storica, anche (e soprattutto) ai fini di una possibile riconversione funzionale, che in fondo è un altro modo di fare architettura: un modo che, se fosse applicato sistematicamente, confermerebbe sicuramente le tesi di Latouche. Naturalmente, quando parlo di edilizia storica non mi riferisco certo allo Zen di Gregotti, ma a tutto ciò che rientra nella cosiddetta archeologia industriale, ovvero quella quota parte di edilizia storica su cui non gravano gli assurdi vincoli imposti dal Brandi (come esempio potrei citare gli stabilimenti dismessi della Mira Lanza a Roma (quelli che sorgono sulla stessa area di progetto dell’orrenda casa dello studente progettata da Purini), i quali, ben si presterebbero, ad es., ad essere trasformati in museo, o in biblioteca, o in qualche altra cosa che ora non mi viene in mente). Questo per dire quanto sia delicata la questione che la divertente vignetta del Cascioli ha involontariamente sollevato. Quale che sia la nuova linea editoriale di Domus (soprattutto in relazione a quella sacrosanta esigenza di selezione con cui ce stanno a sbomballà da armeno du’ settimane), voglio sperare che prima o poi il concetto di “decrescita felice dell’architettura” (nel senso che dicevo prima), possa costituire un valido criterio di selezione dell’architettura stessa. Ben venga qualsiasi rivista che si dimostrerà in grado di applicare tale criterio
http://it.wikipedia.org/wiki/Serge_Latouche
La decrescita felice dell’architettura te la poi proprio sogna’ …
ER GARNE DISEGNO DELL’ARCHITETTURA VA AVANTI E SARA’ SEMPRE PIU’ INFLUENZATA DALLA NECESSITA’ DEGLI UOMINI (AL LIMITE ) DE ANNASSE A CERCA’ ALTRI MONDI …
CARO MIO!
ME SEMBRI COME QUELLI CHE VOGLIONO FERMA’ I FLUSSI MIGRATORI …
Al massimo se potrà formà’ qualche modesta setta inconcludente e inincidente … proprio come nell’economia della decrescita felice … vedi i francesi e qualche italiano …se non sbaglio festival dell’economia di Trento … se non sbaglio …vado a naso …
‘nfatti oggi quelli che nella società dei normali …tipo me (che spero de esse’ normale …ma non loso ancora bbene ..) quelli che parlano de decrescita felice … so quelli che poi alla fine se vogliono fa’ l’orto e tirà ‘r collo a le galline ..se non so diventati vegani prima … ma sostanzialmente perche nun c’hanno più ‘na lira … e da architetti belli che erano adesso è meglio che vanno a raccoglie l’olive come faccio io …
L’economisti? Lasciamoli parlà de stronzate .. che quello è ‘r lavoro loro …
Comunque …
Dall’ex maoista Latouche non mi fare decrescere nemmeno un grammo di ciccia :)