DAJE E DAJE … FINARMENTE IN PRIMA PAGGINA …

Schermata 2013-06-19 a 17.59.47sergio de santis su

……….

e allora facce ride te …

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

8 Responses to DAJE E DAJE … FINARMENTE IN PRIMA PAGGINA …

  1. sergio de santis ha detto:

    Sono commosso!

  2. sergio de santis ha detto:

    e poi… professò’ … io nun me permetterei mai … io so ar massimo ‘n gregario … uno che spigne ma nun ariva mai …
    l’architetto de li poveracci …
    ECCO!
    …. IO SO COME ORIALI …FACCIO ‘NA VITA DA MEDIANO …
    ammazza si me piacerebbe!
    …………………………

  3. sergio de santis ha detto:

    LETTURE …..

    “Da piccolo, andavo spesso a guardare i cantieri edili.
    Ce n’erano vicino alla nostra casa di (…). Ho sempre pensato che i carpentieri fossero persone importanti. Mi sembravano così prestigiosi. Ero un ragazzino cui piaceva fabbricare aggeggi con le proprie mani. Costoro realizzavano l’intelaiatura prima di mettere il rivestimento, ed essi erano così abili, così orgogliosi all’idea che la casa che stavano costruendo dovesse durare cento anni. Questo mi colpiva molto. Essi mi dicevano : “ Bisogna costruire con sicurezza, con orgoglio – i materiali da soli non sono sufficienti a rendere una costruzione bella e solida “. Diventare architetto, o fare non importa quale mestiere, è di solito un processo graduale. Non si sa esattamente quando si diventa architetti, ma quando ho cominciato a comprendere la sicurezza del carpentiere e l’orgoglio dell’artigiano, in quel momento potevo immaginarmi un costruttore e mi sono detto che poteva essere un modo per dare un mio contributo alla società.
    (…)Sono sicuro che ogni architetto abbia una propria storia da raccontare sugli inizi del proprio percorso professionale. Ad esempio, il padre di Mies van der Rohe era un muratore. Aver osservato da giovanissimo suo padre lavorare ha determinato il suo approccio alla vita e al suo mestiere. I genitori di Louis Kahn erano artisti; suo padre era un musicista e sua madre una pittrice. Il padre di le Corbusier era un orologiaio e il suo primo insegnante un pittore. Egli ha dunque appreso a servirsi delle proprie mani e in modo particolare dei propri occhi. Tali formazioni conducono naturalmente a una professione.
    (…)Per me è così che stanno le cose.
    (…)Ho cominciato come artigiano e come costruttore, lavorando con le mie mani. Di questo ancora oggi sento la mancanza. E’molto importante lavorare con le proprie mani e con i propri muscoli. E’ anche importante comprendere il rapporto e i carichi, come pure la natura profonda di ogni materiale. Non voglio disegnare cose irrealistiche che un essere umano non sia in grado di costruire. Lavorare con le proprie mani insegna concetti di bellezza molto semplici. Per esempio, mi piace il cemento perché è fatto a mano contrariamente ad altri materiali da costruzione moderni.”

  4. Andrea Di Martino ha detto:

    Posso dì che pur’io so’ fio de n’artigiano? Mi’ padre restaura le auto d’epoca e ha trasmesso pure a me ‘sta passione…Ce po’ sta come esempio? (intendo dì dar punto de vista der design, che poi, se non complementare è armeno tangente all’architettura)…In fondo, mo che me ce fate pensà, me pare (ma nun me vorei sbajà), che pure Kahn era solito disriminare tra forma e design, attribuendo a quest’ultimo un significato sicuramente superiore…Cmq io non me deprimerei troppo pe’ sta fase de stallo…Me pare che su “DIVERSI MODI … NUMERI … PAROLE …” quarcosa sotto sotto s’è mosso…O quantomeno se potrebbe move…In quanto al ruolo di mediano, come ha osservato Grassi prendendo spunto dallo stesso Oriali, è quello di un “tipo che non deve inventare niente, ma solo applicare schemi che conosce a memoria, con intelligenza e onestà, sapendo di essere responsabile di sè ma anche degli altri, (…) un tipo utile, indispensabile nei momenti difficili” (G. Grassi: “Una vita da architetto”). E’ appena er caso de dì che, oggi come oggi, pure a me me piacerebbe de esse come Oriali…Magari ce ne fossero…

    • sergio de santis ha detto:

      !!! ….. quanto so vere ‘ste parole ….

      Volemo riflette ?
      …. e riflettemo! … anche se oggi ….

      LETTURE 2 …

      “Lo spazio non prende vita che quando vi si penetra. Il ruolo essenziale dell’architettura, il ruolo dello spazio in architettura consiste nel favorire una interazione tra le persone e le idee espresse dai dipinti e dalle sculture, e soprattutto nello stimolare la meditazione interiore. I muri, i soffitti, le finestre dovranno stimolare le idee; e le idee non sono pure. Esse sono molteplici e si sovrappongono le une alle altre : questo spazio agisce in modo tale da favorire la nostra discussione.
      (…)
      La buona architettura va al di là delle funzioni elementari. Bisogna allo stesso modo prendere in considerazione tutti i tipi di funzioni secondarie. Uno spazio non rivela una sola cosa. E’ un ambito che fa appello a più sensi: alla vista, all’udito, al tatto, a mille cose che vi si aggiungono. Lavorare con lo spazio e con la forma implica che lo si tratti il più possibile con intelligenza e anima.
      (…)
      L’architettura è costituita di due elementi. Uno è intellettuale, relativamente al bisogno di creare uno spazio logico e chiaro, dotato di un ordine logico o intellettuale. Peraltro, ci si deve servire dei nostri sensi per infondere la vita a uno spazio. Questi sono i due aspetti fondamentali della creazione dello spazio architettonico. Uno è teorico e pratico, l’altro è sensoriale e intuitivo. Prendiamo il vetro. Non importa chi possa farne uso, come non importa chi possa utilizzare il cemento. Ma non si deve guardare il cemento o il vetro come semplici materiali, che servono a realizzare un insieme di forme. I materiali debbono esprimere più di questo : una sensazione più vasta e più profonda dello spazio. Quando disegno (…) provo a comprendere come la geometria si combini con lo spirito e con la materia per arrivare a un risultato dotato di un ordine particolare. Quando si dice “ordine”, la gente immagina spesso limiti o divieti. Ora qui io parlo di una geometria che si mostra fino allo spirito dell’essere vivente quando questi entra nell’edificio. L’ordine deve essere avvertito come qualcosa di svelato.”

      SDS

    • memmo54 ha detto:

      Finalmente una passione seria !
      Complimenti.
      Dove ha l’officina l’Augusto Genitore ?
      Saluto Interessato

      • Andrea Di Martino ha detto:

        Non potevo certo usare questo spazio per fare pubblicità, nè intendo farlo ora, perchè la cosa mi ripugna (vabbè che c’è ancora la crisi, però…). Per inciso, dico solo che l’officina è nei pressi di via Acquafredda a Roma (per intenderci, a poche centinaia di metri dalla piacentiniana villa del conte Fogaccia). Del resto, per un minimo (ma solo un minimo) di pubblicità, esiste già il mio account facebook, dove ho pubblicato qualche foto di auto che sono passate per tale officina. Ma non è certo l’unico motivo per cui ho aperto quell’account (tanto è vero che c’è anche un album dei miei progetti). In questo blog si è sempre parlato solo di architettura, ed è giusto che sia così. Ad ogni modo, è sempre bello constatare che ci sono persone che apprezzano il lavoro altrui (e questo, sia chiaro, lo dico a prescindere dal fatto che si tratti di potenziali clienti oppure no, perchè si tratta in ogni caso di una forma di legittimazione del lavoro stesso, specie quando si tratta di quelle forme di artigianato che ancora resistono al tempo, e quindi alla dissipazione consumistica, la quale, se mi si passa il termine, è una sorta di crisi nella crisi), quindi grazie una volta di più per l’apprezzamento.

Scrivi una risposta a Andrea Di Martino Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.