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Uno si innammora delle proprie idee nel chiuso della sua stanzetta, usa Archiwatch come stanza di compensazione con il mondo esterno poi, una volta sfogatosi, si consola che “cosa fatta capo ha” e passa ad altro. Ma, sperando di farla breve, approfitto dell’occasione del pensoso dibattito in Protomoteca e mi rifaccio a una più lieve chiacchierata di un po’ di tempo fa con il Prof. sull’argomento religioso e sulla disambiguità semantica tra Ara Pacis e Chiesa di di Dio Padre Misericordioso. Stesso periodo, stesso architetto, stesso Sindaco, stessa Soprintendenza, stesso tutto! E nessuno che si fosse accorto che quel bianco scatolone era, primo, sovradimensionato per la bianca scultura imperiale e, secondo, ci si metteva pure lui ad accentuare il senso di straniamento che proviamo noi romani quando, non potendo farne a meno, attraversiamo la Piazza! Io non ho niente contro Meier, anzi mi piace molto quando opera davanti all’Oceano Pacifico; altra luce, altri orizzonti. In questo luogo ben altrimenti delicato, ha lavorato come se, sollecitato dalla vanità di qualcuno, si fosse sentito in dovere di abbassare la testa e progettare una cosa che, in confronto con la “prisca” ed esecrabile teca, dovesse essere soltanto “più bella e più superba che pria”. Abbassando la testa il Meier non ha saputo scegliere. Abbassando la testa non ha visto che gli abitanti del Quartiere Tor Tre Teste avevano bisogno di un edificio di chiaro impianto chiesastico (sagrato, aula longitudinale, vetrate, ecc,) come è l’Ara del Lungotevere, che dialogasse con gli enormi scatoloni all’intorno piuttosto che lo scultoreo edificio che, con le sue tre porzioni di calotta sferica, più accortamente avrebbe potuto dialogare con le tre emisferiche cupole di San Carlo, San Rocco e San Girolamo. A parte, come scherzai una volta, la suggestiva impressione di rivedere lungo la riva del Tevere le “vele” dei barconi che, ridiscendendo la corrente, approdavano al Porto di Ripetta (se traguardate bene vi riconoscerete pure l’albero maestro e il castello di poppa!). Sono sicuro che, se avesse anche provato con il “teorema della proprietà transitiva”, Meier avrebbe trovato la giusta misura per la copertura dell’antica Ara. Cioé: ” La Scalinata del purtroppo ex Porto di Ripetta sta alla Scalinata di Trinità de’ Monti come l’Ara dedicatoria alla Pace sta a X”, dove X è l’edificio che dovrà proteggere l’augusto monumento da smog, pollution, polveri sottili e altre schifezza. Facendo due conti se ne ricava che l’edificio di Tor Tre Teste è misericordiasamente il più adatto ad essere esposto a Via di Ripetta. Mi manca solo la controprova con il Photoshop ma non lo so usare. Mia figlia che è brava in questo software è andata ad abitare per conto suo (con mia grande invidia da Quadrio Pirani a Via Chiana) e “m’ha rimasto solo”!