“…da Palermo a Gedda il passo é breve.
Sembrano le vignette della “Settimana Enigmistica”, trova le differenze.
A questo punto meglio gli shopping mall di Lafuente.”
Filippo
“…da Palermo a Gedda il passo é breve.
Sembrano le vignette della “Settimana Enigmistica”, trova le differenze.
A questo punto meglio gli shopping mall di Lafuente.”
Filippo
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Filippo, il tuo problema è la tua ignoranza tenebrosa e la tua dipendenza dalla provocazione idiota della TV trash che ami tanto. Le similitudini le vedi solo tu in base alla tua visione limitatissima della realtà derivante da una lobotomia che ha compromesso anche la vista. E’ chiaro che tu sei uno di quegli individui che non legge i testi accompagnatori delle immagini.
ma si sa, come ha detto Viollet-Le-Duc: «amiamo vendicarci delle conoscenze che ci mancano con il disprezzo … ma sdegnare non significa provare».
Visto che sei così bravo ad offendere, perché non ci mostri cosa sai fare tu? oppure hai paura che qualcuno possa morire dal ridere?
divertiamoci insieme, ti aiuto io
http://www.lad.roma.it/html_version/?page_id=5
Ho aperto il link, non so chi siano, ma non mi pare ci sia nulla di cosí comico da riderci sopra, comunque non certo piú comico del villaggio outlet completo di putti e improbabili archetti di cartapesta. Forse arriveranno i consueti e ben noti insulti, ma quando ce vo’ ce vo’.
Pi (acronimo di Puro Imbecille) le tue parole, tipiche da frustrato incompetente e carico di invidia, denotano il fatto che, oltre a non saper leggere i testi ed i disegni, ed oltre a decidere a priori che le gli archetti saranno di cartapesta, sei così ignorante da non capire che i puttini del cartiglio sono un omaggio a Giacomo Serpotta che tu, ignorante stratosferico, dimostri di non conoscere.
VERGOGNATI!
Ora, visto che il tuo alter ego Filippo lo abbiamo cioccato ed abbiamo potuto ammirare i suoi abominevoli progetti, ovvero una serie di “falsificazioni” di schifezze peraltro datate, smettila di nasconderti vigliaccamente dietro un nickname e firma per esteso, così cercheremo di capire chi ti abbia regalato la laurea.
Una differenza c’è: Gedda sembra un po’ meglio,
@ Pi: Gedda è di gran lunga meglio, almeno lavora su quello che c’è, seppur falsificandone il senso. @ ettore: ho letto “la storia dell’occhio” di bataille e ti assicuro che la pornografia, in quanto a figure, aiuta molto.
Dal Puro Imbecille al Professore:
1- Le cose viste in quel sito sono dignitosissime e di qualità, se a lei non piacciono pazienza.
2- l’archetto non può essere che di cartapesta o al massimo di cartongesso, perchè gli archi veri, come lei insegna, hanno un numero dispari di conci e, in quella posizione d’angolo, senza una catena viene giù tutto, quindi lì c’è una brava trave in c.a. poi camuffata con la cartapesta.
3- Lei ha ragione di amare le sue cose e disprezzare tutto il resto, però ha torto marcio quando si crede un maestro, quando invece, nella migliore delle ipotesi, è un P.I. come tutti noi. Ossequi
Per Pi.
(Ettore e altri, cercate di essere discreti e non proseguite la lettura).
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Grazie. Ok. Ora siamo soli. Riprendiamo.
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Carissimo Pi,
è un sollievo lurkare ogni tanto una tua polemica…
a parte i punti 1 e 3 discutibilissimi ma di cui mi frega poco, trovo bella e intelligente la richiesta di chiarimenti al 2. I progetti di EHM straripano di errori da penna blu ma in questo la colpa è da ricercare nella carriera da autodidatta polemico che si è dovuto purtroppo costruire in una scuola di professori autistici come la Julia Quaglioni. Ma è anche vero che si tratta di errori da “progetto di massima”, di cui non si accorge nessuno e che fanno anche gli “esoterici” di scuola moderna nei loro progetti moderni, anzi per loro sono errori di linguaggio cui sono autorizzati da Šklovskij in qua.
Quindi mi sento di difendere il ‘poro’ Ettore (meno male che non ci legge… sai come si offenderebbe: gli eroi tristi e solitari non sopportano di essere difesi, compresi, assistiti, masturbati delicatamente da rilassante mano amica!) che come architetto lavoratore è di gran lunga migliore di tanti altri nonostante qualche piccolo evidente difettuccio caratteriale che non vuole ammettere.
Ad esempio, per tornare alle “chiese” care alla pubblicistica recente di Petreschi e di questo uffoblog, tutte le migliori chiese moderne (ormai vecchie di 50anni) di Roma sono quelle di architetti che si sono formati progettando chiese passatiste alla Regia Scuola di Architettura e poi hanno declinato o mediato la loro cultura accademica al moderno.
Molti architettoli, ora 70enni, a scuola hanno imparato il moderno e da quel moderno poco sofferto, manualizzato e scontato progettano. Cioè hanno imparato l’architettura dal grado zero raggiunto dai maestri diluendola nell’Arte (che è la teleologia del moderno in architettura) e ora non fanno che elevare a potenza quello zero. Il risultato è facile.
Quindi, paradossalmente, con il suo eclettismo premoderno che cancella una crisi con cui rifiuta di confrontarsi (meglio demolire tutto con argomenti extradisciplinari) con adolescenziale e piagnucolose impuntature, EMMO è proprio colui che più di altri sarebbe capace di progettare modernamente potendo ripartire da dove la facoltà Chiurla Quarkioni è iniziata nei ruggenti anni ’20 e si è stoppata nei ’50. Peccato si sprechi. Non resta che recitare un rosario per lui.
Ciao,
Karl Galassi :G
Gentile G,
apprezzo molto il suo tono gentile e leggero (forse c’è anche un po’ di sfottimento, ma in questi termini lo si accetta volentieri). Le dico subito che quando da temi molto concreti si passa ad argomentazioni ben più elevate e colte, mi trovo subito a disagio. Io non so quali studi abbia fatto quel signore, so di certo che, per sua fortuna, contrariamente al sottoscritto per esempio, è graniticamente sicuro si sé e della sua grandezza, del resto già riconosciuta oltreoceano. Come abbiamo imparato seguendo di tanto in tanto questo pregevolissimo blog, il nostro non concepisce il dubbio. Lei, che forse lo conosce, attribuisce, e quindi giustifica, questi comportamenti a traumi giovanili, se così fosse mi dispiace di aver qualche volta interloquito in modo un po’ franco. Resta il fatto che un apostolo di una sé dicente architettura tradizionale non può commettere quei piccoli errori che poi tanto piccoli non sono, anche perché poi sale in cattedra e lancia anatemi su lauree rubate e analfabetismi vari. Io, tranquilli, non me la prendo per nulla, però di tanto in tanto clicco su “risposta” perché, ancorché surreali, quelle prese di posizione stimolano il mouse. Il nostro mondo digerisce tutto, e quindi, oltre ai discutibili quartieri anni ’60 di Gregotti e soci, c’è sicuramente posto anche per queste composizioni un po’ da outlet. Però, mi raccomando, occhio alla scienza delle costruzioni.
Con molta cordialità e stima
Carissimo Pi,
perché tu o Filippo De Dominicis o qualche altro baluardamente impermeabile a carrettate di insulti poco fantasiosi e poco divertenti, non evidenziate la clamorosa contraddizione logica, la sconveniente assurdità in cui E.M.M., nel suo articolo “ La giustizia Europea condanna a morte gli immobili di interesse artistico …” (dove ha pure mille ragioni!) linkato nel post poco sopra, incorre per difendere il suo punto di vista.
Usa un argomentazione che demolisce tutto il suo castello di conferme da passatista e quindi la sua ragion d’essere esistenziale come architetto. Rispetto alle distruzioni di Corviale o dello Zen, che sono solo strumentali fantasie, il masochismo con cui si mette involontariamente alla berlina dei frequentatori di questo blog, riguardando una persona vera e impegnata quale è, e a cui si vuole del bene, fa male al cuore.
Deve difendersi da se stesso perché è capace di arrivare, come fa stavolta, al suicidio intellettuale.
Però non vi aiuto più di così. Metto il dito nella piaga ma lo tolgo subito.
Ho già dato e basta accanirsi nel motore di ricerca di AW per ritrovarmi.
Tocca a qualcun altro, se vuole. Dategli dentro con cautela e dolcezza, mi raccomando.
Un abbraccio,
Karl Galassi :G
Gentilissimo Karl,
ti ringrazio dei suggerimenti, ma detto con tutta franchezza, anche grazie ai tuoi interventi, penso che su questo tema non posso andare oltre, anche perché ho capito che E.M.M., a di là, delle sue manie e atteggiamenti, è una persona che crede sinceramente in quello che dice e che fa, al punto di essere disposto a sostenere scontri all’arma bianca contro tutto e contro tutti. E quindi, al di là delle cose che disegna, merita di essere lasciato in pace, e questo è quello che farò.
Un carissimo saluto
Una scelta che mi sento di condividere.
Bravo.
Giovanni Galassi :G
errori da penna blu e travi in cemento armato? Bravi! magari verrebbe la pena di verificare qualcosina in più sufli eventuali orizzontamenti … ma non fa nulla, e comunque non sapendo a cosa attaccarsi si critica, male, una prospettiva di accompagnamento ad un progetto urbanistico come se si stesse parlando di un progetto strutturale esecutivo … ma non vi rendete conto del livello di infantilismo? Lasciamo perdere che è meglio!
Pur deprecando il gioco del buco della serratura, sono costretto a tornare sull’argomento; non mi sento affatto “cioccato” nella misura in cui non credo mi si possa affibbiare il ruolo del guardone. sono ancora abbastanza giovane, a trent’anni, per mantenere una soglia del pudore relativamente bassa, sempre che quanto Ettore ha voluto mostrare sia qualcosa di cui doversi vergognare. e per sputtanare, allegramente e senza alcuna pietà, tutto quello (poco) che io stesso ho avuto la sorte di vedere e fare in questi anni, durante e dopo la laurea e il dottorato: l’ultima copia della tesi la uso per mettere in bolla il tavolinetto di casa. detto questo, ho fatto molto di peggio: sono ritornato a lavorare dentro una università avendo giurato a me stesso di non metterci più piede (anche se, fortunatamente, non nella stessa in cui mi sono laureato…), ho parlato con amministratori sauditi laureati al MIT tessendo le lodi di quella immagine di Gedda che ho incautamente spedito, ho progettato e costruito archi, in mattoni, in pietra e in polistirolo (in cartongesso a casa di mia zia…peggio, non era un arco, era una volta a botte…) in Marocco, in Mali e a Piazza Vittorio, provo a studiare Caniggia e progetto peggio di Quaroni. In fondo quello faccio é strumentale a soddisfare un “vizio” momentaneo, che si paga a caro prezzo ma che tutto sommato continua a farmi divertire tentando di fare questo mestiere. Ma per non far sembrare questa una excusatio non petita ( e in fondo lo é), il dubbio che sollevavo confrontando il progetto di Gregotti e quello di Ettore era per mettere in piazza un tarlo che mi attanaglia spesso: io credo che veramente siano la stessa cosa, gli isolati di Gregotti e quelli di Ettore! Io che ho sfogliato le figure dei Casabella anni ’80 li vedevo insieme lui e Krier, parlare delle stesse cose…guardando le figure ovviamente, perché io quello che scrive Gregotti non l’ho mai capito…