sergio 43 on: SOLERI L”INVASATO” …
“Grazie Eldorado, sapevo che potevo contare su di te per una colta, approfondita e divertente spiegazione. Ringrazio anche Oriundo, di pari eleganza e sottigliezza.
Insomma, questo era il significato di quella musicalissima melopea!? Fantastico! La cosa non mi offende affatto. Anzi! Ringrazio il cielo che il nostro popolo nutra ancora e con immutata freschezza tutta l’antica arte dei fescennini, delle atellane e delle rime plautesche. Quel ragazzo mi ha in effetti recitato un brano di commedia senza tempo. Ti immaginerai che anche noi a Roma abbiamo mantenuto l’antica arte dei versi licenziosi. Metto a paragone con l’interiazione di Vietri questa che ascoltai con stupore un giorno alla Stazione Termini. Un gruppo di ragazzi erano venuti a salutare un amico che andava soldato. Spinte, abbracci, scappellotti fino a quando il partente non si affacciò dal finestrino e allora risuonò un affettuoso: “Ma va a sona’ ‘r tamburo su la panza de quella tr…”biip!” de tu madre co’ l’ossa de li mejo mort..”biip!” tua!!!!” Poesia, poesia pura! Anche il nostro padre Dante non temette di cantare un sonoro, anche se più delicato e pudico: “…ed elli avea del cul fatto trombetta”.
Che c’entra con Archiwatch tutto questo bla bla?, qualcuno dirà. Ma quel colorito richiamo ha fissato il ricordo del colorato edificio di Soleri e l’Inferno di Dante é una delle architetture più possenti della storia italiana!”





