“Un’architettura passata alla Storia su una vecchia rivista confusa tra tante altre che sono rimaste nelle “Cronache”. I terrapieni, le capriate, quattro muri in croce; un angolo di circa 30° che ritorna in pianta e in sezione: una dei segreti meno segreti di quel poco di Architettura che riesce a dire qualcosa alla nostra insaziabile sete di assoluto è che, spesso, è fatta di poche cose ma veramente buone.E avevano ragione Stirling, Gowan e soprattutto Pedio: i terrapieni riescono a tenere a distanza anche un capannone tremendo che cinquant’anni fa non c’era.”
Giancarlo Galassi :G
“Il nuovo edificio rientra nello School Improvements Programme. E’ destinato a ospitare funzioni varie: assemblee scolastiche, giochi ginnici, gare, spettacoli teatrali; in caso eccezionale può essere suddiviso per ospitare classi di allievi. Tuttavia principalmente deve servire come sala da pranzo comune con cucina mentre di sera e nei giorni di vacanza gli abitanti del quartiere potranno usarlo per le proprie riunioni. […]
Gli architetti hanno ritenuto opportuno far immediato riferimento al terreno, al lotto libero e verde destinato alla sala: ne hanno fatto perciò proseguire il tappeto erboso fino a integrarsi con la costruzione vera e propria, quasi avviluppandolo su gran parte del suo perimetro. In questo modo la sala riunioni non compete con l’edilizia antistante benché la sua volumetria appaia estremamente articolata e definita.
Si tratta in pianta di un quadrato diviso in quattro parti: due per la sala vera e propria; una per la cucina; la quarta per gli ambienti di servizio, i magazzini, la centrale termica. Quest’ultimo settore ha il tetto piano.
Dal centro delle pareti esterne di contenimento partono quattro travi in cemento armato fino a congiungersi su un pilastro centrale. In ciascuno dei quattro quadranti, cinque capriate in legno sostengono la copertura lasciando spazio in facciata per l’illuminazione.
I declivi erbosi esterni, elevandosi fino ad altezza d’uomo, contrappuntano le coperture. […]
L’essenziale era distruggere il meno possibile il senso di uno spazio erboso nel cuore della città, di usufruirne con funzionalità e senza mascheratura, anzi esaltando i volumi, e di stabilire una continuità.”
Renato Pedio, Sala riunioni a Camberwell (arch. J. Stirling e J. Gowan), L’Architettura a.XI n.2 pp.103-106, Giu1965




