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“Scegliersi un tema” è cosa ardua, ostile e complessa, probabilmente anche per i +xm plusform, curatori di quella importante pubblicazione. Per contenimenti personali, farsi identificare da un tema per tentare di congiungersi a questo, potrebbe rappresentare una valida alternativa.
Purini ha ragione. Però non è una scelta necessariamente corretta da un punto di vista culturale, è una scelta di marketing professionale finalizzata a rendere riconoscibile e a dare un carattere a chi la compie. Se fallisce invece lo rende solo molto noioso e monotematico. Il confine tra coerenza e noia è sempre piuttosto labile..
Pietro
l’errore di fondo è quello di autogratificarsi ed autoproclamarsi dei “geni”, piuttosto che stare con i piedi per terra e fare con modestia e buon senso solo ciò che serve ai luoghi ed alle persone.
Finché non si capirà che gli edifici NON appartengono al progettista ma DEVONO appartere a tutti, aiutando a sviluppare e tener vivo il senso di appartenenza delle persone ai luoghi, non si andrà da nessuna parte.
Il fatto che Purini progetti edifici tutti tristemente simili tra loro, in nome di una “sua maniera”, fa sì che nessun suo progetto risulti accettabile agli occhi della gente.
Penso che Purini faccia dei disegni bellissimi … disegni che, purtroppo per lui, mai si sono tramutati in edifici belli!
Sono certo che se provasse ad essere più modesto, abbandonando la “sua maniera” e dialogando con il carattere dei luoghi, la sua sensibilità artistica gli farebbe ottenere un maggiore successo di pubblico, ma forse è come chiedere alla Monsanto di abbandonare l’uso dei pestcidi e degli OGM!
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Purini si è preso il tema del loculo e lo sviluppa in largo e in lungo e in alto..