Laurentinotrentotto … altri ponti …

Da Ruggero Lenci: …

ALTRI PONTI DEL LAURENTINO 38 SONO OGGI A RISCHIO DI DEMOLIZIONE

“I “ponti” sono il segno architettonico e urbano che caratterizza più di ogni altro il quartiere romano Laurentino 38, ospitante oltre 30.000 abitanti. Essi sono diventati per Roma un’icona della sua contemporaneità, similmente alle colonne di ordine gigante di via delle Vigne Nuove nella stessa città, al tridente che termina nella cavea del Gallaratese a Milano, ai percorsi aerei del Villaggio Matteotti a Terni.

Eppure tre degli undici ponti di quel quartiere sono stati demoliti alla fine del 2006 e altri due dovrebbero seguirne lo stesso cupo destino, stando a quanto è scritto su La Repubblica del 16 luglio alla pagina IX: “ Al Laurentino 38 – per il quale è previsto un piano di recupero urbanistico – saranno abbattuti altri due ponti. Nel 2006 furono demoliti il ponte 9, il 10 e l’11…ora invece è partito l’iter per l’abbattimento del 5 e del 6…

I prossimi ponti che probabilmente dovranno essere abbattuti sono il 7 e l’8…”

Con questo atto  si realizzerebbe in tutto l’eliminazione di ben sette edifici destinati a servizi primari che, nel progetto di Pietro Barucci, erano destinati ad accogliere le seguenti attività: centri di incontro e orientamento sociale, negozi di prima necessità, uffici pubblici, studi e laboratori privati.

Chi si avvantaggia di tutto ciò? E’ una bieca iniziativa il cui fine è quello di realizzare un recupero di cubatura che consentirà a imprese di costruzione dagli intenti speculativi di edificare nuovi edifici di cubatura corrispondente a quella demolita. Via i ponti, che occupano superficie aerea stradale e che sono un servizio pubblico, avanti i palazzetti della peggiore speculazione. I risvolti secondari della combine stabiliscono che alla demolizione provveda lo stesso costruttore concessionario, suggellando in tal modo con il Municipio il proprio diritto a ricostruire, per il quale pagherà al Municipio stesso gli oneri concessori.

Quindi contenti tutti? Assolutamente no. Anche la cultura architettonica più elementare  soffre moltissimo l’amputazione, lo smembramento, la brutale divisione dell’unità residenziale in due metà rimaste orfane del ponte centrale; resta così irrimediabilmente sfigurato questo particolare dispositivo architettonico, l’”insula”, che come pochi altri ha caratterizzato la costruzione di parti di città negli anni ‘70. Nel 2006 le tre amputazioni furono suturate con sei sordidi muri intonacati di bianco e forati da altrettante insignificanti porticine metalliche di accesso a locali impianti. Dalla complessità di un’architettura a scala urbana, organica e futurista, si è passati alla peggiore banalità priva di alcuna qualità.

Come risulta dal contorto documento del 2006 del Comune di Roma, obiettivo delle inaccettabili demolizioni avrebbe dovuto essere quello di “superare la logica parcellizzata costituita dall’impianto originario per insulae cui fa riferimento l’elemento centrale del ponte; creare una dimensione urbana unitaria che consenta il formarsi di una vita sociale ed economica”.”

R.L.

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18 risposte a Laurentinotrentotto … altri ponti …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    il fatto che si demoliscano i Ponti dovrebbe essere, a mio avviso, un segno di civiltà, e non un evento tragico come viene descritto in questo post. Il progetto di Barucci, così come quello dell’altro mostro citato nel post, Vigne Nuove, cui aggiungerei il Corviale, ma anche gli esempi del Gallaratese di Milano e del Villaggio Matteotti di Terni e di tutte queste follie urbanistico-architettoniche firmate dai più grandi “professoroni” delle università italiane sono, come dice il post, il risultato di un tentativo di creazione “di un’architettura a scala urbana, organica e futurista”, che nulla ha a che fare con la scala umana e, come dice il sociologo Sennet, con “la banalità della vita di ogni giorno”. Si pensi solo all’idiozia dell’idea di posizionare i negozi al 4° piano del Corviale, che mai hanno potuto realizzarsi poiché era un qualcosa che mai nessun negoziante avrebbe potuto accettare, se non nella mente del demiurgo che l’aveva concepita!
    Il Futurismo architettonico, tra l’altro, diceva che gli edifici dovevano durare meno di noi, e che ogni generazione doveva costruirsi la sua città, il che si traduce in edifici programmati geneticamente per morire in breve tempo, allora mi chiedo che senso abbia mantenerli in vita contravvenendo alle disposizioni del progettista? L’unico problema serio che vedo dietro questa notizia è quello relativo ai residenti. Non è per me accettabile l’idea di demolire il mostro senza aver prima a disposizione i nuovi alloggi dove “spostare” i residenti, e non è nemmeno accettabile l’idea che dei residenti, che nel bene e nel male si sono creati un giro di amicizie e conoscenze all’interno del “quartiere” in cui risiedono, debbano essere “deportati” in nuovi alloggi popolari posti a decine di chilometri dal luogo d’origine. La descrizione dell’intervento di “ricucitura” del 2006 la dice lunga sulla programmazione della demolizione.
    In ogni modo posso dire di aver assistito personalmente ad una conferenza (credo fosse il 2004 o giù di lì) organizzata presso il municipio del Laurentino 38, durante la quale i residenti del mostro si scaldarono non poco (c’era stato di recente anche un atto incendiario che aveva interessato bidoni dell’immondizia e automobili) e aggredirono verbalmente i politici presenti chiedendogli di demolire al più presto quella schifezza di “quartiere”. Detto ciò mi chiedo perché si debba definirlo un “segno da tutelare”. Se qualche persona, a partire dall’autore del post, ama tanto questa edilizia, che si trasferisse a viverci, lasciando la sua bella casa, o studio professionale, dei “quartieri alti” ai poveracci che sono stati obbligati finora a vivere in quel lager che è il Laurentino 38, o in tutti gli altri summenzionati.
    Ettore Maria Mazzola

  2. andrea amelio ha detto:

    E pensare che a Roma i pontefici contavano una volta .Ora invece di realizzare i servizi pubblici ,indispensabili nei ponti di Barucci, si demolisce,per poi privatizzare lo spazio pubblico nel costruendo centro commerciale.
    Come si fa ad essere cosi’ miopi?

  3. Alex-OUTSIDER ha detto:

    Mazzola ci sono poveracci che non vivono nei “segni da tutelare” come lei li chiama, ma in fatiscenti borgate e anonime periferie che hanno nulla a che invidiare all’impianto urbanistico da lei proposto per quella sottospecie di finto borgo… (certo mancano i ghirigori delle sue visionarie teorie..)
    Lei cita i Futuristi solo quando le fa comodo? Ma sa dove le avrebbero messo i suoi cortilucci/giardinetti???
    Pace all’anima loro… si staranno rigirando nella tomba a tal sconveniente richiamo….

    Il Prof. Lenci ha posto una domanda più che lecita: Sicuri che la demolizione dei “mostri” sia in primis un’operazione a vantaggio dei cittadini e non sia la solita trovata lucrosa all’italiana per favorire l’amico di turno???

    Fortunatamente Mazzola con i suoi amici/difensori/crociati contano ben poco nel panorama politico italiano e ancor meno in quello architettonico… quindi (per ora) siamo salvi almeno dal borgo corviale!!!

  4. Pietro Pagliardini ha detto:

    Ettore, perché bestemmi? Il sistema va difeso ad oltranza, in specie quei simboli che costituiscono le radici della storia. Se cadono i simboli, cade la storia.
    Quella storia che, in barba alla città e ai suoi residenti, in barba all’evidente suo totale fallimento, ha creato e coltivato un potere culturale immarcescibile che si autoalimenta nel processo continuo di passaggio del Verbo dai vecchi ai giovani, che “sembra” un processo naturale di trasmissione della conoscenza, se non fosse che è un circolo vizioso (nel senso letterale che gira su se stesso), chiuso ed impermeabile alla società, che non fa i conti con la società stessa e con l’evidenza.
    Demolire i ponti! Ma siamo matti? E’ come demolire il sogno futurista divenuto, come dici te, un santino futurista, il sogno di cambiamento sclerotizzatosi in accademia dell’avanguardia, trasformatosi dunque in sogno realmente antichista e reazionario. Propongo di istituire un Ministero della Conservazione delle Avanguardie Rivoluzionarie Storiche: ci sarebbe la lotta tra molti per la carica di Direttore Generale.
    Dovrà accadere, prima o poi, che “l’estrema contraddizione interna di questo sistema esploda”, per dirla con linguaggio d’antan, adatto però al caso.
    Felicemente soddisfatto di essere accusato di ideologismo,
    distintamente saluto
    Pietro

    • maurizio gabrielli ha detto:

      Di guardare la città come uno dei luoghi dove la “merce casa” trova il suo mercato non se ne parla ! Di considerare l’edilizia popolare e non,dal punto di vista dell’economia politica nemmeno.Il rapporto costo-prezzo-profitto non influisce sulle scelte formali del costruire.Meglio giudicare presunte appartenenze restando nel ghetto dell’ideologia e dello stile.Come se bastasse qualche variante tipologica a scardinare un modo di produzione che impone la forma dell’abitare di massa senza soluzione di continuità e concede libertà di soluzione solo a chi se la può permettere.E frampò manco a quelli.

  5. mara dolce ha detto:

    associandomi completamente allo scritto di Mazzola, consentitemi un espressione forte ma pertinente, la cui sintesi è necessaria,assoluta e diretta all’indirizzo del chiarissimo prof. Lenci, al suo scritto e nello specifico al seguente passaggio:

    (..)”Dalla complessità di un’architettura a scala urbana, organica e futurista, si è passati alla peggiore banalità priva di alcuna qualità”(..)

    Lenci, la complessità della scala futurista del quartiere L38 è necessaria alla scala urbana quanto Lei alla facoltà di architettura, vale a dire:
    la sua assenza gioverebbe agli abitanti del quartiere così come la Sua, porterebbe beneficio agli studenti della facoltà di architettura.

    la peggiore banalità, priva di qualità è in questo testo qualunquista che non sfiora neppure questioni legate all’architettura ma gioca su concetti astratti di risibile livello accademico di quart’ordine.

    a quanti si chiedono come mai la facoltà di architettura di Roma faccia schifo, una risposta ce la fornisce direttamente lo scritto di Lenci: docenti come lui incaricati ai corsi di progettazione sono pressochè dannosi oltre che inutili.

  6. mara dolce ha detto:

    Barucci, che pure è stato uno dei protagonisti dell’architettura del dopoguerra italiano con opere di alto livello, negli anni settanta, contagiato dalla stronzismo concettuale e imperante dei “segni urbani” ha “segnato” il suo declino con la sua opera peggiore: il quartire L38 (che purtroppo, contro ogni ragionevole buon senso continua a difendere). hai voglia a dire che se il quartire è un fallimento è tutta colpa dell’amministrazione che non ha mandato a regime i servizi, quello è un progetto pieno zeppo di errori: dai materiali impiegati (il sistema a tunnel mentre era abbandonato in Francia veniva adottato in Italia),gli appartamenti caldissimi in estate freddisssimi in inverno,la mancanza di tettonicità che favorisce dilavamento e degrado dei materiali costruttivi, l’impossibilità di vivere il quartiere senza l’uso di un automobile: un errore vergognoso, altro che “segno urbano”. e poi, ma sapete questi “segni urbani” dove ve li dovete mettere? ci avete fracassato i coglioni con stì “segni” invece di stare con il culo incollato alle poltrone del dipartimento a fare i ministeriali di lusso, andate a studiare i modelli urbani di edilizia economica europea così magari è la volta buona che la finiamo di leggere le stronzate di Lenci e compagnia.

    • maurizio gabrielli ha detto:

      Ho l’impressione che sia una mezza verità, ma pur sempre verità.

    • maurizio gabrielli ha detto:

      I modelli urbani di edilizia economica europei si avvalgono di risorse economiche maggiori,di leggi più avanzate e di controlli reali dell’Ente Pubblico sulla gestione e la realizzazione dei manufatti.

  7. ettore maria mazzola ha detto:

    Meno male che ci sono ancora persone che hanno il coraggio di dire le cose nel modo in cui le ha dette Mara Dolce, e senza usare nicknames, talvolta l’arroganza dei commenti come quello di Alex-OUTSIDER, ma anche del contenuto del post, porta anche ad usare parole scurrili, che comunque non sono nulla a confronto con la volgarità delle affermazioni di altri (che per di più non hanno nemmeno il coraggio di firmare con il proprio nome, trincerandosi dietro degli pseudonimi) BRAVA!
    Ad Alex-OUTSIDER posso solo consigliare di studiare, (se il suo cervello non è ancora del tutto lobotomizzato dai Lenci di turno), provando a fare un po’ di autocritica, e di critica di ciò che gli è stato impartito in facoltà, magari riuscirà anche ad essere più onesto nelle sue esposizioni. Viollet-Le-Duc diceva «amiamo vendicarci delle conoscenze che ci mancano con il disprezzo … ma sdegnare non significa provare» … sembra la riflessione giusta alle parole di Alex-OUTSIDER

    • franco di monaco ha detto:

      Finalmente, ci voleva tutta l’autorità, ed il garbo signorile, di Ettore Maria Mazzola per rispondere a tale Outsider; rammento che il prefisso Alex è stato adottato dal sopracitato da quando lo scrivente (mi si perdoni il parlare in terza persona, ma lo fa anche Silvio…) lo ha paragonato, senza offesa alcuna, ad Alex Drastico, la felice parodia, del comico Albanese, di un tale, condannato al silenzio, al qule viene data la possibilità di parlare e la spreca dicendo una trombata galattica….
      Non appena torna Sergio 43 dalle ferie, anche Outsider si calmerà…..
      saluti
      FdM

  8. Alex-OUTSIDER ha detto:

    buffoni, rosiconi e leccaculo. Solo questo siete! Non vi accanite contro me o “i lenci di turno”… se siete costretti a rimanere nella penombra di qualche università sfigata e di qualche gruppetto da 4 soldi, prendetevela con la vostra incapacità più che proiettare sugli altri le vostre frustrazioni!

    Per la Dolce-Coatta/Non-architetto… ormai ti ergi a critico di architettura del XXI secolo?? Mi spieghi cosa ti porta ad avere l’arroganza di pensare di dire solo verità assolute?? E io che pensavo che fossi solo una poveretta annoiata dalle 4 quotidiane pratiche burocratiche… E sinceramente hai fracassato tu i coglioni con le tue citazioni da secchiona leccaculo…
    Ma poi dai sei ridicola, ti cito: “gli appartamenti caldissimi in estate freddisssimi in inverno” WOW che analisi che hai fatto del L38, Roberto Carlino ha una nuova concorrente (oltre a Pagliardini e i suoi 8000000 edifici progettati – il conto è per difetto- )

  9. francesco bianchi ha detto:

    quando furono demoliti i primi ponti imperante Veltroni perchè il professor Lenci lasciò solo muratore a segnalare questo delitto?

  10. ctonia ha detto:

    Non sarà certo con la maleducazione della signora Maradò che l’architettura risolverà meglio i problemi pubblici e privati che da sempre è chiamata ad affrontare. Nell’entusiastica approvazione tributata da Ettore Mazzola alla beceraggine dolciana vedo, poi, una ennesima conferma ad una mia idea sullo stile del gruppo Salìngaros: un manicheismo assoluto (sui due pilastri-feticcio “modernità vs tradizione”), sull’altare del quale sacrificare, alla bisogna, anche quel decoro borghese (tanto decantato in architettura) che nel ragionamento pubblico sui temi che ci stanno a cuore dovrebbe impedire di applaudire chi bercia, anche se bercia con vento a nostro favore.
    Lo so, son cose noiose. Ma io non scriverei mai in pubblico, nemmeno contro certi professori ordinari che detesto con tutto il cuore, le frasi della gentilissima Maradò. Li odio in privato, “colleziono rancori” come Barney Panofsky (so che non è salutare, me lo dice anche il dottore). Confidando nella giustizia divina, naturalmente :-)
    Saluti al Prof. Lenci e a Pietro Barucci, che non conosco nemmeno in effigie, ma istintivamente non credo meritino nè rutti nè pernacchie.
    Cristiano Cossu

  11. Lorenzo ha detto:

    Date un calmante al povero Outsider!!!

  12. mara dolce ha detto:

    CTONIA scrive (purtroppo): (..) “Ma io non scriverei mai in pubblico, nemmeno contro certi professori ordinari che detesto con tutto il cuore, le frasi della gentilissima Maradò.”(..)
    MARADOLCE risponde: chissenefrega Ctonia-noia-mortale

    lo psicolabile_OURTSAIDER scrive o meglio vomita (bip … pip …):
    (..) “buffoni, rosiconi e leccaculo(..)secchiona leccaculo”(..)
    Faccio un appello a Muratore per arginare le manifestazioni (bip … bip … bip …) di questo poveraccio, visto che peraltro, l’assenza assoluta di considerazioni utili ad un dibattito, si accompagnano unicamente all’insulto gratuito (che nulla ha a che vedere con la stimolante provocazione)e alla stomachevole scrittura sgrammaticata e sguaiata.

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