Sant’Emerenziana, scoppia una tubatura Geyser d’acqua alto più di 20 metri
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Come starebbe bene un getto del genere a Piazza San Silvestro! (A proposito! Quando ero fanciullo, il Glauco di Piazza Esedra che, come canta un vecchio ritornello, “…cor pesce ‘n mano bagna a tutte e quattro le Naiadi er deretano”, aveva un getto altissimo da gareggiare con fontane di altre capitali europee e che adesso si è ridotto a uno spruzzo insignificante in rapporto alle misure della conca e della piazza). Sai che bello vedere stranieri e ragazzi romani sguazzare nell’acqua come in una Piazza Navona d’antan. Ah, Roma mia! Città dei sogni, dell’immaginario poetico ed artistico, come ti ha ridotto una classe politica che non sarebbe stata degna di fare da palafreniere al più scaciato dei cardinali. Ma, dice, lascia stare i quadretti dei Vanvitelli & Co. (che comunque sono appesi davanti a sognanti visitatori nell’Ermitage, nel Moma, ecc.) e guarda le lapidi del Monsignor delle Strade appese ad ogni angolo del Centro Storico. Dietro i tramonti, i barconi che si dondolano sul fiume, le carrozze dorate dei nobili che attraversano piazze ancora e per sempre meravigliose e monticiani e trasteverini che si giocano, con il coltello in tasca e sotto una pergola, una foglietta, c’era mondezza, malattie e povertà. E tu rispondi: “Proprio come ai tempi di Svetonio e proprio come adesso, d’altronde!”. Soltanto che….poi lasci perdere l’oziosa discussione e, preso soltanto da rimpianti, nostalgie e invidie, sfili dalla libreria i libri su Roma della Newton & Compton e risfogli i Vanvitelli & Co…..toh! Sono così fanatico al riguardo che il tappetino del mio mouse é l’immagine, non so dire se di autore italiano o straniero, di una Piazza della Rotonda dove un Pantheon ancora con l’orecchie d’asino del Bernini domina pacioso un vivace slargo…ma guarda quante scenette!…due ragazzini che si rincorrono, uno scrivano che scrive sotto dettatura una lettera d’amore per una “minente”, due cani che si annusano, un fruttarolo che pesa i cespi di cicoria per due massaie, qualche mulo con la soma, una servente che, sullo strofinaccio acciambellato sul capo, tiene in equiibrio la conca di rame colma dell’acqua raccolta alla fontana di Della Porta, ornata dell’obelisco. (A proposito! Con tutto il rispetto per i poveri cinquecento soldati italiani massacrati a Dogali in una stupida battaglia coloniale cui è dedicato, perchè, a differenza di tutti gli altri obelischi ritti nel sole, deve stare negletto nel giardinetto della piazzetta omonima, ridotta a orinatoio dei tanti che, infelici,ivi soggiornano? Una volta, almeno, stava davanti la vecchia Stazione Termini ad accogliere, come gentile benvenuto, i viaggiatori. Io una proposta ce l’avrei. Perchè non spostarlo di nuovo, é suo destino viaggiare, nello stessa posizione del giustamente riconsegnato ai proprietari obelisco di Axum? Verrebbe data anche a lui, poverino, la funzione dei suoi più fortunati fratelli, quella di punto focale; in questo caso, acquisterebbe significato il convergere di Via di San Gregorio, Via delle Terme di Caracalla e viale Aventino di fronte al Circo Massimo. Da non trascurare anche il ripristinato dialogo, dopo la rimozione dell’axumita, di questo ago egizio con le cupole lontane di San Pietro e della Sinagoga e allo stesso tempo, inoltre, l’evocazione del più significativo elemento delle spine dei circhi, in questo caso del Circo Massimo prospiciente: l’obelisco, appunto!).
Voglio chiudere con due ultimissime considerazioni. Una è che l’immagine riprodotta sul tappetino del mouse mostra il Pronao del Pantheon chiuso da una cancellata. Chi non ricorda le discussioni al calor bianco, degne di miglior causa, su cancellata sì, cancellata no? Di questi tempi vandalici, io ero favorevole alla cancellata. Dice: “Vuoi mettere l’aspetto arioso e democratico di un Pantheon tutto spalancato?”. “Sì, vabbè? Ma se, per proteggerlo, il Colosseo è oramai al gabbio e come, che sò?, è protetta da una cancellata la Colonna di Marco Aurelio, in uno dei luoghi più controllati di Roma, perchè non deve essere protetto a sera il Pantheon, in uno dei luoghi più frequentati della “movida” capitolina? Altro che ragazzini che giocano e “minenti” a spasso!
Seconda e ultima considerazione. Erano gli anni 70, gli anni in cui, uno dopo l’altro, mettevamo su famiglia. Un mio caro amico d’infanzia ci invitò a cena per presentarci la sposina. Usciti da un ristorante, ci avviammo per una passeggiata e per continuare a raccontarci le reciproche vite. Ci ritrovammo all’improvviso a Piazza della Rotonda, la nuova amica alzò gli occhi e ci indicò un palazzo sul fianco del monumento. “Vedete? – con una voce che aveva assunto, dopo le risa e le battute precedenti per la nuova simpatia reciproca, un tono all’improvviso addolorato – Lassù all’ultimo piano sono nata io, come vi è nata mia madre e i miei nonni. Dopo tante generazioni, la proprietà ci ha dato lo sfratto. I prezzi delle case sono andati alle stelle e ci hanno chiesto uno sproposito d’affitto che non abbiamo potuto accettare”. Io che ero romano di prima generazione e vivevo benissimo a San Giovanni e per il quale Roma era soltanto il luogo delle meraviglie, compresi in quel momento il rapporto quasi carnale, materno, da Mamma Roma a voler essere patetici, di un romano vero con la sua città, con la piazza sotto casa. la semplice familiarità con la cupola alla cui ombra sei cresciuto, diventata adesso una merce senza cuore da vendere al migliore offerente, a un ladro di vite vissute da altri soltanto per il potere del suo denaro. Allo stesso modo sconsolato mi rispose il giovane portiere di notte in un albergo di Venezia quando, curioso della città, gli chiesi dove abitasse. Anche lui mi rispose che era stato sfrattato dalla casa nel campiello ed era andato ad abitare in una casa popolare di Mestre. Il palazzo romano della nuova amica, identico a se stesso anche dopo tre secoli, é rappresentato nel tappetino del mouse ma per me é il fantasma di se stesso, sia nel disegno sia quando mi capita di passarci davanti. Non c’é più una bambina affacciata lassù dalla ringhiera!
Ammazza, Se’! Tutte ‘ ste chiacchiere per ‘na condotta d’acqua che s’è rotta a Piazza Sant’Emerenziana! E se casca ‘n altro pezzo de Colosseo, che fai? Te metti a compete’ con Gregorovius?
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Sembra quasi questa
http://www.google.it/search?q=geneve+le+jet+d'eau&hl=it&tbo=u&tbm=isch&source=univ&sa=X&ei=OaUKUdi_KKrx4QTXrIHYDA&sqi=2&ved=0CEcQsAQ&biw=1536&bih=772