ANVEDI CHE PITALE …

Stedelijk+Museum+Amsterdam

sergio 43 commented on UN’ARCHITETTURA PUBBLICITARIA …

“Caro Prof, la sua lezione é dell’aprile 1977 ma a me sembra, se per esempio andiamo a riguardare la nuova ala dello Stedelijk Museum di Amsterdam, perfettamente attuale. Per fortuna é sempre vivo il caustico sentimento popolare, molto più accorto e sottile di tante intelligenze. Come i cittadini romani osservarono perplessi il “dente cariato” improvvisamente suppurato al centro della città così sembra che i cittadini olandesi abbiano subito apostrofato come “vasca da bagno” la nuova addizione che fa una figura di merda accanto alla vecchia sede del museo.

benthem crouwel

Benthem Crouwel

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2 Responses to ANVEDI CHE PITALE …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    Caro Sergio,

    mi permetto di segnalarti questo mio post su De-Architectura dedicato allo Stedelijk Museum di Amsterdam … un modello 10000:1 di un lavello da cucina
    http://www.de-architectura.com/2012/11/sullampliamento-dello-stedelijk-museum.html

  2. sergio 43 ha detto:

    Caro Ettore, ho letto il suo post e, naturalmente, anche il dibattito successivo in cui lei e Pietro hanno chiarito i temi del contendere. Alcune frasi di Lazier mi sono famigliari. Un pò tutti noi di quella vecchia generazione, specialmente se di estrazione romanocentrica (credo che Prof possa condividere) abbiamo subito l’imprinting zeviano di cui, chi più chi meno, ha cercato poi di liberarsi (un giorno di quei tempi lontani la mia famiglia ospitò un mio cugino che, studente al Politecnico di Milano, era venuto con il suo professore a seguire le necessarie lezioni su Roma. Io che, ignorante matricola, credevo che l’architettura si risolvesse solo a Valle Giulia, rimasi un po’ spiazzato nello scoprire che c’era un altro mondo, forse più fertile). Tante lezioni di storia di Zevi sono ancora importanti. Se poi tante cose che pubblicava sulla sua “L’architettura” siano polverose ne convengo (ho ancora diverse annate di quella rivista e, adesso in pensione con tanto tempo a disposizione (non venite a dirmi: tutto tempo sprecato!), a volte mi prende la curiosità di estrarre dalla libreria e risfogliare a caso antichi testi e antichi numeri. Per il maggior numero di questi ti viene da esclamare alla Eduardo: Maronna!, comm pass ‘u tiempo!). Tante architetture di questo secolo appena trascorso e di questo appena iniziato riescono certamente ad attrarmi e convincermi (vabbè! adesso non me ne viene in mente una ma dipenderà dall’ora tarda) però, con lo stillicidio quotidiano di errori e sconfitte a tutti i livelli, politici, artistici, etici, filosofici, scientifici e, per quello che ci riguarda, architettonici credo che non sia più possibile sbagliare per un malinteso orgoglio o vanità alla Frankenstein o alla “famolo strano” (forse è meglio per la salute del genere umano ricominciare a farlo “alla missionaria”: Notate che è solo una metafora!), Il fatto è che non ce lo posiamo più permettere specialmente se il rinnovamento, come per tutte le altre scienze, non è in ogni caso ancorato, non legato, al nostro passato. “Natura non facit saltus” e, meno che meno, dovrebbe farlo l’architettura che alla fine, riavvolgendo un ideale filo d’Arianna, ci riporta diritto dentro una caverna o sotto dei pali intrecciati.
    Comunque per concludere con un pensiero scherzoso mi viene da dire: ma gli autori della addizione non potevano, per esempio, ancorare il loro costruito, d’altronde pur sempre un Museo per l’arte contemporanea, all’antica tradizione delle facciate dipinte o graffite? A Roma ce ne sono ancora e anche a Praga, accanto alla Torre dell’Orologio, ne ho vista una molto bella. Quella antica forma espressiva é tornata, moderna e contemporanea (di fianco al Macro, sulle facciate mute di due prossimi palazzi, a decoro più del tetto di Odile più che del vicino condominio, fa bella mostra di se un discreto dipinto graffito). Chissà! Forse quelle lucide pareti da “lavello o vasca da bagno”, tanto lucide da poter sembrare uno spot per “Mastro Lindo”, sarebbero state più attraenti se, arricchite di fantasiosi disegni e colori come d’altronde sono stati per tanti secoli tanti monumenti, dalla grotte di Lascaux, ai templi di Osiride, al Partenone, al tempio di Giove Capitolino, alla Sainte Chapelle, ai graffiti di tanti palazzi rinascimentali, ecc. ecc. fino ai trompe l’oeil californiani. Il fatto è che, per essere moderni, non siamo più capaci di essere contemporanei come gli antichi!

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