Sergio Brenna su: IL SOR VITTORIO S’E’ INCAZZATO …
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L’abitudine dell’affidamento diretto è così radicata nel nostro Paese, che secondo me l’idea di un confronto tipo concorso non viene neppure in mente. Affidare ad un anonimo sconosciuto il proprio progetto è inconcepibile. Perchè farlo poi se con un sistema più “agile” si può scegliere l’architetto più alla moda o quello che gli assicura un iter burocratico più facile? Tanto agli italiani il contemporaneo non piace comunque…
E’ sufficiente bandire un concorso d’architettura per far si che l’Amministrazione, come dice Sergio Brenna, possa responsabilizzarsi? IL ” nuovo ” PRG di Roma prevede in qualche sua parte che, ricorrendo a un concorso di progettazione, il privato proponente riceva in cambio una maggiore cubatura. Non mi sembra un ” virtuosismo” anche se, per la verità, non ho notizia se qualche ” mecenate” (sic) sia ricorso mai a questa possibilità. E’ forse responsabile eccedere in cubatura e in consumo di suolo? Ora io non so se sia vera la storia di Feltrinelli j che si perde in un hotel internazionale sedotto dai due HeM. E’ solo questo il problema?.Cambiando architetto su concorso cosa cambierebbe? Basterebbe a risolvere il problema di assicurare alla comunità, ai cittadini, modalità e potere affinché l’interesse privato sulla città non venga mediato dall’Amministrazione a vantaggio esclusivo dei proponenti (come sembra invece auspicare la norma del citato piano del Veltroni)?.
Partire, come fa il professor Brenna dalla particolare simpatia con cui si guarda agli “ scatoloni” di o alle sue classifiche di “ architetture urbane mancate” non risolve certo il problema che quel progetto pone. Mi pare che quel progetto rientri ( aldilà del proprio esito edilizio) in quella sfacciataggine ( privata/pubblica), propria alla forma del comando del mondo finanziario, che interviene, anche attraverso nuove definizioni spaziali, sulle nostre stesse vite quale unico antidoto per sopravvivere alla stessa crisi che ha provocato. Per farlo ha bisogno, infatti, di rendere tutto il territorio immediatamente produttivo; a partire dall’eliminazione di ogni spazio pubblico. E a questo punto il discorso si complica maledettamente. Come riconquistare lo spazio pubblico quale luogo del riconoscersi della medesima comunità e della decisone?