“Simpatica, mordace gag cessaiola, grazie dell’immagine-post, Granata. Il mio amico Enzo Biffi Gentili, nel suo raffinato MIAAO di Torino, ne ha fatto però di migliori e più incisivi.
La tesi di fondo giocosa (ma non tanto) potrebbe essere questa: c’è una colonna fecale che collega i vari piani condominiali-sustanziali dell’edificio dell’arte del ‘900. Orinatoi, vespasiani, latrine, cessi sono cioè luoghi-cult della cult-ura della (penultima) modernità.
Non esagero, sentite questa: “Per ottenere uno stile corrispondente alla bruttezza e alla crudeltà dei miei modelli umani, ho copiato il folklore degli orinatoi, che mi sembrava l’espressione più immediata, la traduzione più diretta dei sentimenti forti. E così ho fatto riguardo ai disegni, che ho preso in prestito dai bambini per la loro sincerità. Mi sono creato così quello stile incisivo, quel disegno in punta di coltello, di cui avevo bisogno”, dichiarò George Grosz nel 1946, ripensando al clima fecale del primo dopoguerra. A quella borghesia famelica della Germania di Weimar che l’artista odiava.
E, a pensarci e penarci bene, senza quell’odore di latrina pubblica e di orinatoi privati delle case di tolleranza non ci sarebbero proprio i miasmi cromatici che emanano dell’espressionismo tutto e tutor oggi.
Per non parlare dell’assoluto orinatoio-fontana di Duchamp: una porcellona-cenerentola industriale-seriale che, baciata dal Principe anarchico francese, diventò in America porcellana-regina dell’arte dell’altro mondo. E che mondo, mondo crudele! Porcellana più preziosa di un raffinato biscuit del ‘700 di Carlo di Borbone europeo. Il re di Napoli che (pare, e dispari) promise, solennemente e assolutisticamente: “trasformerò tutta Napoli in porcellana”.
Ciò non avvenne, per mancanza di tempo e di uomini d’azione. Destino cinico e baro, oltre che di bar, a Napoli! Tanto che molto e mota tempo dopo, il buon Boccioni, nell’Italia in guerra del 1916, invitò i pittori localisti spartenopei a non sciacquare più i pennelli nella “vuota curva” del divino golfo-bidet di Napoli. (Ma tanti e tali furono gli ingiuri e le maldicenza dei pitto-iettatori locali che il poverino morì dopo poco tempo aver letto quel manifesto!)
Da parte mia, coraggiosamente e fornito di adeguati corni, agli e fravagli, quale modesto cultore della materia solida e liquida qui trattata e archiwuòcciatta, nel 1998 omaggiai l’allora in auge “Rinascimento napoletano” di un mio volenteroso “Souvenir del Naples” (tecnica mista: vaso orinale originale terraglia Milano ‘800 marcato “S.C. Richard 213” con soprastante golfo di Napoli con Vesuvio merdante d’autore fine art ‘900. Cottura a 3000 C° cerebrali vesuviani, nda). Senza apprezzati ed apprezzabili risultati, anzi! Sempre e solo augelli senza zucchero per me. Alias: cazzi amari!
Cari muratorini della parrocchietta, vi allego il mio datato souvenir con devozione, ora per allora. Tanto, la situazione in loco non è molto cambiata. La consegna ufficiale, ricordo, fu pubblica e da manuale, … ma ve la scriverò un’altra volta. Ora devo andare perché si sa: oggi e sempre “ripartenza”, e non spartenza!
Saluti,”
Eldorado





Chissa’ se Eldorado conosce questo bel film che sta nella mia vecchia collezione di whs fuoriorario.
http://www.berlinale.de/en/archiv/jahresarchive/2011/02_programm_2011/02_Filmdatenblatt_2011_20116861.php
Nella Praga della fine della guerra fredda un compratore ripercorre le vicissitudini del porcellanofilo barone von Utz, appena morto, sulle tracce della sua preziosa collezione di figurine di Messien
ceramiche non proprio paesane…
http://www.google.fi/search?oe=utf-8&rls=org.mozilla:fi:official&client=firefox-a&um=1&ie=UTF-8&hl=fi&tbm=isch&source=og&sa=N&tab=wi&ei=mdGkULvlIcSF4ATJiYGQCw&q=messien%20porcellane&orq=messien++porcellane&biw=1152&bih=735&sei=q9GkUIjvIOz14QSPtYG4DQ