“Siamo “provinciali” e lo resteremo chissà per quanto !” …

memmo54 commented: …

“Niente da fare ! Non c’è verso ! Siamo “provinciali” e lo resteremo chissà per quanto !
Non me ne vogliate: sono sicuro, come voi, che queste architettura siano ammirabili;
tuttavia Alessandro Antonelli con le stesse voltine di mattoni in foglio realizzava i sei ordini di solai nelle case a pigione della Vanchiglia così come nelle ville e negli ospedali od altri edifici civili; ed organizzava rez de chaussée per “punti” liberi da muri (… solo con snelli maschi murari ed archi e colonne a rendere più flessibile il piano. Con tale semplicità, evidenza, chiarezza e coerenza da sembrare oggi irragiungibili; così attuali da far apparire i pilotis una tarda rimasticatura di cose già viste.
Tutto senza tradire, di una sola virgola, il modello tramandato dalla tradizione.
Alcune di quelle mirabili costruzioni testimoniano ancora, 170 anni dopo come fosse tecnicamente ed organizzativamente efficace…e forse irragiungibile.
Tuttavia siamo portati alle curiosità, è difficile oggi come ieri non interessarsi al al diverso allo strano; a scoprire la “volta alla catalana” , le divagazioni personali e decorative di altri lidi, anche prossimi, piuttosto che rinverdire la lezione concreta immediatamente verificabile di un artefice della nostra terra.
Il solito complesso di inadeguatezza ed inferiorità che, da secolo ormai, ci trasciniamo dietro ?
Tradizione od abilità di un qualsivoglia straniero fanno, decisamnte, premio del discorso rigoroso di “uno di noi”.
Vedremo perciò tutte le mirabili realizzazioni di costoro, da qualunque latitudine provengano, dal gelo del circolo polare artico o dai tropici assolati ma poco si dirà di un conterraneo di Cavour, o di Pavese o Fenoglio.
Così va il mondo; o perlomeno andava nel nel secolo XXI ed è difficile, per tutti, anche per i più attrezzati, sottrarsene.
Saluto”

………….

gent.mo Memmo 54 …

siamo perfettamente d’accordo con lei …

e visto che la cosa ci interessa parecchio …

perché non ci manda un po’ di materiale …

sulle “irrangiungibili” architetture …

del maestro piemontese? …

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8 Responses to “Siamo “provinciali” e lo resteremo chissà per quanto !” …

  1. Giulio Pascali ha detto:

    Segnalo a questo punto la fantastica “fetta di polenta antonelliana” risultato di un incredibile connubio tra: una scommessa, una spinta speculativa (quella di trarre il massimo profitto da un terreno) e la malcelata superbia dell’architetto (in questo caso mosso più dalla voontà di dimostrare la sua superiore capacità, che di realizzare una forma classica ed equilibrata).
    La cito senza polemica, anche perchè ammiro Antonelli, anche perchè quando è servito non ha disdegnato l’uso di tecnologie innovative.
    Solo per ricordare che i maestri di un tempo, si facevano molte meno seghe mentali di quante ce ne facciamo noi.

    La Fetta di Polenta Antonelliana

  2. Giulio Pascali ha detto:

    ah, tra l’altro la fetta di polenta è tappa fissa delle guide turistiche del museo del cinema (leggi mole antonelliana) che quando salgono in cima alla guglia non mancano di indicare la curiosa costruzione ai turisti, raccontando la storia della scommessa.
    Insomma in nostro amato, purtroppo alla fine resta famoso per un edificio incompiuto (la mole, che per mancanza di fondi restò incompiuta per lungo tempo) e una fetta di polenta.

  3. filippo de dominicis ha detto:

    Tra l’altro Antonelli é stato un eccezionale architetto della città: a Novara non solo la cupola di San Gaudenzio (che tra l’altro ha un fantastico campanile seicentesco a forma di faro, di un semisconosciuto almeno per me architetto romano, Benedetto Alfieri http://it.wikipedia.org/wiki/File:Novara-Campanile_Benedetto_Alfieri-DSCF0941.JPG) e Casa Bossi, ma la sistemazione della piazza lungo il fianco del duomo, e l’incontro tra il colonnato antonelliano e il sottoportico voltato preesistente!!!

  4. filippo de dominicis ha detto:


    si intravede l’angolo, con la colonna corinzia inserita sotto la volta…

  5. Giovanni Duranti ha detto:

    Benedetto Alfieri è un colosso, l’autore del Regio di Torino, lo zio di Vittorio…

  6. ELDORADO ha detto:

    “… Insomma: in nostro amato Antonelli, purtroppo, alla fine, resta famoso per un edificio incompiuto (la mole, che per mancanza di fondi restò incompiuta per lungo tempo) e una fetta di polenta….” scrive Pascali. Ma in questo fascino dell’incompiuto non tralascerei di includere la grande chiesa cattedrale di Castellamonte, bella cittadina della ceramica artistico-industriale non lontano da Ivrea …

    Ne ho un ricordo lontano … ma vivissimo: di questo tempio fantasticamente sovradimensionato riuscirono i “paesani”, con le loro povere risorse, a realizzare solo buona parte delle mura perimetrali, tutte fatte in mattoni dell’argilla del luogo (che è molto rossa per via del ferro che la nutre) e di pietre del luogo, mi pare di ricordare stamani, .. ciottoli di fiume… . Un insieme molto suggestivo ed evocativo, fiabesco … ora adibito a incontaminata piazza … luogo dell’architettura alla radice, in potenza.

    Qui un vivacissimo e curioso piccolo uomo del Sud, trapiantato da ragazzo a Castellamonte, MIleti, riusci a farsi amare come cittadino esemplare di Cartellamonte: fu indimenticato organizzatore ogni anno, per molti anni, in quello spazio antonelliano d’agosto, ov’era dolce ripararsi dal sole, incontri della ceramica e cultura materiale creativa. In quello spazio d’autore popolare son successe molte cose importanti e “provinciali” … come la mostra di frammenti di Alfonso Leoni di Faenza, un artista caro agli dei e per questo, come del resto il buon Mileti, prematuramente scomparso … ahiloro!!

    Meno male che a noi gli dei nun ce pensano proprio: ce schif-ano, pecché siamo mediocri: per cient’anni ancora!!!
    Besos, Eldorado

  7. sergio 43 ha detto:

    E alla cupola di San Gaudenzio di Novara si ispirò Aldo Rossi per disegnare il coperchio della sua caffettiera “La Cupola”, evoluzione più economica de “La “Conica”. Un bello spirito disse che, come le volute d’incenso si alzavano dalla volta della Basilica, allo stesso modo da quel profilo il profumo dell’infuso si spargeva dopo la bollitura. Eh!, quando si dice: “Dalla tazzina di caffè alla Città”!

  8. memmo54 ha detto:

    Antonelli è stato così poco apprezzato che In rete non si trova molto. Perlomeno io non ho trovato molto : qualche opuscolo turistico con foto dell’apparecchio murario della volta di S. Gaudenzio, qualche bella foto di vari esterni, brevi video stregati dalla bellezza in decadenza come a casa Bossi.
    Dimenticato e rimosso dal pantheon della vulgata al punto che alcune opere sono state allegramente demolite o selvaggiamente ristrutturate negli anni 50 e 60 senza che uno straccio di sovrintendente abbia battuto ciglio; non come succede oggidì quand’anche un’efferata sciocchezza come il Corviale ha i suoi numi tutelari.
    Per farsi un’idea più approfondita bisogna accedere ad un testo, importante, come quello di F. Rosso del 1989 che raccoglie molto materiale dell’archivio di Antonelli, per di più sobriamente commentato.
    Oltre al “romanzo” della Mole e di S. Gaudenzio, l’archivio propone una buona quantità di “opere minori” in cui si rintraccia tutto l’ingegno e la compostezza di cui era capace il nostro.
    Piante e sezioni ( ..“spaccati”…) decisive per capire come intendesse l’ossatura muraria portante; per valutare la familiarità conseguita con i materiali a disposizione. Alzati perfettamente coerenti con l’assunto e con la vasta esperienza sedimentata come professore d’ornato. Dettagli accurati, mai fantasiosi, come i triglifi della trabeazione che si protendono oltre il filo della facciata a costituire mensole sagomate per i balconi ( “casa delle colonne”) ; varietà ed articolazione tali per cui una palazzata “speculativa” di 70 metri può non essere percepita come ignobile casermone.
    Giustamente sono evidenziate le realizzazioni più ardite o bizzarre ma ciò che si più si apprezza è lo sforzo e l’attenzione per le situazioni meno promettenti come quelle dell’edilizia corrente dove avrebbe potuto tranquillamente erigere muraglie a supporto dei solai lignei senza turbare il sonno di alcuno; in cui invece è profusa la stessa tecnica, la stesa prassi, la stessa efficacia.
    Irraggiungibile, “irrangiungibile”, perché ciò che è stato fatto con mattoni e malta, pietra con qualche tirante in ferro (…come ai tempi di Brunelleschi …) non è più, nemmeno lontanamente, pensabile nell’odierno processo costruttivo che il meglio lo enuncia e promette più sulla carta o nei calcoli che nei fatti.
    Materiali sperimentati, esecuzione rigorosa e regola hanno fatto, e fanno ancora, la differenza: maestranze scrupolose e determinate hanno permesso a sottili diaframmi ,di comunissima terra impastata, di coprire senza timore vaste estensioni; assecondando il principio fondativo ed imperituro dell’arte edificatoria: fare il massimo con il minimo: di disegno… di materiali… di peso… di trasporti…. di risorse… infine.
    Vera e propria architettura civile.
    Saluto
    P.S.:
    Ben volentieri passerei qualche ora felice accanto allo scanner per inviare materiale tratto dal libro ma la dicitura “Tutti i diritti riservati” mi vieta tale svago.
    Bisognerà confidare sugli enfants du pays che, immagino, abbiano rilevato, studiato e prodotto a sufficienza in questi anni; a meno che preferiscano tenerlo da parte attendendo tempi migliori o ne abbiano tratto, essi stessi, un’idea sottostimata e macchiata di megalomania e superbia.
    Antonelli non era un superuomo, o perlomeno non sospettava di esserlo; talmente inserito nel suo contesto civile che s’interessava, allo stesso modo, anche delle vigne…

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