ALLA RICERCA DEL CORVIALE PERDUTO …

Pietro Pagliardini commented on ARIECCO ER SERPENTONE …

“Lascio qui il commento che ho lasciato nel mio blog al post di E.M. Mazzola su questo convegno, e sono stato molto più blando del professore ma anche più sconsolato e sfiduciato, non per il Corviale in se stesso, che tanto non gli cambierà niente, come al solito, ma per questo povero paese ormai istituzionalizzato e ingessato in vecchi riti su cui però molti ci campano:

“Io ho l’impressione che con tutto quel parterre di nomi tutti molto “istituzionali” ci sia la caccia a qualche progetto di finanziamento per qualche istituto, qualche carriera da sistemare, qualche pubblicazione da fare, qualche fasto da rinnovare, qualche nome cui dare un po’ dello smalto perduto.
Si dice che soldi non ve ne siano in giro, ed è vero, ma di “progetti” assurdi da finanziare ogni tanto qualcuno ne scappa fuori. Un bel convegno, un po’ di pubblicità, un caso di “rinascita” a valenza nazionale, da cosa nasce cosa.
Questa, da noi, si chiama “ricerca”.

Pietro

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Pietro Pagliardini commented on ARIECCO ER SERPENTONE …

“Scusi prof. ho dimenticato una cosa essenziale, ma sa, sono qui a combattere con la formulazione di una proposta di compenso per un lavoro (non un preventivo a gara che quelli nemmeno mi ci perdo) e non si sa come fare: sarà troppo, sarà troppo poco, ci rimetterò, farò la figura dell’ingordo che non si rende conto dei tempi che corrono, farò al figura del morto di fame disposto a tutto, chiedo di più per avere il giusto oppure chiedo il giusto e di lì non mi muovo, salvo calare le braghe per poi prenderlo, e poi qual è il giusto in questo momento?
Come vede questioni molto poco culturali ma vede, questi geni dei tecnici hanno sì abolito le tariffe, che già erano abolite, ma poi hanno scritto i nuovi parametri che non sono tariffe, no, tariffe no, però ci sono e sono più alte di quelle di prima, salvo riduzioni da parte del giudice fino al 60%, e allora uno come fa a non tenerne conto? Se domani si litiga, non sia mai, quelle valgono. Quindi bisogna fare i conti con: il mercato che non esiste, trovare il dosaggio con i parametri, le aspettative giuste del cliente, i costi effettivi da sostenere, la necessità di guadagnarci qualcosa (vergogna, vuoi anche guadagnare?) e lavorare pensando solo al lavoro e non a quanto perdi. Insomma un rompicapo forse più difficile del lavoro stesso.

Ma al solito ho divagato, e ho rischiato di dimenticare ancora di ringraziarla, non per Nikos, non per Mazzola ma per il suo equilibrio nell’affrontare i problemi, anche quando non si è d’accordo.”
Pietro

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2 Responses to ALLA RICERCA DEL CORVIALE PERDUTO …

  1. stefano nicita ha detto:

    a proposito di Corviale, l’opinione di Paolo Conti sul Corriere, ovvero quando il buon senso comune di un non architetto rimette le cose in una prospettiva più vicina alla realtà http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_ottobre_29/editoriale-corviale-slogan-forum-2112463922436.shtml

  2. Pietro Pagliardini ha detto:

    stefano nicita suoni le sue trombe che io suonerò le nostre campane:
    http://www.archdaily.com/220448/robin-hood-gardens-to-be-demolished/

    Evidentemente il ragionevole giornalista ha ragione: il Corviale da abbattere è uno slogan, ma perchè è slogan qualsiasi iniziativa in Italia, visto che non si fa mai niente. Non c’è mica da andarne fieri!

    E il fatto che ci vivano 8.000 romani è un incentivo alla demolizione: più ce ne vivono e più sarebbe importante demolirlo. Mi sembra chiaro. Ammettendo ovviamente che ci si viva piuttosto male.
    Se ci si vive bene, allora, coraggio, facciamone qualcun altro. C’è già la matrice. Sconto sul progetto.
    Con l’aggiunta di un tetto verde, qualche pannello fotovoltaico, i vasi da fiori, fiori compresi, compresi nell’appalto alle finestre e un po’ di verde verticale, è anche di moda e sostenibile. E’ capace che sia anche a chilometro zero e c’abbia la filiera corta, poi se è vero che blocca il ponentino, allora bisogna metterci le pale eoliche e in più lo certificheranno in classe AA+++ come le lavatrici per il risparmio dell’acqua. Infatti potranno raccogliere quella che piove dalla copertura e e riusarla per innaffiare e tirare la sciacquone
    Saluti
    Pietro

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