PIANO O NON PIANO … QUEL COSO FA VERAMENTE SCHIFO …

ettore maria mazzola commented on AQUILA … UN OSCAR PER IL PRITZKER … DISGUSTOSI …

“io inizierei col cercare di capire come mai, nonostante la necessità di ricostruire le case dei centri che la gente reclama a gran voce, si sia data questa precedenza. Poi magari mi chiederei come mai, un’opera del genere si sia dovuta realizzare con meteriali provenienti del Trentino non aiutando minimamente alla ripresa economica dell’artigianato e della produzione locale. Poi chiuderei con un po’ di cenere sul capo degli ipocriti che sono andati a fare discorsi demagogici e patetici miranti solo a far scena.
L’ipocrisia non ha limiti
PS
Piano o non Piano, l’edificio è davvero un cazzoto in un occhio a quella terra martoriata

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14 Responses to PIANO O NON PIANO … QUEL COSO FA VERAMENTE SCHIFO …

  1. Matteo Tusa ha detto:

    Concordo! Promuoverei una procedura per una sanzione disciplinare, possibilmente la “radiazione” con strappo del diploma di laurea!

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    quanto meno!

  3. francesco s. ha detto:

    Quando il governo Berlusconi decise di ricostruire l’Aquilia in realtà csostrui tutti e tre le ” domande ” che si pone EMM compresa quella relativa all’iprocrisia.

  4. stefano nicita ha detto:

    Evviva l’italia in cui critichiamo tutto e tutti (la critica è libera e sacrosanta ovviamente!!), forse per non guardare la tristezza e desolazione del panorama architettonico, soprattutto quello degli edifici pubblici (con pochissime eccezioni). Visto che sono malato di esterofilia (anche se cerco l’architettura italiana), beccatevi questo!! http://www.archdaily.com/254446/wolfe-center-for-the-arts-snohetta-2/

  5. Biz ha detto:

    No, mi pare che si stia esagerando. Può non piacere, ma sto notando che il discorso che ha fatto Renzo Piano basti per rispondere – bene – agli interrogativi di Ettore. Un regalo del Trentino con i suoi materiali (legno ecc,.) … e perchè no? E poi, chi ha detto che gli aquilani hanno solo bisogno di case e centri commerciali e non anche di musica dal vivo? Forse esistono solo le esigenze primarie, per gli uomini?

    Poi, scusate se sono all’antica, ma penso che per giudicare se un intervento architettonico sia bello bisogna andare sul posto. Si può dare qualche impressione provvisoria, dalle foto e dai disegni. Mi pare comunque un edificio di gran lunga migliore degli edifici che si vedono spuntare in Italia da 30 anni a questa parte. Può fare pure schifo. Però, insomma, non esageriamo, dai

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Caro Biz,
      penso che le esigenze primarie siano la CASA, che la gente d’Abruzzo reclama a gran voce, poi si può pensare a tutto il resto. Penso che gli unici a potersi esprimere sulle “esigenze primarie” sino solo e soltanto loro, quei terremotati che Berlusconi e i cosiddetti “furbetti del quartierino” hanno preso per i fondelli e si son rifiutati di ascoltare.
      Il giorno del G8 io ero con un mio collega della Notre Dame e un ingegnere locale a San Gregorio, su invito del comitato per la ricostruzione di quel borgo, comitato che si era autofinanziato per riuscire a fare le opere minime per poter ricominciare a vivere, e che si era visto sbattere la porta in faccia (per ragioni di appartenenza politica di alcuni membri) ogni qualvolta avesse fatto una richiesta! … Era luglio, e mentre si spendevano soldi per le New Towns e la sicurezza della Zona Rossa, e sulle montagne abruzzesi si leggeva la scritta “yes we camp!”, a San Gregorio si sentiva ancora scorrere l’acqua dalle tubature degli acquedotti che, da quel maledetto giorno di aprile nessuno s’era preso la briga di bloccare!
      Lì, nella tendopoli, quella gente meravigliosa ci ha raccontato cose che, come si dice, voi umani non potete immaginare, quella gente così dignitosa s’è perfino presa la briga di prepararci un pranzo, scusandosi per il servizio!
      Ora penso che sia il caso di fare qualche riflessione, a partire dal presunto regalo trentino … La domanda sorge spontanea pensando al fatto che alcuni “bioarchitetti” trentini e alcune aziende produttrici di legname di quella regione si sono accaparrati alcune ricostruzioni a partire da Onna.
      Chissà come mai la cosa mi ricorda quel “regalo” delle orribili vetrate ai Mercati Traianei, fatto da un’azienda produttrice di impianti di aria condizionata che, avendo creato la mutazione delle condizioni microclimatiche, con tanto di crollo di frammenti delle volte dell’aula centrale, ha poi costretto a pensare all’installazione di un impianto di climatizzazione.
      Quanto alle risposte presunte che Piano avrebbe dato, io preferisco invece chiedere a tutti di aiutarmi a ricordare alcune cose che mi sfuggono:
      Dov’era questo signore quando noi a gran voce ci opponevamo (con i pochissimi mezzi a disposizione visto che i giornali sotto controllo ci negavano gli spazi) alle New Towns?
      Quand’è che, a quell’epoca il signor Piano è andato ad attaccare le scelte del governo Berlusconi??
      Per quello che mi ricordo, tutti questi architetti e politici che oggi fanno demagogia, a quell’epoca non hanno speso una parola contro il “duce” del momento … hai visto mai che poteva essere utile ingraziarselo???
      Questa io la chiamo come minimo ipocrisia, e mi fa davvero schifo.
      Lo stesso Napolitano, avrebbe fatto bene a puntare i piedi a quell’epoca, e non ora! Che senso ha aver speso tanti soldi per delle New Towns che nessuno vuole, e per un teatro orribile che, a parte la bellezza della musica che potrà ascoltarsi al suo interno, con le sue discutibili facciate sembra voler essere un monumento ad un incompetente musicista che strimpella un’orribile frastuono a disturbo della millenaria melodia di quei luoghi?

      • Biz ha detto:

        Mi pare che i piani non debbano essere confusi. L’impostazione gnù taun fu un errore, certo. Napolitano che poteva fare, scavalcare le prerogative dell’esecutivo, ammesso che avesse avuto la possibilità di accorgersene, d’esserne certo prima del senno di poi? Ma comunque, che c’entra con Piano?
        Lo stesso Piano – probabilmente in altre faccende affaccendato per fare il donchisciotte contro l’impostazione berlusconiana della ricostruzione abruzzesse – che colpa ne aveva?
        Insomma, questa è solo una cosina: soldi della regione Trentino per costruire un piccolo auditorium progettato da Renzo Piano (criticabile fin che vuoi … ma in tutto il mondo è stimato, una garanzia, in genere mette d’accordo tutti tranne noi rissosi e forse un po’ invidiosi “addetti ai lavori”). Piccolo auditorium, un po’ jeje, un giochino – ma è anche una costruzione provvisoria. Lo sappiamo, in Italia il provvisorio diventa spesso quasi permanente, ma di nuovo, Piano che cacchio c’entra?
        Ora, non è che voglia fare l’avvocato difensore di Renzo Piano, è solo che mi pare un approccio sbagliato deprecare così questa cosa, quando in Italia le cose vanno come vanno. Molto peggio di così, in genere.

    • Antonio C. ha detto:

      Magari vi piace di più questo: http://www.museodelviolino.org/auditorium.html

  6. Simone ha detto:

    Napolitano “non poteva scavalcare le prerogative dell’esecutivo”?
    Ma se passa la vita a parlare e sparlare di tutto, peggio di Scalfaro e Cossiga messi insieme?
    E quando si fece il governo da solo (circa un anno fa), lì non scavalcò, aggirò direttamente.
    E comunque son 7 milioni di euro della regione trentino, cioè delle tasche nostre che gli ripianiamo i bilanci. 7 milioni! I giapponesi ne hanno fatto uno provvisorio da 700mq al costo di 600 MILA euro. A Fukushima? No no…a L’Aquila! :D

    • Biz ha detto:

      Ecco, capire che ne è stato dell’auditorium provvisorio di Ban sarebbe interessante. Ho cercato su internet ma non viene fuori granchè. Enigmatica l’utima frase di questo articolo di “Abruzzo Web” :
      “Si spera che i tempi per far entrare in funzione l’auditorium del Parco saranno più brevi di quelli della struttura del conservatorio “A. Casella”, progettata dall’architetto giapponese Shigeru Ban, inaugurata a maggio 2011, ultimata per l’utilizzo definitivo a gennaio 2012, e rimasta chiusa fino alla fine di settembre, quando ha ospitato un evento editoriale.”
      http://www.abruzzoweb.it/contenuti/auditorium-laquila-in-funzione-solo-tra-qualche-settimana/494706-302/

  7. Pietro Pagliardini ha detto:

    La casa è certamente la priorità. Troppo facile dire che occorrono i servizi quando uno sta al calduccio e al riparo nella sua abitazione. A L’Aquila nevica d’inverno. Quando si giudica su queste calamità credo che la prima cosa da fare debba essere mettersi nei panni di chi le ha subite e pensare: ma se io fossi nei loro panni, cosa vorrei per me e i miei figli? Difficile non pensare alla casa. Poi c’è l’Emilia dove, a giudicare dai media, hanno pensato alle fabbriche, che garantisce loro il futuro. Però dell’Emilia, a parte i concerti e i soliti servizi stereotipi di colore dei TG, si sa troppo poco. Napolitano, Monti e Casini occupano tutti gli spazi.
    Comunque il problema della ricostruzione del centro è tutto nelle mani degli aquilani e del comune, dato che i soldi ci sono ma….non si mettono d’accordo su come farla. Non è una mia invenzione, l’ha detto il sindaco de L’Aquila tempo fa. Ci sono le procedure, le norme, le leggi, le idee diverse, la burocrazia, lo smaltimento dei “rifiuti”, insomma, i soliti problemi italiani.
    Poi può anche essere che l’aver costruito case definitive e sicure fuori del centro abbia un po’ diminuito la tensione a far rivivere la città. Questa invece è una mia ipotesi.
    Saluti
    Pietro

    • Biz ha detto:

      La casa è una priorità, non c’è dubbio. Ma sono passati 3 anni e mezzo, cribbio. Immagino che gli aquilani non abbiano più lo stesso tetto e rischino, grazie alla geniale azione del governo Berlusconi e delle sue cazzo di new town, di perdere per sempre la città vecchia. Ma non immagino che abbiano problemi di beccarsi la neve in testa. Ma magari mi sbaglio, la realtà supera sempre la fantasia

  8. memmo54 ha detto:

    Gli abitanti dell’Aquila vorrebbero, a quanto sembra , ricostruire la propria città: una città di pietra come non è infrequente incontrane in Italia.
    Per tanti motivi ovviamente; forse il principale è quello sentimentale che da sempre sfugge agli architetti.
    Ricostruire, per filo e per segno, ciò che era: il proprio “paesaggio” urbano. Per ricordare e riaffermare ciò che sono stati; ciò che furono gli antenati; ciò che saranno, con l’aiuto di Dio, le future generazioni.
    Salvare dal tempo e dalla sventura ciò che l’uomo ha creato.
    Questo scadente sentimentalismo deve aver devastato le meningi dei trentini che hanno pensato bene di reagire offrendo in dono qualcosa di cui nessun montanaro d’abruzzo, cassintegrato d’abruzzo, commerciante d’abruzzo, e perfino musicista d’abruzzo, aveva mai sentito l’esigenza:
    Un auditorium di legno eretto sulle rovine di una vita !
    Di semplici forme , per non dare nell’occhio e ma di coloratissimo aspetto (… dicasi ben ventuno colorazioni diverse di legno sì da fare invidia al più attrezzato astuccio delle scuole primarie !….) ed opportunamente ruotato intorno ad uno spigolo affinchè non si riscontrasse la minima e pericolosa concessione al deja vù.
    Lignea come le baracche già realizzate: una baracca come le altre ?
    Forse anche peggio perché non è neppure dritta; le piogge e la neve, il gelo infine, vi scorreranno indisturbate per sei mesi l’anno.
    I risultati si possono facilmente immaginare ma di sicuro nessun reporter andrà l’anno prossimo a fotografarne lo scempio.
    Alla fine null’altro che una sofisticata edizione del cavallo di troia: una beffa !
    Come quella dei poveri indiani affamati cui veniva distribuita carne in scatola recante l’effige dell’animale sacro: “santini “ in luogo di cibo .
    Santini di modernità e design per acquietare le coscienze.
    Leggero sedativo o stupefacente vero e proprio ?
    Saluto

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