LE OPERE DEI MAESTRI … NON SI CRITICANO … SI APPLAUDONO …

AUDITORIUM DEL PARCO, RENZO PIANO:…

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6 Responses to LE OPERE DEI MAESTRI … NON SI CRITICANO … SI APPLAUDONO …

  1. Arch.Matteo Tusa ha detto:

    triste doversi vergognare di fare l’architetto vedendo queste “cose”, ma tant’ !

    • Pi ha detto:

      Veramente per vergognarsi basta molto meno, siamo letteralmente sommersi da validissime motivazioni di vergogna, senza scomodare Piano.

  2. salvatore digennaro ha detto:

    CLAP…CLAP…CLAP…CLAP…

  3. ctonia ha detto:

    Vorrei chiedere agli amici di Archiwatch se hanno mai realizzato qualcosa su suolo italiano. Se si, non possono non riconoscere almeno un merito banalmente tecnico-operativo al progettista dell’auditorium di cui sopra. Tutto il resto, i cortigiani toscani, la fuffa mediatica, il buonismo che cola a quintali etc etc, chi se ne importa. Non ho mai amato le architetture di Piano, ma occorre non dimenticare che ormai quello che ci piace o non ci piace è un livello di “ragionamento” totalmente inutile, per quanto divertente, lo ammetto.
    Torniamo dietro la cinepresa, a studiare il come e il perché del nostro lavoro. Lasciamo agli storici e ai critici di professione di vergare acuti saggi sulla proiezione del film.
    saluti
    c

  4. ettore maria mazzola ha detto:

    l’ipocrisia non ha limiti!

  5. sergio 43 ha detto:

    La prossima volta, tra qualche giorno, che passo sul viadotto della A24-Roma/L’Aquila mi voglio fermare, sperando ci sia un’area di sosta abbastanza panoramica da inquadrare il nuovo Auditorium. Se mi riesce ne faccio una foto e ve la mando. Sarà interessante vedere, se sarà possibile, la coabitazione tra un centro storico, al momento vivo solo nella memoria, e questa architettura “contemporanea”. Può darsi che si possa convenire che il risultato è corente con la storia del capoluogo abruzzese. Non per niente la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, scossa anche lei da perodici terremoti, ha una facciata altrettanto e vistosamente decorativa. E qui può finire il discorso su di un’opera che dovrebbe generosamente sopperire alla presente e, si spera, temporanea inagibilità di altre locali strutture per lo spettaccolo (così nelle intenzioni progettuali; che poi possa una struttura in legno rimanere per sempre, dimostra ad abundantiam la costante discrasia tra l’onesto parere tecnico del progettista e la vacuità del politico locale che si rifà, senza senso del ridicolo, alla “temporanea” torre parigina costruita da Eiffel). Voglio chiudere con la mancanza di eleganza, perfino del Presidente della Repubblica, sulla questione della rapidissima costruzione di alloggi successiva al terremoto che dette un tetto a molte famiglie che erano state ricoverate nelle tendopoli. Posso capire, che la lotta politica, specialmente in un Paese che ha appena festeggiato il centocinquantenario di una retorica e inefficace unità, riesca a svolgersi pure sulla testa di sfortunatissime popolazioni ma che per fare questo si introducano, in tali momenti di emergenza, assurde e peregrine discussioni sulle categorie dell’architettura e dell’urbanistica (per non parlare, en passant, sulle distinzioni razzistiche tra le efficienti popolazioni del Nord e le ignave popolazioni del Sud) mi fa dire che ce lo meritiamo lo Spread. Come dice l’Ecclesiaste: “Per ogni cosa c’è il suo momento”. Dopo il momento della generosa emergenza adesso è il momento di intelligentemente ricostruire (com’era e dov’era? su questo, non c’è da sbagliare, ci scanneremo ancora!), sperando che il tempo sia stato ben usato da chi, se ci sono, aveva incarichi e responsabilità per i necessari rilievi e misurazioni prima di una corretta e scientifica ricostruzione del capoluogo. Lasciamolo dire alle iene dei politici ma, per carità di Patria, non andiamo dietro a chi dice che finora siamo stati capaci di fare solo cazzate altrimenti non potremo recuperare, tutti insieme, le risorse morali, oltre che economiche, perchè L’Aquila voli ancora.

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