Mostra dell’ENAPI – Pavimento e pisatrelle di ceramica
“Uah!!, Capogrossi, … e di seguito, per me riflesso condizionato o congiuntivo: Vietri, anni cinquanta, ceramica Pinto, don Rafele, .. l’Enapi, … l’artindustria, gli artefici, l’arteficio … un tutt’uno nell’architettura e nella decorazione.
Alamarcord domenicale: la compianta Enapi (Ente Nazionale Artigianato e Piccole Industrie) fu rottamata a seguito del passaggio delle tematiche dell’artigianato dallo Stato alle Regioni. Feci in tempo a conoscerli, a Roma, quelli dell’Enapi: c’era un gentilissima signora che si chiamava Paola Frattani, figlia d’arte. Pubblicò tutta la mia Scuola-laboratorio a Napoli-Traiano, la mia tesi di laurea, in un numero monografico del bollettino ENAPI, 1975, …. fu la mia prima pubblicazione … chissà che fine ha fatto quella rivista …; poi l’ente fu sciolto, l’archivio chissà che fine avrà fatto … forse venduto a Porta Portese, … forse sta in casa di qualche funzionario, o qualche lacerto starà prigioniero in cornice, in qualche triste corridoio. Archivio prezioso, una miniera di notizie sui tentativi di collegamento e di “supplenza” tra artisti, artefici, architetti, artigiani e industriosi d’Italia. Documento di un’epoca non disprezzabile.
Tra questi colelghi e collegatori, Giuseppe Capogrossi ….
In rete ho trovato ora, archiviato da “LombardiaBeniCulturali”, quanto vi invio: una foto della mostra dell’Enapi alla Triennale di Milano, 1954. Tutto giusto quanto sta scritto, ma bisognerebbe aggiungere che la ditta che tradusse in ceramica piastrellata il segno di Capogrossi fu la “Pinto” di Vietri, già dal 1950-51. Vari bozzetti sono stati pubblicati da Bignardi nel 1997, in occasione della mostra “Artinceramica” al Palazzo reale di Napoli (cat. Electa-napoli, pag. 31). Erano documenti noti, di un tentativo sfortunato di produzioni, troppo prematuro: don Giovanni Pinto mi diceva che di quei pavimenti “astratti-moderni” non ne fu venduto nemmeno uno!
Rimase tristemente in campionario, nemmeno una richiesta, poi fu eliminato.
Invece, anni fa, ospitato in un albergo con molte stelle a Gubbio, mi trovai in una Capogrossi totale: dalla moquette, al cuscino, all’asciugamano … fino alle bustine dei preservativi d’arte!!
Stop, ora devo scendere: devo andare ad Artecinema all’Augusteo (e la cupola del teatro è di Nervi, 1928)!
Saluti,”
Eldorado
………………..
P.S. …
mi sa che quello riprodotto …
più che un pavimento …
sia un piccolo vassoio …
una svista dell’archivista? …





Una svista dell’archivista?
Eh si, così pare, Muratore capo: infatti non sono piastrelle. Quello fotografato in b/n è un “pisatrelle”, come del resto è scritto. Vassoio tipo “pisatrelle” a capo grossi.
L’archivista compilatore della LBC (tal Radaelli E.) s’è confuso, ha sbagliato certamente foto. Quella con le piastrelle forse effettivamente c’è alla Triennale. Del resto uncini, ganci, pettini, tridenti, ventagli, forchette, righe per terra: tutto fa brodo, tutto fa Capogrossi, tutto fa moderno, tutto fa vintage anni cinquanta.
Un classico lapsus, dunque. Un simpatico quiproquo: forse il compilatore Radaelli E. è stato anche lui (o lei) ospitato/a (come me) nell’albergo con molte stelle di Gubbio e ha preso uno scivolone (un lapsus, appunto) sul pavimento di piastrelle ed è finito col capo grossi suo a terra: questione di scale e di arredi mobili: dalla piastrella al vassoio … fino alla città nostra “pisatrella”.
Comunque in rete il pavimento del “ventaglio” di Capogrossi per Pinto anni cinquanta c’è, riedito. Non so però che successo commerciale abbia oggi.
Volevo solo aggiungere che quello di Vietri non era certamente l’ambiente imprenditoriale giusto per queste sperimentazioni ceramiche. Troppo connotato dai “tedeschi”. Molti passarono (Tot, ad esempio) ma poi andarono, prevalentemente a Roma. Solo solo Soleri ci riusci, …
E non lo fu nemmeno Faenza, il luogo giusto …; lo fu invece Albisola a regia Tullio Mazzotti, che via via si specializzò in queste genere merceologico dell’arte. Con buona ricaduta sul luogo (Ceramica San Giorgio, ad esempio). E Capogorssi via Cardazzo lì ci fu. E lo si può vedere ancor oggi al Museo Mazzotti … o passeggiando lungo il Lungomare liberato dagli artisti.
Attenzione a non scivolare però, attenzione ai lapsus!
Saluti, Eldorado