“ Tirar su le pietre dalla pianta dei sogni” …

“Ciao Giorgio,
                      nel mio quadernetto di appunti, con cui cerco di ragionare quotidianamente su quanto mi capita o mi faccio  capitare di attraversare, ho segnato poche righe a qualche giorno di distanza dall’inaugurazione della mostra dei Disegni Romani. Inviarle a Franco ( Purini) mi è sembrato, così, un atto cortese  per fargli conoscere  pensieri e suggestioni che la sua mostra mi aveva provocato. Più che come” invitato” come architetto. Un atto privato che, ora, Franco mi chiede di farti conoscere per il tuo blog. Lo faccio molto volentieri non solo in nome di una lunga conoscenza e di qualche, in tutto questo tempo, piacevole frequentazione tra di noi; quanto perché penso che le parole, come i disegni, possano aiutarci a “ tirar su le pietre dalla pianta dei sogni” e che anche tu  ai sogni non voglia rinunciare.
 Ciao”

Antonello Sotgia

A proposito della mostra Disegni Romani
Se l’architettura serve a riconoscere i luoghi è il disegnare l’atto che ci permette di farlo.
Il disegnare, poggiando, sollevando, sfiorando il foglio con le mani fino ad inciderlo stringendo e trascinando la penna  è atto non dissimile da chi, nomade, anche solo spiegando, aprendo posando uno straccio per terra, attraversando i territori, costruisce  un luogo.
Non possiamo fare a meno dei luoghi. Reali o immaginari. E’ qui che portiamo e fermiamo i nostri corpi.
Nello spazio della metropoli sono stati proprio gli edifici a farsi corpi/individui di riferimento che, organizzati dalla disciplina urbanistica, svolgevano il loro compiti per cui erano  stati pensati.
Nell’ oltremetropoli il progetto di far scomparire i luoghi trova,  solo e proprio nel nostro corpo, l’ultima forma di resistenza al suo essere ridotto ad informazione; a completare il passaggio: dai processi di territorializzazione, propri della metropoli, alla de-territorializzazione.
L’ oltremetropoli non deve presentare nessun grumo, nessun ostacolo.
La mostra Disegni Romani coglie questo momento in almeno tre paradigmi.
Quello della selezione che, compiuta come non esaustivo sondaggio tra generazioni, pone a tutti  la stessa domanda: in quale luogo ci si pensa e soprattutto quali debbano essere le forme costituenti dei luoghi.
Il secondo è indotto  dalla  modalità espositiva della quadreria: ripensarsi all’interno della propria storia fatta soprattutto da disegni “ altri” riconosciuti, in quest’occasione, come quelli che ti hanno permesso di posare i piedi per terra, di misurarti con la ricerca dei luoghi.
Il terzo parla alle possibili forme di resistenza ed alla battaglia contro la nostra riduzione ad essere informazione. Noi avevamo ragione ed è il motivo per cui siamo stati battuti. Ora il nemico sembra aver scelto di non fare prigionieri.
Dal primo gruppo/paradigma tracima  in splendida  eroica solitudine Piero Barucci.
Al secondo appartengono Purini, Fraticelli, Nicolini.
Al terzo i più giovani che hanno accettato di consegnarsi alla parola rinunciando alla potenza della costruzione.

a. sotgia roma 17 settembre 2012.

……………..

Grazie anche a Franco per la collaborazione …

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1 Response to “ Tirar su le pietre dalla pianta dei sogni” …

  1. maurizio gabrielli ha detto:

    Com’era quella teoria secondo cui “……….la città non è un museo….” in ragione della quale si è fatto strame anche di Roma negli ultimi 20 anni ?

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