Per un nuovo rinascimento italiano
“Caro Professore, credo che agli amici di Archiwatch possa interessare quanto scritto dal presidente di Valcucine, Gabriele Centazzo, nel suo appello per un nuovo Rinascimento italiano:http://www.rinascimento-italiano.it/
Ci sono molte belle idee, passione, intelligenza, tutte cose che da decenni non abbiamo più trovato nella cosiddetta “classe dirigente” italiana.
arrivederci”
Cristiano Cossu






E’ vero Cristiano, si legge una grande passione, intrisa di molte ingenuità che ne sono però la riprova. Molto bella, in particolare, l’idea della storia dell’arte fin dalle elementari. Sulla creatività a scuola, invece, credo che si sbagli (e non parlo di architettura, ma anche): a scuola si deve prima di tutto conoscere e imparare per maturare la capacità critica, capace poi di aprire la porta a tutte le attività specialistiche oggetto di laurea e comunque alla vita. Di “creatività” sono piene le scuole, dall’asilo alle superiori e…oltre. Creatività, eredità del ’68, è sinonimo, a scuola, di valorizzazione della “persona” svincolata da ogni rapporto con il mondo reale che non sia quello della piccola cerchia dei compagni stessi, cioè psicologia da quattro soldi che si ritrova quotidianamente nei media. Te lo dico da padre di due figli, che ho seguito a scuola, e tutt’ora seguo la più piccola, come un mastino (dei professori/esse-psicologisti-fancazzisti). Creatività dovrebbe essere parola bandita dalla scuola per almeno i prossimi trent’anni.
Insomma, di questo vero e proprio programma, non tutto si può condividere, anche perchè, nella foga di esprimere le molte cose che si capisce aveva voglia di dire, ha messo insieme argomenti troppo diversi: dall’invito, coraggioso, ai suoi colleghi ad uscire da Confindustria e rifondarne una nuova e meno ministero, al richiamo alla bellezza, alla valorizzazione del lavoro, al troppo consumismo (ma se si consumasse molto meno anche la sua ditta….).
Certo che emerge con chiarezza il fatto che non è solo della politica la responsabilità di come vanno le cose, ma della classe dirigente nel suo complesso, che ha gli stessi vizi e difetti di quella. Nella classe dirigente, Cristiano, ci stiamo anche noi architetti, chi più, chi meno, anche se spesso non ne abbiamo coscienza. Con i nostri Ordini, con l’Università, con le organizzazioni a cui apparteniamo, con le nostre prese di posizione più o meno pubbliche, con i nostri progetti, con i nostri blog e i nostri commenti anche. Non siamo, in generale, meno responsabili degli altri.
Chissà se iniziative come questa possono essere utili a “stanare” i molti silenziosi che come Centazzo hanno lo stesso spirito positivo e la voglia di cambiare.
Non possiamo fare altro che sperare.
Ciao
Pietro
Condivido quello che dici, ci sono dei punti critici, ma il personaggio ha una concretezza che mi fa vedere con comprensione alcune delle cose che hai giustamente sottolineato.
Nel video che abbiamo segnalato in fondo al post secondo me si comprende di che tipo si tratta. Strepitosa e semplicissima la sua analisi sulla Fiat, ad esempio, ma direi geniali alcuni esempi sull’osservazione, sulla capacità di vedere le forme, e così via. Meno entusiasmante la citazione finale dell’ex marxista ([ma chi non lo è? :)) ] sociologo liquido e quella sulla decrescita felice: argomento affascinante ma pieno di biforcazioni scivolose…
ciao
c
A proposito di bellezza, avevo notato nel leggere questo documento su laRepubblica di venerdi scorso (pubblicato a pagamento su un inserto di diverse pagine) che forse era opportuno rivolgersi ad un illustratore migliore.
Passi la navicella piena di caricature approssimative… ma il mio occhio strutturale si ribella violentemente al porticato rovinoso delle etichette morali…
Comunque è vero: tante buone intenzioni e sincero entusiasmo e l’autore sembra un uomo di buona volontà.
Ma se anche qui bisogna cominciare dalla scuola elementare… vuol dire che sono tutte chiacchiere apostoliche, opinioni che valgono quanto le altre, riforme con sostrato massimalista, illuminazioni di turno, missioni in terra straniera.
Lasciate stare i bambini e le bambine.