QUANDO VALLE GIULIA …

“Caro Prof. Muratore
Sull’onda della giusta indignazione di Sergio 43, ho frugato nell’album di famiglia
per scovare una immagine che potesse restituire dignità al luogo profanato.
Più che di Olimpo si può parlare di un Eden fissato su pellicola che vede protagonisti
i membri delle famiglie che lavoravano tra Facoltà di Architettura, Galleria Nazionale D’Arte Moderna e Scuola Inglese
(così veniva familiarmente chiamata la British Schoool), tra cui spiccano le figure del
direttore John B.Ward Perkins e di sua moglie. Un nucleo di persone di ben altro profilo
pur nella loro semplicità e nelle loro scarpe “risolate” all’indomani della guerra appena terminata
con la pelle degli scudi abissini del corpus della Mostra della Rivoluzione Fascista.
ora richiudo lo scrigno delle memorie e speriamo in meglio e in migliori figure
Un saluto

Marco Giunta

…………….

Grazie è un documento bellissimo …

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

3 Responses to QUANDO VALLE GIULIA …

  1. stefano salomoni ha detto:

    Era il 2000.
    Nel bel mezzo (si fa per dire) di una lezione di scienza delle costruzioni, uscimmo dall’aula per guardare, sorpresi, l’arrivo della Regina Elisabetta.
    A Valle Giulia.
    Che fino ad allora di “dominatori” ne avevamo già visti abbastanza, ma forse mai una sovrana.
    Indossava un verde così raggiante che se fosse passata trentadue anni prima, i ben noti filmati in bianco e nero non avrebbero potuto porre alcuna resistenza.
    La visita all’Accademia Britannica durò poco.
    Poi accennò un saluto.
    Fu una monarchia pomeridiana.
    Noi, improvvisati sudditi associati al Common Wealth (inconsapevoli antesignani del Common Ground).
    Poi le auto blu partirono e venne automaticamente ripristinata la Repubblica.
    Senza referendum, ma comunque con qualche sforzo. Perlopiù, normale e di taglio.
    “Prerogative piccoloborghesi, amici”.

  2. sergio 43 ha detto:

    Grazie Marco. Commovente! Chissà se nella foto appare anche il grande Capitanio.
    P.S.
    La prima scritta sul muro con la bomboletta la vidi nell’atrio della Facoltà. Non ricordo il testo ma probabilmente inneggiava alla certa rivoluzione prossima ventura. Il povero Capitanio, dando mano di pennello, dette una mano di vernice a coprire la scritta. Il giorno dopo, evidentemente lo stesso writer, ci riscrisse sopra: ” Ma che cancelli a fare? Fatica inutile!” o qualcosa di simile. Capitanio capì l’antifona e si arrese e con lui tutta la città.

    • Marco Giunta ha detto:

      Gent.mo Sergio

      Non posso confermare, essendo venute a mancare le fonti anni orsono; comunque, che l’immagine faccia riferimento ad un clima unico dovuto forse alle comuni ristrettezze del periodo (i miei nonni si trasferirono dalla Galleria di Arte Moderna, come sfollati, a vivere insieme al fascistissimo “professore” Gioacchino Volpe nella sua casa alle spalle dell’attuale ala Cosenza, nelle vie silenziose dove abitavano i gerarchi, prima di ritornare “a casa” per vivere da dietro il palco la stagione d’oro della GNAM sotto l’egida di Palma Bucarelli, sino alla metà degli anni’70).

      Che la stagione stesse per volgere al termine lo capirono il giorno della “battaglia”, quando mio zio rimase per ore chiuso nel suo laboratorio di falegnameria posto in corrispondenza dell’intradosso della scalinata dell’edificio di Lutyens, domandandosi, nel crepitio dei sampietrini lanciati contro la porta, da comprimario (non appare per tale motivo neanche in una foto pur trovandosi nell’occhio del ciclone!) il perchè di tali avvenimenti, scrutando dal finestrino che dava verso la salita della facoltà i volti di tanti studenti che venivano invi(t)ati da non so quali docenti, presso di lui, per imparare a realizzare incastri, unioni di testa, tenoni e mortase, code di rondine, etc… Il giorno dopo, mi racconta ancor oggi, in pensione, nulla fu più come prima … e quasi più nessuno studente attraversò la soglia della falegnameria della British School at Rome, qualcosa era veramente cambiato!

      Forse il motivo lo sto scoprendo con gli anni, dopo essere approdato a mia volta alla metà degli anni ’80, di nuovo ad Architettura, a Valle Giulia.

      PS

      Mio nonno è stato capo custode della GNAM dal 1933, autodidatta amante dell’arte (sino alle soglie del novecento però! Il chè lo conduceva ad un quotidiano battibecco con Palma Bucarelli, “che ha messo in cantina l’assetato di Arturo Martini e la Cleopatra di Canova!!! e vicino all’Ercole ci ha messo un incidente stradale!!! – e che si incavolava quando, da piccolo, durante il giro serale di controllo gli chiedevo se fosse lui quello fotografato di spalle ne “i visitatori” di Pistoletto ahahah)
      Alla notizia che io volessi iscrivermi, dopo le scuole medie, al Liceo Artistico, si imbestialì proferendo la seguente sentenza:”Un altro morto di fame!”, ma d’altra parte buona parte della colpa era la sua.
      Il secondo colpo glielo infersi quando decisi di iscrivermi alla Facoltà di Architettura, non proferì parola.

      Aveva forse capito tutto?

      m.g.

Scrivi una risposta a stefano salomoni Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.