“CITTA'”? … UNA PAROLA …

Pietro Pagliardini commented on A NORMA CEE …

“Non c’è più alcun dubbio che la vera risposta al consumo di energia della città nel suo complesso sia quello di compattarla, o densificarla che dir si voglia.
Un caso di meravigliosa coincidenza tra qualità della vita urbana e qualità energetica.
Un caso? Forse non è proprio un caso. Una volta non c’era l’auto ma c’era comunque il bisogno di mobilità e qualunque attività, anche quella umana e animale (in questo caso le due categorie coincidono), necessita di energia e, come tutti sappiamo, l’energia di cui un essere vivente ha bisogno è infinitamente superiore (percentualmente) a quella di qualsiasi mezzo meccanico, dato che va valutata in ragione della superficie che essa richiede per la loro/nostra sopravvivenza, sia per l’agricoltura che per l’allevamento.
Questo per il fatto che non ci nutriamo di petrolio o carbone, cioè energia accumulata nei milioni di anni, ma di sole, acqua e superficie terrestre.
A questo punto si pone un problema: se è vero quanto sopra detto, sembrerebbe più ragionevole che ognuno di noi, per consumare di meno, per “razionalizzare” le risorse, si ritirasse in una casetta in campagna e, con la propria famiglia, diciamo quattro persone, avesse a disposizione una fonte d’acqua, tot superficie di terra per campi da coltivare e per il pascolo, una quota di bosco per la legna, e qui trascorresse bucolicamente la propria vita consumando poco più che l’energia sufficiente per vivere (il cibo andrà pur cucinato ed anche d’inverno non basterà riscaldarsi sotto le coperte).
Avremmo, quindi, una conurbazione pressoché ininterrotta, uno sprawl senza strade e quasi privo di movimento. Consumo a chilometri zero quasi assoluto.
Ma l’uomo ha deciso, ohibò, che era più conveniente stare insieme e ha creato la città.

Questa parabola per dire che:
Se è vero, come è vero, che la città compatta è una necessità anche per motivi energetici, e questa “scoperta dell’acqua calda” comincia a farsi strada nel dibattito teorico (siamo specialisti del dibattito teorico), altrettanto invece non avviene nella prassi. O almeno non avviene insieme ad un’idea di città che non sia quella di fare grattacieli presunti “sostenibili” per “risparmiare territorio.
A parte il fatto che con i grattacieli non si risparmia un bel niente, a meno che non si appiccichino questi birilli stile Manhattan, fino a quando rimarrà questa impostazione esclusiva del “risparmio”, cioè una visione negativa della realtà, e non si accetterà, senza tabù e vergogna o complessi di inferiorità rispetto al passato, il fatto che la città storica e tradizionale, con gli aggiustamenti del caso, è migliore, nettamente miglior,e soprattutto per la qualità della vita di relazione, cioè per il motivo per cui gli uomini hanno abbandonato la casetta in campagna e la vita di pura sopravvivenza, non si andrà lontano e si continuerà a perpetrare l’equivoco del “consumo di territorio”. Problema reale, in verità, ma che preso da solo porta solo ad equivoci e alla fine a danni all’ambiente e alla vita urbana.

Dunque io credo che si debba pervicacemente e ottimisticamente insistere, evidenziando la bellezza della città tradizionale, bellezza in senso estetico ma soprattutto di vita sociale, per le sue qualità intrinseche e non solo, o almeno non in maniera preponderante, per il suoi risvolti ecologico-energetici. La città è un valore che ognuno, se ci riflette un attimo, è capace di apprezzare, e su questo si deve giocare.

Pensate che leggevo su Wilfing Architettura di Roberto D’Agostino che persino Pierluigi Nicolin scrive: “E cosa vuol dire farla (la città moderna)? Vuol dire fare gli isolati, fare le strade, vuol dire fare gli edifici ‘ibridi’, con un piano terra significativo, con degli usi diversificati, che magari hanno delle attività lavorative nei primi tre piani. Così come sempre stato per le nostre città e come avviene anche in certi Paesi avanzati”.
Ordunque, abbiamo fiducia, risparmiamo energia, certo, ma abbracciamo più serenamente la inevitabile fine, pena una fine inevitabile.
Saluti
Pietro

 

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

2 Responses to “CITTA'”? … UNA PAROLA …

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    Troppa grazia professore! Un commento in surplace, senza pretese, lungo ma non impegnativo, fatto con spirito lieve. Situazione insolita in questi tempi molto pesanti.
    Grazie
    Pietro

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    ottimo Pietro!
    Se poi anche Nicolin inizia a parlare di cose sensate, e D’Agostino lo cita, allora c’è da ben sperare … anche se occorrerebbe far capire anche con delle immagini ciò che si intende
    Ciao
    Ettore

Scrivi una risposta a Pietro Pagliardini Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.