QUADRONI PARTENOPEO …

ELDORADO commented on VINCA IL MIGLIORE …

…. bella, bella sega, con acuta stretta finale d’epoca: “il posto è uno solo, vinca il migliore”. Riti antichi, tribali, odissei, non saprei.
So invece quacosa di Quistelli, forse “una versione aggiornata e partenopea del Lazzarillo de Tormes …, autentico Sancho Panza vesuviano … di una simpatia travolgente …”. In effetti Quaroni era passato per la Gravina di Napoli negli anni sessanta lasciando il segno. E il sogno. E il dubbio amletico.
Per questo motivo il gran Roberto Pane gli aveva appioppato (si dice) l’arguto epiteto di “l’amletico-leggero Quadroni”). Quando io mi scrissi in Facoltà, di Quaroni però non ne era rimasta molta traccia. Era stato archiviato.

Ma un giorno del ’68 Quaroni ritornò sul luogo del delitto spartenopeo. … cerco di ricordare … “ma io ne ho già scritto”, penso. … si, … per questo e-vado subito nel mio archivio elettronico …. ecco, l’ho ritrovato: l’Intermezzo della PresS/Tletter n. 6 del 14 febbraio 2001. Copio e incollo per i muratorini di Archiwoò … e per oggi è fatta:

“Quaroni era arrivato quel giorno da Roma, per presentare un (credo suo) libro. Alla “Nuova Italia” di Via Carducci. Parola d’ordine nostra: disturbare, non far parlare!
Un compagnuccio addetto al ciclostile – uno strano aggeggio, oggi da modernariato, con cui si tiravano a mano le copie (poi ce ne portarono uno elettrico, il massimo della tecnologia di allora!) – aveva tirato un centinaio di fogli bianchi colla scritta vomitosa e vomitata in nero: BLEAUU!! E noi ce li eravamo portati appresso, in sala, quei fogliettini. Erano la nostra arma atomica.

Quaroni iniziò a parlare e la sala si punteggiò di scritte BLEAUU!! Domenico Andriello, il padre del nostro compianto Enzo (col quale avevo studiato per qualche esame perché stava di casa due palazzi sopra il mio, al Vomero), tentò di andare avanti. Di procedere comunque nella presentazione, ma fu impossibile.
La tecnica era quella di interrompere, di parlare sopra la voce di chi stava parlando. Come fanno oggi efficacemente molti pseudo-politici alla Tv. O di legarsi alle assonanze fonetiche, straniandole. Un po’ alla Totò. Quello diceva: “il trauma della città”. E uno di noi disturbatori (specialisti in questo erano l’interrogativo Geppino, nonché Rosario il piccoletto), si agganciava furbastramente: Come ha detto? Il tram della città?… e così via. “La torre di Babele”, appunto. Come da titolo del suo libro, me ne son ricordato. Quaroni dopo un po’ si scocciò e si arrese ai Bleauu. Si mise il cappotto e se ne andò.

E noi ce ne tornammo felici e vittoriosi in facoltà, a Palazzo Gravina. Che amavano tanto. Tanto che non volevamo lasciarlo mai. Nemmeno di notte. Studenti a tutte l’ore (e l’eroe). Perciò ci dormivamo dentro. Perciò lo sorvegliavamo con cura resistenziale. Il quotidiano “Il Mattino” di Napoli, che noi chiamavano “Il Mappino”, ci dedicava ogni giorno un articolo denigratorio. A noi cinesi contestatori globali. Mentre elogiava l’agitazione concreta e mirata di Ingegneria. Vedevano lontano!”

Besos, Eldorado

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