Riceviamo da Massimo Vallotto che ringraziamo per la collaborazione: …
“Gentile Professore, come va?
Seguo spesso e con interesse il suo “frizzante” blog che riserva sempre
nuove e stimolanti sorprese.
L’ultima in ordine cronologico è quella riguardante il “dibattito” relativo
alla complessa figura di Carlo Scarpa e del suo ruolo nell’architetture del
novecento.
Non riesco ad inserirmi nella gran quantità di commenti per un fattore
sentimentale in quanto Scarpa è stato per me un riferimento giovanile
importante, rendendomi quindi (probabilmente) poco obiettivo nel parlarne
anche oggi, pur a distanza di qualche decennio.
Mi permetto però di inviarle un contributo forse poco noto relativo ad
un’opera postuma realizzata nel 2007, che ho avuto il piacere di documentare
per Bassanonews.
A lei farne l’uso che ritiene più opportuno.
Con viva simpatia.”
Massimo Vallotto






Forse in questo progetto è più evidente la fondatezza dell’opinione del professore e di altri sull’essere più artista che architetto di Carlo Scarpa. Mancando in questo caso l’arte (forse perchè postuma) si manifesta la qualità non eccelsa, e credo di essere moderato, dell’architettura, risolvendosi il progetto in puro formalismo “alla Scarpa” che si pone rispetto all’esistente in maniera a dir poco inadeguata.
Si potrà dire che un progetto da solo non può smentire o modificare l’opinione su una vita professionale e/o artistica di grande qualità, ed è vero, però non mi si dica che questo raggiunge la sufficienza, perchè se non sapessi che è di Carlo Scarpa direi che è di un suo emulo cacciato dal maestro alla prima revisione.
Saluti
Pietro
innanzitutto c’è da chiedersi come mai, se si parla di realizzare la facciata di San Lorenzo a Firenze si viene massacrati con accuse di “falsificazione della storia”, mentre se si realizza un’opera postuma (pessima) di Carlo Scarpa a decine di anni di distanza dal progetto la cosa venga celebrata in pompa magna!
Verrebbe anche il sospetto che l’amico di Scarpa, sebbene gli avesse commissionato il progetto, una volta visti gli elaborati iniziò a cincischiare per non dire di no al “maestro” e allo stesso tempo evitare di violentare la sua bella dimora … una volta venuto meno anche quest’ultimo si sono “finalmente” create le condizioni per Tobia & co. per poter realizzare questa porcheria che sembra uscita dalla mano di un pessimo geometra imitatore del “maestro” … viene anche il dubbio che non vedessero l’ora della fine del poveretto!
Il nostro problema, qui in Italia più che altrove, è che abbiamo due pesi e due misure:
1) … se si tratta di realizzare, o descrivere, delle opere che chiunque potrebbe realizzare, perché non occorre conoscere le regole dell’armonia, delle proporzioni, della grammatica dell’edificio preesistente, tutto va bene,
2) … se si tratta di proporre la realizzazione di un’opera tradizionale contemporanea, gli architetti e gli storicisti (non gli storici veri), salgono sui carri armati per stroncare chi osi falsificare la storia … quella vista dal loro miope ed ottuso punto di vista (e non oso menzionare il caso dei restauri e/o completamenti filologici!).
Il mondo civile, quello liberale e democratico, invece, dovrebbe trovare spazio per tutti, ma si tratta di un’utopia.
Ecco perché qualcuno si spinge a parlare di “dittatura” modernista, arrivando erroneamente a definire “fascista” un’opera come il MAXXI.
La realtà dei fatti è che c’è paura del confronto.
Gli “architetti sgrammaticati” temono molto il giudizio della gente comune in grado di esprimere, da un mero punto di vista estetico, il proprio parere su di un’opera contemporanea “modernista” o “tradizionale”, sicché si agitano tantissimo se si rendono conto che la cosa possa accadere perché c’è qualcuno che rischia di adombrarli, e così parte la loro loro crociata “antipassatista”, corciata che prevede l’utilizzo di tutti i mezzi possibili, leciti e non … fino a metterla sul personale, purché quel qualcuno possa venir distrutto prima che faccia qualcosa che possa far riflettere sul modo di fare architettura contemporanea … prevenire è meglio che curare!
I media – totalmente controllati da questa “casta” e dall’industria edilizia ad essa collegata, industria che non vuole alcuna relazione/collaborazione con l’artigianato locale – si guardano bene dal pubblicare progetti contemporanei tradizionali, e così si crede (facendo forza sull’innato atteggiamento intellettualoide/snob delle persone) di poter convincere la gente comune di essere in errore nel giudicare un’opera tradizionale migliore di una modernista, fino all’esigere che si debba “istruire la gente affinchè possa comprendere l’architettura contemporanea” …. siamo arrivati proprio all’estrema conseguenza del mito della caverna!
A me sembra un po’ “presuntuosetto” ed “arrogantino” questo atteggiamento, non trovate?
Buona domenica
Ettore