MAURO commented on INEFFABILITA’ DI CARLO SCARPA … ARCHITETTO? …
“Professore, non sarei mai e poi mai capace di contraddirla…..Però, se insiste a sostenere che Scarpa non sia un Architetto faccio comprare da un mio collega, che non ha capito nulla, un libro di Purini e, a mie spese, lo spedisco alla sua attenzione con scritto, come causale, “prezioso testo di Ridolfi”……
La saluto.”
MAURO
avevo premesso: “Nella certezza di essere fraintesi” …
ma questa roba …
da San Vito a Verona …
siete proprio sicuri che sia ARCHITETTURA? …






Scrivio decoratrivio questa mia …. scandiskiano enigmatiko-tico …. nella incertezza di essere fra’ intenso nell’archiScredenza bizzantina nostra al chiaro di luna … xché chi dà insignifichazzio a tutta questa robba scarpantica, da San Vitto a Verona, è …. è il webvoyeur che, serale, seriale e seghale, s’annidia nello spasso spesso strato dello stato de le cose e de le cosche ….. per gli &venti diritto e gli stuorti venetiani d’ogni hordine e (fino a) Grado … col ventidelatore goldoniano al max e il cervello tafuriano al mcd lagunare ’68.
Ma siamo proprio sicuri che NOI siamo?? Jamme jà, funicolì, funicolà: lybertè, fraternitè, decorativitè, &quaglitè: tu arruobbi a mme, io arruobbo a tte!
CVD, ho detto tutto ,,, e puorto cordiali archisalitu napulitani.
Besos, Eldorado
Allora, ricapitolando:
Carlo Scarpa: non è un architetto,
Renzo Piano: non è un architetto,
chi altri?
Fuksas, Hadid, Gregotti… peggio che andar di notte.
Allora facciamo sul serio,
così che di questo passo ne rimarrà uno solo:
Michelangelo?
Oppure, meno seriamente, diciamo che pochissimi altri si meritano questo titolo:
l’ultimo, secondo me (almeno in Italia), è stato
Alessandro Antonelli,
l’ultimo a saper applicare “la buona regola”
(ma si, esageriamo)
con stima
Massimo V.
Condivido professore …
anche se tanti “architetti odierni” ambiscono alla “decorazione” …
se non altro assicura il successo e … il grano in abbondanza …
Seriamente: ma la buona regola di Scarpa, quale è?
saluti
I piccoli particolari che segnano la differenza:
da ‘Il gabbiano Jonathan Livingston’ di Richard Bach: “ Jonathan Livingston è un gabbiano che abbandona la massa dei comuni gabbiani per i quali volare non è che un semplice e goffo mezzo per procurarsi il cibo e impara a eseguire il volo come atto di perizia e intelligenza, fonte di perfezione e di gioia. Diventa così un simbolo, la guida ideale di chi ha la forza di ubbidire alla propria legge interiore quando sa di essere nel giusto, nonostante i pregiudizi degli altri; di chi prova un piacere particolare nel far bene le cose a cui si dedica […] E con J.L. il lettore, affascinato dall’insolita china della narrazione, viene trascinato in una entusiasmante avventura di volo, di aria pura, di libertà”.
Credo che il prof abbia ragione, nel senso che Scarpa è stato un architetto piuttosto atipico, un po’ come Gaudì forse, entrambi molto legati a un’idea molto artigianale della professione.
L’architetto deve lavorare sulle forme e sugli spazi, ma non deve inventare niente, quello che inventa è l’artista, appunto, che ha una funzione molto diversa nella società. Se gli architetti vogliono fare gli artisti le cose si mettono male per la professione, vedi la nostra situazione dagli anni ’70 ad oggi.
si si certo in effetti è uno che s’è occupato allo sfinimento del cucchiaio e se ne è bellamente fregato della città rinchiuso in un alfabeto fatto di riseghe, listelli, marmetti, ottoni qui e la, carabottini, colonnine binate eccetera eccetera…..epperò quel Cangrande lassù e quel microcosmo veneziano nel negozio delle macchine da scrivere che sono? arredamento?
E’ architettura. Ancor di più se la si guarda con occhi “veneziani”.