IL PISCATOR … DELL’ANIMA …

Francesco Colafemmina commented on:

COSTRUIRE LA CHIESA … RAFFAELLO ALLA MANIERA DI RUDOLF …

“Qualche annotazione:

1) Il testo mi sembra oltremodo significativo per la sua impostazione “modernista” e “progressita” condivisa naturalmente dal Lercaro: “Se la chiesa innalzata nel nostro tempo deve essere legittimamente cosa di oggi, dovrà corrispondere con esattezza anche ai bisogni più profondi dei fedeli che tra quelle mura pregheranno insieme, nei tempi futuri; pensando che la chiesa è, più di ogni altro edificio, destinata a durare nel tempo, testimonianza di fede e di arte che ogni generazione lascia alle successive. Compito quindi dell’interprete-artista è di intuire e localizzare nella sua opera questi legami con i fratelli di domani, portando così la chiesa di oggi a partecipare dello svolgimento della vita futura”.

La chiesa intesa come spazio per la preghiera contemporanea, come se la preghiera e l’identità della Chiesa stessa, Corpo Mistico di Cristo, fossero elementi mutevoli e quasi sociologicamente determinati è a mio avviso uno degli errori teologici principali insinuatisi nel campo dell’architettura sacra a partire dalle esperienze di Guardini.

2) Ritorna la concezione piuttosto in voga all’epoca della riunione del popolo “ad anello” attorno all’altare, costruita sulla teoria dei “circumstantes” poi successivamente smentita da p. Louis Bouyer come un artificio retorico utile a giustificare un taglio netto col passato liturgico, ma privo di basi storiche: “Questo rito essenziale suggerisce che intorno all’altare si trovi la mensa eucaristica come un anello santo, per realizzare un cerchio di fedeli che concentrano, ricordiamo, il loro amore in un vertice solo.”

3) Abbiamo in nuce un altro elemento chiave: quello della spettacolarizzazione orizzontale della liturgia. Tutti devono seguire, tutti devono vedere. L’altare dev’essere il fuoco della visuale collettiva dal quale si esibisce il sacerdote. Questa visione dello spazio sacro annulla naturalmente ogni forma di gradualità ed ogni gerarchizzazione o divisione del luogo-chiesa. La necessità della visuale “democratica”, unita alla volontà esplicita di abbattere barriere gerarchiche, finisce per democraticizzare il Tempio, sottoporlo ad una sorta di critica politico-sociologica che esiterà naturalmente nella sua desacralizzazione.

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