SOGNO DI UN LOTTO DI MEZZA ESTATE … post 03 …


Le prime case di Primavalle sono del 1938, costruite per chi abitava
tra piazza Venezia e il Colosseo e scacciato per costruire una
fantastica distorsione spaziotemporale (camuffata da autostrada) che
collegasse direttamente gli Imperi Romani senza usare un qualche sorta
di ebraico tunnel di Einstein-Rosen.
E proprio in merito allo spazio e al tempo, la cosa che faccio più
fatica a scacciare dalla mente, mentre cerco queste case nel caldo di
via Federico Borromeo, sono i dieci chilometri di nulla che i fascisti
avevano piazzato tra la città e la borgata.

Le prime case, attestate con un portico sulla rotonda, sono a schiera
plurifamiliarizzate. Però non hanno tutte gli ingressi sullo stesso
lato, cioè sulla strada. Dalla strada si sale una rampa, quasi un
profferlo in comune, e si arriva solo a due alloggi al primo piano.
Alle altre due case al piano terra si entra invece dal retro, dalla
corte interna. In questo modo, in maniera forse funzionalmente
corretta, cucine e bagni sono tutti verso est mentre tutte le camere
sono a ovest, ma chi entra dalla strada per andare nella corte deve
fare tutto il giro. La gerarchia tra strada e corte è totalmente
ignorata e il risultato è un pasticcio. Le scale su strada sono state
ovviamente sbarrate da cancelli per evitare intrusioni mentre sono
ancora aperte le loro omologhe nella corte che è a sua volta protetta
da una sua recinzione che collega i corpi di fabbrica.

Ma la sua ambiguità di pertinenza fa della corte una terra di
nessuno, anzi di soltanto metà dei residenti. Un problema di gestione
condominiale irrisolvibile e infatti è sostanzialmente in stato di
abbandono e casualmente divisa a orti coltivati a panni stesi.

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