Campo “barbarico”
“Per arricchire il dibattito sull’espansione edilizia entro le “aree interstiziali”, aggiungerei queste istantanee che mettono in evidenza come il problema, affrontato in termini di mera superficie edificabile, non tenga conto soprattutto nel caso in questione, delle poche visuali che, ancora per poco, “l’agro romano” potrà offrire a chi avrà ancora voglia o possibilità di goderne.
Lo skyline degli acquedotti claudio e “felice” alla cui intersezione si erge lo snello parallelepipedo di torre Branca, narrato pittoricamente da Camille Corot, era già stato antropizzato una seconda volta nel corso degli anni cinquanta del secolo appena trascorso da Julio Lafuente attraverso il bel complesso in “opus testaceum” dello stabilimento “Ferrania”, oggi seminascosto e soffocato dalle lamiere di un moderno “barbarico” accampamento di lamiere “das auto!” (non sono i Goti di Vitige ma poco ci manca).
Dopo avere a lungo tergiversato ho voluto fermare nei bit dell’immagine digitale il “quadro prospettico” prima che l’ennesimo intervento in classe energetica A ne cancelli definitivamente l’esistenza per chi percorra l’Appia nuova.
Per quanto riguarda il lessico architettonico, non ci si preoccupi, le imprese costruttrici sono già in grado di strizzare l’occhio al cliente approntando archi, archetti, parapetti e cornici più degni del “vernacoliere” che del “vernacolare” auspicato (cfr. foto rubata e quindi sfocata)
un saluto”
M.G.






